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Perché l’antisionismo di oggi è la continuazione del vecchio antisemitismo

L’ultima indagine che ha tentato di analizzare la percezione della popolazione italiana nei confronti degli Ebrei,  è stata presentata nel settembre 2013.  Che cosa ne emerge?

*Emerge una scarsa conoscenza degli Ebrei italiani e della loro vita. Permangono pregiudizi e generalizzazioni.

• C’è un “sapere condiviso ” fatto di luoghi comuni, di sentito dire, di convinzioni senza incertezze

• Quasi mai gli intervistati parlano di un Ebreo: la tendenza è quella di quella di generalizzare un’informazione, un’opinione, un’idea a tutti gli Ebrei… La parola stessa “Ebreo” sembra contenere un portato simbolico che trascina con sé molti stereotipi – sia negativi che positivi – alcuni dei quali millenari.

•E’ difficile per gli intervistati fornire un’immagine organica e coerente dell’Ebreo italiano.

•Nell’immaginario collettivo gli Ebrei sono contemporaneamente vicini e lontani, dentro e fuori, ingroup e outgroup

•L’immagine è confusa, atemporale: passato, presente e futuro sembrano sovrapposti, de-soggettivati.

•Gli intervistati fanno fatica a ragionare sull’Ebreo della porta accanto, l’Ebreo comune, contemporaneo, vivente

I rapporti tra Ebrei e Israele sono percepiti come molto forti e importanti. E’ condivisa la percezione di un legame intenso degli Ebrei italiani con lo Stato di Israele; un legame che passa dai frequenti viaggi al fatto di spedirvi i propri risparmi, ecc. Tale legame solo in alcuni casi sembra superare quello con lo Stato Italiano. La problematicità della relazione tra Ebrei e Israele (ossia tra una religione e un paese diverso da quello di residenza) è accentuata dal fatto che le immagini relative a quest’ultimo si riferiscono in larga parte a scenari bellici, in costante stato di allerta.

L’orientamento degli intervistati verso Israele va dalla critica moderata -tendenzialmente più adulta – a posizioni di contrasto molto dure, più giovanili.

E in chi osserva, spesso non sentendosi rappresentato dalla percezione generale, si riaffaccia sempre la domanda: “Perché?” Perché sembra ovvio il “persistere di pregiudizi millenari”? Perché il legame con Israele deve essere considerato “problematico”? Potrebbe anche non esserci quella risposta certa e chiara che si cerca. Potrebbero essere stratificate le cause: il nuovo sul vecchio, senza soluzione di continuità. Gli studi in merito sono varii e affrontano la questione da diversi punti di vista.

Questo è quello di Elliott A. Green (articolo originariamente pubblicato nel numero di Primavera 2012 della rivista Midstream (New York), tradotto in italiano da Elena Porcelli.

…A parte la presunta storicità di un “popolo Palestinese” ci sono almeno tre modi principali in cui l’antisionismo di oggi – come insieme di idee e temi – conserva l’eredità del vecchio antisemitismo.

1. Il mito del male ebraico, del peccato originale degli Ebrei e del sionismo, ovvero il peccato originale di Israele.

2. La natura estranea degli Ebrei, stranieri ovunque si trovino.

3. Il dominio ebraico sulla società, in un solo Paese o nel mondo.

La credenza nella malignità inerente e irrimediabile degli Ebrei e il peccato originale di Israele.

Se ci focalizziamo sull’antisemitismo europeo, vale a dire occidentale, cristiano, lasciando da parte l’ebreo-fobia di Arabi e musulmani, vediamo che il peccato originale degli Ebrei è l’accusa di aver causato la crocifissione di Gesù, tipicamente descritto come indifeso, innocuo, non pericoloso e intenzionato solo a fare del bene al mondo.

I quattro Vangeli, presi insieme, malgrado varie contraddizioni e discrepanze, indicano che gli antichi Ebrei hanno provocato la crocifissione di Gesù da parte dei Romani. Tuttavia, Joel Carmichael (ex direttore di Midstream) ha fatto notare che diversi frammenti di una narrazione diversa, di una diversa caratterizzazione di Gesù, sono ancora sparsi in tutti e quattro i Vangeli. (Joel Carmichael, The Death of Jesus (New York 1963). In un punto si cita la frase di Gesù: “Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia sinistra, tu porgigli anche la destra”.(Matt. 5:39 VUC).

Tuttavia, in un altro punto dice al suo pubblico: “Non sono venuto a portare la pace, ma una spada” (Matt. 10:34). Inoltre, uno dei suoi seguaci è descritto come Zelota, (Matt. 10:4), un altro è chiamato “Roccia” (Simone detto Pietro = Roccia; Matt. 4:18,10:2), altri due sono i fratelli detti Boanerges, cioè “Figli del tuono” (Marco 3:17; forse dall’ebraico Bney Ra`ash). Inoltre, si legge che ha rovesciato i tavoli dei cambiavalute. E questo basta su Gesù il pacifista. Non di meno, la tradizione cristiana insiste su un Gesù pacifista, innocente e innocuo. Questa caratterizzazione di Gesù è stata egemone nei secoli E in questo modo la visione di Gesù come mite e innocente ingrandisce l’orrore verso gli Ebrei, che avrebbero spinto i Romani a crocifiggerlo

Il “peccato originale” degli Ebrei fa sorgere la convinzione della loro inerente malvagità. Hyam Maccoby e Joshua Trachtenberg hanno entrambi analizzato “il mito della malignità ebraica”. Il primo ha considerato questo mito nel cristianesimo delle origini, in numerosi libri e articoli, il secondo si è occupato degli stereotipi medievali, ancora prevalenti nel Ventesimo secolo, nel suo ; The Devil and the Jews (1943) (Il diavolo e i giudei NdT).

Può essere superfluo sottolinearlo, ma l’odio verso gli Ebrei, basato sulla crocifissione, è continuato con forza nei tempi moderni. Consideriamo alcune resistenze ai cambiamenti proposti da papa Giovanni XXIII ai dogmi cattolici riguardo agli Ebrei, durante il concilio Vaticano II, 1962-1965. Ecco un’espressione di questo atteggiamento da parte del giornale cattolico francese La Croix (La Croce NdT), specificamente diretta contro l’emancipazione degli Ebrei:

“Ammettere gli Ebrei nella società cristiana è come dichiarare che il deicidio, per il quale portano una maledizione perpetua, non ha più a che vedere con la nostra generazione. Ma se noi siamo cristiani, loro restano maledetti”. (La Croix, 6 XI 1894) (Quoted in Michele Battini, Il Socialismo degli imbecilli (Torino: Bollati Boringhieri 2010), p 21)

Georges Montaron, direttore del settimanale francese cattolico di sinistra Témoignage Chrétien (Testimonianza cristiana) aggiornò il quadro della crocifissione fatta dagli Ebrei fino ad arrivare alla guerra dei Sei Giorni. Nell’estate del 1967, poco dopo la guerra, scrisse:

“Se Tel Aviv [vale a dire, Israele] ha bisogno di soldi, i miliardari si riuniscono ai piedi del Golgota.” (Témoignage Chrétien, (31 August 1967), p 4.)

Golgota, teschio in Aramaico, (Calvario in italiano Ndt) è il nome della collina dove Gesù è stato crocifisso, secondo il Nuovo Testamento. I super ricchi, i miliardari (e si sa che tutto il denaro lo possiedono gli Ebrei) appoggiano gli atti di crocifissione di Israele, primo fra tutti la guerra dei Sei Giorni. Montaron ha avuto la virtù di esplicitare quello che altri insinuavano, magari in modo laico e inconsapevolmente. In altre parole è possibile che autori dichiaratamente “laici” o “di sinistra”abbiano condiviso il paradigma della crocifissione presente nella mente di Montaron.

L’idea di un “popolo Palestinese” è emersa nei primi anni Sessanta, ma l’etichetta non è diventata dominante sui media che dopo la guerra dei Sei Giorni. Questa nozione ha trasformato concettualmente gli Arabi della Palestina in un popolo separato. Di conseguenza, questo gruppo di Arabi poteva essere visto come “vittima” nella lotta tra gli Arabi e Israele. Questa nozione lasciava gli Stati arabi fuori dal palcoscenico della politica, dietro le quinte, nascosti dietro la scenografia, malgrado le loro popolazioni, armamenti, petrodollari e influenza all’ONU fossero molto maggiori di quelli di Israele, tralasciando il sostegno degli altri Paesi islamici e l’influenza politica derivante dal controllo di una materia prima fondamentale, il petrolio.

Questa idea comprendeva anche una forma di identificazione tra questa parte del mondo arabo e Gesù (nelle menti occidentali), che sarebbe stata quasi impossibile, se in Occidente avesse continuato a prevalere l’idea pan-arabica di una sola grande nazione araba. La nozione fumosa dei “Palestinesi” come in qualche modo connessi con gli Arabi ma separati da essi, ha favorito la visione che identifica questi particolari Arabi con un Gesù collettivo. Anch’essi sono innocenti, pacifici, innocui e crocifissi dagli Ebrei, vale a dire da Israele, che rappresenta collettivamente tutti gli Ebrei. Georges Montaron intitolò un editoriale “Gesù Cristo, un profugo palestinese.” (Témoignage Chrétien (18 December 1969). On the “Christianization . . . of the Palestinian people,” see Information Juive, December 2009)

Bene Israel

Questa visione è diventata comune negli ambienti anti israeliani, in particolare, ma non solo, in quelli ecclesiastici. Tra i più laici, questa visione tendeva a essere un paradigma inconscio. La nozione di “popolo palestinese” ha progressivamente preso forza, dopo la guerra dei Sei Giorni, permettendo all’opinione pubblica di dimenticare che il conflitto armato reale era iniziato come una guerra pan-araba contro l’indipendenza degli Ebrei in Israele, iniziata poco dopo la raccomandazione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, del Piano di Partizione, il 20 novembre 1947. In verità, il ruolo militare degli Arabi palestinesi, nelle prime quattro guerre arabo israeliane – 1947-49, 1956, 1967, 1973 – è stato relativamente piccolo.

