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Lettera aperta di Bualem Sansal all’Unesco: “Neutralità non vuol dire nulla”

L’Unesco aveva annunciato, per questa settimana, una mostra che avrebbe dovuto tracciare la storia dei 3500 anni di presenza del popolo ebraico in Eretz Israel.

La mostra “Le Genti, il Libro, la Terra: la relazione di 3500 anni del popolo ebraico con la Terra Santa”  avrebbe dovuto tenersi tra il 21 e il 30 gennaio, alla sede parigina dell’Unesco ed era stata organizzata in collaborazione con il Centro Simon Wiesenthal.

Ma in un comunicato, i 22 membri del gruppo Arabo dell’Unesco, hanno fatto presente la loro “preoccupazione per il possibile impatto negativo della mostra sul processo di pace in corso” e l’Unesco l’ha annullata. Ed è più che comprensibile tale preoccupazione! Come avrebbe potuto reggersi in piedi ancora la menzogna degli Ebrei che, senza alcun legame con Eretz Israel, arrivarono dopo la Shoah e colonizzarono? Come avrebbe potuto continuare Nabil Shaath, ex ministro palestinese, a dichiarare – come ha fatto in ottobre – che “gli Ebrei non hanno mai vissuto qui”. “Non esiste una loro storia qui, ma solo una cospirazione colonialista, contro gli Arabi che ci vivevano”.

“Mina il processo di pace”, certo! Ogni verità minerebbe la falsa narrazione araba, pervicacemente portata avanti per quasi settant’anni! E l’Unesco? Ma ovviamente ha annullato la mostra! Far arrabbiare chi detiene il petrolio? Chi si sta comprando, pezzo a pezzo, tutta Europa? Mai! Senza vergogna, Irina Bokova, la direttrice dell’Unesco, ha annullato le prove della presenza millenaria degli Ebrei in Israele.

Bualem Sansal, scrittore algerino, già messo al bando nel suo Paese per aver osato recarsi a un convegno di scrittori a Gerusalemme, senza aver chiesto prima il permesso al suo governo ed aver avuto la colpa enorme di essere rimasto entusiasta della sua visita in Israele e di averlo raccontato, ha scritto una lettera aperta a Irina Bokova, per protestare contro la decisione Unesco.

Lo scrittore Bualem Sansal

Boualem Sansal, Scrittore algerino

Membro del Comitato onorario della mostra « 3500 anni di relazioni del popolo ebraico con la Terra santa»

a

Sig.ra Irina Bokova, Direttrice géenerale de l’UNESCO, Parigi.

Sig.ra Direttrice generale,

Vi indirizzo questa lettera per significarvi la mia sorpresa e il mio disappunto a seguito della vostra decisione di annullare la mostra « 3500 anni  di relazioni del popolo ebraico con la Terra santa», alla preparazione della quale la vostra onorabile istituzione ha attivamente partecipato e che ha accettato di ospitare nei locali della sua sede di Parigi. Questa vostra partecipazione mi aveva dato motivo in più per esser fiero di  far parte del Comitato d’onore, a fianco di eminenti personalità come Elie Wiesel, Esther Coopersmith, Patrick Desbois, Lord Carey di Clifton, Irvin Cotler.

A quanto ne so, la vostra decisione sembra far seguito alla richiesta del Gruppo Arabo all’’UNESCO che ha considerato la mostra negativa ai negoziati di pace e agli sforzi del Segretario di Stato americano, John Kerry, e nuocere alla neutralità dell’UNESCO.

Non posso credere che annullare una mostra culturale nella sede mondiale della Cultura e della Scienza possa favorire i negoziati di pace in corso. E’ come minimo pregiudiziale rispetto al contenuto di questa mostra e sicuramente introduce una difficoltà in più in questi negoziati. La cancellazione della mostra potrebbe essere percepita come un boicottaggio e quindi come una presa di posizione politica. Come scrittore, ho la pretesa di credere che la libera espressione serva alla pace, il confronto delle idee, il dialogo con l’Altro e, come algerino, so bene come l’assenza di democrazia nei nostri Paesi arabi impedisce la pace e nutre la violenza. Spegnere il fuoco in casa propria mi sembra più urgente che combattere una mostra culturale all’altro capo del mondo.

E’ avere una visione ristretta della neutralità di una istituzione domandare alla medesima di non aver nulla ache fare con l’Altro. La neutralità non vuol dire nulla, una istituzione come l’Unesco non deve essere neutra, deve impegnarsi a mostrare tutto, dell’uno e dell’altro: le culture e le fedi degli uni e degli altri. E’ cosi’ che si puo’ stabilire un dialogo proficuo. 

Il Gruppo Arabo potrà ora festeggiare la sua vittoria: sono riusciti a far annullare una mostra con il solo motivo che tratta de l’Altro e hanno fatto comprendere che l’Unesco è dalla loro parte. Ora vorremmo ascoltarli in merito alle negazioni della democrazia nei loro propri Paesi, negazioni che nei soli ultimi tre anni hanno fatto alcune centinaia di migliaia di morti.

Mi dispiace, signora Direttrice generale, che il vostro nome si sia associato a un affare che alla fine ha fatto torto a tutti.

Boualem Sansal

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Perché l’antisionismo di oggi è la continuazione del vecchio antisemitismo

L’ultima indagine che ha tentato di analizzare la percezione della popolazione italiana nei confronti degli Ebrei,  è stata presentata nel settembre 2013.  Che cosa ne emerge?

*Emerge una scarsa conoscenza degli Ebrei italiani e della loro vita. Permangono pregiudizi e generalizzazioni.

• C’è un “sapere condiviso ” fatto di luoghi comuni, di sentito dire, di convinzioni senza incertezze

• Quasi mai gli intervistati parlano di un Ebreo: la tendenza è quella di quella di generalizzare un’informazione, un’opinione, un’idea a tutti gli Ebrei… La parola stessa “Ebreo” sembra contenere un portato simbolico che trascina con sé molti stereotipi – sia negativi che positivi – alcuni dei quali millenari.

•E’ difficile per gli intervistati fornire un’immagine organica e coerente dell’Ebreo italiano.

•Nell’immaginario collettivo gli Ebrei sono contemporaneamente vicini e lontani, dentro e fuori, ingroup e outgroup

•L’immagine è confusa, atemporale: passato, presente e futuro sembrano sovrapposti, de-soggettivati.

•Gli intervistati fanno fatica a ragionare sull’Ebreo della porta accanto, l’Ebreo comune, contemporaneo, vivente

I rapporti tra Ebrei e Israele sono percepiti come molto forti e importanti. E’ condivisa la percezione di un legame intenso degli Ebrei italiani con lo Stato di Israele; un legame che passa dai frequenti viaggi al fatto di spedirvi i propri risparmi, ecc. Tale legame solo in alcuni casi sembra superare quello con lo Stato Italiano. La problematicità della relazione tra Ebrei e Israele (ossia tra una religione e un paese diverso da quello di residenza) è accentuata dal fatto che le immagini relative a quest’ultimo si riferiscono in larga parte a scenari bellici, in costante stato di allerta.

L’orientamento degli intervistati verso Israele va dalla critica moderata -tendenzialmente più adulta – a posizioni di contrasto molto dure, più giovanili.

E in chi osserva, spesso non sentendosi rappresentato dalla percezione generale, si riaffaccia sempre la domanda: “Perché?” Perché sembra ovvio il “persistere di pregiudizi millenari”? Perché il legame con Israele deve essere considerato “problematico”? Potrebbe anche non esserci quella risposta certa e chiara che si cerca. Potrebbero essere stratificate le cause: il nuovo sul vecchio, senza soluzione di continuità. Gli studi in merito sono varii e affrontano la questione da diversi punti di vista.

Questo è quello di Elliott A. Green (articolo originariamente pubblicato nel numero di Primavera 2012 della rivista Midstream (New York), tradotto in italiano da Elena Porcelli.

…A parte la presunta storicità di un “popolo Palestinese” ci sono almeno tre modi principali in cui l’antisionismo di oggi – come insieme di idee e temi – conserva l’eredità del vecchio antisemitismo.

1. Il mito del male ebraico, del peccato originale degli Ebrei e del sionismo, ovvero il peccato originale di Israele.

2. La natura estranea degli Ebrei, stranieri ovunque si trovino.

3. Il dominio ebraico sulla società, in un solo Paese o nel mondo.

La credenza nella malignità inerente e irrimediabile degli Ebrei e il peccato originale di Israele.

Se ci focalizziamo sull’antisemitismo europeo, vale a dire occidentale, cristiano, lasciando da parte l’ebreo-fobia di Arabi e musulmani, vediamo che il peccato originale degli Ebrei è l’accusa di aver causato la crocifissione di Gesù, tipicamente descritto come indifeso, innocuo, non pericoloso e intenzionato solo a fare del bene al mondo.

I quattro Vangeli, presi insieme, malgrado varie contraddizioni e discrepanze, indicano che gli antichi Ebrei hanno provocato la crocifissione di Gesù da parte dei Romani. Tuttavia, Joel Carmichael (ex direttore di Midstream) ha fatto notare che diversi frammenti di una narrazione diversa, di una diversa caratterizzazione di Gesù, sono ancora sparsi in tutti e quattro i Vangeli. (Joel Carmichael, The Death of Jesus (New York 1963). In un punto si cita la frase di Gesù: “Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia sinistra, tu porgigli anche la destra”.(Matt. 5:39 VUC).

Tuttavia, in un altro punto dice al suo pubblico: “Non sono venuto a portare la pace, ma una spada” (Matt. 10:34). Inoltre, uno dei suoi seguaci è descritto come Zelota, (Matt. 10:4), un altro è chiamato “Roccia” (Simone detto Pietro = Roccia; Matt. 4:18,10:2), altri due sono i fratelli detti Boanerges, cioè “Figli del tuono” (Marco 3:17; forse dall’ebraico Bney Ra`ash). Inoltre, si legge che ha rovesciato i tavoli dei cambiavalute. E questo basta su Gesù il pacifista. Non di meno, la tradizione cristiana insiste su un Gesù pacifista, innocente e innocuo. Questa caratterizzazione di Gesù è stata egemone nei secoli E in questo modo la visione di Gesù come mite e innocente ingrandisce l’orrore verso gli Ebrei, che avrebbero spinto i Romani a crocifiggerlo

Il “peccato originale” degli Ebrei fa sorgere la convinzione della loro inerente malvagità. Hyam Maccoby e Joshua Trachtenberg hanno entrambi analizzato “il mito della malignità ebraica”. Il primo ha considerato questo mito nel cristianesimo delle origini, in numerosi libri e articoli, il secondo si è occupato degli stereotipi medievali, ancora prevalenti nel Ventesimo secolo, nel suo ; The Devil and the Jews (1943) (Il diavolo e i giudei NdT).

Può essere superfluo sottolinearlo, ma l’odio verso gli Ebrei, basato sulla crocifissione, è continuato con forza nei tempi moderni. Consideriamo alcune resistenze ai cambiamenti proposti da papa Giovanni XXIII ai dogmi cattolici riguardo agli Ebrei, durante il concilio Vaticano II, 1962-1965. Ecco un’espressione di questo atteggiamento da parte del giornale cattolico francese La Croix (La Croce NdT), specificamente diretta contro l’emancipazione degli Ebrei:

“Ammettere gli Ebrei nella società cristiana è come dichiarare che il deicidio, per il quale portano una maledizione perpetua, non ha più a che vedere con la nostra generazione. Ma se noi siamo cristiani, loro restano maledetti”. (La Croix, 6 XI 1894) (Quoted in Michele Battini, Il Socialismo degli imbecilli (Torino: Bollati Boringhieri 2010), p 21)

Georges Montaron, direttore del settimanale francese cattolico di sinistra Témoignage Chrétien (Testimonianza cristiana) aggiornò il quadro della crocifissione fatta dagli Ebrei fino ad arrivare alla guerra dei Sei Giorni. Nell’estate del 1967, poco dopo la guerra, scrisse:

“Se Tel Aviv [vale a dire, Israele] ha bisogno di soldi, i miliardari si riuniscono ai piedi del Golgota.” (Témoignage Chrétien, (31 August 1967), p 4.)

Golgota, teschio in Aramaico, (Calvario in italiano Ndt) è il nome della collina dove Gesù è stato crocifisso, secondo il Nuovo Testamento. I super ricchi, i miliardari (e si sa che tutto il denaro lo possiedono gli Ebrei) appoggiano gli atti di crocifissione di Israele, primo fra tutti la guerra dei Sei Giorni. Montaron ha avuto la virtù di esplicitare quello che altri insinuavano, magari in modo laico e inconsapevolmente. In altre parole è possibile che autori dichiaratamente “laici” o “di sinistra”abbiano condiviso il paradigma della crocifissione presente nella mente di Montaron.

L’idea di un “popolo Palestinese” è emersa nei primi anni Sessanta, ma l’etichetta non è diventata dominante sui media che dopo la guerra dei Sei Giorni. Questa nozione ha trasformato concettualmente gli Arabi della Palestina in un popolo separato. Di conseguenza, questo gruppo di Arabi poteva essere visto come “vittima” nella lotta tra gli Arabi e Israele. Questa nozione lasciava gli Stati arabi fuori dal palcoscenico della politica, dietro le quinte, nascosti dietro la scenografia, malgrado le loro popolazioni, armamenti, petrodollari e influenza all’ONU fossero molto maggiori di quelli di Israele, tralasciando il sostegno degli altri Paesi islamici e l’influenza politica derivante dal controllo di una materia prima fondamentale, il petrolio.

Questa idea comprendeva anche una forma di identificazione tra questa parte del mondo arabo e Gesù (nelle menti occidentali), che sarebbe stata quasi impossibile, se in Occidente avesse continuato a prevalere l’idea pan-arabica di una sola grande nazione araba. La nozione fumosa dei “Palestinesi” come in qualche modo connessi con gli Arabi ma separati da essi, ha favorito la visione che identifica questi particolari Arabi con un Gesù collettivo. Anch’essi sono innocenti, pacifici, innocui e crocifissi dagli Ebrei, vale a dire da Israele, che rappresenta collettivamente tutti gli Ebrei. Georges Montaron intitolò un editoriale “Gesù Cristo, un profugo palestinese.” (Témoignage Chrétien (18 December 1969). On the “Christianization . . . of the Palestinian people,” see Information Juive, December 2009)

Bene Israel

Questa visione è diventata comune negli ambienti anti israeliani, in particolare, ma non solo, in quelli ecclesiastici. Tra i più laici, questa visione tendeva a essere un paradigma inconscio. La nozione di “popolo palestinese” ha progressivamente preso forza, dopo la guerra dei Sei Giorni, permettendo all’opinione pubblica di dimenticare che il conflitto armato reale era iniziato come una guerra pan-araba contro l’indipendenza degli Ebrei in Israele, iniziata poco dopo la raccomandazione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, del Piano di Partizione, il 20 novembre 1947. In verità, il ruolo militare degli Arabi palestinesi, nelle prime quattro guerre arabo israeliane – 1947-49, 1956, 1967, 1973 – è stato relativamente piccolo.

