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Non credi all’antisemitismo? Dai uno sguardo alle vignette satiriche

Il Nuovo antisemitismo è il concetto secondo il quale una nuova forma di antisemitismo si è sviluppato nel tardo 20 ° e all’inizio del 21 ° secolo, proveniente dalla sinistra estrema , l’Islam radicale e l’estrema destra. Tende a manifestarsi come opposizione al sionismo e allo Stato di Israele. Il concetto generale postula che molto di quello che si presume essere la critica di Israele da parte di vari individui e organismi mondiali, equivale a demonizzazione e che, insieme ad una presunta recrudescenza internazionale di attacchi contro Ebrei e simboli ebraici e l’aumento dell’accettazione di credenze antisemite nel discorso pubblico, rappresenta un’evoluzione nella comparsa di credenze antisemite.” 

Uno dei mezzi sperimentati, rivelatisi tra i più efficaci, utilizzati in questa “evoluzione dell’antisemitismo” è l’uso di vignette. Lo sapeva bene la propaganda nazista: il segno va dritto all’obiettivo, evita giri di spiegazioni laboriose, resta impresso per sempre.

I “temi” sono sempre gli stessi: infedeltà degli Ebrei allo Stato nel quale vivono e sono nati, in favore di uno Stato straniero e odioso; potere economico delle lobbies ebraiche sul mondo; insopprimibile voglia di sangue “infedele”; deicidio.

Teorie vecchie? Sorpassate? Niente affatto! E’ stato sufficiente rivedere un po’ la veste grafica e aggiornare (neanche poi tanto) le didascalie al linguaggio moderno.  Pat Oliphant è un cartoonist americano, vincitore del premio Pulitzer nel 1967. In questa sua vignetta Oliphant , mostra una figura senza testa, in uniforme militare, marciare in una specie di “passo dell’oca”, mentre rotola una stella di Davide dalla faccia di squalo feroce contro una minuscola donna etichettata ‘ Gaza ‘ . Il Simon Wiesenthal Center, si espresse cosi’ in proposito:

” Le immagini di questa vignetta imitano la velenosa propaganda antisemita  nazista e sovietica ” “Sono state vignette come questa che hanno ispirato milioni di persone a odiare nel 1930 e contribuito a porre le basi per il genocidio nazista “.

la vignetta di Oliphant

Scrive Adam Levick:

“Le vignette devono esprimere idee in un modo facile da capire. Quindi sono spesso accessibili anche a persone che non sanno leggere. Sono anche un modo efficace per trasmettere odio e pregiudizi, compreso l’antisemitismo. L’anti-semitismo nelle vignette è stato studiato, tra gli altri, dal politologo belga Jöel Kotek nel suo libro “Cartoons and extremism”. (London: Vallentine Mitchell, 2009). Le vignette politiche hanno spesso, nel rafforzare gli stereotipi negativi sugli Ebrei, un impatto più immediato di un lungo saggio…. Tradizionalmente il nucleo del discorso anti- semita raffigura gli Ebrei come il male assoluto . La nozione culturale di ciò che significa è cambiata nel corso dei secoli . Nei tempi attuali il male assoluto è spesso espresso con l’accostamento Ebrei o Israeliani= nazisti. Questa accusa è di solito identificata con le virulenti vignette antisemite sui siti estremisti di destra e nei media arabi . Però , è anche il leit-motiv principale delle vignette antisemite nei blog progressisti .”

La Stella di David si trasforma in svastica

L’accostamento Ebrei/Israeliani= nazisti contiene in sé l’idea della spietatezza “genetica”, del potere esercitato al servizio del “Male”, del “divoramento” (i Rom, ad esempio, chiamano Porrajmos, “divoramento” lo sterminio nazista del loro popolo), del sangue. L’Ebreo-Israele è un mostro che divora chiunque gli si opponga.

Israele/Moloch in una vignetta del giornale tedesco Süddeutsche Zeitung

Questa è una vignetta che apparve sul giornale nazista tedesco Der Sturmer, nel 1933. il titolo citava il “pan-ebraismo”: “Una rana è seduta nell’erba verde. Non fa questo, non fa quello, non fa nulla. Ma accecati dal luccichio dell’oro, tutti gli volano in bocca.”

