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Non credi all’antisemitismo? Dai uno sguardo alle vignette satiriche

Il Nuovo antisemitismo è il concetto secondo il quale una nuova forma di antisemitismo si è sviluppato nel tardo 20 ° e all’inizio del 21 ° secolo, proveniente dalla sinistra estrema , l’Islam radicale e l’estrema destra. Tende a manifestarsi come opposizione al sionismo e allo Stato di Israele. Il concetto generale postula che molto di quello che si presume essere la critica di Israele da parte di vari individui e organismi mondiali, equivale a demonizzazione e che, insieme ad una presunta recrudescenza internazionale di attacchi contro Ebrei e simboli ebraici e l’aumento dell’accettazione di credenze antisemite nel discorso pubblico, rappresenta un’evoluzione nella comparsa di credenze antisemite.” 

Uno dei mezzi sperimentati, rivelatisi tra i più efficaci, utilizzati in questa “evoluzione dell’antisemitismo” è l’uso di vignette. Lo sapeva bene la propaganda nazista: il segno va dritto all’obiettivo, evita giri di spiegazioni laboriose, resta impresso per sempre.

I “temi” sono sempre gli stessi: infedeltà degli Ebrei allo Stato nel quale vivono e sono nati, in favore di uno Stato straniero e odioso; potere economico delle lobbies ebraiche sul mondo; insopprimibile voglia di sangue “infedele”; deicidio.

Teorie vecchie? Sorpassate? Niente affatto! E’ stato sufficiente rivedere un po’ la veste grafica e aggiornare (neanche poi tanto) le didascalie al linguaggio moderno.  Pat Oliphant è un cartoonist americano, vincitore del premio Pulitzer nel 1967. In questa sua vignetta Oliphant , mostra una figura senza testa, in uniforme militare, marciare in una specie di “passo dell’oca”, mentre rotola una stella di Davide dalla faccia di squalo feroce contro una minuscola donna etichettata ‘ Gaza ‘ . Il Simon Wiesenthal Center, si espresse cosi’ in proposito:

” Le immagini di questa vignetta imitano la velenosa propaganda antisemita  nazista e sovietica ” “Sono state vignette come questa che hanno ispirato milioni di persone a odiare nel 1930 e contribuito a porre le basi per il genocidio nazista “.

la vignetta di Oliphant

Scrive Adam Levick:

“Le vignette devono esprimere idee in un modo facile da capire. Quindi sono spesso accessibili anche a persone che non sanno leggere. Sono anche un modo efficace per trasmettere odio e pregiudizi, compreso l’antisemitismo. L’anti-semitismo nelle vignette è stato studiato, tra gli altri, dal politologo belga Jöel Kotek nel suo libro “Cartoons and extremism”. (London: Vallentine Mitchell, 2009). Le vignette politiche hanno spesso, nel rafforzare gli stereotipi negativi sugli Ebrei, un impatto più immediato di un lungo saggio…. Tradizionalmente il nucleo del discorso anti- semita raffigura gli Ebrei come il male assoluto . La nozione culturale di ciò che significa è cambiata nel corso dei secoli . Nei tempi attuali il male assoluto è spesso espresso con l’accostamento Ebrei o Israeliani= nazisti. Questa accusa è di solito identificata con le virulenti vignette antisemite sui siti estremisti di destra e nei media arabi . Però , è anche il leit-motiv principale delle vignette antisemite nei blog progressisti .”

La Stella di David si trasforma in svastica

L’accostamento Ebrei/Israeliani= nazisti contiene in sé l’idea della spietatezza “genetica”, del potere esercitato al servizio del “Male”, del “divoramento” (i Rom, ad esempio, chiamano Porrajmos, “divoramento” lo sterminio nazista del loro popolo), del sangue. L’Ebreo-Israele è un mostro che divora chiunque gli si opponga.

Israele/Moloch in una vignetta del giornale tedesco Süddeutsche Zeitung

Questa è una vignetta che apparve sul giornale nazista tedesco Der Sturmer, nel 1933. il titolo citava il “pan-ebraismo”: “Una rana è seduta nell’erba verde. Non fa questo, non fa quello, non fa nulla. Ma accecati dal luccichio dell’oro, tutti gli volano in bocca.”