Se esaminiamo le rappresentazioni dei telegiornali, per esempio la BBC, i “Palestinesi” subiscono ripetutamente l’equivalente di una crocifissione da parte di Israele. Ogni sera, le trasmissioni televisive sugli scontri tra Arabi e Israeliani, la violenza degli Arabi contro Israele e/o civili israeliani e la repressione o la difesa di Israele di fronte a questa violenza, ci fanno vedere una Via Crucis. I “Palestinesi”, il Gesù collettivo, subiscono di continuo la Passione. Il medioevo è ritornato con forza, in veste religiosa e laica.

I rappresentanti e i capi dell’OLP hanno compreso il vantaggio di identificare Gesù come un Arabo palestinese. Il giornale ufficiale dell’Autorità Palestinese ha scritto: “Non dobbiamo dimenticare che il Messia [Gesù] è un Palestinese, il figlio di Maria la palestinese ” (Nov. 18, 2005). Per altro, questa affermazione non ha assicurato un buon trattamento per gli Arabi cristiani che vivono nelle zone controllate dall’Autorità Palestinese. Ma questa è un’altra storia.

Come esempio delle molte trasmissioni d’informazione che sono versioni ripetute della Via Crucis, consideriamo il caso di Muhammad al-Durah. Questa vicenda è stata anche descritta appropriatamente come una calunnia sull’omicidio rituale o una “accusa del sangue”. Ma anche la calunnia sull’omicidio rituale, come la Via Crucis, è una riproduzione della crocifissione. Anch’essa rappresenta un personaggio indifeso, innocuo e innocente, solitamente un ragazzo in età prepuberale, e in questo Muhammad al-Durah corrisponde a Gugliemo di Norwich, Ugo di Lincoln e Simonino di Trento. Di solito gli Ebrei sono accusati di usare il sangue dell’innocente assassinato in un rituale religioso ebraico, per esempio di mangiare il matzot (pane azzimo Ndt) preparato con il suo sangue.

Questo elemento manca dal caso al-Durah, benché compaia nel libello diffamatorio sul sangue diffuso a Damasco nel 1840, nel quale le vittime non erano ragazzini ma un prete e il suo servitore. Un prete, ovviamente, è comunemente rappresentato come innocente. Il vantaggio, per Israele, nel caso di al-Durah, è che il filmato completo dell’evento, compreso il “girato”, mostrato in un’aula di tribunale francese nel secondo processo per diffamazione contro Philippe Karsenty, ma non fornito da France2 quella tragica sera di settembre del 2000, mostra che il ragazzo non è morto nel momento e nel luogo riportati pubblicamente, se è davvero morto. Questo è confermato da altre prove. Pierre-Andre Taguieff, esperto di teorie del complotto e illusioni di massa e, in particolare, di quelle che riguardano gli Ebrei e i complotti giudaico massonici, considera la vicenda di al-Durah parte della tradizione delle menzogne anti-ebraiche, come il falso dei Protocolli dei Savi di Sion. (Pierre-André Taguieff, La nouvelle propagande antijuive, Du symbole al-Dura aux rumeurs de Gaza (Paris: Presses Universitaires de France 2010), pp 366-368.)

Il sangue entra anche nella nozione degli Ebrei come capitalisti blutsaugers (succhiasangue) diffusa nella giudeo-fobia tedesca del Diciannovesimo e Ventesimo secolo, fino alla Shoah e a volte anche dopo quell’orribile evento. Benché oggi il peccato originale di Israele sia spesso identificato con i fatto che gli Ebrei si stabiliscono nelle campagne – etichettato come “colonizzazione” anziché come “immigrazione”- il peccato originale di Israele, dopo la guerra di indipendenza, è stato visto nella presunta espulsione degli Arabi nel 1948. Molte persone hanno stampata nella mente l’immagine dei sopravvissuti alla Shoah, crudeli, insensibili e brutali, diventati a propria volta nazisti, che scendono dalle barche di profughi per cacciare gli Arabi, o – dal 1960 – gli innocenti “Palestinesi” dalle case dove vivevano da tempo immemorabile.

Questa narrazione trascura il fatto che i primi profughi in Israele, durante la guerra degli Arabi per prevenire l’indipendenza israeliana, erano Ebrei, a partire dal dicembre 1947. E i primi profughi di guerra a non poter tornare nelle proprie case sono stati gli Ebrei dei quartieri Shimon haTsadiq, Nahalat Shimon e Siebenbergen Houses di Gerusalemme, cacciati tra il dicembre del 1947 e il gennaio 1948.

Trascura anche le minacce bellicose e assetate di sangue degli Arabi prima e durante la guerra. Per esempio, Abdul-Rahman Azzam, segretario generale della Lega Araba, minacciò –ovviamente in forma di avvertimento: “Questa sarà una guerra di sterminio e un massacro enorme, di cui si parlerà come dei massacri dei Mongoli e delle Crociate. (Quoted in I F Stone, This Is Israel (New York: Boni & Gaer 1948); cf. Akhbar al-Yom (Cairo), 11 October 1947.)

1948, profughi Ebrei

Inoltre, nei primi mesi di guerra, gli Arabi prevalevano nei combattimenti e se ne vantavano molto esplicitamente. Questo fatto oggi viene ignorato, come ciò che ha detto il portavoce degli Arabi palestinesi al Consiglio di Sicurezza (16 aprile 1948): Gli arabi “non negavano” di essere stati loro a “dare inizio ai combattimenti . Avevamo detto a tutto il mondo che avremmo combattuto.” (Quoted by I L Kenen, Israel’s Defense Line (Buffalo: Prometheus 1981), p 53.)

Tutto sommato, è diventato chic vedere gli Ebrei e Israele come nazisti, come se facessero agli Arabi e ai Palestinesi innocenti, quello che i nazisti hanno fatto a loro ecc. Di sicuro, questa convinzione è ben radicata tra gli ebreofobi, le cui menti non potevano accettare che gli Ebrei fossero vittime innocenti della Shoah, vale a dire quelli che provavano risentimento in ogni caso per qualsiasi senso di colpa occidentale riguardo all’Olocausto. Questo sentimento è stato un’ulteriore motivazione per voler vedere i “Palestinesi” come innocenti e, in concomitanza, gli Ebrei come colpevoli di far loro del male. In altre parole, molte persone, in Occidente, sentivano la necessità psicologica di rifiutare – o di spogliarsi di- ogni senso di colpa riguardo all’Olocausto. La nota giornalista francese Catherine Nay ha affermato in televisione: “La morte di Muhammad [al-Durah] cancella, fa sparire quella del bambino ebreo, con le mani alzate davanti alle SS nel ghetto di Varsavia.” (Quoted by Ivan Rioufol, Le Figaro, 13 June 2008.)

L’operazione mentale di vedere gli Ebrei come colpevoli permette a queste persone di conservare un senso di rettitudine, perseverando serenamente nella tradizione giudeo-fobica. Il fatto che il più importante leader degli Arabi palestinesi, Haj Amin el-Husseini, abbia incoraggiato i governi satelliti dei Nazisti nell’Europa dell’Est a mandare i bambini Ebrei in Polonia (dove sarebbero stati tenuti “sotto stretto controllo” come ha scritto (Bartley Crum, Behind the Silken Curtain, New York, 1947; 112.) è ignoto a molti o percepito come irrilevante. La narrazione degli Arabi (e specialmente dei Palestinesi) aiuta a ripristinare e a conservare l’autostima dell’Occidente.

Profughi Ebrei

Già nel dicembre del 1948, un accademico americano, di ritorno dalla riunione dell’UNESCO a Beirut dichiarò che  “ gli Ebrei avevano buttato fuori gli Arabi palestinesi dai loro villaggi e dalle loro città, per riempirli di profughi Ebrei.” (Joseph Dunner, The Republic of Israel (New York 1950), p 160.)…

Stefano Levi della Torre ha sottolineato che è importante tener conto del fatto che “l’antisemitismo è una tradizione; viene trasmesso come una tradizione; va avanti costantemente, anche se con fluttuazioni, come una tradizione. Vale a dire, è un dato antropologico-culturale dell’Europa cristiana e post cristiana.” (Quoted in Battini, p 11.)

Levi della Torre si rende conto che il semplice fatto dell’Olocausto e un’apparente “Europa nuova” non hanno cancellato una tradizione vecchia di secoli. Lo stesso fa Jean-Claude Milner che ha scritto in questo filone un libro dal titolo provocatorio Les Penchants criminels de l’Europe démocratique [le inclinazioni criminali dell’Europa democratica] (Parigi: Verdier 2004).

Nella travolgente confusione intellettuale dei nostri tempi, la nozione di “popolo palestinese”, con le sue varie connotazioni, è diventata una mistica. Brendan O’Neill, un reporter di The Australian, dimostra che la “sinistra” non è esente da questo atteggiamento, questa tradizione, questa mistica. Riferisce dell’ossessione per Israele da parte di una folla che, in teoria, manifestava a Londra a favore degli Egiziani, vittime di repressione da parte del proprio governo. Tuttavia, i manifestanti di Londra dimostrano di essere più interessati a Israele, come simbolo odiato, che alle le sofferenze in corso degli Egiziani reali, anche se esprimono il proprio odio verso Israele idolatrando l’antitesi simbolica di Israele, cioè la Palestina.

Gli oratori hanno fatto fatica a far emozionare la folla per gli eventi in Egitto. Mentre, ogni menzione della parola Palestina suscitava un’eccitazione quasi pavloviana tra i partecipanti. Applaudivano quando veniva pronunciata la parola che comincia con la P, scandendo lo slogan “Palestina libera!”

Questo rivela qualcosa di importante sulla questione Palestinese….è diventata meno importante per gli Arabi e della massima importanza simbolica per gli estremisti occidentali, esattamente nello stesso momento. (Brendan O’Neill –The Australian, 16 febbraio 2011) Gridano: “Palestina libera”; non: “Egitto libero”. È evidente che la fissazione verso Israele, come simbolo odiato, o sulla “Palestina” come oggetto di adorazione è facilitata dall’idea di un popolo Palestinese. È dato per scontato che il “popolo Palestinese” viene ripetutamente crocifisso. E da quelli che hanno crocifisso Gesù. La nozione di “popolo palestinese” è diventata una mistica di sofferenza e lotta.

Pierluigi Battista riassume la mistica che opera in questo caso. Scrive che un atteggiamento mentale diffuso “ha fatto dei Palestinesi –in questi anni e decenni— non un’entità storica, ma l’incarnazione, il paradigma, il simbolo della Vittima. L’emblema del reietto, la sintesi di tutti i “dannati della Terra”. Il popolo per antonomasia che carica su di sé tutte le sofferenze, le atrocità, le angherie, subite dai popoli oppressi. Un simbolo che rimanda necessariamente al suo opposto, all’altro protagonista di un dramma più cosmico che storico, più ideale che reale e concreto: la figura, l’incarnazione, il paradigma del Persecutore. E se ha preso piede una colossale sciocchezza sulla vittima di “ieri” che si trasforma nel “carnefice” di oggi è perché voi, voi antisionisti, avete trovato le basi per delle certezze rassicuranti in questa grottesca rappresentazione del Bene e del Male che si scontrano in una lotta universale… è molto difficile liberarsi da un incantesimo manicheo così tossico.” (Pierluigi Battista, Lettera a un amico antisionista (Milano: Rizzoli 2011), pp 24-25.)

La natura estranea degli Ebrei.

In realtà, inizialmente gli Ebrei sono arrivati in Europa come immigranti, ma la convinzione che l’Ebreo sia un estraneo deriva anche da una tradizione religiosa. Kenneth Stow riflette sull’idea di Corpus Christi, il corpo di Cristo, nell’Europa medievale. Il corpo dei fedeli cristiani faceva parte del corpo di Cristo, e nello stesso modo erano visti i Comuni delle città e le altre entità politiche. ( Kenneth Stow, “Holy Body, Holy Society: Conflicting Medieval Structural Conceptions,” in BZ Kedar and RJZ Werblowsky, Sacred Space: Shrine, City, Land (Jerusalem: The Israel Academy of Sciences and Humanities 1998).

Ovviamente, gli Ebrei non erano e non potevano essere parte del corpo di Cristo. Quindi, erano degli estranei la cui semplice presenza violava la santità del corpo di Cristo. Gli Ebrei sono ancora percepiti come estranei in Occidente, senza dubbio con l’aiuto di governi interessati e di attività di guerra psicologica. È estremamente paradossale rendersi conto di come gli Ebrei fossero percepiti come estranei in molti Paesi europei cent’anni fa. Erano visti come estranei proprio perché erano di origine orientale o asiatica. Ciò significa che gli Ebrei hanno avuto origine in quello che ora si chiama Medio Oriente.

Però, oggi, gli antisionisti affermano ad alta voce che gli Ebrei sono estranei al Medio Oriente e in particolare al territorio storico di Israele. Questa visione sembra radicata tanto nella tradizione occidentale quanto nelle convinzioni degli Arabi musulmani. Certamente, le convinzioni sugli Ebrei, sia nell’ambito occidentale che in quello Arabo-musulmano sono complesse. Alcuni Arabi, soprattutto tra gli islamisti, vedono gli Ebrei di oggi esattamente come i discendenti degli Ebrei del tempo di Maometto, che si opponevano alla sua nuova religione. I jihadisti che navigavano sul traghetto turco Mavi Marmara, nel tentativo di rompere l’embargo di Gaza, favorendo così Hamas, cantavano questa simpatica canzoncina:

Khaybar Khaybar ya Yahud

Jaysh Muhammad sa ya`ud

[Ricordate] Khaybar Khaybar, Ebrei,

l’esercito di Maometto sta tornando

L’oasi di Khaybar, nell’Arabia del nord, era abitata , ai tempi di Maometto, da contadini Ebrei che si rifiutarono di arrendersi alle forze musulmane di Maometto e alla fine furono sconfitti, saccheggiati e uccisi o ridotti in schiavitù. Quindi, combattere contro gli Ebrei non è una novità, nell’immaginazione degli Arabi musulmani. Gli Ebrei sono visti con odio, disprezzo, ma non particolarmente come estranei provenienti da un altro continente.

In realtà gli Israeliti, e poi gli Ebrei, vivono in Medio Oriente da migliaia di anni. Piuttosto sono gli occidentali filo-arabi a vedere più facilmente gli Ebrei come estranei al Medio Oriente e a insistere che essi sono in realtà Europei, se non la quintessenza degli Europei, trasferendo così sugli Ebrei il senso di colpa dell’Europa per il colonialismo. Paradossalmente, come ho scritto prima, 100 o 200 anni fa, gli ebreofobi europei vedevano gli Ebrei come estranei all’Europa. Ora si dice che gli Ebrei sono europei estranei al Medio Oriente. L’accusa di fondo rimane la stessa, anche se il luogo da cui sarebbero estranei si è spostato. Essenzialmente, alcuni li percepiscono come estranei dovunque si trovino.

propaganda occidentale filo-araba

Più di 200 anni fa, Kant e Hegel, i fari della filosofia tedesca, definivano gli Ebrei come orientali inferiori, in quanto asiatici e di conseguenza incapaci di ragione, scienza e progresso. ( Questa visione era meno diffusa in Francia, benché fosse condivisa da Voltaire e d’Holbach. Evidenziando la natura estranea degli Ebrei, Kant ha esplicitamente descritto gli Ebrei tedeschi come “i Palestinesi che vivono in mezzo a noi.” ( Quoted in Robert Misrahi, Marx et la question juive (Paris: Gallimard 1972), p 149.) Questi erano gli inizi dell’ebreofobia post-cristiana, anche se derivata dalle credenze cristiane del Medioevo.