Se esaminiamo le rappresentazioni dei telegiornali, per esempio la BBC, i “Palestinesi” subiscono ripetutamente l’equivalente di una crocifissione da parte di Israele. Ogni sera, le trasmissioni televisive sugli scontri tra Arabi e Israeliani, la violenza degli Arabi contro Israele e/o civili israeliani e la repressione o la difesa di Israele di fronte a questa violenza, ci fanno vedere una Via Crucis. I “Palestinesi”, il Gesù collettivo, subiscono di continuo la Passione. Il medioevo è ritornato con forza, in veste religiosa e laica.

I rappresentanti e i capi dell’OLP hanno compreso il vantaggio di identificare Gesù come un Arabo palestinese. Il giornale ufficiale dell’Autorità Palestinese ha scritto: “Non dobbiamo dimenticare che il Messia [Gesù] è un Palestinese, il figlio di Maria la palestinese ” (Nov. 18, 2005). Per altro, questa affermazione non ha assicurato un buon trattamento per gli Arabi cristiani che vivono nelle zone controllate dall’Autorità Palestinese. Ma questa è un’altra storia.

Come esempio delle molte trasmissioni d’informazione che sono versioni ripetute della Via Crucis, consideriamo il caso di Muhammad al-Durah. Questa vicenda è stata anche descritta appropriatamente come una calunnia sull’omicidio rituale o una “accusa del sangue”. Ma anche la calunnia sull’omicidio rituale, come la Via Crucis, è una riproduzione della crocifissione. Anch’essa rappresenta un personaggio indifeso, innocuo e innocente, solitamente un ragazzo in età prepuberale, e in questo Muhammad al-Durah corrisponde a Gugliemo di Norwich, Ugo di Lincoln e Simonino di Trento. Di solito gli Ebrei sono accusati di usare il sangue dell’innocente assassinato in un rituale religioso ebraico, per esempio di mangiare il matzot (pane azzimo Ndt) preparato con il suo sangue.

Questo elemento manca dal caso al-Durah, benché compaia nel libello diffamatorio sul sangue diffuso a Damasco nel 1840, nel quale le vittime non erano ragazzini ma un prete e il suo servitore. Un prete, ovviamente, è comunemente rappresentato come innocente. Il vantaggio, per Israele, nel caso di al-Durah, è che il filmato completo dell’evento, compreso il “girato”, mostrato in un’aula di tribunale francese nel secondo processo per diffamazione contro Philippe Karsenty, ma non fornito da France2 quella tragica sera di settembre del 2000, mostra che il ragazzo non è morto nel momento e nel luogo riportati pubblicamente, se è davvero morto. Questo è confermato da altre prove. Pierre-Andre Taguieff, esperto di teorie del complotto e illusioni di massa e, in particolare, di quelle che riguardano gli Ebrei e i complotti giudaico massonici, considera la vicenda di al-Durah parte della tradizione delle menzogne anti-ebraiche, come il falso dei Protocolli dei Savi di Sion. (Pierre-André Taguieff, La nouvelle propagande antijuive, Du symbole al-Dura aux rumeurs de Gaza (Paris: Presses Universitaires de France 2010), pp 366-368.)

Il sangue entra anche nella nozione degli Ebrei come capitalisti blutsaugers (succhiasangue) diffusa nella giudeo-fobia tedesca del Diciannovesimo e Ventesimo secolo, fino alla Shoah e a volte anche dopo quell’orribile evento. Benché oggi il peccato originale di Israele sia spesso identificato con i fatto che gli Ebrei si stabiliscono nelle campagne – etichettato come “colonizzazione” anziché come “immigrazione”- il peccato originale di Israele, dopo la guerra di indipendenza, è stato visto nella presunta espulsione degli Arabi nel 1948. Molte persone hanno stampata nella mente l’immagine dei sopravvissuti alla Shoah, crudeli, insensibili e brutali, diventati a propria volta nazisti, che scendono dalle barche di profughi per cacciare gli Arabi, o – dal 1960 – gli innocenti “Palestinesi” dalle case dove vivevano da tempo immemorabile.

Questa narrazione trascura il fatto che i primi profughi in Israele, durante la guerra degli Arabi per prevenire l’indipendenza israeliana, erano Ebrei, a partire dal dicembre 1947. E i primi profughi di guerra a non poter tornare nelle proprie case sono stati gli Ebrei dei quartieri Shimon haTsadiq, Nahalat Shimon e Siebenbergen Houses di Gerusalemme, cacciati tra il dicembre del 1947 e il gennaio 1948.

Trascura anche le minacce bellicose e assetate di sangue degli Arabi prima e durante la guerra. Per esempio, Abdul-Rahman Azzam, segretario generale della Lega Araba, minacciò –ovviamente in forma di avvertimento: “Questa sarà una guerra di sterminio e un massacro enorme, di cui si parlerà come dei massacri dei Mongoli e delle Crociate. (Quoted in I F Stone, This Is Israel (New York: Boni & Gaer 1948); cf. Akhbar al-Yom (Cairo), 11 October 1947.)

1948, profughi Ebrei

Inoltre, nei primi mesi di guerra, gli Arabi prevalevano nei combattimenti e se ne vantavano molto esplicitamente. Questo fatto oggi viene ignorato, come ciò che ha detto il portavoce degli Arabi palestinesi al Consiglio di Sicurezza (16 aprile 1948): Gli arabi “non negavano” di essere stati loro a “dare inizio ai combattimenti . Avevamo detto a tutto il mondo che avremmo combattuto.” (Quoted by I L Kenen, Israel’s Defense Line (Buffalo: Prometheus 1981), p 53.)

Tutto sommato, è diventato chic vedere gli Ebrei e Israele come nazisti, come se facessero agli Arabi e ai Palestinesi innocenti, quello che i nazisti hanno fatto a loro ecc. Di sicuro, questa convinzione è ben radicata tra gli ebreofobi, le cui menti non potevano accettare che gli Ebrei fossero vittime innocenti della Shoah, vale a dire quelli che provavano risentimento in ogni caso per qualsiasi senso di colpa occidentale riguardo all’Olocausto. Questo sentimento è stato un’ulteriore motivazione per voler vedere i “Palestinesi” come innocenti e, in concomitanza, gli Ebrei come colpevoli di far loro del male. In altre parole, molte persone, in Occidente, sentivano la necessità psicologica di rifiutare – o di spogliarsi di- ogni senso di colpa riguardo all’Olocausto. La nota giornalista francese Catherine Nay ha affermato in televisione: “La morte di Muhammad [al-Durah] cancella, fa sparire quella del bambino ebreo, con le mani alzate davanti alle SS nel ghetto di Varsavia.” (Quoted by Ivan Rioufol, Le Figaro, 13 June 2008.)

L’operazione mentale di vedere gli Ebrei come colpevoli permette a queste persone di conservare un senso di rettitudine, perseverando serenamente nella tradizione giudeo-fobica. Il fatto che il più importante leader degli Arabi palestinesi, Haj Amin el-Husseini, abbia incoraggiato i governi satelliti dei Nazisti nell’Europa dell’Est a mandare i bambini Ebrei in Polonia (dove sarebbero stati tenuti “sotto stretto controllo” come ha scritto (Bartley Crum, Behind the Silken Curtain, New York, 1947; 112.) è ignoto a molti o percepito come irrilevante. La narrazione degli Arabi (e specialmente dei Palestinesi) aiuta a ripristinare e a conservare l’autostima dell’Occidente.

Profughi Ebrei

Già nel dicembre del 1948, un accademico americano, di ritorno dalla riunione dell’UNESCO a Beirut dichiarò che  “ gli Ebrei avevano buttato fuori gli Arabi palestinesi dai loro villaggi e dalle loro città, per riempirli di profughi Ebrei.” (Joseph Dunner, The Republic of Israel (New York 1950), p 160.)…

Stefano Levi della Torre ha sottolineato che è importante tener conto del fatto che “l’antisemitismo è una tradizione; viene trasmesso come una tradizione; va avanti costantemente, anche se con fluttuazioni, come una tradizione. Vale a dire, è un dato antropologico-culturale dell’Europa cristiana e post cristiana.” (Quoted in Battini, p 11.)

Levi della Torre si rende conto che il semplice fatto dell’Olocausto e un’apparente “Europa nuova” non hanno cancellato una tradizione vecchia di secoli. Lo stesso fa Jean-Claude Milner che ha scritto in questo filone un libro dal titolo provocatorio Les Penchants criminels de l’Europe démocratique [le inclinazioni criminali dell’Europa democratica] (Parigi: Verdier 2004).

Nella travolgente confusione intellettuale dei nostri tempi, la nozione di “popolo palestinese”, con le sue varie connotazioni, è diventata una mistica. Brendan O’Neill, un reporter di The Australian, dimostra che la “sinistra” non è esente da questo atteggiamento, questa tradizione, questa mistica. Riferisce dell’ossessione per Israele da parte di una folla che, in teoria, manifestava a Londra a favore degli Egiziani, vittime di repressione da parte del proprio governo. Tuttavia, i manifestanti di Londra dimostrano di essere più interessati a Israele, come simbolo odiato, che alle le sofferenze in corso degli Egiziani reali, anche se esprimono il proprio odio verso Israele idolatrando l’antitesi simbolica di Israele, cioè la Palestina.

Gli oratori hanno fatto fatica a far emozionare la folla per gli eventi in Egitto. Mentre, ogni menzione della parola Palestina suscitava un’eccitazione quasi pavloviana tra i partecipanti. Applaudivano quando veniva pronunciata la parola che comincia con la P, scandendo lo slogan “Palestina libera!”