Carlos Latuff è uno dei disegnatori specializzati nella demonizzazione di Israele/Ebrei. Latuff fu il vincitore del secondo premio all’ International Holocaust Cartoon Competition in Iran nel 2006, sotto gli auspici del regime iraniano. Il tema era la derisione della Shoah, la sua negazione o il suo uso invertito.

la vignetta di Latuff, vincitrice del concorso iraniano

Carlos Latuff è un vignettista politico brasiliano, freelance, con una richiesta impressionante da parte di giornali, molti dei quali apertamente antisemiti. Anche se Latuff afferma di essere “solo” anti-sionista, le sue vignette hanno attirato le critiche e le accuse di utilizzo disinibito di “stereotipi giudeofobici”. Latuff è un ottimo esempio per illustrare l’idea dell’Ebreo che si nutre di sangue, lo “spietato parassita”. Nelle sue vignette il sangue è sempre presente, come fosse vitale  per l’Ebreo nutrirsene.

una vignetta di Latuff

La prima “accusa del sangue” contro gli Ebrei, sembra risalire al 40 prima dell’era moderna, ad opera di un certo Apion, un propagandista egiziano che riusci’ con quell’accusa a scatenare un pogrom contro gli Ebrei di Alessandria. Originariamente l’accusa del sangue addossava agli Ebrei il loro impastare le mazoth (il pane non lievitato di Pesach) con il sangue dei bambini cristiani.

Aggiornato ai tempi moderni, questo marchio d’infamia diventa Israele che uccide, si “nutre” dei bambini palestinesi. Il discorso si farebbe ampio: il sangue che è il tabù più importante nell’Ebraismo (divieto assoluto di cibarsene), il simbolo della vita, diventa il marchio del “divoramento”, della “consumazione” mortale a danno dei non-ebrei. I Palestinesi prendono il posto dei bambini cristiani, la sostituzione in questo caso diventa quasi ovvia. Per malvagità innata, ma anche per loro interesse economico.

una vignetta di Latuff

ancora Latuff, ancora il sangue al centro del “discorso”

Nel 1934, questa vignetta del Der Sturmen riprendeva lo stesso tema; la didascalia diceva: Svelato il piano assassino ebraico contro i “gentili”. Nel disegno, gli Ebrei raccoglievano in vassoi orientaleggianti, il sangue che stillava dalle gole bianche e pure dei cristiani. Sullo sfondo tre croci, a ricordare il “deicidio”. E “cavar sangue” è espressione utilizzata anche come metafora di “impoverimento”, “dissanguamento economico”, “consumazione”.

Non-umani che mediante violenza e inganno trasformano il resto del mondo, i non-ebrei, i “gentili”, in zombie proni al loro volere. Come ci testimoniano le migliaia di vignette più in voga, utilizzate perfino da grandi testate giornalistiche come il The Guardian. Ne abbiamo un esempio qui, in questa vignetta di Steve Bell: Netanyahu muove come burattini Tony Blair e William Hague, ministro inglese degli Affari esteri, rei di aver pubblicamente chiesto ad Hamas di fermare il suo attacco contro Israele, durante la crisi scoppiata a novembre del 2012.

la vignetta di Bell apparsa sul The Guardian

Blair è una marionetta tragicamente sorridente e con un occhio solo, segno della sua parzialità di giudizio; Netanyahu (che potrebbe quasi ricordare invece Sharon) muove i due burattini con sullo sfondo bandiere israeliane dalla forma di missili e fumo di missili veri. Il tutto presentato come un volantino di propaganda elettorale: Netanyahu avrebbe, secondo Bell, sfruttato questo nuovo scoppio di ostilità come arma da far valere alle elezioni che ci sarebbero state, in Israele, di li’ a pochi mesi.

Scrisse in proposito Walter Russel Mead, quando un giornalista della BBC dichiaro’ che “Gli ebrei americani influenzano la politica estera degli Stati Uniti, il che spiega il sostegno incrollabile di Washington a Israele”:

“… Le menti deboli … sono facilmente sedotte da generalizzazioni interessanti, ma vuote. Il commento attribuito a August Bebel che l’antisemitismo è il socialismo degli sciocchi può essere esteso a molti altri tipi di errori economici e superficiali che le persone fanno. Chi è sconcertato, frustrato e disorientato cerca una grande, semplifice ipotesi che gli possa dare qualche tipo di spiegazione ordinata di un mondo confuso; l’antisemitismo è uno degli inganni luccicanti che attirano il sopraffatto e chi non riesce a  capire.”

quando la satira è ottusa

Sempre sul tema sangue-aggressione-propaganda elettorale, Dave Brown aveva già pubblicato la sua vignetta nel 2003, sul The Indipendent: Sharon divorava bambini palestinesi, mostro nudo in uno scenario di guerra apocalittico. Sul suo membro lo stemma Vota Likud; la didascalia diceva: “Che c’è di strano? Non avete mai visto un politico baciare bambini? ” Vinse il premio  Britain’s 2003 Political Cartoon of the Year Award proprio con quella vignetta.