Un esempio delle convinzioni sul luogo da cui gli Ebrei sarebbero per natura estranei è Helen Thomas, una giornalista per lungo tempo molto importante tra i corrispondenti dalla Casa Bianca. Ha esibito una versione particolarmente perversa di questa convinzione antisionista. Ha detto che gli Ebrei che vivono in Israele dovrebbero “andarsene dalla Palestina” e “tornarsene a casa loro”. Quando le hanno chiesto quale fosse la “casa” degli Ebrei, Thomas ha risposto: ”Polonia, Germania…” L’aspetto forse più scioccante delle sue osservazioni è l’affermazione che Polonia e Germania siano “casa” ” per gli Ebrei, dato che ignora migliaia di anni di storia, culminati nei campi di sterminio di Hitler. Inoltre, Thomas sembrava inconsapevole dell’assurdità della sua posizione.

Dopotutto, come Americana nata da genitori libanesi, perché qualcuno, parlando a nome dei Nativi Americani, non avrebbe potuto dirle “tornatene a casa tua in Libano”? Di nuovo, come Georges Montaron, ha detto esplicitamente qualcosa che molti credono e affermano implicitamente o a voce più bassa.

Sono emerse anche argomentazioni basate sul presunto colore della pelle degli Ebrei, per sostenere la nozione della loro estraneità al Medio Oriente. Negli anni Sessanta, alcune pubblicazioni di estrema “sinistra”, ma anche altre, hanno affermato che gli Ebrei (o sionisti) avevano costruito la propria patria in un paese di “persone non bianche”. Questo insinuava che gli Ebrei fossero “bianchi”, diversamente dagli Arabi “non bianchi”. Questa argomentazione trascurava la tradizionale immagine di sé degli Arabi come “bianchi”, a confronto con i neri. (L’Africa Nera in arabo è chiamata “terra dei Neri” (bilad as-Sudan). Vedi Le Mille e Una Notte, “Shahzaman e Shahriyar”, o “Il Principe incantato” e altre favole . Anche Bernard Lewis, Race and Slavery in the Middle East, New York: Oxford University Press 1990).  Inoltre, il dogma nazista dell’inferiorità dei “non bianchi” non aveva impedito alla maggioranza dei nazionalisti Arabi di allearsi o simpatizzare con i nazisti.

In questo contesto è interessante il romanzo “Trilby”, di George DuMaurier, un best-seller nella Gran Bretagna del 1890, che racconta di un cattivo Ebreo, olivastro e personificazione del male. Il cattivo approfitta di una fanciulla bianchissima e innocente, combinando i temi dell’Ebreo come estraneo di colore scuro e malfattore. È da notare che DuMaurier ha caratterizzato il malfattore olivastro come un Ebreo polacco. (Linda Nochlin & Tamar Garb, The Jew London: Thames & Hudson 1995), Brian Cheyette, “Neither Black nor White: The Figure of the Jew in Imperial British Literature,” pp 31-35, e Tamar Garb, “Introduction: Modernity and the Jew,” p26.

Propaganda occidentale anti-Israele

Il dominio degli Ebrei su una nazione o sul mondo intero

L’idea paranoica del dominio Ebraico è favorita dalle credenze nell’intrinseca malvagità e peccaminosità degli Ebrei e nella loro natura estranea. Ma ha una storia indipendente. La classica dichiarazione dell’aspirazione degli Ebrei a dominare il mondo, il falso e il plagio, I Protocolli dei savi di Sion, ha avuto un immenso impatto omicida. Norman Cohn ha descritto quest’opera come un Warrant for Genocide (Mandato di genocidio Ndt) nel titolo del suo libro sull’argomento. Il suo impatto è stato enorme. Negli Stati Uniti, Henry Ford, il ricco fabbricante di automobili, sulla base dei Protocolli, ha prodotto la propria opera ebreofobica, che ha intitolato The International Jew (L’ebreo internazionale Ndt). I Protocolli sono usciti da un certo contesto ideologico e storico. Non si sono materializzati dal nulla.

Già nel 1806, Louis de Bonald, un aristocratico francese e cattolico che agognava il ritorno dell’ancien régime, aveva messo in guardia contro gli Ebrei emancipati che ottenevano potere politico, perché questo avrebbe portato alla dominazione Ebraica. (Battini, pp 34, 37.)  Nel 1845, Alphonse Toussenel, un socialista, seguace di Fourier, ha illustrato la questione con più efficacia. Ha intitolato il suo libro, ispirato a Bonald, Gli Ebrei, re del nostro tempo, (Les Juifs, Rois de l’époque). Alla fine del Diciannovesimo secolo, l’importanza degli Ebrei, emancipati da non molto tempo, nella vita economica di vari Paesi occidentali, suscitava fantasie di dominio ebraico. (Battini, pp 21-22)

vignetta antisemita

John Buchan ha scritto in merito a una fantasia di questo genere in Gran Bretagna, all’inizio della Prima Guerra Mondiale. Questo romanziere, autore di gialli con intrigo internazionale, ha messo gli Ebrei in cima alla gerarchia di quelli che complottavano per scatenare una guerra mondiale. Il narratore di Buchan riferisce quello che ha sentito da un misterioso interlocutore. I cospiratori Ebrei comprendono sia anarchici sia capitalisti.

“Gli anarchici volevano veder sorgere un nuovo mondo, I capitalisti volevano ramazzare gli shekel (quattrini NdT) e far fortuna comprando le rovine. Il capitale…non aveva né coscienza né patria. Inoltre, dietro di esso c’era l’Ebreo e l’Ebreo odiava la Russia più dell’inferno…”

“. . .l’Ebreo è ovunque ma lei deve scendere in fondo alla scala di servizio per trovarlo. Prenda qualsiasi grande impresa tedesca. Se ha degli affari con essa, il primo uomo che incontra è il principe von e zu Qualcosa, un giovanotto elegante…ma non conta un tubo. Se l’affare è grosso, lo supera e trova un individuo prognato della Westfalia, con la fronte bassa e i modi di un porco. È l’uomo d’affari tedesco che fa tanta paura ai giornali inglesi. Ma se ha un lavoro davvero importante ed è determinato a raggiungere il vero capo, scommetto dieci contro uno che la mettono davanti a un piccolo Ebreo pallido, su una poltrona di vimini e con lo sguardo di un serpente a sonagli. Si, caro signore, quello è l’uomo che proprio ora governa il mondo, e ha il coltello puntato sull’impero dello Zar, perché sua zia è stata oltraggiata e suo padre frustato, in qualche posto sperduto lungo il Volga. Non potei evitare di dirgli che i suoi Ebrei e i suoi anarchici non sembravano aver guadagnato molto terreno.“ (J Buchan, The Thirty-nine Steps (Edinburgh: Blackwood 1915); capitolo 1] (traduzione italiana I trentanove scalini Newton Compton)

In Germania, dall’altro lato, non molto dopo la I Guerra Mondiale, i Tedeschi mettevano in guardia contro la dominazione Ebraica, rifacendosi ai Protocolli. Ancora, anni dopo la fine del potere nazista nel 1945, uno dei più importanti leader politici dell’Europa Occidentale e della Comunità Europea, Charles De Gaulle, ha esplicitamente definito gli Ebrei “un popolo dominatore.” (Raymond Aron, De Gaulle, Israel and the Jews (London 1969), p 9, 22)

Mentre i i Protocolli –diventati famosi nel Ventesimo Secolo—avevano proclamato di rivelare un complotto ebraico per ottenere il domino del mondo, nel XXI° Secolo Stephen Walt e John Mearsheimer, accademici specializzati in relazioni internazionali, hanno sostenuto che Israele e gli Ebrei avevano già conquistato il dominio sulla politica del Medio Oriente. Questa era l’ambizione della loro “relazione di lavoro” pubblicata sulla London Review of Books, poi ampliata e pubblicata come libro, o quello che anni fa era definito un non-libro, The Israel Lobby.

Non spiegavano perché – se Israele e i suoi amici esercitavano un’egemonia sulla politica degli Usa in Medio Oriente – l’amministrazione Bush (anticipando Obama) aveva affermato che gli Ebrei, che vivevano oltre la linea dell’armistizio del 1949, fossero “un ostacolo alla pace”. Il loro libro o non-libro è ridicolo in sé e non può essere considerato una ricerca o un’analisi seria, nonostante la precedente reputazione di Walt e Mearsheimer. È stato in generale stroncato da critici che vanno da Walter Russell Mead ( Walter Russell Meade, “Jerusalem Syndrome,” Foreign Affairs November-December 2007) e Martin Peretz, a Jeffrey Goldberg e persino da accademici anche loro ostili a Israele.

I comunisti americani una volta hanno sostenuto che Israele fosse “un’appendice del Dipartimento di Stato” uno strumento dell’imperialismo degli Usa. Questo non era vero quando i comunisti l’hanno affermato, negli anni Cinquanta e Sessanta. Adesso, chi sta a sinistra rovescia il discorso: cioè, spesso. sostengono che gli Ebrei e/o Israele controllano la politica estera americana in Medio Oriente, a danno degli interessi degli USA; Quindi, per così dire, il governo degli Stati Uniti sarebbe “un’appendice” di Israele.

Tuttavia, a sostenere che gli Ebrei (o i sionisti) controllino gli Stati Uniti sono da molto tempo i nazisti americani e “gli ultra destri”. Questi ultimi amavano l’acronimo ZOG, che significa “Zionist-Occupied Government.” (governo occupato dai sionisti Ndt) Ora assistiamo allo spettacolo dei sostenitori della sinistra che fanno l’eco ad argomentazioni “di destra” o “neonaziste”.

Walt e Mearsheimer hanno reso accettabile l’idea del controllo Ebraico per molti che si considerano ben pensanti. Walt e Mearsheimer sono stati coloro che –più di chiunque altro– hanno gettato un ponte tra la “L’ultra sinistra” e l’“ultra-destra” su questo argomento, grazie alla loro “relazione di lavoro” –disponibile su Internet- e successivamente con il loro libro. Le critiche di Obama e del Segretario di Stato Clinton al fatto che degli Ebrei vivano in Giudea, Samaria o a Gerusalemme Est non riescono a convincere il Vero Credente che Israele non controlla la Casa Bianca. L’irrazionalità rifiuta la ragione e i fatti. Ed è impossibile persuaderla.

Gli anti sionisti di oggi seguono vecchi temi, vecchi paradigmi e archetipi dell’antisemitismo, dell’ebreofobia. Vino vecchio in bottiglie nuove.

Non credi all’antisemitismo? Dai uno sguardo alle vignette satiriche

Il Nuovo antisemitismo è il concetto secondo il quale una nuova forma di antisemitismo si è sviluppato nel tardo 20 ° e all’inizio del 21 ° secolo, proveniente dalla sinistra estrema , l’Islam radicale e l’estrema destra. Tende a manifestarsi come opposizione al sionismo e allo Stato di Israele. Il concetto generale postula che molto di quello che si presume essere la critica di Israele da parte di vari individui e organismi mondiali, equivale a demonizzazione e che, insieme ad una presunta recrudescenza internazionale di attacchi contro Ebrei e simboli ebraici e l’aumento dell’accettazione di credenze antisemite nel discorso pubblico, rappresenta un’evoluzione nella comparsa di credenze antisemite.” 

Uno dei mezzi sperimentati, rivelatisi tra i più efficaci, utilizzati in questa “evoluzione dell’antisemitismo” è l’uso di vignette. Lo sapeva bene la propaganda nazista: il segno va dritto all’obiettivo, evita giri di spiegazioni laboriose, resta impresso per sempre.

I “temi” sono sempre gli stessi: infedeltà degli Ebrei allo Stato nel quale vivono e sono nati, in favore di uno Stato straniero e odioso; potere economico delle lobbies ebraiche sul mondo; insopprimibile voglia di sangue “infedele”; deicidio.

Teorie vecchie? Sorpassate? Niente affatto! E’ stato sufficiente rivedere un po’ la veste grafica e aggiornare (neanche poi tanto) le didascalie al linguaggio moderno.  Pat Oliphant è un cartoonist americano, vincitore del premio Pulitzer nel 1967. In questa sua vignetta Oliphant , mostra una figura senza testa, in uniforme militare, marciare in una specie di “passo dell’oca”, mentre rotola una stella di Davide dalla faccia di squalo feroce contro una minuscola donna etichettata ‘ Gaza ‘ . Il Simon Wiesenthal Center, si espresse cosi’ in proposito:

” Le immagini di questa vignetta imitano la velenosa propaganda antisemita  nazista e sovietica ” “Sono state vignette come questa che hanno ispirato milioni di persone a odiare nel 1930 e contribuito a porre le basi per il genocidio nazista “.

la vignetta di Oliphant

Scrive Adam Levick:

“Le vignette devono esprimere idee in un modo facile da capire. Quindi sono spesso accessibili anche a persone che non sanno leggere. Sono anche un modo efficace per trasmettere odio e pregiudizi, compreso l’antisemitismo. L’anti-semitismo nelle vignette è stato studiato, tra gli altri, dal politologo belga Jöel Kotek nel suo libro “Cartoons and extremism”. (London: Vallentine Mitchell, 2009). Le vignette politiche hanno spesso, nel rafforzare gli stereotipi negativi sugli Ebrei, un impatto più immediato di un lungo saggio…. Tradizionalmente il nucleo del discorso anti- semita raffigura gli Ebrei come il male assoluto . La nozione culturale di ciò che significa è cambiata nel corso dei secoli . Nei tempi attuali il male assoluto è spesso espresso con l’accostamento Ebrei o Israeliani= nazisti. Questa accusa è di solito identificata con le virulenti vignette antisemite sui siti estremisti di destra e nei media arabi . Però , è anche il leit-motiv principale delle vignette antisemite nei blog progressisti .”

La Stella di David si trasforma in svastica

L’accostamento Ebrei/Israeliani= nazisti contiene in sé l’idea della spietatezza “genetica”, del potere esercitato al servizio del “Male”, del “divoramento” (i Rom, ad esempio, chiamano Porrajmos, “divoramento” lo sterminio nazista del loro popolo), del sangue. L’Ebreo-Israele è un mostro che divora chiunque gli si opponga.

Israele/Moloch in una vignetta del giornale tedesco Süddeutsche Zeitung

Questa è una vignetta che apparve sul giornale nazista tedesco Der Sturmer, nel 1933. il titolo citava il “pan-ebraismo”: “Una rana è seduta nell’erba verde. Non fa questo, non fa quello, non fa nulla. Ma accecati dal luccichio dell’oro, tutti gli volano in bocca.”