Questo rivela qualcosa di importante sulla questione Palestinese….è diventata meno importante per gli Arabi e della massima importanza simbolica per gli estremisti occidentali, esattamente nello stesso momento. (Brendan O’Neill –The Australian, 16 febbraio 2011) Gridano: “Palestina libera”; non: “Egitto libero”. È evidente che la fissazione verso Israele, come simbolo odiato, o sulla “Palestina” come oggetto di adorazione è facilitata dall’idea di un popolo Palestinese. È dato per scontato che il “popolo Palestinese” viene ripetutamente crocifisso. E da quelli che hanno crocifisso Gesù. La nozione di “popolo palestinese” è diventata una mistica di sofferenza e lotta.

Pierluigi Battista riassume la mistica che opera in questo caso. Scrive che un atteggiamento mentale diffuso “ha fatto dei Palestinesi –in questi anni e decenni— non un’entità storica, ma l’incarnazione, il paradigma, il simbolo della Vittima. L’emblema del reietto, la sintesi di tutti i “dannati della Terra”. Il popolo per antonomasia che carica su di sé tutte le sofferenze, le atrocità, le angherie, subite dai popoli oppressi. Un simbolo che rimanda necessariamente al suo opposto, all’altro protagonista di un dramma più cosmico che storico, più ideale che reale e concreto: la figura, l’incarnazione, il paradigma del Persecutore. E se ha preso piede una colossale sciocchezza sulla vittima di “ieri” che si trasforma nel “carnefice” di oggi è perché voi, voi antisionisti, avete trovato le basi per delle certezze rassicuranti in questa grottesca rappresentazione del Bene e del Male che si scontrano in una lotta universale… è molto difficile liberarsi da un incantesimo manicheo così tossico.” (Pierluigi Battista, Lettera a un amico antisionista (Milano: Rizzoli 2011), pp 24-25.)

La natura estranea degli Ebrei.

In realtà, inizialmente gli Ebrei sono arrivati in Europa come immigranti, ma la convinzione che l’Ebreo sia un estraneo deriva anche da una tradizione religiosa. Kenneth Stow riflette sull’idea di Corpus Christi, il corpo di Cristo, nell’Europa medievale. Il corpo dei fedeli cristiani faceva parte del corpo di Cristo, e nello stesso modo erano visti i Comuni delle città e le altre entità politiche. ( Kenneth Stow, “Holy Body, Holy Society: Conflicting Medieval Structural Conceptions,” in BZ Kedar and RJZ Werblowsky, Sacred Space: Shrine, City, Land (Jerusalem: The Israel Academy of Sciences and Humanities 1998).

Ovviamente, gli Ebrei non erano e non potevano essere parte del corpo di Cristo. Quindi, erano degli estranei la cui semplice presenza violava la santità del corpo di Cristo. Gli Ebrei sono ancora percepiti come estranei in Occidente, senza dubbio con l’aiuto di governi interessati e di attività di guerra psicologica. È estremamente paradossale rendersi conto di come gli Ebrei fossero percepiti come estranei in molti Paesi europei cent’anni fa. Erano visti come estranei proprio perché erano di origine orientale o asiatica. Ciò significa che gli Ebrei hanno avuto origine in quello che ora si chiama Medio Oriente.

Però, oggi, gli antisionisti affermano ad alta voce che gli Ebrei sono estranei al Medio Oriente e in particolare al territorio storico di Israele. Questa visione sembra radicata tanto nella tradizione occidentale quanto nelle convinzioni degli Arabi musulmani. Certamente, le convinzioni sugli Ebrei, sia nell’ambito occidentale che in quello Arabo-musulmano sono complesse. Alcuni Arabi, soprattutto tra gli islamisti, vedono gli Ebrei di oggi esattamente come i discendenti degli Ebrei del tempo di Maometto, che si opponevano alla sua nuova religione. I jihadisti che navigavano sul traghetto turco Mavi Marmara, nel tentativo di rompere l’embargo di Gaza, favorendo così Hamas, cantavano questa simpatica canzoncina:

Khaybar Khaybar ya Yahud

Jaysh Muhammad sa ya`ud

[Ricordate] Khaybar Khaybar, Ebrei,

l’esercito di Maometto sta tornando

L’oasi di Khaybar, nell’Arabia del nord, era abitata , ai tempi di Maometto, da contadini Ebrei che si rifiutarono di arrendersi alle forze musulmane di Maometto e alla fine furono sconfitti, saccheggiati e uccisi o ridotti in schiavitù. Quindi, combattere contro gli Ebrei non è una novità, nell’immaginazione degli Arabi musulmani. Gli Ebrei sono visti con odio, disprezzo, ma non particolarmente come estranei provenienti da un altro continente.

In realtà gli Israeliti, e poi gli Ebrei, vivono in Medio Oriente da migliaia di anni. Piuttosto sono gli occidentali filo-arabi a vedere più facilmente gli Ebrei come estranei al Medio Oriente e a insistere che essi sono in realtà Europei, se non la quintessenza degli Europei, trasferendo così sugli Ebrei il senso di colpa dell’Europa per il colonialismo. Paradossalmente, come ho scritto prima, 100 o 200 anni fa, gli ebreofobi europei vedevano gli Ebrei come estranei all’Europa. Ora si dice che gli Ebrei sono europei estranei al Medio Oriente. L’accusa di fondo rimane la stessa, anche se il luogo da cui sarebbero estranei si è spostato. Essenzialmente, alcuni li percepiscono come estranei dovunque si trovino.

propaganda occidentale filo-araba

Più di 200 anni fa, Kant e Hegel, i fari della filosofia tedesca, definivano gli Ebrei come orientali inferiori, in quanto asiatici e di conseguenza incapaci di ragione, scienza e progresso. ( Questa visione era meno diffusa in Francia, benché fosse condivisa da Voltaire e d’Holbach. Evidenziando la natura estranea degli Ebrei, Kant ha esplicitamente descritto gli Ebrei tedeschi come “i Palestinesi che vivono in mezzo a noi.” ( Quoted in Robert Misrahi, Marx et la question juive (Paris: Gallimard 1972), p 149.) Questi erano gli inizi dell’ebreofobia post-cristiana, anche se derivata dalle credenze cristiane del Medioevo.

Un esempio delle convinzioni sul luogo da cui gli Ebrei sarebbero per natura estranei è Helen Thomas, una giornalista per lungo tempo molto importante tra i corrispondenti dalla Casa Bianca. Ha esibito una versione particolarmente perversa di questa convinzione antisionista. Ha detto che gli Ebrei che vivono in Israele dovrebbero “andarsene dalla Palestina” e “tornarsene a casa loro”. Quando le hanno chiesto quale fosse la “casa” degli Ebrei, Thomas ha risposto: ”Polonia, Germania…” L’aspetto forse più scioccante delle sue osservazioni è l’affermazione che Polonia e Germania siano “casa” ” per gli Ebrei, dato che ignora migliaia di anni di storia, culminati nei campi di sterminio di Hitler. Inoltre, Thomas sembrava inconsapevole dell’assurdità della sua posizione.

Dopotutto, come Americana nata da genitori libanesi, perché qualcuno, parlando a nome dei Nativi Americani, non avrebbe potuto dirle “tornatene a casa tua in Libano”? Di nuovo, come Georges Montaron, ha detto esplicitamente qualcosa che molti credono e affermano implicitamente o a voce più bassa.

Sono emerse anche argomentazioni basate sul presunto colore della pelle degli Ebrei, per sostenere la nozione della loro estraneità al Medio Oriente. Negli anni Sessanta, alcune pubblicazioni di estrema “sinistra”, ma anche altre, hanno affermato che gli Ebrei (o sionisti) avevano costruito la propria patria in un paese di “persone non bianche”. Questo insinuava che gli Ebrei fossero “bianchi”, diversamente dagli Arabi “non bianchi”. Questa argomentazione trascurava la tradizionale immagine di sé degli Arabi come “bianchi”, a confronto con i neri. (L’Africa Nera in arabo è chiamata “terra dei Neri” (bilad as-Sudan). Vedi Le Mille e Una Notte, “Shahzaman e Shahriyar”, o “Il Principe incantato” e altre favole . Anche Bernard Lewis, Race and Slavery in the Middle East, New York: Oxford University Press 1990).  Inoltre, il dogma nazista dell’inferiorità dei “non bianchi” non aveva impedito alla maggioranza dei nazionalisti Arabi di allearsi o simpatizzare con i nazisti.

In questo contesto è interessante il romanzo “Trilby”, di George DuMaurier, un best-seller nella Gran Bretagna del 1890, che racconta di un cattivo Ebreo, olivastro e personificazione del male. Il cattivo approfitta di una fanciulla bianchissima e innocente, combinando i temi dell’Ebreo come estraneo di colore scuro e malfattore. È da notare che DuMaurier ha caratterizzato il malfattore olivastro come un Ebreo polacco. (Linda Nochlin & Tamar Garb, The Jew London: Thames & Hudson 1995), Brian Cheyette, “Neither Black nor White: The Figure of the Jew in Imperial British Literature,” pp 31-35, e Tamar Garb, “Introduction: Modernity and the Jew,” p26.

Propaganda occidentale anti-Israele

Il dominio degli Ebrei su una nazione o sul mondo intero

L’idea paranoica del dominio Ebraico è favorita dalle credenze nell’intrinseca malvagità e peccaminosità degli Ebrei e nella loro natura estranea. Ma ha una storia indipendente. La classica dichiarazione dell’aspirazione degli Ebrei a dominare il mondo, il falso e il plagio, I Protocolli dei savi di Sion, ha avuto un immenso impatto omicida. Norman Cohn ha descritto quest’opera come un Warrant for Genocide (Mandato di genocidio Ndt) nel titolo del suo libro sull’argomento. Il suo impatto è stato enorme. Negli Stati Uniti, Henry Ford, il ricco fabbricante di automobili, sulla base dei Protocolli, ha prodotto la propria opera ebreofobica, che ha intitolato The International Jew (L’ebreo internazionale Ndt). I Protocolli sono usciti da un certo contesto ideologico e storico. Non si sono materializzati dal nulla.