L’inversione dei ruoli e della storia è tema ricorrente nella “teoria della sostituzione” operata dai cartoonists politicizzati. In questa vignetta ad esempio Latuff si ispira alla famosa foto del bambino ebreo nel ghetto di Varsavia, con le mani alzate, davanti ai nazisti.

e l’originale

Gerard Scarf pubblico’ sul giornale The Sunday Times, uno dei giornali britannici considerati tra i più “seri”, questa vignetta, proprio il 27 gennaio, giorno Della Memoria: Netanyahu in veste di orrido muratore, è in procinto di costruire un muro, impastando i corpi e il sangue dei Palestinesi, su un terreno chiamato “elezioni israeliane” e la didascalia diceva: continuerà la cementificazione della pace? Alludendo fin troppo chiaramente alla “colonizzazione” israeliana.

Manfred Gerstenfeld nel suo libro “Demonizing Israel and the Jews” sostiene che  oltre 150 milioni di Europei hanno accettato una visione demoniaca di Israele. Un sondaggio nel 2011, condotto in sette paesi dall’Università di Bielefeld, a nome della German Friedrich Ebert Foundation, illustra la visione di Israele genocida nei confronti dei Palestinesi, il che significa che l’immagine di Israele=nazisti ha ormai profondamente permeato le principali società europee.

Nel 2003, uno studio di Eurobarometer chiese a un certo numero di  intervistati quali Paesi ritenessero una minaccia alla pace mondiale. Cinquantanove per cento degli europei affermo’ che Israele è una minaccia per la pace mondiale. Nessun altro paese sulla lista fu considerato altrettanto pericoloso da una percentuale così alta di intervistati. L’Iran risulto’ al secondo posto con il 53%, la stessa percentuale della Corea del Nord. Solo l’8% degli europei ritenne l’Unione europea  un pericolo per la pace mondiale. Eppure soldati europei hanno da allora partecipato a importanti attività militari  di gran lunga superiori a quelli in cui Israele è stato coinvolto.

E questo è ancora Latuff sullo stesso tema: Sharon mostro seduto sull’atomica, da una parte prende soldi americani, dall’altra ci massacra poveri, piccoli Palestinesi con un numero tatuato sul braccio. Ma in questa vignetta c’è anche l’accenno alla “blasfemia” dell’Ebraismo, al deicidio. Sharon è definito “anticristo”.

Se gli Ebrei sono “l’anticristo”, i Palestinesi diventano Cristo.

Yeshua diventa Palestinese, Yosef e Mariam diventano una famiglia palestinese vessata dagli “anticristi” Ebrei. Il Muro, ormai cosi’ definita mondialmente la separazione che ha salvato la vita al 90% degli Israeliani, l’ostacolo alla “Buona Novella“.

Cosi’ la propaganda araba sfrutta furbescamente quelli che sono i simboli più forti dell’immaginario cristiano occidentale. La Pietà di Michelangelo è una madre Palestinese con il figlio-Gesù trafitto dall’Ebreo.

Gesù è la Palestina e la Palestina è un martire: Gesù diventa il primo shahid (martire) Palestinese.

“Non dobbiamo dimenticare che (Gesù) il Messia, la pace sia su di lui, è Palestinese, il figlio di Maria la Palestinese, santificato da centinaia di milioni di credenti in questo mondo.” [Al-Hayat Al-Jadida, 18 novembre 2005]

“E ‘stato abbastanza naturale che i Palestinesi si siano levati per salvare i loro santuari [in] Nazareth senza che nessuno abbia pensato  ci possa essere differenza tra un cristiano e un musulmano … nella situazione palestinese, il signore Messia [Gesù] e sua madre [Maria] sono sia galilei che Palestinesi … ” [Al-Hayat Al-Jadida, 9 Marzo 2006]

Gesù … il patriottico e virtuoso antenato palestinese … ha portato avanti il suo Nuovo Testamento e l’ha diffuso tra gli uomini – cio’ portato gli Ebrei a perseguitarlo fino a che non lo presero, lo crocifissero, e lo uccisero ”

Cosi’ l’unico Paese medio orientale nel quale i Cristiani possono vivere in tutta sicurezza e professare la propria fede circondati dal massimo rispetto, diventa il loro persecutore e gli Arabi, nell’iconografia antisemita cosi’ cara all’Occidente delle “teorie della sostituzione” prendono il loro posto.

Non c’è posto per loro, dice la vignetta

Non credi all’aumento di anti semitismo in Europa e nel mondo? Dai uno sguardo alle vignette umoristiche.