Carlos Latuff è uno dei disegnatori specializzati nella demonizzazione di Israele/Ebrei. Latuff fu il vincitore del secondo premio all’ International Holocaust Cartoon Competition in Iran nel 2006, sotto gli auspici del regime iraniano. Il tema era la derisione della Shoah, la sua negazione o il suo uso invertito.

la vignetta di Latuff, vincitrice del concorso iraniano

Carlos Latuff è un vignettista politico brasiliano, freelance, con una richiesta impressionante da parte di giornali, molti dei quali apertamente antisemiti. Anche se Latuff afferma di essere “solo” anti-sionista, le sue vignette hanno attirato le critiche e le accuse di utilizzo disinibito di “stereotipi giudeofobici”. Latuff è un ottimo esempio per illustrare l’idea dell’Ebreo che si nutre di sangue, lo “spietato parassita”. Nelle sue vignette il sangue è sempre presente, come fosse vitale  per l’Ebreo nutrirsene.

una vignetta di Latuff

La prima “accusa del sangue” contro gli Ebrei, sembra risalire al 40 prima dell’era moderna, ad opera di un certo Apion, un propagandista egiziano che riusci’ con quell’accusa a scatenare un pogrom contro gli Ebrei di Alessandria. Originariamente l’accusa del sangue addossava agli Ebrei il loro impastare le mazoth (il pane non lievitato di Pesach) con il sangue dei bambini cristiani.

Aggiornato ai tempi moderni, questo marchio d’infamia diventa Israele che uccide, si “nutre” dei bambini palestinesi. Il discorso si farebbe ampio: il sangue che è il tabù più importante nell’Ebraismo (divieto assoluto di cibarsene), il simbolo della vita, diventa il marchio del “divoramento”, della “consumazione” mortale a danno dei non-ebrei. I Palestinesi prendono il posto dei bambini cristiani, la sostituzione in questo caso diventa quasi ovvia. Per malvagità innata, ma anche per loro interesse economico.

una vignetta di Latuff

ancora Latuff, ancora il sangue al centro del “discorso”

Nel 1934, questa vignetta del Der Sturmen riprendeva lo stesso tema; la didascalia diceva: Svelato il piano assassino ebraico contro i “gentili”. Nel disegno, gli Ebrei raccoglievano in vassoi orientaleggianti, il sangue che stillava dalle gole bianche e pure dei cristiani. Sullo sfondo tre croci, a ricordare il “deicidio”. E “cavar sangue” è espressione utilizzata anche come metafora di “impoverimento”, “dissanguamento economico”, “consumazione”.

Non-umani che mediante violenza e inganno trasformano il resto del mondo, i non-ebrei, i “gentili”, in zombie proni al loro volere. Come ci testimoniano le migliaia di vignette più in voga, utilizzate perfino da grandi testate giornalistiche come il The Guardian. Ne abbiamo un esempio qui, in questa vignetta di Steve Bell: Netanyahu muove come burattini Tony Blair e William Hague, ministro inglese degli Affari esteri, rei di aver pubblicamente chiesto ad Hamas di fermare il suo attacco contro Israele, durante la crisi scoppiata a novembre del 2012.

la vignetta di Bell apparsa sul The Guardian

Blair è una marionetta tragicamente sorridente e con un occhio solo, segno della sua parzialità di giudizio; Netanyahu (che potrebbe quasi ricordare invece Sharon) muove i due burattini con sullo sfondo bandiere israeliane dalla forma di missili e fumo di missili veri. Il tutto presentato come un volantino di propaganda elettorale: Netanyahu avrebbe, secondo Bell, sfruttato questo nuovo scoppio di ostilità come arma da far valere alle elezioni che ci sarebbero state, in Israele, di li’ a pochi mesi.

Scrisse in proposito Walter Russel Mead, quando un giornalista della BBC dichiaro’ che “Gli ebrei americani influenzano la politica estera degli Stati Uniti, il che spiega il sostegno incrollabile di Washington a Israele”:

“… Le menti deboli … sono facilmente sedotte da generalizzazioni interessanti, ma vuote. Il commento attribuito a August Bebel che l’antisemitismo è il socialismo degli sciocchi può essere esteso a molti altri tipi di errori economici e superficiali che le persone fanno. Chi è sconcertato, frustrato e disorientato cerca una grande, semplifice ipotesi che gli possa dare qualche tipo di spiegazione ordinata di un mondo confuso; l’antisemitismo è uno degli inganni luccicanti che attirano il sopraffatto e chi non riesce a  capire.”

quando la satira è ottusa

Sempre sul tema sangue-aggressione-propaganda elettorale, Dave Brown aveva già pubblicato la sua vignetta nel 2003, sul The Indipendent: Sharon divorava bambini palestinesi, mostro nudo in uno scenario di guerra apocalittico. Sul suo membro lo stemma Vota Likud; la didascalia diceva: “Che c’è di strano? Non avete mai visto un politico baciare bambini? ” Vinse il premio  Britain’s 2003 Political Cartoon of the Year Award proprio con quella vignetta.