Già nel 1806, Louis de Bonald, un aristocratico francese e cattolico che agognava il ritorno dell’ancien régime, aveva messo in guardia contro gli Ebrei emancipati che ottenevano potere politico, perché questo avrebbe portato alla dominazione Ebraica. (Battini, pp 34, 37.)  Nel 1845, Alphonse Toussenel, un socialista, seguace di Fourier, ha illustrato la questione con più efficacia. Ha intitolato il suo libro, ispirato a Bonald, Gli Ebrei, re del nostro tempo, (Les Juifs, Rois de l’époque). Alla fine del Diciannovesimo secolo, l’importanza degli Ebrei, emancipati da non molto tempo, nella vita economica di vari Paesi occidentali, suscitava fantasie di dominio ebraico. (Battini, pp 21-22)

vignetta antisemita

John Buchan ha scritto in merito a una fantasia di questo genere in Gran Bretagna, all’inizio della Prima Guerra Mondiale. Questo romanziere, autore di gialli con intrigo internazionale, ha messo gli Ebrei in cima alla gerarchia di quelli che complottavano per scatenare una guerra mondiale. Il narratore di Buchan riferisce quello che ha sentito da un misterioso interlocutore. I cospiratori Ebrei comprendono sia anarchici sia capitalisti.

“Gli anarchici volevano veder sorgere un nuovo mondo, I capitalisti volevano ramazzare gli shekel (quattrini NdT) e far fortuna comprando le rovine. Il capitale…non aveva né coscienza né patria. Inoltre, dietro di esso c’era l’Ebreo e l’Ebreo odiava la Russia più dell’inferno…”

“. . .l’Ebreo è ovunque ma lei deve scendere in fondo alla scala di servizio per trovarlo. Prenda qualsiasi grande impresa tedesca. Se ha degli affari con essa, il primo uomo che incontra è il principe von e zu Qualcosa, un giovanotto elegante…ma non conta un tubo. Se l’affare è grosso, lo supera e trova un individuo prognato della Westfalia, con la fronte bassa e i modi di un porco. È l’uomo d’affari tedesco che fa tanta paura ai giornali inglesi. Ma se ha un lavoro davvero importante ed è determinato a raggiungere il vero capo, scommetto dieci contro uno che la mettono davanti a un piccolo Ebreo pallido, su una poltrona di vimini e con lo sguardo di un serpente a sonagli. Si, caro signore, quello è l’uomo che proprio ora governa il mondo, e ha il coltello puntato sull’impero dello Zar, perché sua zia è stata oltraggiata e suo padre frustato, in qualche posto sperduto lungo il Volga. Non potei evitare di dirgli che i suoi Ebrei e i suoi anarchici non sembravano aver guadagnato molto terreno.“ (J Buchan, The Thirty-nine Steps (Edinburgh: Blackwood 1915); capitolo 1] (traduzione italiana I trentanove scalini Newton Compton)

In Germania, dall’altro lato, non molto dopo la I Guerra Mondiale, i Tedeschi mettevano in guardia contro la dominazione Ebraica, rifacendosi ai Protocolli. Ancora, anni dopo la fine del potere nazista nel 1945, uno dei più importanti leader politici dell’Europa Occidentale e della Comunità Europea, Charles De Gaulle, ha esplicitamente definito gli Ebrei “un popolo dominatore.” (Raymond Aron, De Gaulle, Israel and the Jews (London 1969), p 9, 22)

Mentre i i Protocolli –diventati famosi nel Ventesimo Secolo—avevano proclamato di rivelare un complotto ebraico per ottenere il domino del mondo, nel XXI° Secolo Stephen Walt e John Mearsheimer, accademici specializzati in relazioni internazionali, hanno sostenuto che Israele e gli Ebrei avevano già conquistato il dominio sulla politica del Medio Oriente. Questa era l’ambizione della loro “relazione di lavoro” pubblicata sulla London Review of Books, poi ampliata e pubblicata come libro, o quello che anni fa era definito un non-libro, The Israel Lobby.

Non spiegavano perché – se Israele e i suoi amici esercitavano un’egemonia sulla politica degli Usa in Medio Oriente – l’amministrazione Bush (anticipando Obama) aveva affermato che gli Ebrei, che vivevano oltre la linea dell’armistizio del 1949, fossero “un ostacolo alla pace”. Il loro libro o non-libro è ridicolo in sé e non può essere considerato una ricerca o un’analisi seria, nonostante la precedente reputazione di Walt e Mearsheimer. È stato in generale stroncato da critici che vanno da Walter Russell Mead ( Walter Russell Meade, “Jerusalem Syndrome,” Foreign Affairs November-December 2007) e Martin Peretz, a Jeffrey Goldberg e persino da accademici anche loro ostili a Israele.

I comunisti americani una volta hanno sostenuto che Israele fosse “un’appendice del Dipartimento di Stato” uno strumento dell’imperialismo degli Usa. Questo non era vero quando i comunisti l’hanno affermato, negli anni Cinquanta e Sessanta. Adesso, chi sta a sinistra rovescia il discorso: cioè, spesso. sostengono che gli Ebrei e/o Israele controllano la politica estera americana in Medio Oriente, a danno degli interessi degli USA; Quindi, per così dire, il governo degli Stati Uniti sarebbe “un’appendice” di Israele.

Tuttavia, a sostenere che gli Ebrei (o i sionisti) controllino gli Stati Uniti sono da molto tempo i nazisti americani e “gli ultra destri”. Questi ultimi amavano l’acronimo ZOG, che significa “Zionist-Occupied Government.” (governo occupato dai sionisti Ndt) Ora assistiamo allo spettacolo dei sostenitori della sinistra che fanno l’eco ad argomentazioni “di destra” o “neonaziste”.

Walt e Mearsheimer hanno reso accettabile l’idea del controllo Ebraico per molti che si considerano ben pensanti. Walt e Mearsheimer sono stati coloro che –più di chiunque altro– hanno gettato un ponte tra la “L’ultra sinistra” e l’“ultra-destra” su questo argomento, grazie alla loro “relazione di lavoro” –disponibile su Internet- e successivamente con il loro libro. Le critiche di Obama e del Segretario di Stato Clinton al fatto che degli Ebrei vivano in Giudea, Samaria o a Gerusalemme Est non riescono a convincere il Vero Credente che Israele non controlla la Casa Bianca. L’irrazionalità rifiuta la ragione e i fatti. Ed è impossibile persuaderla.

Gli anti sionisti di oggi seguono vecchi temi, vecchi paradigmi e archetipi dell’antisemitismo, dell’ebreofobia. Vino vecchio in bottiglie nuove.

I Top Ten per il centro Wiesenthal

Fine anno, tempo di bilanci. Il Centro Simon Wiesenthal pubblica i top ten dell’antisemitismo/Israelofobia 2013.

Il primo posto se lo aggiudica l’ayatollah Khamenei:

“Cani rabbiosi… non possono essere chiamati umani…”

Pochi leaders politici hanno condannato il leader supremo Ayatollah Khamenei per le sue continue minacce pubbliche di genocidio contro lo Stato ebraico e le sue dichiarazioni sprezzanti. Riferendosi a Israele come il “cane rabbioso della regione”, ha aggiunto, “I suoi leader sembrano bestie e non possono essere chiamati umani. ” Per tutto il 2013, l’ayatollah anti-semita e anti-Israele ha dato sfogo al suo odio, senza sosta. Alla vigilia delle elezioni iraniane, Khamenei ha dichiarato che i “sionisti” sono il vero potere negli Stati Uniti, aggiornando il vecchio stereotipo di una cospirazione ebraica mondiale. Vincitore assoluto.

Al secondo posto, Recip Tayyip Erdogan, Primo Ministro turco. Nonostante Ankara sia storicamente uno dei partner commerciali di Israele e suo alleato strategico, l’anno di Erdogan da primo ministro turco è stato caratterizzato da un’estrema animosità verso Israele. In risposta alle manifestazioni anti-governative in Gezi Park a Istanbul , Erdogan , ha usato espressioni come ” La Diaspora ebraica “, e “lobbies di interessi” per definire il dissenso. Per Erdogan inoltre, l’estromissione di Mohammed Morsi da parte dei militari, in Egitto, è stato istigato da Israele . Nel mese di dicembre, Erdogan e i suoi media accusavano una cospirazione di ” potenze straniere ” per l’ennesimo scandalo di corruzione venuto alla luce, addossando la responsabilità della crisi alla “lobby del tasso di interesse “. Il New York Times riferi’ che i presunti colpevoli citati dai media erano Stati Uniti e Israele …

E come deludere Richard Falk? Si aggiudica un bel terzo posto, meritatissimo. Ormai le sue dichiarazioni allucinate suscitano imbarazzo anche tra coloro che non si possono propriamente annoverare tra gli “amici” di Israele. Richard Falk , relatore speciale delle Nazioni Unite per la Palestina (sigh!) accusa Israele di ” genocidio “. Falk ha detto alla televisione russa RT :

“Quando è preso di mira un gruppo , un gruppo etnico, infliggendo punizioni collettive, cio’  è in effetti alimentare una sorta di disegno criminoso genocida “.

Falk ha una lunga e sordida storia di odio per Israele ed antisemitismo . Ha asserito che Israele potrebbe avere un programma di sterminio dei Palestinesi simile a quello pianificato dai nazisti. Ha giustificato il terrorismo palestinese in termini di ” diritto di resistenza” , aggiungendo che gli attentati suicidi sono l’unico modo per infliggere un danno sufficiente a Israele in modo che “la lotta possa andare avanti . ” Falk nega che Hamas sia un’organizzazione terroristica , sostenendo che il blocco israeliano ha portato Gaza ” sull’orlo della fame collettiva” , imponendo una “esistenza sub- umana a un popolo “, e che le politiche di Israele sono ” davvero genocide “. Nel 2011 , Falk ha pubblicato una vignetta sul suo blog in merito all’atto d’accusa del Tribunale penale internazionale contro Muhammar Gheddafi , con l’immagine di un cane con una kippah e una maglia con scritto USA , mentre urina su Lady Giustizia e divora ossa umane insanguinate . Falk in seguito ha riconosciuto la vignetta come antisemita e si è scusato dicendo: ” … dobbiamo anche fare la pace con la natura , e trattare gli animali con tanto rispetto quanto è possibile”. Il Segretario generale dell’ONU, Ban Ki -moon, ha condannato Falk per le sue teorie riguardo agli  attacchi dell’11 / 9, un “gioco dal di dentro” secondo Falk.