Grazie al German Propaganda Archive per le vignette d’epoca nazista

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Sharon è grave… tornano i falsi miti

No, non è la BBC… era una canzonetta in voga un po’ di anni fa. Dice Wikipedia in proposito:

La BBC (sigla di British Broadcasting Corporation, anche informalmente chiamata dai britannici auntie – zietta, ma molto più spesso Beeb, soprattutto sui quotidiani e sui tabloid britannici), fondata il 18 ottobre 1922 come British Broadcasting Company Ltd., è il più grande e autorevole editore radiotelevisivo del Regno Unito con sede a Londra. La BBC è ritenuta, anche fuori dal Regno Unito, uno dei più autorevoli operatori radiotelevisivi del mondo, anche in ragione delle tradizionalmente rigorose modalità di produzione dei dati giornalistici che l’hanno resa un punto di riferimento per la categoria. 

Pero’,  quando si tratta di Israele le sue “rigorose modalità di produzione dei dati giornalistici” non si discostano poi molto dagli articoletti dei peggiori tabloid in commercio. I “falsi miti” che insistentemente continuano a circolare in merito a fatti e personaggi che hanno contribuito alla storia di Israele, sono ben lungi dall’essere accantonati, se non proprio smentiti.

Esempi ce ne sono a iosa; l’ultimo in ordine cronologico riguarda il peggioramento delle condizioni di salute di Ariel Sharon, da sette anni in coma. Il 1° gennaio, nello spazio Medio Oriente-Europa, tracciando una biografia di Sharon, la BBC scrive:

“A seguito di una ondata di attentati suicidi e attacchi da parte di militanti palestinesi in Israele nel 1990 e oltre, Sharon cerco’ di fortificare lo Stato con la costruzione della controversa barriera in Cisgiordania.”

E’ uno dei falsi più comuni a proposito di Sharon. In realtà, l’idea di una recinzione antiterroristica fu proposta da Yitzhak Rabin dieci anni prima e, nel 1995 Rabin nomino’ la Commissione Shahal per studiarne la fattibilità. Quando il terrorismo palestinese contro i civili israeliani raggiunse il culmine con la seconda Intifada, un gruppo di base apartitico, chiamato ‘Fence for Life‘ si formo’ per spingere il governo israeliano a costruire una barriera protettiva. Sharon, all’epoca a capo del Likud, dovette cedere alla richiesta popolare, nonostante fosse stato in precedenza contrario all’idea.

Ma soprattutto la BBC non si tira indietro nello sfruttare il mito più ricorrente riguardo Sharon: la seconda intifada fu causata dalla sua “passeggiata” al Monte del Tempio! Sono 14 anni che le leaderships Palestinesi si sgolano a dire e ripetere che la seconda intifada non fu “merito” di Sharon, ma che fu programmata minuziosamente per mesi e messa in atto da Arafat. Naturalmente non è solo prerogativa della BBC fare il possibile per mantenere intatto questo falso: il Guardian, per citare un altro “illustre” canale di informazione, si accoda volentieri.

Che frustrazione per la memoria di Arafat che fece della seconda intifada il suo vessillo! Il suo nome non compare nel mito, la colpa esclusiva fu di colui il quale, nell’immaginario collettivo, è stato designato da anni come “il male assoluto”, in contrapposizione a Rabin, vissuto come “l’unico israeliano che voleva la pace”. Sarà forse a causa dell’essere stato, quest’ultimo, ammazzato da un altro israeliano? Possibile.

Scrive Avner Falk sul Jewish Political Studies Review 18:1-2, 2006:

Olivier Nicolle , un altro psicoanalista francese , chiama il discorso moderno dell’antisemitismo una “formazione psichica collettiva” che difende inconsciamente gruppi antisemiti contro l’ansia dei loro conflitti interiori . Nicolle ha sostenuto che l’attuale ondata di antisemitismo europeo è stato accentuato da eventi collettivi di dimensioni nazionali, internazionali e anche mondiali , attraverso i quali trova forme di espressione e di canalizzazione delle sue dinamiche verso un oggetto preciso, chiaramente visibile. Secondo il suo punto di vista, gli  slogan antisemiti contemporanei sono il prodotto di condensazioni inconsce e spostamenti di scene di fantasia collettiva . Questi slogan vanno dal più eloquente , come nel discorso antisemita dell’allora premier malese, Mahathir Mohammed, nel 2003 , fino ai più laconici, come l’equazione tra la stella di Davide e la svastica , dai più violenti , come ” Un Ebreo – una pallottola , ” ai più allusivi, come  ” No al comunitarismo “, una parola francese che allude al “crimine” degli ebrei di organizzarsi in comunità e tradire il loro patto con la Repubblica francese . Una volta proclamati , slogan come “Bush = Sharon = assassino “, acquistano legittimità e diventano ” opinione pubblica” .