Carlos Latuff è uno dei disegnatori specializzati nella demonizzazione di Israele/Ebrei. Latuff fu il vincitore del secondo premio all’ International Holocaust Cartoon Competition in Iran nel 2006, sotto gli auspici del regime iraniano. Il tema era la derisione della Shoah, la sua negazione o il suo uso invertito.

la vignetta di Latuff, vincitrice del concorso iraniano

Carlos Latuff è un vignettista politico brasiliano, freelance, con una richiesta impressionante da parte di giornali, molti dei quali apertamente antisemiti. Anche se Latuff afferma di essere “solo” anti-sionista, le sue vignette hanno attirato le critiche e le accuse di utilizzo disinibito di “stereotipi giudeofobici”. Latuff è un ottimo esempio per illustrare l’idea dell’Ebreo che si nutre di sangue, lo “spietato parassita”. Nelle sue vignette il sangue è sempre presente, come fosse vitale  per l’Ebreo nutrirsene.

una vignetta di Latuff

La prima “accusa del sangue” contro gli Ebrei, sembra risalire al 40 prima dell’era moderna, ad opera di un certo Apion, un propagandista egiziano che riusci’ con quell’accusa a scatenare un pogrom contro gli Ebrei di Alessandria. Originariamente l’accusa del sangue addossava agli Ebrei il loro impastare le mazoth (il pane non lievitato di Pesach) con il sangue dei bambini cristiani.

Aggiornato ai tempi moderni, questo marchio d’infamia diventa Israele che uccide, si “nutre” dei bambini palestinesi. Il discorso si farebbe ampio: il sangue che è il tabù più importante nell’Ebraismo (divieto assoluto di cibarsene), il simbolo della vita, diventa il marchio del “divoramento”, della “consumazione” mortale a danno dei non-ebrei. I Palestinesi prendono il posto dei bambini cristiani, la sostituzione in questo caso diventa quasi ovvia. Per malvagità innata, ma anche per loro interesse economico.

una vignetta di Latuff

ancora Latuff, ancora il sangue al centro del “discorso”

Nel 1934, questa vignetta del Der Sturmen riprendeva lo stesso tema; la didascalia diceva: Svelato il piano assassino ebraico contro i “gentili”. Nel disegno, gli Ebrei raccoglievano in vassoi orientaleggianti, il sangue che stillava dalle gole bianche e pure dei cristiani. Sullo sfondo tre croci, a ricordare il “deicidio”. E “cavar sangue” è espressione utilizzata anche come metafora di “impoverimento”, “dissanguamento economico”, “consumazione”.

Non-umani che mediante violenza e inganno trasformano il resto del mondo, i non-ebrei, i “gentili”, in zombie proni al loro volere. Come ci testimoniano le migliaia di vignette più in voga, utilizzate perfino da grandi testate giornalistiche come il The Guardian. Ne abbiamo un esempio qui, in questa vignetta di Steve Bell: Netanyahu muove come burattini Tony Blair e William Hague, ministro inglese degli Affari esteri, rei di aver pubblicamente chiesto ad Hamas di fermare il suo attacco contro Israele, durante la crisi scoppiata a novembre del 2012.

la vignetta di Bell apparsa sul The Guardian

Blair è una marionetta tragicamente sorridente e con un occhio solo, segno della sua parzialità di giudizio; Netanyahu (che potrebbe quasi ricordare invece Sharon) muove i due burattini con sullo sfondo bandiere israeliane dalla forma di missili e fumo di missili veri. Il tutto presentato come un volantino di propaganda elettorale: Netanyahu avrebbe, secondo Bell, sfruttato questo nuovo scoppio di ostilità come arma da far valere alle elezioni che ci sarebbero state, in Israele, di li’ a pochi mesi.

Scrisse in proposito Walter Russel Mead, quando un giornalista della BBC dichiaro’ che “Gli ebrei americani influenzano la politica estera degli Stati Uniti, il che spiega il sostegno incrollabile di Washington a Israele”:

“… Le menti deboli … sono facilmente sedotte da generalizzazioni interessanti, ma vuote. Il commento attribuito a August Bebel che l’antisemitismo è il socialismo degli sciocchi può essere esteso a molti altri tipi di errori economici e superficiali che le persone fanno. Chi è sconcertato, frustrato e disorientato cerca una grande, semplifice ipotesi che gli possa dare qualche tipo di spiegazione ordinata di un mondo confuso; l’antisemitismo è uno degli inganni luccicanti che attirano il sopraffatto e chi non riesce a  capire.”

quando la satira è ottusa

Sempre sul tema sangue-aggressione-propaganda elettorale, Dave Brown aveva già pubblicato la sua vignetta nel 2003, sul The Indipendent: Sharon divorava bambini palestinesi, mostro nudo in uno scenario di guerra apocalittico. Sul suo membro lo stemma Vota Likud; la didascalia diceva: “Che c’è di strano? Non avete mai visto un politico baciare bambini? ” Vinse il premio  Britain’s 2003 Political Cartoon of the Year Award proprio con quella vignetta.

L’inversione dei ruoli e della storia è tema ricorrente nella “teoria della sostituzione” operata dai cartoonists politicizzati. In questa vignetta ad esempio Latuff si ispira alla famosa foto del bambino ebreo nel ghetto di Varsavia, con le mani alzate, davanti ai nazisti.

e l’originale

Gerard Scarf pubblico’ sul giornale The Sunday Times, uno dei giornali britannici considerati tra i più “seri”, questa vignetta, proprio il 27 gennaio, giorno Della Memoria: Netanyahu in veste di orrido muratore, è in procinto di costruire un muro, impastando i corpi e il sangue dei Palestinesi, su un terreno chiamato “elezioni israeliane” e la didascalia diceva: continuerà la cementificazione della pace? Alludendo fin troppo chiaramente alla “colonizzazione” israeliana.

Manfred Gerstenfeld nel suo libro “Demonizing Israel and the Jews” sostiene che  oltre 150 milioni di Europei hanno accettato una visione demoniaca di Israele. Un sondaggio nel 2011, condotto in sette paesi dall’Università di Bielefeld, a nome della German Friedrich Ebert Foundation, illustra la visione di Israele genocida nei confronti dei Palestinesi, il che significa che l’immagine di Israele=nazisti ha ormai profondamente permeato le principali società europee.

Nel 2003, uno studio di Eurobarometer chiese a un certo numero di  intervistati quali Paesi ritenessero una minaccia alla pace mondiale. Cinquantanove per cento degli europei affermo’ che Israele è una minaccia per la pace mondiale. Nessun altro paese sulla lista fu considerato altrettanto pericoloso da una percentuale così alta di intervistati. L’Iran risulto’ al secondo posto con il 53%, la stessa percentuale della Corea del Nord. Solo l’8% degli europei ritenne l’Unione europea  un pericolo per la pace mondiale. Eppure soldati europei hanno da allora partecipato a importanti attività militari  di gran lunga superiori a quelli in cui Israele è stato coinvolto.

E questo è ancora Latuff sullo stesso tema: Sharon mostro seduto sull’atomica, da una parte prende soldi americani, dall’altra ci massacra poveri, piccoli Palestinesi con un numero tatuato sul braccio. Ma in questa vignetta c’è anche l’accenno alla “blasfemia” dell’Ebraismo, al deicidio. Sharon è definito “anticristo”.

Se gli Ebrei sono “l’anticristo”, i Palestinesi diventano Cristo.

Yeshua diventa Palestinese, Yosef e Mariam diventano una famiglia palestinese vessata dagli “anticristi” Ebrei. Il Muro, ormai cosi’ definita mondialmente la separazione che ha salvato la vita al 90% degli Israeliani, l’ostacolo alla “Buona Novella“.

Cosi’ la propaganda araba sfrutta furbescamente quelli che sono i simboli più forti dell’immaginario cristiano occidentale. La Pietà di Michelangelo è una madre Palestinese con il figlio-Gesù trafitto dall’Ebreo.

Gesù è la Palestina e la Palestina è un martire: Gesù diventa il primo shahid (martire) Palestinese.

“Non dobbiamo dimenticare che (Gesù) il Messia, la pace sia su di lui, è Palestinese, il figlio di Maria la Palestinese, santificato da centinaia di milioni di credenti in questo mondo.” [Al-Hayat Al-Jadida, 18 novembre 2005]

“E ‘stato abbastanza naturale che i Palestinesi si siano levati per salvare i loro santuari [in] Nazareth senza che nessuno abbia pensato  ci possa essere differenza tra un cristiano e un musulmano … nella situazione palestinese, il signore Messia [Gesù] e sua madre [Maria] sono sia galilei che Palestinesi … ” [Al-Hayat Al-Jadida, 9 Marzo 2006]

Gesù … il patriottico e virtuoso antenato palestinese … ha portato avanti il suo Nuovo Testamento e l’ha diffuso tra gli uomini – cio’ portato gli Ebrei a perseguitarlo fino a che non lo presero, lo crocifissero, e lo uccisero ”

Cosi’ l’unico Paese medio orientale nel quale i Cristiani possono vivere in tutta sicurezza e professare la propria fede circondati dal massimo rispetto, diventa il loro persecutore e gli Arabi, nell’iconografia antisemita cosi’ cara all’Occidente delle “teorie della sostituzione” prendono il loro posto.

Non c’è posto per loro, dice la vignetta

Non credi all’aumento di anti semitismo in Europa e nel mondo? Dai uno sguardo alle vignette umoristiche.

Grazie al German Propaganda Archive per le vignette d’epoca nazista

Social Antisemitism 2.0

I social network sono quelle “piattaforme” on line utilizzate in modo abituale, in tutto il mondo, per mezzo delle quali la socialità ha allargato i suoi confini. Tramite i social networks possiamo mantenere contatti giornalieri con “amici virtuali” che vivono a migliaia di chilometri da noi, conoscere le date dei loro compleanni, sapere tutto (o quasi) della loro vita quotidiana, avere sotto gli occhi le foto dei loro familiari, dei loro animali domestici, conoscere i loro gusti in fatto di musica, cinema, libri, arte.

Questi “legami a distanza” possono diventare talmente forti e veri da mettere quelli della “vita reale” tra virgolette. E’ la “realtà” che in qualche modo perde nel confronto con il virtuale. Perché cio’ che difficilmente si potrebbe comunicare a una persona in carne e ossa, conosciuta da poco, on line diventa facile, è la norma. Anzi! L’interazione sempre e comunque, fosse anche con un semplice “like” è richiesta. La comunicazione avviene in simultanea con più persone, che possono scrivere anche da continenti diversi ed in brevissimo tempo, quello che più o meno impieghiamo per formulare un pensiero ed esprimerlo nel “reale”, riusciamo ad avere il punto di vista di un numero di persone, differenti tra loro. E’ stata la rivoluzione sociale del secolo.

Questo accesso facile ad un gran numero di utenti non poteva che fare gola a chi ha necessità di propagandare razzismo, antisemitismo, apologia del nazismo e del fascismo, omofobia e tutte quelle ideologie che, apparentemente, cozzano con l’idea di una società democratica ed equa.

On line le teorie complottiste, ad esempio, sono assurte al rango di “idee”, punti di vista, “documenti”. Quel “sospetto” che si presentava insistente al cervello ma difficile da sostenere con “prove”, quel dubbio non espresso nel timore di provocare una reazione di scherno da parte dell’interlocutore, quel risentimento senza nome, provato per alcune “categorie” sociali, la sensazione che qualcosa di “misterioso”, segreto, alieno si svolga alle spalle di cittadini ignari, sui social network si libera, diventa possibile, accettabile, “reale”. Anzi, lungi dal suscitare riprovazione, tali esternazioni diventano caratteristiche di coloro che “sono svegli”, che non “si lasciano ingannare”, che non “si lasciano imbavagliare”. Segno distintivo positivo, piuttosto che il contrario.

i social network hanno una policy che dovrebbe, in teoria, impedire l’abuso del mezzo. Facebook per esempio, una delle piattaforme più popolari, ha un regolamento che vieta l’incitazione all’odio, al razzismo, la pubblicazione di immagini violente, l’istigazione al suicidio, all’autolesionismo, alla discriminazione per motivi etnici, religiosi, sessuali. Al capitolo 3 delle “Condizioni” leggiamo:

Ci impegniamo al massimo per fare in modo che Facebook sia un sito sicuro, ma non possiamo garantirlo. Abbiamo bisogno che gli utenti contribuiscano a tutelare la sicurezza di Facebook ovvero che si impegnino a:

Non pubblicare comunicazioni commerciali non autorizzate (ad esempio spam) su Facebook.

Non raccogliere contenuti o informazioni degli utenti, né accedere in altro modo a Facebook usando strumenti automatizzati (come bot di raccolta, robot, spider o scraper) senza previa autorizzazione da parte nostra.

Non intraprendere azioni di marketing multi-livello illegali, ad esempio schemi piramidali, su Facebook.

Non caricare virus o altri codici dannosi.

Non cercare di ottenere informazioni di accesso o accedere ad account di altri utenti.

Non denigrare, intimidire o molestare altri utenti.

Non pubblicare contenuti: minatori, pornografici, con incitazioni all’odio o alla violenza, con immagini di nudo o di violenza forte o gratuita.

Non sviluppare o utilizzare applicazioni di terzi con contenuti correlati all’alcol, a servizi di incontri o comunque rivolti a un pubblico adulto (comprese le pubblicità) senza le dovute restrizioni di età.

Seguire le nostre Linee guida sulle promozioni e tutte le leggi applicabili se si pubblicizzano o propongono gare, offerte o concorsi a premi (“promozioni”) su Facebook.

Non usare Facebook per scopi illegali, ingannevoli, malevoli o discriminatori.

Non intraprendere azioni che possano impedire, sovraccaricare o compromettere il corretto funzionamento o l’aspetto di Facebook, ad esempio con un attacco di negazione del servizio o altre azioni di disturbo che interferiscano con il rendering delle pagine o con altre funzioni di Facebook.

Non favorire o incoraggiare alcuna violazione della presente Dichiarazione o delle nostre normative.

A questo proposito, ogni utilizzatore ha a disposizione la possibilità di segnalare post, foto e quant’altro ritenesse in violazione a queste norme. Nella realtà le segnalazioni Facebook che riguardano “hate speech”, antisemitismo e/o razzismo non sono mai prese in considerazione. Le sue pagine, private e pubbliche, rigurgitano di materiale antisemita e razzista che indisturbato resta a disposizione di un pubblico difficilmente quantificabile, ma comunque di proporzioni enormi. L’antisemitismo 2.0 è stato ufficialmente “sdoganato”, è diventato manifestazione accettabile.

Si è andata formando una “comunità” di utilizzatori mondiali che si ritrovano, si sostengono, si aggiornano, si incoraggiano tramite il social network. Ignorarne l’effettiva forza e l’efficacia sarebbe da stolti irresponsabili. Non si tratta più di casi isolati, non di alcuni “pazzi” che delirano tra di loro: è un fenomeno in costante crescita, supportato da pubblicazioni, forum, conferenze che spesso servono anche per incontrare di persona quelli che non si contentano di parlare sotto la maschera di un nick name.

Un esempio: vignetta apparsa nella pagina Facebook ‘Untold History’ e che viola palesemente la policy del social network; non rimossa

La pagina è gestita da un gruppo svedese, ma che pubblica su un server fuori dal paese, chiamato European Knights Project,  partner dell’Institute for Historical Review. Nella Home page è scritto a lettere maiuscole che si tratta di un “sito storico e non politico”. In realtà la pagina è impegnata nella negazione della Shoah e presenta solo una storia falsa e/o falsificata, ma anche attribuisce agli Ebrei ogni più “classica” e vile tra le accuse della propaganda antisemita.