Il quarto posto spetta al movimento BDS: Boicottaggio / Disinvestimento / Sanzioni /  punto di svolta della demonizzazione globale di Israele e all’ASA, American Studies Association. L’intero mondo arabo è in fiamme e l’americana ASA ha votato per diffamare l’unica vera società libera rimasta sulla mappa del Medio Oriente. Questo è un atto di infamia, non solo per attaccare le istituzioni accademiche israeliane ma gli ebrei in tutto il mondo. Alla domanda sul perché lo Stato ebraico (non Cuba, non la Corea del Nord o la Cina), è stato scelto per il boicottaggio,  Il presidente dell’ASA, il professor Curtis Marez, ha risposto: “Dobbiamo iniziare da qualche parte.”

In realtà, il voto ASA puzza di fanatismo e di un doppio standard pericoloso. Evidenzia con la sua decisione il rifiuto volontario di condannare i veri architetti del muro di separazione – i terroristi e i loro sostenitori che non possono accettare l’esistenza di un piccolo Stato ebraico tra i 23 stati arabi.

Roger Waters, musicista di quelli che un tempo furono i mitici Pink Floyd, attivista del movimento BDS, esibisce un pallone a forma di maiale nei suoi concerti sul quale sono disegnati i “simboli del male” fra i quali figura anche una Stella di David. Chiama Israele “stato di apartheid”  e lo paragona ai nazisti tedeschi. L’Osservatore Romano ha definito l’atteggiamento di Waters “sfrenato antisemitismo”. 

La United Church of Canada, per aver contribuito ad avvelenare le relazioni inter-religiose. Mentre i cristiani soffrono e sono decimati in Siria, mentre sono stati cancellati dall’Iraq  e minacciati di scomparsa in Egitto, la Chiesa Unita del Canada ha approvato il boicottaggio di Israele, l’unico stato del Medio Oriente che garantisce la piena libertà religiosa e la protezione di tutte le fedi. Tali mosse palesemente offensive, ostacolano le speranze di pace e riconciliazione in “Terra Santa” e hanno l’effetto di avvelenare le relazioni interreligiose in Canada.

Al quinto posto il Centro Simon Wiesenthal colloca il partito neo nazista ungherese Jobbk, che continua a fomentare l’odio per gli Ebrei. Marton Gyongyosi, deputato leader del gruppo, ha chiesto un registro di tutti gli Ebrei  residenti in Ungheria, come “misura di sicurezza”. Ora ha aggiunto il revisionismo alla sua agenda politica. “E’ è diventato un business fantastico andarsene in giro a trastullarsi con i numeri”. Ha inoltre affermato che Israele, “… gestisce un sistema nazista basato sulla razza,” e che “gli ebrei stanno cercando di costruire al di fuori di Israele. C’è una sorta di espansionismo nel loro comportamento.” Per quanto riguarda il Medio Oriente, Gyongyosi ha annunciato una serie di prossime conferenze sulla “minaccia sionista alla Pace”.

Il sesto posto se lo guadagnano quei personaggi pubblici che hanno dichiarato apertamente la loro simpatia per Hitler. La cantante libanese Najwa Karam è una superstar con 50 milioni di dischi venduti. Era il “volto arabo” per L’Oreal ed era stata nella giuria della versione araba dell’American Idol, l’Arabs Got Talent. La serie pan-araba ha riscosso un successo paragonabile a quella americana, raggiungendo milioni di case. Purtroppo, Najwa Karam è anche una ammiratrice di Hitler.  Alla domanda postale alla TV libanese, nel programma Talk of the Town, di scegliere gli attributi di sei uomini famosi per creare il suo “uomo ideale”, ha scelto di Hitler la “persuasiva” capacità di parlare. Mai scusata. Il Centro Wiesenthal ha chiesto alla società che possiede il programma di rimuoverla dal suo ruolo di “giudice”.

A Mehmet Sahin, un musulmano, assistente sociale olandese, è stato chiesto – dalla TV nazionale – di intervistare i giovani in difficoltà nella sua comunità. Il risultato sono state le scioccanti dichiarazioni dei ragazzi musulmani olandesi, ad esempio: “Quello che Hitler ha fatto agli Ebrei è bene, secondo me”, “Hitler avrebbe ucciso tutti gli Ebrei “, dice sorridendo un altro. Mehmet ha promesso di fare tutto quanto in suo potere per dissuadere i giovani dal loro odio. Le minacce ricevute in seguito, hanno costretto lui e la sua famiglia a essere trasferiti dalle autorità olandesi in un piccolo villaggio.

Il leader spirituale dei Fratelli Musulmani in Egitto, Yusuf al Qaradawi ha dichiarato:

“Nel corso della storia Allah ha decretato per gli Ebrei punizioni per la loro corruzione. L’ultima punizione è stata effettuata da Adolf Hitler. ”

Il religioso iracheno Qays bin Khalil al Kalbi, ha detto durante una visita negli Usa:

“Allah vi ha scelto come il più miserabile di tutti i popoli. Allah vi ha scelto come il popolo più adatto a diventare maiali e scimmie …. Allah ha scelto Hitler per uccidervi, quindi chi è migliore, voi o lui? ”

Al settimo posto le vignette diffamanti. Zeon, un disegnatore francese, è ossessionato da Israele e dagli Ebrei. Usa continuamente lo stereotipo de “l’accusa del sangue” e tutti i classici dell’antisemitismo.

una vignetta di Zeon

“l’arte” di Zeon

In Germania, il dibattito sul nucleare iraniano è stato segnato da vignette di due giornali diversi (La Badische Zeitung e la Stuttgarter Zeitung) che raffiguravano il Primo ministro israeliano Netanyahu in procinto di “avvelenare” i colloqui. Fa venire in mente l’antica accusa di avvelenare i pozzi, vero? Questa volta non è l’acqua potabile a essere avvelenata, ma piuttosto ogni speranza di pace.

Il giornale norvegese Dagbladet ha pubblicato una grottesca vignetta raffigurante la circoncisione come pratica barbara e crudele. Il disegnatore Thomas Drefvelin ha sostenuto di non aver pensato agli Ebrei disegnandola e ha spiegato che i personaggi della vignetta hanno quei tratti caratteristici ebraici solo per dare loro un tono più religioso!

All’ottavo posto il distretto scolastico di Pine Bush, NY, nel quale gli studenti Ebrei sono stati presi di mira con insulti antisemiti e aggressioni fisiche da parte di bulli che, tra le altre cose, li hanno costretti a tuffarsi in bidoni della spazzatura per recuperare delle monete. Bambini Ebrei in viaggio sul bus scolastico costretti a sopportare saluti nazisti e grida di “Potere Bianco”. Ad una ragazza disegnarono una svastica sul volto, mentre un ragazzo Ebreo dichiaro’ di essere stato picchiato con una mazza da hockey. La scuola è stata denunciata dai genitori degli alunni aggrediti per non aver fatto nulla per fermare l’abuso. Informato delle aggressioni antisemite, un funzionario scolastico ha risposto: “Le vostre aspettative di veder cambiare un pregiudizio innato potrebbero essere un po’ irrealistiche.” Il governatore di New York,  Andrew Cuomo, ha chiesto un’indagine.

Al nono posto il “potere della penna velenosa” di Alice Walker , vincitrice del Premio Pulitzer. Circa il 25 % dell’ultimo libro di Alice Walker , Pin in the cushion, è una diatriba contro lo Stato ebraico . Walker descrive Gaza governata da Hamas come un luogo benigno , ignorando che i terroristi utilizzano le aree densamente popolate come trampolino di lancio privilegiato per i missili contro i civili israeliani . Paragonando gli Israeliani ai nazisti , ha dichiarato , “Perché io riconosco la brutalità con la quale i miei antenati sono stati trattati , posso identificare lo spregevole comportamento senza legge e sadico che ha caratterizzato i tentativi di Israele di cancellare un popolo – i Palestinesi – dalla propria terra ” Quando un’ anziana Palestinese ebbe un dono da Walker , la ringrazio’ augurandole, “Che Dio ti protegga dagli Ebrei .” E Walker , ( riferendosi al suo ex – marito , l’avvocato per i diritti civili Dan Levinthal ) rispose: ” E ‘ troppo tardi, ne ho già sposato uno.” E non contenta aggiunse,” Questo popolo sa come odiare e come punire severamente gli altri . ”

Ex-aequo Max Blumenthal che utilizza titoli per i capitoli nel suo libro Golia come “Campo Estivo di Distruzione ‘, Appuntamento con il diavolo “,” There Is No Dream ” “Il campo di concentramento”, e “La Notte dei Vetri Infranti”, e “Come uccidere goy e influenzare la gente” per equiparare gli israeliani con i nazisti. Egli cita la Shoah per chiedere: “[E ‘giusto] che le vittime Ebree dei nazisti impongano la loro giornata dell’indipendenza sulla tragedia quotidiana di un altro popolo? ” Cita con approvazione la descrizione dei soldati israeliani come “giudeo-nazisti. La sua spiegazione per il conflitto arabo-israeliano è “impulsi nazionalistici della società israeliana” e politici israeliani che «si superano l’un l’altro facendo a gara per l’esaltazione più convincente della violenza contro i malfattori arabi ” e che incitano ” alla violenza non provocata contro gli arabi “, così come “indottrinano i bambini Ebrei alla cultura del militarismo”.