L’inversione dei ruoli e della storia è tema ricorrente nella “teoria della sostituzione” operata dai cartoonists politicizzati. In questa vignetta ad esempio Latuff si ispira alla famosa foto del bambino ebreo nel ghetto di Varsavia, con le mani alzate, davanti ai nazisti.

e l’originale

Gerard Scarf pubblico’ sul giornale The Sunday Times, uno dei giornali britannici considerati tra i più “seri”, questa vignetta, proprio il 27 gennaio, giorno Della Memoria: Netanyahu in veste di orrido muratore, è in procinto di costruire un muro, impastando i corpi e il sangue dei Palestinesi, su un terreno chiamato “elezioni israeliane” e la didascalia diceva: continuerà la cementificazione della pace? Alludendo fin troppo chiaramente alla “colonizzazione” israeliana.

Manfred Gerstenfeld nel suo libro “Demonizing Israel and the Jews” sostiene che  oltre 150 milioni di Europei hanno accettato una visione demoniaca di Israele. Un sondaggio nel 2011, condotto in sette paesi dall’Università di Bielefeld, a nome della German Friedrich Ebert Foundation, illustra la visione di Israele genocida nei confronti dei Palestinesi, il che significa che l’immagine di Israele=nazisti ha ormai profondamente permeato le principali società europee.

Nel 2003, uno studio di Eurobarometer chiese a un certo numero di  intervistati quali Paesi ritenessero una minaccia alla pace mondiale. Cinquantanove per cento degli europei affermo’ che Israele è una minaccia per la pace mondiale. Nessun altro paese sulla lista fu considerato altrettanto pericoloso da una percentuale così alta di intervistati. L’Iran risulto’ al secondo posto con il 53%, la stessa percentuale della Corea del Nord. Solo l’8% degli europei ritenne l’Unione europea  un pericolo per la pace mondiale. Eppure soldati europei hanno da allora partecipato a importanti attività militari  di gran lunga superiori a quelli in cui Israele è stato coinvolto.

E questo è ancora Latuff sullo stesso tema: Sharon mostro seduto sull’atomica, da una parte prende soldi americani, dall’altra ci massacra poveri, piccoli Palestinesi con un numero tatuato sul braccio. Ma in questa vignetta c’è anche l’accenno alla “blasfemia” dell’Ebraismo, al deicidio. Sharon è definito “anticristo”.

Se gli Ebrei sono “l’anticristo”, i Palestinesi diventano Cristo.

Yeshua diventa Palestinese, Yosef e Mariam diventano una famiglia palestinese vessata dagli “anticristi” Ebrei. Il Muro, ormai cosi’ definita mondialmente la separazione che ha salvato la vita al 90% degli Israeliani, l’ostacolo alla “Buona Novella“.

Cosi’ la propaganda araba sfrutta furbescamente quelli che sono i simboli più forti dell’immaginario cristiano occidentale. La Pietà di Michelangelo è una madre Palestinese con il figlio-Gesù trafitto dall’Ebreo.

Gesù è la Palestina e la Palestina è un martire: Gesù diventa il primo shahid (martire) Palestinese.

“Non dobbiamo dimenticare che (Gesù) il Messia, la pace sia su di lui, è Palestinese, il figlio di Maria la Palestinese, santificato da centinaia di milioni di credenti in questo mondo.” [Al-Hayat Al-Jadida, 18 novembre 2005]

“E ‘stato abbastanza naturale che i Palestinesi si siano levati per salvare i loro santuari [in] Nazareth senza che nessuno abbia pensato  ci possa essere differenza tra un cristiano e un musulmano … nella situazione palestinese, il signore Messia [Gesù] e sua madre [Maria] sono sia galilei che Palestinesi … ” [Al-Hayat Al-Jadida, 9 Marzo 2006]

Gesù … il patriottico e virtuoso antenato palestinese … ha portato avanti il suo Nuovo Testamento e l’ha diffuso tra gli uomini – cio’ portato gli Ebrei a perseguitarlo fino a che non lo presero, lo crocifissero, e lo uccisero ”

Cosi’ l’unico Paese medio orientale nel quale i Cristiani possono vivere in tutta sicurezza e professare la propria fede circondati dal massimo rispetto, diventa il loro persecutore e gli Arabi, nell’iconografia antisemita cosi’ cara all’Occidente delle “teorie della sostituzione” prendono il loro posto.