Utilizzando principalmente vignette con didascalie , immagini Photoshoppate e cartoons , la pagina ospita tutti i più famosi best sellers dell’antisemitismo: gli Ebrei controllano l’America e vogliono controllare il mondo , la Shoah non è mai avvenuta ; gli Ebrei sfruttano il mito della Shoah , gli Alleati hanno fatto molto peggio ai tedeschi , giapponesi e nippo- americani di quello che i nazisti hanno fatto agli Ebrei; Hitler era un grande uomo, difensore della civiltà cristiana; il comunismo è uno strumento ebraico; Israele è la fonte di ogni male nel mondo; il 9 /11 fu lavoro del Mossad. E poi, altro strumento privilegiato utilizzato da questo genere di pagine, le false citazioni, come quella fabbricato dall’evangelista americano Texe Marrs e attribuita a Menachem Begin :

La nostra razza  è quella Eletta, noi siamo gli dei divini su questo pianeta . Noi siamo diversi dalle razze inferiori come esse lo sono dagli insetti …. le altre razze sono bestie e animali , bestiame nel migliore dei casi. Il nostro destino è quello di governare le razze inferiori . Le masse ci leccheranno i piedi e ci serviranno come schiavi . ”

Ogni elemento possibile alla condivisione: video, vignette, citazioni false, storie, opinioni, petizioni, puo’ diventare strumento di una propaganda che non conosce soste. La foto sotto è stata segnalata da OnLine Hate Prevention Institute e da Elder of Zyon e si trova all’interno di una pagina Facebook. E’ un esempio di un altro mascheramento utilizzato dai gruppi antisemiti per diffondere la loro propaganda:  il cosi’ detto “humor nero”, pagine che si presentano come satiriche, di un humor solo un po’ più cinico del solito e che invece sono spesso veri e propri manifesti di odio.

JCPA org, Jerusalem Center for Public Affair, ci mette sotto gli occhi un conteggio spaventoso nel suo realismo: se prendiamo un gruppo antisemita, su Facebook, che abbia 32.596 membri iscritti ed immaginiamo che ognuna di queste persone abbia una media di 150 amici –  da 150 a 200 sarebbe più esatto-  questo gruppo sarà pubblicizzato a circa 4,9 milioni di persone! E per farlo non ha nemmeno bisogno di fare ricorso agli stereotipi antisemiti che abbiamo visto finora, basta sventoli tra le sue finalità – come osserva JCPA- poche “parole d’ordine”:

Questo gruppo non attacca qualsiasi gruppo o individuo . Il nostro obiettivo è quello di raggiungere una soluzione pacifica . Questo gruppo afferma semplicemente che Israele è un regime di apartheid . Questo gruppo condanna fermamente il razzismo e non lo tollera. Sostenere l’illegittimità all’esistenza dello Stato di Israele, non può essere considerato anti -semita , anche secondo la definizione di antisemitismo, accettata e adottata nel 2005 .

E’ la via più semplice e di sicuro effetto; se qualcuno potrebbe avere da ridire sull’immagine di Anna Frank utilizzata brutalmente, sull’illegittimità di Israele a esistere difficilmente saranno sollevate obiezioni, anzi! Colui che condividesse simili propositi potrebbe addirittura ammantarsi di “difesa dei diritti umani” ed esserne quindi nobilitato.

Eppure basterebbe prendere atto dell’evidenza: di nessun altro Paese nel mondo, neanche degli Stati più “canaglia” è messo in discussione il diritto all’esistenza. A nessun altro Paese al mondo è augurata la distruzione. Israele rappresenta gli Ebrei nell’immaginario collettivo del mondo e quindi di quello on line, Israele E’ gli Ebrei. Come entra la critica a un governo, in questo? E’ apparso su Facebook.

Gilles Barnheim, ex Gran Rabbino di Francia

E questo, del noto disegnatore antisemita Latuff, amatissimo e condiviso da milioni di utenti on line, la possiamo davvero chiamare “legittima critica”?

E questa, dello stesso autore?

C’è sostanziale differenza tra queste vignette mostrate sopra e la propaganda nazista anti ebraica di inizio Novecento?

Tutto questo ( e molto, molto altro ancora) per la policy di Facebook non viola i parametri imposti. Ma per aver pubblicato questa foto sotto, diversi utilizzatori hanno avuto chiuso il proprio account con la motivazione “scena di sesso esplicito”

Festeggiare l’Intifada fa tenerezza all’Occidente; perché?

Venerdi’ 27 settembre 2013, ricorrevano i tredici anni dall’inizio dell’Intifada. A Gaza e Ramallah sono stati “festeggiati” con scontri, lanci di molotov e pietre, bandiere di Israele bruciate, ritratti di Peres e Netanyahu dati alle fiamme.

Tra i “pacifisti” o pacificatori o cooperanti italiani che dir si voglia, presenti a Gaza, c’è stato chi – non solo ha trovato giusto festeggiare tale ricorrenza – ma ha anche lamentato la scarsa visibilità data agli scontri sui media mondiali. Per esempio Rosa Schiano, cooperante a Gaza, come lo fu prima di lei Vittorio Arrigoni, al quale è succeduta, scrive sulla sua pagina facebook:

“Una domanda prima di andare a dormire. Una domanda che forse stanotte non mi farà più dormire. Perché i media occidentali non hanno coperto le manifestazioni che si sono tenute oggi in Cisgiordania e Gaza? Non è forse importante riportare dei moti di protesta nei paesi arabi? Non è forse importante riportare di manifestazioni di una resistenza che dura da 60 anni e che chiede la fine di un’occupazione e di un assedio che strangola un’ intera popolazione? Se i media non fossero piegati al ricatto… probabilmente avremmo fatto qualche passo in più.”

Rosa Schiano

E anche, della sua partecipazione attiva alla manifestazione:

“Una bella giornata di resistenza contro l’ occupazione. Il cuore ama, la gola brucia, l’aria è fresca ed il cielo e’ stellato. Nessun drone. Non ho paura stanotte, che sia una buonanotte.”

Ecco, per questa pacifista/pacificatrice/cooperante, ricordare e festeggiare l’Intifada ispira coraggio e amore al cuore. Su Wikipedia si puo’ leggere un elenco parziale delle vittime israeliane dell’Intifada, quell’impresa omicida e fallimentare, quel periodo di sangue e terrore che coinvolse tutti, palestinesi e israeliani.