E al decimo posto lo sport. Nel 2013 , i valori fondamentali dello sport, il rispetto reciproco , la competizione leale e l’equità , sono stati funestati e sminuiti dal razzismo e dall’antisemitismo europeo.

Gli stadi sono diventati contenitori dei vari bigottismi e gli Ebrei sono stati, ancora una volta, tra i principali obiettivi. La UEFA ( Union of European Football Associations) ha aperto un procedimento disciplinare per il comportamento dei tifosi di calcio italiani che cantavano slogan antisemiti contro un club inglese nel mese di novembre .

Ad un torneo di calcio indoor, al Centro Comunale dello Sport di Lodz , in Polonia , i fans hanno gettato stelle ninja alla foto di una caricatura antisemita . Gli amministratori della struttura erano così imbarazzati e sconvolti che hanno annunciato : “Il comportamento antisemita e offensivo dei partecipanti al torneo obbliga il Centro a prendere la decisione di non affittare la sala di nuovo per questo tipo di evento . ”

La “quenelle” di Anelka, il nuovo segno nazista

L’Ungheria giocherà quella che potrebbe essere la sua più importante partita di calcio dell’anno in uno stadio vuoto . La FIFA (International Football Association) ha stabilito che la partita deve essere giocata a porte chiuse come punizione per il ” canto aberrante e antisemita “, da parte dei sostenitori della squadra ungherese, durante una partita contro Israele, lo scorso agosto .

Il Continental Hockey League ha multato la squadra  Dinamo Riga per un milione di rubli, dopo che era stata dispiegata una grande svastica sul ghiaccio, in una cerimonia per onorare il 95 ° anniversario della Repubblica lettone. Nel frattempo in Croazia , Josip Simunic , una delle stelle della squadra nazionale di calcio della Croazia , ha condotto una chat filonazista durante le celebrazioni di qualificazione alla Coppa del Mondo del suo paese . E’ stato sanzionato con il divieto di giocare 10 partite e gli è stato impedito di giocare in Coppa del Mondo 2014 .

That’s all folks! Buon anno nuovo!

Assad? No, Israele

Un non meglio precisato ufficiale israeliano ha rivelato al New York Times che Israele aveva colpito dei depositi di missili siriani, destinati a Hizbollah.

L’esercito di Assad è a brandelli, ma non la sua aviazione che resta una delle migliori del mondo. Assad è il “muro difensivo” degli Ayatollah, se cadesse lui l’Iran diventerebbe più vulnerabile e il suo braccio armato, Hizbollah, si indebolirebbe: addio al passaggio di armi da Damasco alla Beqaa. Quindi, interesse di Damasco, in previsione di una fuga precipitosa di Assad, è mettere in salvo le armi che provengono dall’Iran.

Nel frattempo, Nasrallah deve fare fronte agli scontri interni che da sempre interessano le fazioni sciite e sunnite del paese. La sua partecipazione attiva al conflitto siriano gli è costata perdite di uomini e denaro, nonché di potere. Non se lo puo’ permettere. E nemmeno l’Iran puo’ permettersi di temere – ora, mentre si trova “scoperto” dalla confusione del fronte siriano –  attacchi israeliani alle sue centrali nucleari. E Israele non puo’ permettere che missili Scud DS russi, in possesso alle forze siriane, passino a Hizbollah. Il loro raggio di azione, più di 400 miglia, potrebbe facilmente raggiungere Eilat.

Azaz, Siria

Obama non si pronuncia, ma continua a ripetere che Israele ha il diritto di evitare che armi siriane cadano in mano agli Hizbollah. Israele ha annunciato che colpirà ogni tentativo di trasferimento di arrmi a Hizbollah che potrebbe mettere in pericolo la sicurezza del paese. Fin qui la cronaca stringata. Ma quello che forse merita la pena di essere analizzato è il comportamento del “popolo del web”, occidentale e italiano  in particolare.

Dall’inizio di questa strage siriana, nel 2011, e secondo il bilancio approssimativo dell’Onu, le vittime sono più di 90.000. Houla, Daraya, Bayda non sono solo nomi di città finora sconosciute, sono teatri di un massacro. Le vittime siriane sono state cosi’ abbondanti e cosi’ poco considerate dall’opinione pubblica mondiale che gruppi islamisti hanno pensato di utilizzarne le foto, a centinaia, spacciandole per palestinesi, sicuri -come infatti è stato – che solo cosi’ arebbero avuto visibilità. Le manifestazioni contro Assad, le pochissime che ci sono state, hanno raccolto poche decine di persone.

Ma appena il nome di Israele si è affacciato alla scena, ecco che tutto miracolosamente cambia! E perbacco! Ora si’ che c’è da indignarsi! Come si permette Israele di ingerire negli affari di uno stato sovrano? Come si permette di distruggere armi di un massacratore, impedendogli di continuare a usarle a suo piacimento, contro siriani e israeliani? E’ un’indecenza!

Da “L’Unità” commenti dei lettori:

Il regime di Assad e quello di Israele sono sempre più tristemente simili, bombardamenti e repressione violenta. Ma fra cani non si mordono e intanto in Siria siamo all’olocausto. Quando si sveglierà la comunità internazionale?

Ecco fatto! In Siria l’Olocausto e Assad e Israele accomunati dall’essere “cani”

Israele come al solito cercando motivi per ” la pace” con l`appoggio di Obama premio Nobel per il terrorismo e la complicità è il silenzio della comunità internazionale e l`ONU.

Israele minaccia la pace e con l’aiuto di Obama e dell’Onu! Ma come? Non è quello stesso Onu che citano cosi’ volentieri quando c’è da ricordarne le condanne a Israele?

Da Giornalettismo

hanno festeggiato la nomina di una filoisraeliana

Qui forse il riferimento è a Emma Bonino, nominata al Ministero degli Affari esteri. Per festeggiarla, Israele attacca la Siria!

Dal Corriere

Senza alcun rispetto per questo articolo,confuso, fumoso e volutamente pieno di omissioni: sembra infatti che le uccisioni di civili donne e bambini siano dovuto alle sole “squadre della morte” di Assad. Nessun riferimento, naturalmente, alla possibilità (certezza?) che esse siano state provocate, almeno in parte, dall’incursione israeliana. Bravo, Olimpio, defensor fidei!

Qui addirittura si avanza la possibilità (certezza?) che la strage di Banya, della quale l’articolo rende notizia, sia in realtà stata compiuta da Israele! 

Lo sappiamo: loro sono i detentori della pace e della democrazia.

Realtà che la maggior parte dei lettori sembra non buttare giù

Da Repubblica:

ancora convinti che le stragi in Siria siano opera dei Siriani???

Eh no, certo! Il “caro leader” questo non lo fa

Ave Israele! Come potete pensare che uno stato di assassini possa fare del bene?

Assassini “dentro”!

Tra l’altro non penso che la carneficina di Assad sia paragonabile alla carneficina Israeliana

Assassini più assassini degli assassini

Da Gesù in poi ,gli Israeliani nn hanno perso il vizio..loro.il popolo eletto..ma chi se ne frega,cominciassero a rispettare il prossimo..visto che loro sono gli invasori-avanposto americano

beh, perché non ricordare il famoso deicidio, ad opera degli “israeliani”? Notare l’estrema malafede! Avrebbe dovuto scrivere Ebrei, logicamente, dato che ricordava qualcosa avvenuto un po’ prima della nascita dello Stato di Israele, ma non l’ha fatto!

e chi le fa le stragi in siria se non i sionisti? per decenni assad ha comandato senza uccidere un solo abitante del suo paese poi salta fuori obana e dice “assad deve andarsene” e da quel momento misteriose forze entrano in siria e iniziano bombe ed eccidi. poi ci sono i fessi convinti che assad all’imporvviso si sia messo ad ammazzare la sua gente così per divertimento!

obana e i sionisti, e assad povero! Per anni ha comandato (non ha osato scrivere “governato” ) senza fare mai morti (!!!) e ora è stato messo nel mezzo, e non si diverte a uccidere la sua gente.

tengo la bocca chusa perchè potrei dire cose molto pesanti contro questi usurai MONDIALI che tengono le fila dei mercati e ci riducono alla fame una cosa sola direi …….. be pensateci

assassini seriali, deicidi e usurai. Tutto il repertorio classico

Da Le Monde

Une nouvelle fois, toute critique à l’égard de la politique belliciste d’Israël est taxée d’antisémitisme. Cette croyance que le conflit avec la Palestine et les pays arabes environnants sera réglé par la force, que l’expansionnisme colonial israélien est légitimé par l’histoire biblique, finira par un embrasement généralisé de la région.

Anche senza che nessuno avesse parlato di antisemitismo, meglio mettere le mani avanti!

Da L’Huffington Post 

Un pays géré par l’extrême-droite la plus virulente qui se permet de bafouer les lois internationales ne peut pas être crédible.

E’ Israele, non Assad che se ne frega delle leggi internazionali!

Israel se croit au dessus des lois mais il faut que le gouvenement sache qu’ils se conduisent comme des assassins. Le complexe malsain developpe par l’Etat Hebreux N’engendrera que la mort, cela fait 70 ans qu’il n’arrive pas a passer a autre chose et qu’il se mure dans le passe. Il faut un souvenir assume et non paranoiaque, plus facile adire qu’a faire mais tellement necessaire

Malsani, assassini!

Da Reuters

Enough already. If Israel wants war with Syria and by extension Shia-dominated Iran and much of Iraq, it should declare war. Otherwise Israeli missile and fighter-bomber attacks are nothing more than state terrorism fully backstopped by the United States. If war means nuclear and chemical and biological weapons used by all sides, so be it. It will eventually happen anyway, so it might as well be launched now and, as is likely, involve aggressive anti-Shia states like Saudi Arabia and Qatar whose oil fields will no doubt also suffer massive damage, and Turkey, a Nato nation, will also be drawn in and suffer its own extended civil war as a result. Even Israel which has many sectarian divisions within its Hebrew religion, may suffer civil war after the Black Flags are unfolded and they too suffer mass casualties.