Ma torniamo ai fatti: Sharon ebbe la responsabilità per la Seconda intifada? Un rapporto approfondito del Jerusalem Center for Public Affairs di Jonathan Halevi precisava:

“Ampia testimonianze, attuali e retrospettive, dimostrano il ruolo dell’Autorità Palestinese nell’avviare e gestire la Seconda Intifada come un vasto attacco di terrore, progettato per imporre un ritiro unilaterale e incondizionato di Israele, e preparare le condizioni, in previsione della battaglia per la realizzazione della richiesta del ritorno dei rifugiati…. La decisione finale di avviare la seconda Intifada fu presa da Yasser Arafat, immediatamente dopo la conclusione del secondo summit di Camp David, conclusosi il 25 luglio 2000. Le direttive furono diffuse alle forze di sicurezza nazionali, chiedendo loro di prepararsi per la possibilità immediata di iniziare una campagna violenta contro Israele.”

Potrebbe risultare assurdo il credere che cinque anni di guerra feroce, con attacchi sistematici e accuratamente programmati  possa essere divampata “all’improvviso”, “spontaneamente”, vero? Invece il mondo ci ha creduto e i mggiori media nel campo dell’informazione continuano a perpetrarne il mito. Sharon non fece nulla di illegale quando si reco’ al Monte del Tempio, luogo ritenuto sacro da Ebrei e Musulmani. Non cerco’ di entrare nella moschea di Al Aqsa, né in un altro luogo musulmano qualsiasi. Ma, a parte qualsiasi considerazione si possa fare in merito all’opportunità o meno del suo gesto, ci sono le testimonianze della leadership palestinese a chiarire.

Imad Al – Falouji , all’epoca ministro delle Comunicazioni , ha ammesso alla stampa palestinese che la violenza fu pianificata in precedenza della visita di Sharon; il 6 dicembre 2000, il quotidiano palestinese Al-Ayyam riporto’ quanto segue:

“Parlando ad un simposio a Gaza, il ministro palestinese delle Comunicazioni, Imad Al-Falouji, ha confermato che l’Autorità palestinese aveva iniziato i preparativi per lo scoppio dell’attuale Intifada dal momento in cui i colloqui di Camp David si conclusero, questo in conformità alle istruzioni impartite dal Presidente Arafat stesso. Mr. Falouji ha continuato dicendo che Arafat ha lanciato questa Intifada come la fase culminante delle posizioni palestinesi, immutabili nel corso dei negoziati  e che non è da intendersi meramente come una protesta per la visita del leader dell’opposizione israeliana, Ariel Sharon, al Monte del Tempio “.

La dichiarazione di Al- Falouji è stata portata come prova davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed è di dominio pubblico .

Non fu certo l’ unica occasione in cui al- Falouji ammise che la violenza fu premeditata . Pochi mesi dopo , durante una manifestazione di sostenitori presso il campo profughi palestinese ‘Ein Al- Hilweh in Libano , al- Falouji esplicitamente dichiaro’ che la violenza fu progettata come un modo di ottenere concessioni, ad esempio per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi in Israele , che non erano in programma al tavolo negoziale . I suoi commenti appaiono nel libanese al- Safir per il 3 Marzo 2001 :

“Sottolineiamo che la leadership palestinese non firmerà un accordo di pace senza garantire i diritti dei palestinesi , e in primo luogo il diritto al ritorno , la liberazione di Gerusalemme e del suo ritorno alla sovranità palestinese completa . Questi sono i nostri principi fondamentali a cui teniamo e per i quali combattiamo “. ” Chi pensa che l’Intifada sia scoppiata a causa della visita del disprezzato Sharon alla Moschea di Al – Aqsa sbaglia, anche se questa visita è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Questa Intifada è stata programmata in anticipo , sin dal ritorno del presidente Arafat dai negoziati di Camp David , dove ha rovesciato il tavolo del presidente Clinton . [ Arafat ] è rimasto fermo e ha sfidato [ Clinton ] . Egli ha respinto i termini americani e lo ha fatto nel cuore degli Stati Uniti . ” “La mia visita qui in Sud Libano è un chiaro messaggio al nemico sionista. Noi diciamo : Proprio come la resistenza nazionale e islamica nel sud del Libano ha dato [ a Israele ] una lezione e l’ha fatto ritirare umiliato e martoriato , così sarà [ per Israele ] di imparare una lezione dalla Resistenza palestinese in Palestina . La resistenza palestinese colpirà a Tel – Aviv , a Ashkelon , a Gerusalemme e in ogni centimetro della terra della Palestina naturale. (con il termine “Palestina naturale, Al Falouji intende ovviamente tutta Israele N.d.T.) Israele non avrà una sola notte tranquilla. Non ci sarà nessuna sicurezza nel cuore di Israele …. ”