Wichlav Zalsevsky (24), Rabbi Binyamin Herling (64), Amos Machlouf (30), Ayelet Shahar Levy (28), Hanan Levy (33), Noa Dahan (25), Sarah Leisha (42), Gabi Zaghouri (36), Miriam Amitai (35), Gavriel Biton (34), Itamar Yefet (18), Shoshana Reis (21), Meir Bahrame (35), Rina Didovsky (39), Eliyahu Ben-Ami (41), Eliahu Cohen (29), Binyamin Ze’ev Kahane (34), Talia Kahane (31), Ofir Rahum (16), Motti Dayan (27), and Etgar Zeituny (34), Dr. Shmuel Gillis, Simcha Shitrit (30), Staff-Sgt. Ofir Magidish (20), Sgt. David Iluz (21), Sgt. Julie Weiner (21), Sgt. Rachel Levy (19), Sgt. Kochava Polanski (19), Cpl. Alexander Manevich (18), Cpl. Yasmim Karisi (18), Naftali Dean (85), Yevgenya Malchin (70), Shlomit Ziv (58), Shalhevet Pass (10 months), Eliran Rosenberg-Zayat (15), Naftali Lanzkorn (13), Dina Guetta (42), Stanislav Sandomirsky (38), Dr. Mario Goldin (53), Simcha Ron (60), Yaakov “Koby” Mandell (13), Yosef Ishran (14), Idit Mizrahi (20), Tirza Polonsky (66), Vladislav Sorokin (34), Yulia Tratiakova (21), Miriam Waxman (51), David Yarkoni (53), Asher Iluz (33), Sara Blaustein (53), Esther Alvan (20), Gilad Zar (41), Maria Tagiltsiva (14), Raisa Nimrovsky (15), Ana Kazachkova (15), Katherine Kastaniyada-Talkir (15), Irena Nepomnyashchi (16), Mariana Medvedenko (16), Yulia Nelimov (16), Liana Saakyan (16), Marina Berkovizki (17), Simona Rodin (18), Aleksei Lupalu (16), Yelena Nelimov (18), Irena Usdachi (18), Ilya Gutman (19), Roman Dezanshvili (21), Diez Normanov (21), Ori Shahar (32), Yael-Yulia Sklianik (15), Sergei Panchenko (20), Jan Bloom (25), Yevgeniya Dorfman (15), Yehuda Shoham (5 months), Dan Yehuda (35), Doron Zisserman (38), Ilya Krivitz (62), Ekaterina (Katya) Weintraub (27), Aharon Obadyan (41) Yair Har Sinai (51), Eliahu Na’aman (32), Yosef Twito (45), Yehezkel (Hezi) Mualem (49), David Cohen (28), Yuri Gushchin (18), Ronen Landau (17), Tehiya Bloomberg (40, five months pregnant), Yitzhak Snir (51), Giora Balash (60), Zvika Golombek (26), Shoshana Yehudit Greenbaum (31), Tehila Moaz (18), Frieda Mendelsohn (62), Michal Raziel (16), Malka Chana Roth (15), Mordechai Schijveschuuder (43), Tzira Schijveschuuder (41), Ra’aya Schijveschuuder (14), Avraham Yitzhak Schijveschuuder (4), Hemda Schijveschuuder (2), Lily Shimashvili (33), Tamara Shimashvili (8), Yocheved Shoshan (10), Aliza Malka (17), Sharon Ben-Shalom (26), Yaniv Ben-Shalom (27), Doron Sviri (20), Dov Rosman (58), Meir Lixenberg (38), Oleg Sotnikov (35), Amos Tajouri (60), Dr. Yigal Goldstein (47), Morrel Derfler (45), Daniel Yifrach (19), Ruth Shua’i (46), Meir Weisshaus (23), Sarit Amrani (26), Salit Sheetrit (28), Zvia Pinhas (64), Sgt. Tali Ben-Armon (19), Sergei Freidin (20), Haim Ben-Ezra (76), Hananya Ben-Avraham (46), Tourism Minister Rehavam Ze’evi (75), Ayala Levy (39), Smadar Levy (23), Lydia Marko (63), Sima Menahem (30), Shoshana Ben Ishai (16), Menashe (Meni) Regev (14), Hadas Abutbul (39), Aharon Ussishkin (50), Noam Gozovsky (23), Michal Mor (25), Etty Fahima (45), Samuel Miloshevsky (45), Yehiav Elshad (28), Inbal Weiss (22), Assaf Avitan (15), Michael Moshe Dahan (21), Israel Ya’akov Donino (17), Yosef El-Ezra (18), Nir Haftzadi (19), Yuri Korganov (20), Golan Turgemen (15), Guy Vaknin (19), Adam Weinstein (14), Moshe Yedid-Levy (19), Ido Cohen (17), Rasem Safulin (78), Leah Strick (73), Cicilia Kozamin (76), Faina Zabiogailu (64), Mara Fishman (53), Ronen Kahalon (30), Riki Hadad (30), Samion Kalik (64), Mikha’el Zaraisky (71), Yitzhak Ringle (41), Ina Frenkel (60), Tatiana Borovik (23), Yelena Lumkin (62), Mark Khotimliansky (75), Rosaria Reyes (42), Prof. Baruch Singer (51), Yair Amar (13), Esther Avraham (42), Border Police Chief Warrant Officer Yoel Bienenfeld (35), Moshe Gutman (40), Avraham Nahman Nitzani (17), Yirmiyahu Salem (48), Israel Sternberg (46), David Tzarfati (38), Hananya Tzarfati (32), Ya’akov Tzarfati (64), Zion Ohana (45), Yoela Chen (45), Boris Melikhov (56), Aharon Ellis (32), Anatoly Bakshiev (62), Avi Yazdi (24), Edward Bakshayev (48), Dina Binayev (48), Sarah Hamburger (79), Svetlana Sandler (56), Pinhas Tokatli (81), Miri Ohana (45), Yael Ohana (11), St.-Sgt. Maj.(res) Moshe Majos Meconen (33), Moranne Amit (25), Rachel Thaler (16), Keren Shatsky (15), Nehemia ‘Amar (15), Ahuva Amergi (30), Maj. Mor Elraz (25), St.-Sgt. Amir Mansouri, Minhal Dragma (22), Valery Ahmir (45), Aharon Gorov (46), Avraham Fish (65), Avraham Nehmad (17), Avi Hazan (37), Lidor Ilan (12), Oriah Ilan (1), Shauli Nehmad (15), Gafnit Nehmad (32), Shiraz Nehmad (7), Shlomo Nehmad (40), Tsofit Yarit Eliahu (23), Ya’akov Avraham Eliahu (under 1), Liran Nehmad (3), Capt. Ariel Hovav (25), Lt.(res.) David Damelin (29), 1st Sgt.(res.) Rafael Levy (42), Sgt.-Maj.(res.) Avraham Ezra (38), Sgt.-Maj.(res.) Eran Gad (24), Sgt.-Maj.(res.) Yochai Porat (26), Sgt.-Maj.(res.) Kfir Weiss (24), Sergei Birmov (33), Vadim Balagula (32), Didi Yithak (66), Police officer FSM Salim Barakat (33), Yosef Habi (52), Eli Dahan (53), Devorah Friedman (45), Maharatu Tagana (85), Arik Krogliak (18), Tal Kurtzweil (18), Asher Marcus (18), Eran Picard (18), Ariel Zana (18), Limor Ben-Shoham (27), Nir Rahamim Borochov (22), Danit Dagan(25), Livnat Dvash (28), Tali Eliyahu (26), Uri Felix (25), Dan Imani (23), Natanel Kochavi (31), Baruch Lerner-Naor (28), Orit Ozarov (28), Avraham Haim Rahamim (29), Israel Yihye (27), Avia Malka (9 months), Eyal Lieberman (42), Lynne Livne (49), Lt. German Rojyakov (25), Yehudit Cohen (33), Alexei Kotman (29), Ofer Kanerik (44), Atara Livne (25) Noa Auerbach (18), Mogus Mahento (65), Bella Schneider (53), Alon Goldenberg (28), Aharon Revivo (19), Shimon Edri (20), Mikhael Altfiro (19), Meir Fahima (40), Yitzhak Cohen (48), Tsipi Shemesh (29), Gadi Shemesh (34), Esther Kleiman (23), Avi Sabag (24), Shula Abramovitch (63), David Anichovitch (70), Alter Britvich (88), Frieda Britvich (86), Andre Fried (47), Idit Fried (47), Dvora Karim (73), Michael Karim (78), Eliezer Korman (74), Yehudit Korman (70), Sivan Vider (20), Ze’ev Vider (50), Ernest Weiss (80), Anna Yakobovitch (78), George Yakobovitch (76), Avraham Beckerman (25), Shimon Ben-Aroya (42), Miriam Gutenzgan (82), Amiram Hamami (44), Perla Hermele (79), Marianne Myriam Lehmann Zaoui (77), Lola Levkovitch (70), Sarah Levy-Hoffman (89), Furuk Na’imi (62), Eliahu Nakash (85), Chanah Rogan (90), Irit Rashel (45), Clara Rosenberger (77), Yulia Talmi (87), Rachel Gavish (50), David Gavish (50), Avraham Gavish (20), Yitzhak Kanner (83), Tuvia Wisner (79), Michael Orlansky (70), Haim Smadar (55), Rachel Levy (17), Rachel Charhi (36), Aviel Ron (54), Anat Ron (21), Ofer Ron (18), Shimon Koren (55), Ran Koren (18)* Gal Koren (15), Adi Shiran (17), Shimon Shiran (57), Suheil Adawi (32), Dov Chernobroda (67), Moshe Levin (52), Danielle Menchel (22), Orly Ofir (16), Ya’akov Shani (53), Daniel Carlos Wegman (50), Carlos Yerushalmi (52), Tomer Mordechai (19), Border Police Cpl. Keren Franco (18), Border Police Cpl. Noa Shlomo (18), IDF Sgt.-Maj. (res.) Shlomi Ben-Haim (26), Sgt.-Maj. (res.) Nir Danieli (24), Sgt.-Maj. (res.) Ze’ev Henik (24), IDF Sgt. Michael Weissman (21), Prisons Service warder Shimon Stelkol (34), Avinoam Alafia (26), Nissan Cohen (57), Yelena Konrav (43), Rivka Fink (75), Zuhila Hushi (47), Lin Chin Mai (34), Chai Zin Chang (32), Danielle Shefi (5), Arik Becker (22), Katrina (Katya) Greenberg (45), Ya’acov Katz (51), Pnina Hikri (60), Sharuk Rassan (42), Shoshana Magmari (51), Anat Temporush (36), Haim Rafael (64), Daliah Massah (64), Nir Lobatin (31), Avi Biaz (26), Rahamim Kimche (58), Edna Cohen (61), Yisrael Shikar (45), Yitzhak Bablar (58), Esther Bablar (54), Regina Malka Boslan (62), Nawa Hinawi (51) Nisan Dolinger (43), Arkady Vieselman (39), Victor Tatrinov (62), Yosef Haviv (70), Elmar Dezhabrielov (16), Gary Tauzniasky (65), Ruth Peled (56), Sinai Keinan (14 months), Netanel Riachi (17), Gilad Stiglitz (14) and Avraham Siton (17), Albert Maloul (50), Cpl. Liron Avitan (19), Cpl. Avraham Barzilai (19), Cpl. Dennis Blumin (20), St.-Sgt. Eliran Buskila (21), St.-Sgt. Zvi Gelberd (20), Sgt. Violetta Hizgayev (20), St.-Sgt. Ganadi Issakov (21), Sgt. Sariel Katz (21), Cpl. Vladimir Morari (19), Sgt. Yigal Nedipur (22), Sgt. Dotan Reisel (22), St.-Sgt. David Stanislavksy (23), Sgt. Sivan Wiener (19), Zion Agmon (50), Adi Dahan (17), Shimon Timsit (35), Eliyahu Timsit (32) Erez Rund (18), St.-Sgt. Eyal Sorek (23), Yael Sorek (24, nine months pregnant) Hadar Hershkowitz (14), Boaz Aluf (54), Shani Avi-Zedek (15), Leah Baruch (59), Mendel Bereson (72), Raphael Berger (28), Michal Biazi (24), Tatiana Braslavsky (41), Galila Bugala (11), Raisa Dikstein (67), Dr. Moshe Gottlieb (70), Baruch Gruani (60), Orit Hayla (21), Helena Ivan 63, Iman Kabha (26), Shiri Negari (21), Gila Nakav (55), Yelena Plagov (42), Liat Yagen (24) Rahamim Zidkiyahu (51), Gila Sara Kessler (19), Shmuel Yerushalmi (17), Michal Franklin (22), Noa Alon (60), Hadassah Jungreis (20), Tatiana Igelski (43), Gal Eisenman (5), Yosef Twito (31), Rachel Shabo (40), Neria Shabo (16), Avishai Shabo (5), Zvika Shabo (14), Yonatan Gamliel (16), Keren Kashani (29), Ilana Siton (41), Galila Ades (43), Zilpa Kashi (67), Gal Shilon (32), Yocheved Ben-Hanan (21), Sarah Tiferet Shilon (11 months), The premature Weinberg infant Adrian Andres (30), Xu Hengyong (25), Boris Shamis (25), Li Bin (33), Dmitri Pundikov (33), Rabbi Elimelech Shapira (43), St.-Sgt. Elazar Lebovitch (21), Rabbi Yosef Dikstein (45), Hannah Dikstein (42), Shuv’el Zion Dikstein (9), Shlomo Odesser (60), Mordechai Odesser (52), David (Diego) Ladowski (29), Levina Shapira (53), Marla Bennett (24), Benjamin Blutstein (25), Dina Carter (37), Janis Ruth Coulter (36), David Gritz (24), Daphna Spruch (61), Revital Barashi (30), Shani Ladani (27), Amitai Yekutiel (34), Nizal Awassat (52), Mordechai Yehuda Friedman (24), Sari Goldstein (21), Maysoun Amin Hassan (19), Marlene Miriam Menahem (22), Sgt.-Maj. Roni Ghanem (28), Sgt. Yifat Gavrieli (19), Sgt. Omri Goldin (20), Adelina Kononen (37), Rebecca Roga (40) Avi Wolanski (29), Avital Wolanski (27), Yafit Herenstein (31), David Buhbut (67), Yosef Ajami (36), Shoshana (Rosanna) Siso (63), Ofer Zinger (29), Solomon Hoenig (79), Yossi Mamistavlov (39), Yaffa Shemtov (49), Jonathan (Yoni) Jesner (19), Shlomo Yithak Shapira (48), Oded Wolk (51), Sa’ada Aharon (71), Cpl. Sharon Tubol (19), St.-Sgt. Aiman Sharuf (20), St.-Sgt. Nir Nahum (20), Sgt.-Maj.(res.) Eliezer Moskovitch (40), Cpl. Ilona Hanukayev (20), St.-Sgt. Liat Ben-Ami (20), Sgt. Esther Pesachov (19), Ofra Burger (56), Iris Lavi (68), Suad Jaber (23), Indelou Ashati (54), Anat Shimshon (33), Osnat Abramov (16), Sergei Shavchuk (35), Orna Eshel (53), Hadas Turgeman (14), Linoy Saroussi (14), Julio Pedro Magram (51), Gaston Perpinal (15) Assaf Tzfira (18), Amos Sa’ada (52), Revital Ohayon (34), Matan Ohayon (5), Noam Ohayon (4), Yitzhak Dori (44), Tirza Damari (42), Col. Dror Weinberg (commander of the Hebron brigade) (38), Lt. Dan Cohen (22), Sgt. Igor Drobitsky (20), Cpl. David Marcus (20), Ch.-Supt. Samih Sweidan (Chief of Operations of Hebron’s Border Police unit) (31), Sgt. Tomer Nov (19), Sgt. Gad Rahamim (19), St.-Sgt. Netanel Machluf (19), St.-Sgt. Yeshayahu Davidov (20), Yitzhak Buanish (head of Kiryat Arba Emergency Response Team) (46), Alexander Zwitman (26), Alexander Dohan (33), Esther Galia (48), Hodaya Asraf (13), Marina Bazarski (46), Hadassah (Yelena) Ben-David (32), Kira Perlman (67), Ilan Perlman (8), Yafit Ravivo (14), Ella Sharshevsky (44), Michael Sharshevsky (16), Sima Novak (56), Mircea Varga (25), Dikla Zino (22), David Peretz (48), Haim Amar (56), Shaul Zilberstein (36), Ehud (Yehuda) Avitan (54), Mordechai Avraham (54), Ya’acov Lary (35), Noy Anter (12), Dvir Anter (14), Albert (Avraham) de Havila (60), Rabbi Yithak Arama (40), St.-Sgt. Noam Apter (23), Pvt. Yehuda Bamberger (20), Gavriel Hoter (17), Zvi Zieman (18), Massoud Makhluf Alon (73), Staff Sgt. Mazal Orkobi (20), Mordechai Evioni (52), Moshe (Maurice) Aharfi (60), Igor Zobokov (32), Lilya Zibstein (33), Amiram Zmora (55), Meir Haim (74), Boris Tepalshvili (51), Sapira Shoshana Yulzari-Yaffe (46), Ramin Nasibov (25), Ilanit Peled (32), Andrei Friedman (30), Avi Kotzer (43), Viktor Shebayev (62), Ion (Nelu) Nicolae (34), Mihai Sabau (38), Li Peizhong (41), Steven Arthur Cromwell (43), Krassimir Mitkov Angelov (32), Ivan Gaptoniak (46), Guo Aiping (47), Zhang Minmin (50) Eli Biton (48), Netanel Ozeri (34), Miriam Atar (27), Anatoly Biryakov (20), Smadar Firstatter (17), Daniel Harush (16), Motti Hershko (41), Tom Hershko (16), Meital Katav (20), Elizabeth (Liz) Katzman (17), Tal Kehrmann (17), Kmer Abu Khamed (12), St.-Stg. Eliyahu Laham (22), Avigail Lietel (14), Yuval Mendelevitch (13), Be’eri Ovad (21), Moran Shushan (20), Mark Takash (54), Asaf Tzur (16), Rabbi Eli Horowitz (52), Dina Horowitz (50), Zion Boshirian (51), Gabriel (Gabi) Pedatzur (49), Zachar Rahamim Hanukayev (39), Ahmad Salah Kara (20), Alexander Kostyuk (23), Ran Baron (24), Dominique Caroline Hass (29), Yanai Weiss (46) Tali Weinberg (26), Gideon Lichterman (27), Zion David (53), Gadi Levy (31), Dina Levy (37), Nelly Perov (55), Olga Brenner (52), Roni Yisraeli (34), Yitzhak Moyal (64), Ghalab Tawil (42), Marina Tsahivershvili (44), Shimon Ustinsky (68), Avi Zerihan (36), Hassan Ismail Tawatha (41), Kiryl Shremko (22), David Shambik (23), Moran Menachem (17), Sgt. Tamar Ben-Eliahu (20), Alan Beer (46), Eugenia Berman (50), Elsa Cohen (70), Zvi Cohen (39), Roi Eliraz (22), Alexander Kazaris (77), Yaffa Mualem (65), Yaniv Obayed (22), Bat-El Ohana (21), Anna Orgal (55), Zippora Pesahovitch (54), Bianca Rivka Shichrur (62), Malka Sultan (67), Bertin Tita (75), Miriam Levy (74), Haile Abraha Hawki (56), Avner Maimon (51), Noam Liebowitz (7), Avner Mordechai (58), Zvi Goldstein (47), Amos (Amit) Mantin (31), Mazal Afari (65), Amir Simhon (24), Haviv Dadon (16), Yehezkel (Hezi) Yekutieli (43), Erez Hershkovitz (18), Amatzia Nisanevitch (22), Avraham Bar-Or (12), Binyamin Bergman (15), Yaakov Binder (50), Feiga Dushinski (50), Miriam Eisenstein (20), Lilach Kardi (22, eight months pregnant), Menachem Leibel (24), Elisheva Meshulami (16), Tehilla Nathanson (3), Chava Nechama Rechnitzer (19), Mordechai Reinitz (49), Issachar Reinitz (9), Maria Antonia Reslas (39), Liba Schwartz (54), Hanoch Segal (65), Goldie Taubenfeld (43), Shmuel Taubenfeld (3 months), Rabbi Eliezer Weisfish (42), Shmuel Wilner (50), Shmuel Zargari (11 months), Fruma Rahel Weitz (73), Mordechai Laufer (27), Tova Lev (37) Shalom Har-Melekh (25), Senior Warrant Officer Haim Alfasi (39), Chief Warrant Officer Yaakov Ben-Shabbat (39), Cpl. Mazi Grego (19), Capt. Yael Kfir (21), Cpl. Felix Nikolaichuk (20), Sgt. Efrat Schwartzman (19), Sgt. Yonatan Peleg (21), Cpl. Prosper Twito (20), Sgt. Liron Siboni (19), Dr. David Applebaum (51), Nava Applebaum (20), David Shimon Avizadris (51), Shafik Kerem (27), Alon Mizrahi (22), Gila Moshe (40), Yehiel (Emil) Tubol (52), Eyal Yeberbaum (27), Shaked Avraham (7 months), Commander (res.) Ze’ev Almog (71), Ruth Almog (70), Moshe Almog (43), Tomer Almog (9), Assaf Staier (11), Brurua Zer-Aviv (59), Bezalel Zer-Aviv (30), Keren Zer-Aviv (29), Liran Zer-Aviv (4), Noya Zer-Aviv (1), Nir Regev (25), Zvi Bahat (35), Mark Biano (29), Naomi Biano (25), Hana Francis (39), Sharbal Matar (23), Mutanus Karkabi (31), Osama Najar (28), Irena Sofrin (38), Lydia Zilberstein (56), George Matar (58), Adva Tzippora Fisher (19), Cpl. Rotem Weinberger (19), Staff Sargent Noam Leibowitz (22), Cpl. Angelina Shcherov (19), Ro’i Arbel (29), Staff Sargent Tzur Or (20), Corporal Andrei Kegeles (19), Gal Shapira (29), Staff Sargent Vladimir Trostinsky (22), Avraham (Albert) Balhasan (28), Rose Boneh (39), Hava Hannah (Anya) Bonder (38), Anat Darom (23), Viorel Octavian Florescu (42), Natalia Gamril (53), Yechezkel Isser Goldberg (41), Baruch (Roman) Hondiashvili (38), Dana Itach (24), Mehbere Kifile (35), Eli Zfira (48), Ilan Avisidris (41), Lior Azulai (18), Yaffa Ben-Shimol (57), Rahamim Doga (38), Yehuda Haim (48), St.-Sgt. Netanel Havshush (20), Yuval Ozana (32), Benayahu Zuckerman (18), Eitan Kukoi (30), Rima Novikov Kukoi (25), Avraham Avraham (33), Gil Abutbul (38), Zion Dahan (30), Mazal Marciano (30), Ophir Damri (31), Moshe Hendler (29), Pinhas Zilberman (45), Avi Suissa (56), Maurice Tubul (30), Danny Assulin (51), George Khoury (20), Yaakov (Kobi) Zagha (40), Tali Hatuel (34, eight months pregnant), Hila Hatuel (11), Hadar Hatuel (9), Roni Hatuel (7), Merav Hatuel (2) Mordechai Yosepov (49), Afik Zahavi (4), Moshe Yohai (63), Victor Kreiderman (49), Shlomo Miller (50), Shoshana Amos (64), Aviel Atash (3), Vitaly Brodsky (52), Tamara Dibrashvilli (70), Raisa Forer (55), Larisa Gomanenko (48), Denise Hadad (50), Tatiana Kortchenko (49), Rosita Lehman (45), Karine Malka (23), Nargiz Ostrovsky (54), Maria Sokolov (57), Roman Sokolovsky (53), Tiroayent Takala (33), Eliyahu Uzan (58), Emmanuel Yosef (Yosefov) (28), Tiferet Tratner (24), Yuval Abebeh (4), Dorit (Mesarat) Benisian (2), Shlomit Batito (36), Assaf Greenwald (27), Hafez al-Hafi (39), Rotem Moriah (27), Tzila Niv (43), Gilad Niv (11), Lior Niv (3), Oleg Paizakov (32), Ludmilla Paizakov (30), Khalil Zeitounya (10), Michal Alexander (27), Roy Avisaf (28), Einat Naor (27), Tatiana Ackerman (32), Shmuel Levy (65), Leah Levine (64), Ariella Fahima (39), Salem (Sami) al-Kimlat (28), Nissim Arbiv (25), Gideon Rivlin (50), Ibrahim Kahili (46), Ofer Tiri (23), Dror Gizri (30), Ivan Shmilov (53), Munam Abu Sabia (33), Herzl Shlomo (51), Alaya-Haya (Ella) Abukasis (17), Oded Sharon (36), Yael Orbach (28), Yitzhak (Itzik) Buzaglo (40), Aryeh (Arik) Nagar (37), Ronen Reuvenov (30), Odelia Hubara (26), Yevgeny Reider (28), Avihai Levy (17), Aviad Mansour (16), Rachel Ben Abu (16), Nofar Horowitz (16), Julia Voloshin (31), Anya Lifshitz (50), Cpl. Moshe Maor Jan (21), Dana Galkowicz (22), Rachel Kol (53), Dov Kol (58), Michel Bahous, Nadir Hayak, Hazar Turki, Dina Turki, Sasson Nuriel (55), Matat (Rosenfeld) Adler (21), Kineret Mandel (23), Oz Ben-Meir (15), Katy David (27), Michael Koifman (68), Perahiya Makhlouf (53), Sabiha Nissim (66), Jamil Mohammed Ka’adan (48), Ya’akov Rahmani (68), Genia Poleis (66), Larissa Grishchenko (39), Daniel Golani (45), Alexandra Garmitzky (65), Haim Amram (26), Keinan Tsuami (20), Elia Rosen (38), Yosef (Yossi) Shok (35), Kinneret Ben Shalom Hajbi (58), Eldar Abir (48), Salam Ziadin, Khalid Ziadin (16), Rafi Halevy (63), Helena Halevy (58), Re’ut Feldman (20), Shaked Lasker (16), Philip Balhasan (45), Rozalia Beseneyi (48), Piroşca Boda (50), Marcel Cohen (73), Ariel Darhi (31), Victor Erez (60), Binyamin Haputa (47), David Shaulov (29), Lily Yunes (43), Lior Anidzar (26), Daniel Wultz (16), Marwan Abed Shweika (35), Eliyahu Asheri (18), Dr. Daniel Yaakobi (59), Fatima Slutsker (57), Yaakov Yaakobov (43), Emil Almaliach (32), Michael Ben Sa’adon (27), Israel Zamalloa (26), Erez Levanon (42), Shirel Friedman (32), Oshri Oz (36), Ido Zoldan (29), Lyubov Razdol’skaya (73),Roni Yihye (47), Neria Cohen (15), Segev Pniel Avihail (15), Avraham David Moses (16), Yehonatan Yitzhak Eldar (16), Ro’i Roth (18), Yohai Lipshitz (18), Yonadav Chaim Hirshfeld (18), Doron Mahareta (26),, Oleg Lipson (37), Lev Cherniak (53), Eli Wasserman (51), Shimon Mizrahi (53), Jimmy Kadoshim (48), Shuli Katz (70), Shir-El Friedman (35), Amnon Rosenberg (51), Elizabeth (Lili) Goren-Friedman (54), Batsheva Unterman (33), Jean Relevy (68), Avraham Ozeri (86), Beber Vaknin (48), Hani al-Mahdi (27), Irit Sheetrit (39)