If Israel would stop occupying other people land, stop expanding settlements, stop expanding Israeli borders at the expense of neighbours, maybe there could be peace. Nobody is obliged to accept occupation, and everybody has a right to self-defence against occupiers.

Occupazione? Cosa c’entra?

Potremmo continuare ancora a lungo. Da un esame approssimativo alla stampa on line internazionale, nessun paese risulta cosi’ anti israeliano, cosi’ impregnato di stereotipi antisemiti, cosi’ ottuso nei suoi giudizi verso le politiche israeliane, quanto l’Italia. Triste record. Assad puo’ continuare a macellare tranquillamente il suo popolo, ora il mondo si deve concentrare su Israele.

Se tutto fa brodo…

Questa è fresca fresca di quasi giornata. E’ apparsa su una pagina Facebook chiamata “Tous avec Bachar El Assad” , Tutti con Bashar El Assad, e questo già sarebbe sufficiente a inquadrare l’ambiente.

La didascalia che accompagnava la foto recitava:

Ca s’est passé hier à Jérusalem / AL QODS… sans commentaire… Hier dans les rues de Jérusalem,en Palestine occupée une femme s’est fait agressée,par les passants juifs qui tentent de lui arracher son châle, le sionisme est une idéologie racialiste criminel qui façonnent ses enfants d’un conditionnement criminel pour couvrir illégitimité de la création “israelienne”

E’ successo ieri a Gerusalemme/Al Qods (N.d.R. Al Qods è il nome arabo di Gerusalemme)… senza parole…. Ieri, nelle strade di Gerusalemme, nella Palestina occupata (!!!), una donna è stata aggredita da passanti Ebrei che hanno tentato di strapparle il velo, il sionismo è un’ideologia razzista criminale che condiziona i suoi bambini in modo criminale per coprire l’illegittimità della creazione “israeliana”.

I commenti, pur a una nota cosi’ sgrammaticata e a una foto che non racconta nulla se non la pervicace volontà di demonizzare un popolo intero, sono immaginabili: “Sionisti bastardi” ; “Vergogna” ; “Maiali”; “Maledetti”; “Quando i porci e le scimmie osano alzare le loro sudice mani su una donna indifesa, dov’è la Umma?” ; “I sionisti sono sempre stati barbari e assassini” ; “Israele è la sola ignominia in Medio Oriente” ; “Questo è lo spirito di IsraHeil..” e via cosi’. Abbas è definito un traditore che tratta con “Gli Ebrei per soldi’”.

La malafede è palese. In Israele vivono più di un milione e mezzo di musulmani. Arabi ed Ebrei, specialmente a Gerusalemme, vivono fianco a fianco, condividendo ogni momento della giornata. Se davvero un velo musulmano suscitasse la meraviglia o l’indignazione o la rabbia di Ebrei, ci sarebbero risse continue a ogni angolo di strada.

Vita quotidiana a Gerusalemme

E infatti…. La realtà è un po’ diversa.

Chi ha attaccato chi? E perché è stata diffusa una sola immagine tra quelle che erano disponibili? Possibile che anche un litigio qualsiasi tra donne, come ce ne sono in ogni momento, in ogni città del mondo, debba essere sfruttato a fini propagandistici?

E questi chi sono? Marziani? No, semplicemente cittadini di Gerusalemme

Non è più triste e violenta questa foto che quella di una lite tra donne?

Antisemitismo: il nuovo sonno della ragione

di Stefano Gatti

“Cinesi, ebrei, stessa vita, stesso forno”. Questo graffito antisemita, corredato da due svastiche, è comparso a Vercelli agli inizi dello scorso dicembre, e costituisce l’ennesimo episodio di scritte antisemite in Italia. L’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione CDEC, per il 2012, ha registrato un’ottantina di atti antisemiti, mentre nel 2011 invece erano stati 50. È dal 2002 – da quando, in seguito allo scatenamento della Seconda Intifada si ebbe un’ondata di antisemitismo che colpì violentemente tutto il mondo ed in particolare l’Europa-, che forme di intolleranza e violenza antiebraica hanno assunto la forma di un fenomeno consolidato, quasi sempre connesso al tema di Israele.

Ormai, infatti, i più alti indici di violenze antisemitiche vengono raggiunti durante momenti che vedono Israele al centro dell’attenzione: nel 2002, la Seconda Intifada; nel 2006, la Guerra nel Libano; nel 2008/09 l’operazione Piombo fuso a Gaza; nel 2010, l’assalto alla nave turca Mavi Marmara da parte delle forze speciali israeliane; e nel 2012, l’azione Pilastro di difesa, nella striscia di Gaza. Tuttavia, anche in mancanza di chiari eventi ‘scatenanti’, il numero di episodi di antisemitismo, specie nel Vecchio Continente, rimane elevato. Questo fenomeno, ribattezzato dallo studioso francese Pierre-André Taguieff, Nouvelle judeophobie, si connota per un modus operandi molto violento nei confronti degli individui, e per l’impiego di un linguaggio antisemita caratterizzato da una marcata aggressività verbale e visiva.

Nel corso dell’ultimo decennio -a livello globale- si è chiuso il cerchio: ovvero si è compiuta la sovrapposizione dell’antisemitismo all’antisionismo, nonché una sempre maggiore diffusione e legittimazione del parallelismo Israele-Sionismo equiparato al nazionalsocialismo, cui fa da corollario la tendenza ad attaccare le Comunità della Diaspora in quanto ritenute corresponsabili dei ‘genocidi’ compiuti dallo stato ‘nazisionista’. L’antisemitismo aperto e dichiarato viene generalmente considerato socialmente non accettabile e quindi talvolta punito anche dalla legge, e la visione del mondo strettamente antisemitica rimane confinata all’interno di frange estremistiche.

Tuttavia, gode di sempre maggiore accettabilità e legittimazione il cosiddetto ‘Secondary antisemitism’, ovvero l’impiego di stereotipi antisemiti coniugati ad episodi di politica nazionale o internazionale, basti pensare al fatto che il famigerato falso antisemita dei Protocolli dei savi di Sion, viene sempre più utilizzato come chiave di lettura dei problemi del mondo, come ad esempio ha fatto a maggio il noto professore norvegese Johan Galtung, raccomandandone la lettura, o l’italiana Radio Padania Libera che in un intervento di Pierluigi Pellegrin, del 22 novembre, ha sottolineato tra l’altro che «I Protocolli di Sion sono stati smentiti e smascherati, ma io li ho letti e sono pieni di spunti interessanti»; o ancora un professore, dirigente di un istituto superiore dell’Italia del Sud, che in una lettera inviata all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha scritto: «Come può l’uomo non diventare, col tempo, antisemita? Qualche giorno fa facevo una riflessione, sempre scritta, indirizzata al vostro ambasciatore in Italia dove rappresentavo la veridicità dei Protocolli di Sion, altro che falso! E pezzo dopo pezzo si ricostruisce il mosaico del futuro dominio del mondo da parte dell’ebraismo».

Altri caratteri ed elementi comuni dell’antisemitismo globale? Innanzitutto la vittoria degli stereotipi: le principali vittime delle violenze antisemitiche sono gli ebrei identificabili come tali, dalle apparenze. Secondo: la negazione e banalizzazione della Shoah, convinzioni in continua crescita. Infine la “dittatura informativa” del Web (spesso l’unica fonte di conoscenza per molta gente): ovvero che il maggiore strumento per la diffusione, amplificazione e sdoganamento dei paradigmi antisemiti è diventata la Rete.

Esempi emblematici del fatto che l’antisemitismo nel 2012 continua a mantenersi sopra il livello di guardia e, in certi paesi, a configurarsi persino come allarme sociale e di ordine pubblico, sono rappresentati dal massacro di Tolosa, del rabbino Sandler e di tre bambini, a marzo, ad opera dell’estremista islamico Mohamed Merah; dalla brutale uccisione di una donna ebrea il cui corpo è stato smembrato in Iran a novembre; e, sempre a novembre, dall’assalto alla sinagoga centrale di Caracas da parte di un gruppo di attivisti filopalestinesi. E che dire del consenso, in fatto di voti, raccolto da partiti apertamente antisemiti e razzisti come Alba dorata in Grecia o Jobbik in Ungheria?

È IL WEB CHE BANALIZZA

Ma veniamo all’Italia. L’Osservatorio antisemitismo del Cdec ha registrato in casa nostra 53 episodi di antisemitismo nel 2007, 69 nel 2008, 53 nel 2009, 40 nel 2010 e 50 nel 2011. L’anno 2012 sta registrando invece uno dei più alti picchi di antisemitismo dell’ultimo trentennio (circa 80). Da un lato questo aumento è dovuto in parte ad una raccolta dati più efficiente e capillare, ma dall’altro perché c’è stata una crescita effettiva. L’Italia, beninteso, continua a rimanere distante dall’antisemitismo dei paesi del Nord-Europa, dove accoltellamenti, pestaggi e gravi minacce sono all’ordine del giorno.

I nostri dati fattuali consistono principalmente in aggressioni verbali, atti di vandalismo ai danni di proprietà ebraiche, graffiti e scritte. Il principale collettore di antisemitismo è ormai diventato il cyberspazio che, specie attraverso le piattaforme sociali, ha creato un ambiente all’interno del quale l’antisemitismo è stato banalizzato e non viene più avvertito come una minaccia o un’aberrazione. A tal proposito, basti pensare alle frequenti sortite antisemite su Facebook da parte di personaggi pubblici anche di un certo spessore culturale. Il pregiudizio antisemitico in Italia è trasversale, ed è presente in circuiti di destra, di sinistra, laici, religiosi e persino esoterici, spesso è connesso al tema Isrele ed in questo modo ottiene più ampia legittimazione e diffusione. I pregiudizi e i paradigmi antisemiti continuano ad essere presenti nei discorsi di senso comune, e talvolta perfino nei discorsi pubblici di uomini politici, dirigenti, docenti universitari e giornalisti. Inoltre, si è ulteriormente rafforzato un clima che sembra rendere possibili atteggiamenti ed affermazioni inammissibili sino a pochi anni fa.