Come lo dovrebbero dire più chiaro di cosi’? All’epoca si scomodo’ anche Marwan Barghouti. In un’intervista rivelatrice nella sede di Londra del quotidiano arabo Al- Hayat ( 29 settembre 2001 ) , Marwan Barghouti , capo del Tanzim, ammise il suo ruolo critico nell’accendere l’Intifada, nell’ottobre 2000, sia in Cisgiordania che a Gaza , così come tra gli arabi israeliani :

“Sapevo che la fine di settembre sarebbe stato l’ultimo periodo ( di tempo ) prima dell’esplosione , ma quando Sharon ha raggiunto la moschea di al- Aqsa , questo è stato il momento più opportuno per lo scoppio dell’intifada …. La notte prima della visita di Sharon , ho partecipato a un panel su una stazione televisiva locale e ho colto l’occasione per invitare il pubblico ad andare alla moschea di al- Aqsa al mattino , perché non era possibile che Sharon raggiungesse al- Haram al- Sharif  e se ne potesse poi andare via tranquillamente . Sono andato ad al -Aqsa al mattino …. Abbiamo cercato di creare scontri senza successo a causa delle divergenze di opinione emerse con gli altri, al momento . … Dopo che Sharon se ne ando’ , rimasi per due ore in presenza di altre persone ; discutemmo le modalità di risposta e di come reagire in tutte le città ( Bilad ) e non solo a Gerusalemme . Contattammo tutte ( le ) fazioni palestinesi . ”

La sera dello stesso giorno , Barghouti viaggio’ nel Triangolo arabo all’interno di Israele, dove avrebbe dovuto partecipare a una conferenza:

” Mentre eravamo in macchina sulla strada per il Triangolo , ho preparato un volantino a nome del Comitato Superiore di Fatah , coordinato con i fratelli ( ad esempio , Hamas ) , nel quale chiamavamo ad una reazione per quanto successo a Gerusalemme . ”

L’ intifada ha poco a che fare con la visita di Sharon e tutto con l’agenda politica degli arabi Palestinesi . Sakhr Habash , membro del Comitato Centrale di Fatah , rilascio’ un’intervista al quotidiano dell’Autorità Palestinese :

” [ L’Intifada ] non è scoppiata , al fine di migliorare la nostra capacità di contrattazione nei negoziati , né come una reazione alla visita provocatoria di Sharon ad Al- Haram Al – Sharif . E’ stata solo la scintilla a quanto accumulato nelle profondità della nostra persone ed è finalizzata ad esplodere di fronte al governo di Barak a causa del problema politico di più di un anno e mezzo – il problema dell’indipendenza. ” QUI

Ancora Barghouti:

Marwan Bargouti , segretario generale del movimento Fatah di Arafat in Giudea e Samaria , ha detto al Jerusalem Times la scorsa settimana , “L’intifada non è iniziata a causa della visita di Sharon “, ma che la violenza “è cominciata a causa del desiderio di porre fine all’occupazione e perché i palestinesi non hanno approvato il processo di pace nella sua forma precedente. ”

Altre dichiarazioni simili: … Mustafa Bargouti , capo del Palestinian Medical Relief Services della PA , ha detto al “Report Palestina ” (2 maggio 2001) che un gran numero di paramedici hanno ricevuto una formazione medica di emergenza, alla vigilia delle violenze : ” Alcune istituzioni , come ad esempio i Servizi Medical Relief , hanno preparato in precedenza i piani per le emergenze . Durante la prima Intifada , abbiamo formato una squadra di primo soccorso di 11.500 paramedici . Queste persone hanno fatto un ottimo lavoro durante l’Intifada .” All’Assistente Segretario di Stato per gli Affari del Vicino Oriente, Edward Walker, fu chiesto – nel corso di un’audizione al Congresso marzo 2000 – se fosse ragionevole concludere che la violenza fu pianificata ben prima della visita di Sharon al Monte del Tempio . Walker rispose: “L’hanno detto e ridetto. Quindi penso che una persona ragionevole lo potrebbe supporre . ». ( Jerusalem Post , 30 marzo 2001 )

Arafat cominciò a chiedere una nuova Intifada nei primi mesi del 2000 . Parlando prima ai giovani di Fatah, a Ramallah , Arafat “ha fatto capire che il popolo palestinese è suscettibile di attivare l’opzione Intifada” (Al – Mujahid , 3 aprile 2000 ) .

Marwan Barghouti , il capo di Fatah in Cisgiordania , spiego’ ai primi di marzo 2000: ” Dobbiamo condurre una battaglia sul campo a fianco della battaglia negoziale … cioè una confrontazione” ( Ahbar Al – Halil , 8 Marzo, 2000 ) . Durante l’estate del 2000 , Fatah addestro’ giovani palestinesi in 40 campi di addestramento .