Questi sono i nomi di alcune delle vittime dell’Intifada; ricordare il loro assassinio con lanci di molotov e propositi omicidi a Rosa Schiano rende il cuor contento.

Ma come hanno fatto i terroristi palestinesi a vincere la battaglia dei media? Come è possibile che nel ricco e pigro Occidente ci sia chi volentieri si schiera dalla parte degli assassini? Blaise Pascal una volta osservò che “la gente … arriva a credere non sulla base di prove, ma in base a quello che trova attraente”. ( De l’Art de persuader (“On the Art of Persuasion”), 1658) Oggi questo è confermato dalla scienza, e spiega perché i palestinesi hanno vinto la guerra dei media. Nel 2011 – un’epoca di informazioni abbondanti e verificabili – alcuni sondaggi rivelarono che ben il 40-60% dei cittadini europei ritiene che “Israele sta conducendo una guerra di sterminio contro i palestinesi.” Tanto più sconcertante se si considera che è Israele ad essere regolarmente minacciata di distruzione.  I risultati del sondaggio non sono peculiari all’Europa: simili tendenze preoccupanti sono state osservate tra i giovani americani, liberali, e le minoranze.

Memoriale ad alcune delle vittime israeliane del terrorismo

Nella lotta per i cuori e le menti (come diceva Rosa Schiano? “Il cuore ama, la gola brucia”), i propagandisti della “causa palestinese” hanno intuito da tempo ciò che la scienza dimostra ora. Immagini, spesso costruite completamente, in stages improvvisati sul posto, e accuse che attivano automaticamente la compassione pubblica sono incomparabilmente più convincenti della secca, argomentazione difensiva.

In effetti, la compassione – adattamento di sopravvivenza profondamente radicata – ha dimostrato di riuscire a far deviare pesantemente i nostri atteggiamenti sociali a favore di coloro che percepiamo essere vittime innocenti. I bambini che soffrono sono i testimonials ideali di questa istintiva compassione. Il nostro giudizio sociale “può essere influenzato più dalle emozioni che dalla ragione”: si tende a favorire quelli che vediamo come vittime in difficoltà anche a scapito delle più numerose, ma senza volto, altre vittime.

La rappresentazione dei palestinesi come vittime innocenti in pericolo è il filo conduttore che attraversa tutta la propaganda palestinese – ed è stata la chiave del suo successo popolare. Attraverso la produzione di massa di immagini strazianti, incentrate sui bambini, la messa in scena delle “news”, ​​la retorica manipolatrice, e la rigida censura, la propaganda palestinese ha usato con successo i media per imporre i Palestinesi come vittime del tutto innocenti della brutalità israeliana. Dopo essersi assicurata l’empatia del pubblico e bypassato il suo ragionamento critico, ritraendo i Palestinesi come vittime inermi, la propaganda palestinese si è creata milioni di alleati occidentali, ed i Palestinesi si sono messi al riparo da qualsiasi responsabilità delle loro scelte politiche. 

Dall’inizio della prima Intifada, i Palestinesi hanno deliberatamente usato i bambini come “fanteria” per le rivolte dedicate alla TV: l’immagine di David (i bambini palestinesi) inermi e pero’ irriducibili nel loro coraggio, di fronte a Golia-Israele, armato, organizzato e brutale, è risultata vincente, indipendentemente dai fatti reali:

“Le emozioni che tali immagini suscitano hanno più probabilità di vincere rispetto alla discussione razionale. Questa tendenza è così comune che nel campo della psicologia sociale è chiamata Errore Fondamentale di Attribuzione (FAE). Il FAE è “La tendenza a dare attribuzioni, interne oltre che esterne, per spiegare il comportamento osservato negli altri.” … Così, quando un telespettatore vede l’ennesima immagine di un soldato israeliano contro un lanciatore di pietre di sedici anni, rischia di credere che gli israeliani siano assassini assetati di sangue, mentre i Palestinesi semplicemente un popolo oppresso che vuole la sua libertà e la sua terra. L’attribuzione avviene quasi istantaneamente”.

Cosi’ i bambini sono stati sistematicamente impiegati per la rappresentazione del “martirio” e mandati in prima linea, davanti alle telecamere. 

L’efficacia dei bambini palestinesi morti come strumenti di propaganda fu sottolineata da Yasser Arafat nel 2002:

“Il bambino palestinese in possesso di una pietra, di fronte a un carro armato, è il più grande messaggio al mondo, quando quell’eroe diventa un ‘martire”

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=7M1Rq4WxEVU

La famosa foto AP di Faris Ouda, 15 anni,  che tirava pietre, divenne uno dei simboli iconici della resistenza palestinese.

Quando Ouda fu poi ucciso durante disordini, un Arafat raggiante dichiarò ai suoi giovani compagni di classe, “Salutiamo lo spirito del nostro eroe, il martire, Faris Ouda” Dopo aver cantato più volte il nome di Ouda tra applausi affascinati, Arafat incoraggio’ i bambini – alcuni di appena 11 o 12 anni – a emulare la “fermezza e il sacrificio,” di Ouda, attaccare i soldati e morire per le telecamere dei media occidentali. 

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=IHHP8CpvjnQ

I bambini sono inesorabilmente plagiati dalla più tenera età e nel modo più crudo a lottare per il “martirio” – nelle scuole, nello sport,  nei campi estivi, con la musica, nelle moschee, sui social media, nella cultura, nelle televisioni, e persino con le celebrazioni pubbliche dei terroristi suicidi.

E poi, oltre ai “bambini shahid” le costruzioni Pallywood, delle quali il “caso Al Dura” fu l’antesignano. Questo fenomeno di “news” confezionate per le telecamere è tutt’ora in corso ed è così dilagante che gli è stato dato un nome: “Pallywood.” Il Professor Richard Lande e i suoi colleghi hanno raccolto numerose prove,  esponendo la pratica di finte ferite, simulate per le telecamere occidentali, così come “finti funerali, messe in scena di sparatorie, … “nonne piangenti” professioniste “, e “false evacuazioni di ambulanze” . Gli attori sono diventati così sfacciati, e questa frode così comune, che in un video ormai famigerato del” funerale “di un palestinese, ucciso da Israele, il cadavere che cade fuori dalla sua barella salta rapidamente indietro.

Gli esempi sono innumerevoli e spesso sono stati “trattati” anche in questa pagina: uomini morti che dopo poco si alzano e aprono porte, come il  famoso video presentato dalla BBC;  

l’uomo che pur essendo ripreso mentre cerca disperatamente di salvarsi dal fuoco israeliano, chiamato al telefono si ferma e risponde e cosi’ via. Il fotografo italiano Ruben Salvadori ha ben evidenziato questa collusione tra sceneggiature da una parte, e media occidentali dall’altra. 

Le immagini mentali, moralmente cariche di storia, che vengono evocate da questa retorica stimolano il pubblico ad entrare in sintonia automatica e, quindi, a fianco con i Palestinesi. Le aggressioni palestinesi sono cancellate nel processo.

Come parte di questa strategia di riformulazione morale, i propagandisti palestinesi hanno riscritto il sionismo, la lotta per l’autodeterminazione ebraica nella patria ebraica, che è diventato “colonialismo” (e, per estensione, i Palestinesi sono stati accomunati ai nativi americani) . I Palestinesi che chiamano il loro terrorismo “resistenza” (“Mukawama”), sono equiparati quindi alle vittime della Shoah e ai combattenti della resistenza durante la seconda guerra mondiale. A rafforzare questo immaginario Ebreo / nazista, i Palestinesi si sono autonominati un popolo di “rifugiati” fuggiti dai “massacri” e dalla “pulizia etnica”. Allo stesso modo, la lotta al terrorismo di Israele è raffigurata come” razzismo “e il blocco contro Gaza, definito legittimo dalle Nazioni Unite, si caratterizza come “punizione collettiva“, per evocare ingiustizie come l’internamento giapponese nella seconda guerra mondiale . In altri momenti, i Palestinesi si paragonano a Gesù perseguitato dai Giudei, o alle vittime nere della supremazia bianca: Israele è accusato di essere uno stato di “apartheid” o, in alternativa, i Palestinesi sono identificati con Rosa Parks. In ogni caso, questa retorica calcolata, modella l’immagie dei Palestinesi vittime del tutto passive ed innocenti della ingiustificabile crudeltà israeliana.

La compassione è un potente adattamento evolutivo che, quando innescato da immagini di sofferenza ingiusta, ostacola la nostra capacità di rendere razionali giudizi morali. L’esperienza della compassione è di fattopsicologicamente gratificante e ci costringe a restare al fianco delle vittime percepite, indipendentemente dal contesto e dei fatti. Attraverso la messa in pericolo deliberata di bambini, delle immagini costruite, della retorica manipolatrice e della prepotenza dei giornalisti, i Palestinesi hanno sapientemente proposto sé stessi come vittime innocenti della crudeltà, e hanno quindi sfruttato la compassione pubblica. Di conseguenza, possono ora contare sull’appoggio di milioni di occidentali. E, dopo aver cementato la loro immagine di vittime innocenti, i crimini compiuti dai terroristi sono regolarmente assunti come semplici reazioni a reati israeliani. Gli israeliani hanno a lungo cercato di conquistare le menti con una moltitudine di argomenti difensivi e giustificazioni legali, e hanno perso. I terroristi palestinesi hanno invece scommesso su i “cuori”, e hanno vinto. 

Grazie a Honest Reporting

Chi ha bisogno del Diavolo?

Quanta resposabilità hanno i media nella percezione distorta di Israele? Lo abbiamo detto e ripetuto: moltissima. Tutte le “parole d’ordine” che ormai siamo abituati ad ascoltare a proposito dello Stato Ebraico non sono emerse spontaneamente un giorno, dal nulla: sono il frutto di una propaganda incessante, rivolta a indirizzare l’opinione pubblica occidentale. I fatti ovviamente smentirebbero questa retorica mortifera, se godessero della stessa capillare diffusione riservata alle bugie.

Parigi, Place de la Republique, 7 Ottobre 2000

“Israele sta operando la “pulizia etnica” del popolo  palestinese”. E’ la frase funzionale all’infame equazione: Israele/Ebrei=Nazisti. Lo leggiamo ovunque, perfino nei giornaletti di intrattenimento. Questo sondaggio è apparso nel documento Intolerance, Prejudice and Discrimination, A European Report:

Il bisogno europeo di paragonare Israele cioè, parafrasando Appelfeld, “cio’ che resta degli Ebrei” ai nazisti è stato analizzato, fra gli altri da Richard Landes, che lo ha associato alle  patologie derivate dal bisogno di liberarsi del senso di colpa derivato dalla Shoah. E’ un odio irrazionale, ossessivo, morboso, che non trova alcun riscontro nella realtà.

La Stampa, 3 Aprile 2002

Scrive Landes:

“…questa autorizzazione a scivolare nell’abuso di descrivere gli israeliani con i più sadici epiteti morali, in special modo come nazisti, è andata ben al di là non solo dell’ambito della Shoah e del tradizionale antisemitismo cristiano. Ha funzionato da appello fortissimo per quella che normalmente si pensa come laica (post-cristiana) sinistra progressista, un luogo nel quale non ci si aspetterebbe almeno questo tipo di odio-mercato e demonizzazione…;”

Durban, Agosto 2001

Tutte le statistiche in merito alla “pulizia etnica” ovviamente smentiscono questa narrativa e indicano una forte crescita della popolazione palestinese negli ultimi sessant’anni:

Dal 1949 ad oggi, la popolazione della West Bank è aumentata da 462.000 ai 2,5 milioni di oggi. Quella di Gaza, da 82.000 nel 1949 ai 1,7 milioni di oggi. Il numero di arabi uccisi nel conflitto arabo/israeliano dal 1920 è inferiore a quello degli arabi uccisi da arabi, in Siria soltanto, dal 2011. Di Ebrei (esclusi i giornalisti pro-palestinesi che vi risiedono) a Gaza e West Bank non ce ne sono praticamente più.