Tra i tanti esempi, un noto politico ha scritto sul suo profilo Facebook che la lobby ebraica è la più influente del pianeta; un dirigente Asl, in un incontro pubblico, ha raccontato la seguente barzelletta: “La differenza tra le torte e gli ebrei? Che le torte quando le metti nel forno non gridano”; mentre a Cagliari, un docente universitario scorrazza indisturbato sul web, prolifico e impunito diffusore di lunghi post antisemiti, razzisti e triviali. Il maggior numero di episodi si verificano in coincidenza di date che celebrano eventi storici significativi per le comunità ebraiche, connessi ad Israele, ovvero che pongono al centro dell’attenzione gli ebrei.

IL FANGO INFORMATIVO

Anche nel 2012, a gennaio, in coincidenza con la Giornata della Memoria, ci sono stati una ventina di atti antisemitici, spesso di stampo negazionista e quasi tutti riconducibili alla destra radicale. A Cadorago, in provincia di Como, rav Moshè Lazar invitato ad un incontro dedicato alla Giornata della Memoria, è stato accolto dalle scritte “La vostra falsa memoria oscura il vero olocausto palestinese” e “Fuori i sionisti dall’Europa”, suggellate dalla Croce Celtica; ed a Como, il 27 gennaio è stato organizzato un meeting negazionista in cui è stato mostrato “Wissen Macht Frei”, primo documentario negazionista prodotto in Italia, a cura dagli estremisti del sito web Stormfront.

A novembre 2012 invece, la ventina di episodi di antisemitismo prodotti dall’operazione Pilastro di difesa a Gaza, si sono contraddistinti per la sovrapposizione dell’antisemitismo all’antisionismo, come ad esempio il post scritto da un famoso studioso (Pierluigi Oddifreddi, ndr), per uno dei principali giornali italiani (il suo blog su repubblica.it, ndr) in cui lo stato di Israele viene accusato di essere “dieci volte peggio dei nazisti”. O, ancora, i numerosi commenti antisemiti postati sulla pagina Facebook legata a Beppe Grillo; a tweet come quello pubblicato dal noto sito di satira e informazione Spinoza.it , il 20 novembre scorso: “L’attacco israeliano è talmente massiccio che Hitler verrà ricordato come l’uomo che voleva salvare i palestinesi”.

E infine, che dire delle numerose mail che hanno intasato le caselle di posta comunitarie, con messaggi di questo stampo: “Vi ricordo che se siete sionisti siete per una potenza straniera e quindi ostili alla mia nazione. Ricordo agli ebrei italiani, che siete italici… quindi dovete fedeltà all’Italia, non dovete avere relazioni con Israele… dichiariamo morte ai sionisti nel mondo!”. Oppure alla scritta “Israele stato nazista”, tracciata nella notte tra il 23 ed il 24 novembre sul portone della sinagoga di Genova. A parte queste esternazioni verbali, l’antisemitismo italiano si caratterizza comunque per un basso tasso di violenza. Cionostante, a gennaio 2012, il professor Renato Pallavidini, -titolare di una cattedra al prestigioso liceo d’Azeglio di Torino e già noto per certi suoi atteggiamenti antisemiti-, è stato indagato dalle forze dell’ordine in seguito alla pubblicazione di messaggi di questo genere: “Avviso ai luridi bastardi ebrei che ci controllano in quella terra di merda e di froci chiamata California.

Se mi togliete questa foto, vado con la mia pistola, alla sinagoga vicinissima a casa mia e stendo un po’ di parassiti ebrei che la frequentano”.

A marzo 2012 è stato arrestato l’italiano di origine marocchina Mohamed Jarmoune: voleva compiere un attentato dinamitardo alla sinagoga di via Guastalla a Milano. Un’aggressiva campagna diffamatoria attraverso il Web, ha costretto il giornalista Enrico Sassoon a dimettersi da una società di cui faceva parte: degli estremisti di destra hanno gettato dell’acido sul portone di casa di una coppia di ebrei del centro-Italia, ed un famoso rabbino è stato volgarmente insultato su un mezzo pubblico di una grande città del Nord. Il 2012 s’è caratterizzato anche per le numerosissime campagne antisemite promosse dalla sezione Italia del sito ‘suprematista bianco’ Stormfront, i cui principali gestori sono stati recentemente arrestati dalla polizia italiana, dopo una difficile indagine durata due anni.

Questi estremisti neonazisti, attraverso il loro spazio online, da anni attaccavano in modo violento e triviale l’ebraismo italiano, rimettendo in circolo tutta una serie di temi caratteristici del nazionalsocialismo. In una delle ultime liste di discussione, aperte prima dell’oscuramento da parte della polizia, suggerivano di compiere un attentato nel nuovo ristorante kasher di Torino.

LE CONTROMOSSE

Fortunatamente, il pericolo della grave recrudescenza dell’antisemitismo in Italia è stata colta da magistrati come Giuseppe Corasaniti, e dal ‘padre’ della Polizia postale, Domenico Vulpiani. Entrambi, da anni, si impegnano per far ratificare il Protocollo di Budapest, studiato apposta per contrastare il cyberhate, l’odio razziale che dilaga sul web. Anche molte forze politiche presenti nel Parlamento italiano si stanno dando da fare per far approvare due Decreti legge contro il negazionismo, l’antisemitismo e il razzismo nel Web. Motore di tutto è la proposta della senatrice del PD Silvana Amati e del Ministro per l’integrazione, Andrea Riccardi, ampiamente sostenuti in modo ‘bipartisan’. Ahimè, la caduta del governo Monti ha bloccato sino alla prossima legislatura questi importanti strumenti di lotta all’antisemitismo.

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Lo strano caso di Tzipora Menache

Sparsi per il web si trovano numerose pagine di “Citazioni sioniste” che mostrano il sionismo come un male, una cospirazione razzista. Molte delle citazioni sono false, bufale e invenzioni. Le citazioni sono realizzate per screditare Israele, il sionismo e gli ebrei. Non informano o illuminano nessuno. L’intento delle citazioni manipolate è quello di “dimostrare” che “il sionismo è razzismo”. e che i ‘sionisti’ avevano previsto il trasferimento degli arabi dalla Palestina fin dall’inizio.

Come si fabbrica una falsa citazione?

In vari modi:

Presentare un falso come fatto –

Una  “intervista” satirica e immaginaria  con un generale israeliano è stata presentata come una vera e propria intervista rilasciata da Ariel Sharon a Amos Oz.

Supposizione –

Secondo Benny Morris, Ben Gurion scrisse a suo figlio  “Dobbiamo espellere gli arabi.” Queste parole non sono mai state trovate nel testo ebraico delle sue lettere, ma a quanto pare in una versione in lingua inglese.

Citando fuori contesto –

Una parte di un discorso o una lettera, una frase detta ironicamente o con un intento evidentemente innocente è citata come a sé stante .

Tralasciando frasi chiave –

ad esempio la frase “Abbiamo comprato le terre dagli arabi” è stata omessa da una citazione Moshe Dayan per far sembrare che avesse ammesso che i sionisti avevano rubato tutto il paese.

 Un esempio: il caso di Tziporah Menache

Questa citazione fabbricata è egregia, perfino i nazisti ammettono che è un falso. Potete cercarlo sul sito Web di Stormfront, dove è anche smascherata.  Non c’è mai stata evidentemente nessuna persona a nome “Tziporah Menache” nel ruolo di portavoce israeliano. Non era di sicuro portavoce nel 2009.

“Sai molto bene, e gli americani stupidi sanno altrettanto bene, che controlliamo il loro governo, a prescindere da chi siede alla Casa Bianca. Vedi, io lo so e tu lo sai che nessun presidente americano può essere in grado di sfidarci anche se facesse l’impensabile. Che cosa possono (gli americani) fare contro di noi? Controlliamo il Congresso, controlliamo i media, abbiamo il controllo dello spettacolo, e controlliamo tutto in America. In America si può criticare Dio, ma non si puo’ criticare Israele. ” Portavoce israeliano, Tzipora Menache 2009

E’ apparso per la prima volta presumibilmente in un sito Web pakistano, ma non è più rintracciabile. Non è stato smascherato da sionisti, ma da antisemiti e siti web anti israeliani, a quanto pare perché la pagina Web conteneva un virus.

Su “Above top secret” troviamo

Dopo una attenta ricerca condotta da molti membri della comunità ATS si è concluso senza ombra di dubbio che questo thread è una bufala. La stessa citazione proviene da una singola fonte che ha dimostrato di essere di fantasia. Inoltre, un’attenta ricerca ha dimostrato che la sola menzione del nome del portavoce, non appare mai in articoli relativi a questa dichiarazione presunta. In breve, non siamo nemmeno in grado di stabilire se la donna esiste davvero.

Su “Rense.com”  il paranoico razzista Dick Eastman scrive:

Oggetto: E’ una bufala, una trappola Fw: israeliana Tzipora Menache: “Noi controlliamo gli americani stupidi” La citazione dell’inesistente “Menache Tzipora” – fa cadere chi cerca con la parola-chiave:  Israele in una ricerca dove trova un download di virus. E’ roba fabbricata apposta per noi. L’obiettivo è quello di convincere la gente a cercare con Google “Tzipora” -per far trovare un link che scarica un virus. La citazione è come una bambola finta usata come esca, attaccata al grilletto di una mina – chi indaga l’influenza di Israele tenterà di dare la caccia a Manache Tzipora e cadrà nella trappola.

Anche gli antisemiti si vergognano di questa fabbricazione grezza.

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