L’edizione di luglio 2000 di Al – Shuhada, mensile distribuito tra i servizi di sicurezza palestinesi , afferma: ” Dalla delegazione negoziale guidata dal comandante e simbolo, Abu Amar ( Yasser Arafat ) al coraggioso popolo palestinese , stare pronti! La battaglia di Gerusalemme è iniziata.”

Un mese dopo , il comandante della polizia palestinese disse al quotidiano palestinese ufficiale Al -Hayat Al – Jadida : “La polizia palestinese sarà insieme ai nobili figli del popolo palestinese , quando l’ora del confronto arriverà. ”

Freih Abu Middein , il ministro della Giustizia PA , avverti’ nello stesso mese: “La violenza è vicina e il popolo palestinese è disposto a sacrificare anche 5.000 vittime . ” (Al – Hayat al- Jadida , 24 agosto 2000 – MEMRI ) .

Un’altra pubblicazione ufficiale dell’Autorità palestinese , Al- Sabah , datata 11 settembre 2000 – più di due settimane prima della visita di Sharon – scrisse : “Noi avanzeremo e dichiareremo una Intifada generale per Gerusalemme. Il tempo per l’ Intifada è arrivato , il tempo per la Jihad è arrivato . ”

Il consigliere di Arafat,  Mamduh Nufal, dichiaro’ al francese Nouvel Observateur ( 1 Marzo 2001 ) : “Pochi giorni prima della visita di Sharon  alla Moschea , quando Arafat ci chiese di stare pronti ad avviare uno scontro , sostenni manifestazioni di massa…”

Il 30 settembre 2001, Nufal spiego’ ad al- Ayyam che Arafat effettivamente emise ordini ai comandanti sul campo per i violenti scontri con Israele, dal 28 settembre 2000.

Che stress! Lo hanno detto, ridetto, ripetuto e ancora c’è chi, come la BBC e il The Guardian, vorrebbe attribuirne il “merito” a Sharon! Ci si è dovuta impegnare perfino Suha Arafat a difendere la paternità della seconda intifada del marito !

E quando Sharon se ne andrà per sempre, chi sceglierà l’opinione pubblica come suo successore nell’impersonificazione del Male Assoluto? Sarà bene che cominciate a pensarci per tempo.

Grazie a

BBC watch , Cifwatch , Peace with realism

Sono le sviste della stampa!

Eh le sviste della stampa! Durante la campagna elettorale che precedette le ultime elezioni politiche in Israele, il 22 gennaio scorso, la maggior parte della stampa mondiale si era affannata a prevedere il “governo più a destra mai visto“, un “governo più aggressivo e a favore dei coloni”, “il governo più a destra e senza compromessi che il Paese abbia mai visto”….The Guardian fece poi ammenda: il mantra della decisa svolta a destra che aveva ripetuto per tutto il periodo pre-votazioni si era rivelato errato.

Peccato! Era cosi’ allettante l’idea di una Israele che sprofondava definitivamente nel baratro della destra estrema! Errori di calcolo, desideri irrealizzati. Ma oggi, 18 marzo, mentre Israele attende l’arrivo del Presidente americano Obama, The Guardian con il suo editoriale “Obama in Israele, aspettando Godot“, lamenta “oscure prospettive” per i colloqui di pace e ricade in un’altra svista: dimentica di citare un membro del nuovo Governo!

Raramente un capo di Stato americano in visita in Israele si è trovato al centro di simili aspettative. In contemporanea all’arrivo di Obama, il governo di Benjamin Netanyahu presterà giuramento. La coalizione è composta dal blocco Likud-Israel Beytenu, da Yesh Atid, fondato dal personaggio televisivo Yair Lapid e dal Jewish Home, un partito legato al movimento dei coloni della West Bank, guidato da Naftali’ Bennet. La coalizione sembra particolarmente adatta a trattare le questioni interne, come ad esempio l’esenzione dal servizio militare concessa agli ultra-ortodossi. Ma completamente inadatta a sbrogliare la questione dell’occupazione della Cisgiordania.

Forse l’impressione del The Guardian deriva dall’aver dimenticato uno dei  partiti di coalizione? Tzipi Livni e il suo partito Hatnua sono sfuggiti all’articolista. Eppure proprio sul The Guardian del 14 marzo, Phoebe Greenwood riportava correttamente la lista dei partiti di coalizione.