Nove Ebrei impiccati nella piùgrande piazza di Baghdad, nel 1969

Nel Medio Oriente arabo, la popolazione ebraica è passata da 850.000 nel 1949 a meno di 5000 oggi. Nonostante questo, i leaders arabi e palestinesi continuano a incitare al genocidio degli Ebrei ovunque essi siano, in Israele e nella Diaspora.

Scrive Barry Rubin:

“…Mai prima nella storia c’è stata una campagna concertata, sistematica, e viziosa per screditare e demonizzare Israele, soprattutto cercando di minarne il sostegno da parte della comunità ebraica nella Diaspora….Questi attacchi non possono essere presi a sé stanti e con ingenuità.. il politico britannico che accusa Israele di genocidio, un cartone animato che mostra Ariel Sharon mangiare i bambini palestinesi, il presidente egiziano che chiama gli Ebrei sub-umani, il giornale svedese che sostiene che Israele uccide i palestinesi per rubare i loro organi…”

E sionismo, Israele, sionisti, israeliani sono i termini che hanno preso il posto dell’inaccettabile “Ebrei”: “Gli ebrei vogliono conquistare il mondo.” No. “Israele vuole conquistare il Medio Oriente.” Va bene. “Gli ebrei usano il sangue dei bambini a Pesah per impastare il pane azzimo.” No. “Israele deliberatamente uccide bambini palestinesi”. Va bene.

Ariel Sharon visto da Latuff

Continua Rubin:

“Le categorie [di demonizzazione] includono, ma non si esauriscono, la falsificazione di fotografie e di fabbricazione di eventi; la distorsione della storia, la creazione di citazioni false; la pubblicazione di un numero sproporzionato di libri e articoli anti-israeliani; l’indottrinamento nelle scuole; il rifiuto del punto di vista comune israeliano e la travolgente enfasi di quello radicale, critico; l’eccessiva credibilità accordata alle fonti ostili, anche in merito a storie bizzarre (una per tutte, il falsa massacro a Jenin sulla base di un singolo informatore misterioso). Vi è anche la creazione di nuove categorie di “peccato” appositamente progettate come parte della campagna anti-israeliana e applicate solo a Israele, ad esempio il “pinkwashing” (il maltrattamento dei gay in un paese che è fra i più aperti al mondo) o quella della forza sproporzionata in tempo di guerra. A parte le ossessioni e il doppio standard è il desiderio, l’odio incontrollabile, la voglia di auto-giustizia, il disinteresse per l’equità e l’equilibrio, e la passione che mostra l’agenda nascosta di coloro che sono coinvolti. Essi sono indifferenti ai crimini di guerra reale, all’intolleranza e all’oppressione di tutti gli altri paesi del mondo…”

E l’uso del web ha di molto facilitato il diffondersi delle teorie demonizzatorie. Scrive Robert S. Wistrich:

“Non sempre la negazione della Shoah, il relativismo e l’inversione della realtà sono motivati da antisemitismo o dall’odio per Israele. Tuttavia questo è diventato un motivo centrale tra i negazionisti, soprattutto negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Australia, nonché in Francia, Romania, Austria e Germania. Un pioniere nello sfruttare il World Wide Web per questo scopo è stato il tedesco di origine canadese Ernst Zündel, un uomo di spettacolo incallito che, un tempo, gestiva un impero mini-multimediale a Toronto. Anche se alla fine estradato e incriminato in Germania, Zündel è stato in grado per vari decenni di promuoversi come eroico guerriero contro quella che ha definito “la menzogna del secolo.” Egli ha cercato di giustificare apertamente Hitler e i nazisti, presentandoli come diffamati da gli ebrei. Internet gli ha fornito (a lui e ad altri negazionisti) un modo efficace per aggirare la legislazione europea, progettata per punire propaganda neo-nazista e negazionisti. Circa venti anni fa, l’Istituto per la Historical Review con sede in California ha anche sviluppato i propri siti web per promuovere l’idea che la Shoah fosse stata una finzione “sionista”. Uno dei collaboratori americani più attivi dell’istituto nel 1990 è stato il libertario Bradley Smith, che ha sfruttato il Web come un prolungamento del suo “Progetto Campus” per promuovere la negazione della Shoah come storia “revisionista” presso college e università americane. Con la scusa di difendere il pluralismo e la libertà di parola, il suo obiettivo era quello di legittimare la negazione come una parte autentica di studio della Shoah. Le “verità” dei negazionisti sono, naturalmente, invenzioni pure che ignorano l’enorme massa di prove che va contro le loro conclusioni. I negazionisti di destra sono di solito impegnati a riabilitare il nazismo, il fascismo o la supremazia bianca razzista – uno sforzo in cui l’antisemitismo (mascherato da “antisionismo”) gioca un ruolo cruciale. Per i negazionisti di sinistra, l’odio per Israele è spesso il motivo più convincente. Ma è una prospettiva che coinvolge quasi inevitabilmente qualche variante della teoria di una cospirazione ebraica”.

Perché la società moderna ha ancora bisogno del Diavolo?

(Grazie a Cifwatch)

Gridare “Morte agli Ebrei” è antisionismo o antisemitismo?

Tuvia Tenenbom, nato a Tel Aviv, è un direttore artistico, sceneggiatore, scrittore e giornalista, fondatore dell’unico teatro Ebraico anglofono a New York, il Jewish Theater of New York. Fra i suoi scritti, I sleep in Hitler’s Room, un viaggio problematico nella Germania di oggi. Ma è quando è uscita la traduzione tedesca,  del suo libro “Allein unter Deutschen – Eine Entdeckungsreise”,  che è scoppiata la polemica: la critica non è stata unanime nei suoi giudizi; se il Der Spiegel lo ha definito un libro paragonabile alle teorie complottiste di Michael Moore, il settimanale Judische Algemeiner lo ha descritto “il nettare amaro della pura, non filtrata verità“.

Le polemiche hanno coinvolto anche il direttore della Fondazione del Memoriale di Buchenwald, Volkhard Knigge, il quale ha rifiutato di autorizzare la pubblicazione di un’intervista a Tenenbom che lo scrittore aveva ricordato nel suo libro, avvenuta durante un incontro a Gerusalemme, quando il direttore Knigge aveva consigliato a Tenenbom un bar chiamato “Uganda”, descrivendolo come luogo frequentato da “spiriti liberi”. Il bar in questione è frequentato da sostenitori della causa palestinese ed il nome del locale fa riferimento alla vecchia idea secondo la quale gli Ebrei avrebbero dovuto trasferirsi in Uganda piuttosto che in Palestina. E’ lo spirito che ha spinto i proprietari del locale a scegliere quel nome ed è anche l’idea che Knigge non sembra felice di far conoscere. Knigge ha accusato Tenenbom di mentire; dal canto suo lo scrittore ha ritenuto inopportuno che il Direttore del Memoriale di Buchenwald si permettesse apertamente riferimenti al conflitto arabo/israeliano.

Campo di concentramento di Buchenwald

Cosi’ è partita la crociata di Knigge contro Tenenbom. La polemica non ha ovviamente trattato de “l’idea Uganda” ma il Direttore del Memoriale, alla stampa tedesca, ha precisato: “Buchenwald non era un campo di sterminio, non c’erano camere a gas qui», in polemica – secondo il suo punto di vista – con quanto scritto da Tenenbom nel suo libro. Ma come è descritto Buchenwald in “I sleep in Hitler’s room”? La descrizione della visita al campo di Buchenwald di Tenenbom, con Daniel Gaede, capo del Dipartimento educazione a Buchenwald:

Camminiamo in quella che lui chiama la “stanza di patologia”. Questo campo di concentramento di Buchenwald, in realtà è un parco a tema, nel caso in cui non sia chiaro. Disneyland nella Patria dei Padri. Senza scherzi. Nella stanza dove sono ora si può vedere come funzionava questo posto. Qui c’è una struttura rialzata in pietra , con rubinetto e vari utensili da taglio, usati per prelevare gli organi dei corpi morti, prima che fossero inviati al crematorio. Un cuore servito per qualche tipo di ricerca, o teschi rimpiccioliti, ridotti alle dimensioni di un pugno e offerti agli amici come ornamenti. Se il morto aveva un bel tatuaggio, la pelle e la carne erano tagliate, essiccate e successivamente trasformate in paralumi. Che vita! Paralumi, e piccoli teschi come portachiavi. Un buon uso degli ebrei morti. Tutto allestito da persone con dottorato di ricerca.C’è un ascensore qui che era utilizzato per “spedire” i corpi direttamente nei forni. Nessuna menzione di “camere a gas” qui. … Questo era un luogo di intrettenimento. C’era uno zoo vicino al crematorio. chiedo a Daniel di spiegarmi una struttura strana che attraversa una stretta strada dal crematorio. “Questo era per gli orsi bruni,” mi dice. Orsi bruni? Che cosa fanno gli orsi bruni in un crematorio? Bene, si scopre che le SS avevano uno zoo, proprio accanto al luogo dove gli esseri umani erano trasformati in cenere, per far divertire i soldati. Gasati a sinistra, orsi bruni a destra. Insieme, costituivano un centro di grande divertimento.

Campo di Buchenwald

La parola “gasati” che tanto irrita Knegge non è pero’ stata usata solo da Tenenbom, in riferimento a Buchenwald. Nel 2009, il presidente Obama disse: “Domani mi recherò a Buchenwald, che faceva parte di una rete di campi nei quali gli ebrei furono resi schiavi, torturati, fucilati e gasati a morte dal Terzo Reich.” Knegge poi, in un comunicato a nome della Fondazione, ha continuato a sostenere le sue tesi. Ma perché riportare questa polemica? Perché l’antisemitismo nella Germania di oggi è ancora sotto la lente degli osservatori. A luglio di quest’anno il noto “Süddeutsche Zeitung” ha pubblicato una vignetta anti israeliana, questa

Israele è una bestia selvaggia, affamata, un Moloch che divora l’armamento militare tedesco. Il rabbino Abraham Cooper, socio decano del Centro Simon Wiesenthal, ha dichiarato al Jerusalem Post che la sua organizzazione “deplora la raffigurazione di Israele come un mostro, apparsa in un quotidiano tedesco.” Ha detto che la vignetta è “grottescamente oltre il limite della legittima critica e invoca uno dei classici strumenti dell’antisemitismo. L’ animalizzazione è uno strumento classico ed efficace nel disumanizzare un nemico, qualcosa che la propaganda nazista e sovietica hanno utilizzato più e più volte” La vignetta è  opera di Ernst Kahl. Sotto la vignetta, la didascalia del Süddeutsche: “La Germania è servita. A Israele sono state date armi per decenni e in parte gratuite. I nemici di Israele lo considerano un Moloch vorace.”

Questa vignetta invece apparve in una esposizione a Colonia, nel 2010

nella piazza della Cattedrale, il cuore della Colonia pedonale. QUI

La Germania sembra stanca di portarsi addosso il biasimo per la Shoah; il negazionismo è un crimine, e lo studio della Shoah fa parte dei programmi scolastici. Ma il risentimento verso gli Ebrei, accusati di “troppo pretendere” dalla Germania, si sfoga nel politically correct antisionista, appoggiato anche dalla forte presenza di immigrati di cultura musulmana. L’equazione nazisti=Israele è comunemente accettata da un certo ambiente politico. Felicia Langer, ad esempio, ex comunista israeliana, residente in Germania, nei suoi discorsi esorta sempre alla triste equazione, chiede che Israele sia processato per crimini di guerra, lo definisce “Stato di apartheid” ed arriva a elogiare Ahmadinejad per i suoi propositi genocidi. E nell’agosto 2009, il presidente tedesco Horst Kohler, che quattro anni prima era stato ricevuto alla Knesset,  sciocco’ la comunità ebraica onorando la Langer con la Croce al merito, il premio più prestigioso in Germania. 

Nel 2010, nonostante le proteste dell’ambasciata israeliana, il sindaco di Francoforte, Petra Roth, invito’ Alfred Grosser, un Ebreo di origine tedesca noto per essere freneticamente ostile a Israele, per assistere all’orazione annuale della Kristallnacht  nella Chiesa di Paolo. Grosser colse l’occasione per tracciare un parallelo tra il comportamento degli israeliani e dei nazisti e fu lodato dai media.

vignetta “antisionista” di Latuff

Un altro scandalo in corso riguarda il Centro tedesco sull’antisemitismo di Berlino, considerato il più importante istituto tedesco impegnato nel  soggetto. Fino allo scorso anno è stato guidato dal professor Wolfgang Benz, che ha ricevuto il suo dottorato di ricerca presso il professor Karl Bosl, un ex soldato imperiale nazista che mantiene tutt’ora una associazione con gruppi di estrema destra. Benz equipara l’islamofobia all’antisemitismo, sostenendo che i critici della pratica islamica ricordano  i nazisti antisemiti che attaccavano il Talmud. Recentemente ha contestato il fatto che gli omicidi terroristici islamici a Tolosa siano stati descritti in una “dimensione antisemita”. Respinge le preoccupazioni circa i Fratelli Musulmani dicendo che ricordano le fobie antisemite de I Protocolli dei Savi Anziani di Sion e si lamenta che bizzarramente si richiami l’attenzione sul fatto che i musulmani sono il 70 per cento dei detenuti a Berlino, paragonandolo ai deliri di Hitler  quando sosteneva che  “l’89% dei pediatri di Berlino nel 1930 erano ebrei.” QUI

I partiti di estrema sinistra, risultato dei partiti comunisti della ex Germania dell’Est, respingono con forza le accuse di antisemitismo. Gregor Gysi, leader del gruppo di ultra sinistra,  dichiaro’ nel 2011:

“In futuro, i rappresentanti del partito della Sinistra prenderanno provvedimenti contro ogni forma di antisemitismo nella società.” Il partito, si legge nella risoluzione, “non parteciperà più al boicottaggio dei prodotti israeliani, si asterrà dal chiedere una soluzione per uno Stato unico e non prenderà parte a questa edizione della flottiglia per Gaza.”

Tale risoluzione, tuttavia, non è stata accolta bene dalla base del partito. Il gruppo ha accusato di aver subito una  “museruola”, lamentando che la dichiarazione di Gysi è “anti democratica” e “pericolosa”, nelle parole della parlamentare Annette Groth.  Gysi ha dichiarato al giornale di sinistra Neues Deutschland. “Non vedo un problema con l’antisemitismo nel Partito della Sinistra,” . “Io non sono un sostenitore dell’uso inflazionistico del termine ‘antisemitismo’”.

Ma allora, se non esiste un problema del genere all’interno della sinistra, perché nel 2008-2009 attivisti di sinistra e gruppi di musulmani, insieme, gridavano: Morte agli Ebrei?