La Greenwood aveva riferito che l’ex ministro degli Esteri del governo Olmert sarà a capo di un piccolo team che si occuperà proprio dei colloqui di pace israelo/palestinesi. Certo, ricordare la presenza della Livni avrebbe schiarito un po’ le fosche tinte con le quali The Guardian ha voluto dipingere questo incontro tra Netanyahu e il Presidente americano Obama. O forse è stata un’innocente dimenticanza. Del resto al The Guardian ogni tanto succede di confondersi. Come quado scrisse che la capitale di Israele è Tel Aviv.

Ma non stiamo a sottilizzare! Sono le sviste della stampa!

Articolo originale QUI

L’occhio dei media

Siamo stati bombardati per settimane dalla copertura internazionale della campagna elettorale israeliana da parte dei media. Il filo rosso comune era: spostamento a destra e morte del processo di pace e perfino della democrazia israeliana stessa. I media hanno cioè cercato di adattare le previsioni elettorali al loro proprio quadro.

Così la storia si è dipanata unicamente intorno alla lotta all’interno della destra, ignorando gli sviluppi al centro e a sinistra. I mezzi di comunicazione hanno una gioia particolare nel cercare di dimostrare che gli israeliani sono, nel complesso, fanatici politici, determinati a seppellire le possibili prospettive di pace in Medio Oriente.  Troppi commentatori della stampa internazionale hanno guardato alle elezioni solo attraverso il prisma delle relazioni di Israele con i palestinesi. Troppi commentatori hanno trattato le preferenze percepite degli elettori israeliani con scherno o disprezzo.

Alcuni esempi:

Il Daily Telegraph, dove figurava un commento di Peter Oborne, uno che crede nell’esistenza di una onnipotente lobby israeliana nel Regno Unito:

“Le voci israeliane moderate non si sono sentite in queste elezioni” ; beh Oborne, hai sbagliato. Ma non contento, il Daily Telegraph ha pubblicato questo: quale sarebbe la “linea dura del sionismo”???

E la “linea dura” appare anche sul sito web Salon, che si aspettava la vittoria di un governo tra i più duri addirittura “della storia”!

Sky News ha parlato di “destra estremista”

Certo, nemmeno i sondaggisti israeliani avevano predetto i risultati a sorpresa che hanno visto il partito centrista Yesh Atid, guidato dall’ex personaggio televisivo Yair Lapid, emergere come il secondo partito, dietro a un indebolito Likud-Beitenu di Benjamin Netanyahu. E questo quando le previsioni davano  l’aumento di Naftali Bennett di Ha-bayit Ha-yehudi (Casa ebraica), un partito a destra del Likud. L’ossessione per la destra ha impedito ai mezzi di comunicazione una visione equilibrata degli sviluppi politici. L’8 gennaio, Michael Singh del Foreign Policy  ha visto gli stessi sondaggi che hanno visto i media, ma ha tratto conclusioni molto diverse che si sono poi rivelate molto vicine alla realtà:

Cio’ che si nota meno spesso, tuttavia, è che i partiti di sinistra hanno guadagnato. Lo stesso sondaggio mostra aumenti non solo per il partito laburista, ma per il partito di estrema sinistra Meretz e per il partito focalizzato sulla giustizia sociale, Yesh Atid (che non esisteva), così come per il partito di Tzipi Livni. I perdenti sono la coalizione Likud-Israel Beitenu, proiettato a perdere nove seggi, ed i partiti di centro – Kadima, che aveva 21 seggi, e cesserà di esistere, e il partito di Ehud Barak  che non avrà rappresentanza alla Knesset. Non ci saranno rivoluzioni o eclatanti spostamenti; il “peso” di Netanyahu in una coalizione sarà solo minore. Dove i media internazionali hanno visto estremismo, c’è stata invece solo moderazione.

 

 

La delusione del canadese Globe&mail è stata cosi’ grande che nonostante tutto ha pubblicato ancora la “teoria della linea dura”, quando già i primi exit-polls dicevano tutt’altro:

E che dire di MSNBC, che addirittuta parla di “minaccia all’identità ebraica di Israele”!

E alcuni commenti dell’articolista del MSNBC, Rula Jebreal, suonano come “E se poi critichi il governo israeliano ti accusano di anti-semitismo”!  Con questo credendo di mettere a tacere le critiche ai detrattori di Israele.

Ma è l‘Indipendent a mostrare il grado di incomprensione dei media:

Soluzione “due-stati”: una nazione decide. Non se ne è accorto il giornalista come queste elezioni abbiano relegato sullo sfondo le questioni diplomatiche per mettere in primo piano le questioni interne e sociali? E questo non significa di certo mostrare una non volontà alla pace o indiferenza in merito ai razzi che piovono sulle teste degli israeliani; tutti i tre partiti in testa alle elezioni sostengono la soluzione a due stati. E’ forse difficile prendere atto della vitale democrazia israeliana?

 

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