Non c’è posto per loro, dice la vignetta

Non credi all’aumento di anti semitismo in Europa e nel mondo? Dai uno sguardo alle vignette umoristiche.

Grazie al German Propaganda Archive per le vignette d’epoca nazista

Social Antisemitism 2.0

I social network sono quelle “piattaforme” on line utilizzate in modo abituale, in tutto il mondo, per mezzo delle quali la socialità ha allargato i suoi confini. Tramite i social networks possiamo mantenere contatti giornalieri con “amici virtuali” che vivono a migliaia di chilometri da noi, conoscere le date dei loro compleanni, sapere tutto (o quasi) della loro vita quotidiana, avere sotto gli occhi le foto dei loro familiari, dei loro animali domestici, conoscere i loro gusti in fatto di musica, cinema, libri, arte.

Questi “legami a distanza” possono diventare talmente forti e veri da mettere quelli della “vita reale” tra virgolette. E’ la “realtà” che in qualche modo perde nel confronto con il virtuale. Perché cio’ che difficilmente si potrebbe comunicare a una persona in carne e ossa, conosciuta da poco, on line diventa facile, è la norma. Anzi! L’interazione sempre e comunque, fosse anche con un semplice “like” è richiesta. La comunicazione avviene in simultanea con più persone, che possono scrivere anche da continenti diversi ed in brevissimo tempo, quello che più o meno impieghiamo per formulare un pensiero ed esprimerlo nel “reale”, riusciamo ad avere il punto di vista di un numero di persone, differenti tra loro. E’ stata la rivoluzione sociale del secolo.

Questo accesso facile ad un gran numero di utenti non poteva che fare gola a chi ha necessità di propagandare razzismo, antisemitismo, apologia del nazismo e del fascismo, omofobia e tutte quelle ideologie che, apparentemente, cozzano con l’idea di una società democratica ed equa.

On line le teorie complottiste, ad esempio, sono assurte al rango di “idee”, punti di vista, “documenti”. Quel “sospetto” che si presentava insistente al cervello ma difficile da sostenere con “prove”, quel dubbio non espresso nel timore di provocare una reazione di scherno da parte dell’interlocutore, quel risentimento senza nome, provato per alcune “categorie” sociali, la sensazione che qualcosa di “misterioso”, segreto, alieno si svolga alle spalle di cittadini ignari, sui social network si libera, diventa possibile, accettabile, “reale”. Anzi, lungi dal suscitare riprovazione, tali esternazioni diventano caratteristiche di coloro che “sono svegli”, che non “si lasciano ingannare”, che non “si lasciano imbavagliare”. Segno distintivo positivo, piuttosto che il contrario.

i social network hanno una policy che dovrebbe, in teoria, impedire l’abuso del mezzo. Facebook per esempio, una delle piattaforme più popolari, ha un regolamento che vieta l’incitazione all’odio, al razzismo, la pubblicazione di immagini violente, l’istigazione al suicidio, all’autolesionismo, alla discriminazione per motivi etnici, religiosi, sessuali. Al capitolo 3 delle “Condizioni” leggiamo:

Ci impegniamo al massimo per fare in modo che Facebook sia un sito sicuro, ma non possiamo garantirlo. Abbiamo bisogno che gli utenti contribuiscano a tutelare la sicurezza di Facebook ovvero che si impegnino a:

Non pubblicare comunicazioni commerciali non autorizzate (ad esempio spam) su Facebook.

Non raccogliere contenuti o informazioni degli utenti, né accedere in altro modo a Facebook usando strumenti automatizzati (come bot di raccolta, robot, spider o scraper) senza previa autorizzazione da parte nostra.

Non intraprendere azioni di marketing multi-livello illegali, ad esempio schemi piramidali, su Facebook.

Non caricare virus o altri codici dannosi.

Non cercare di ottenere informazioni di accesso o accedere ad account di altri utenti.

Non denigrare, intimidire o molestare altri utenti.

Non pubblicare contenuti: minatori, pornografici, con incitazioni all’odio o alla violenza, con immagini di nudo o di violenza forte o gratuita.

Non sviluppare o utilizzare applicazioni di terzi con contenuti correlati all’alcol, a servizi di incontri o comunque rivolti a un pubblico adulto (comprese le pubblicità) senza le dovute restrizioni di età.

Seguire le nostre Linee guida sulle promozioni e tutte le leggi applicabili se si pubblicizzano o propongono gare, offerte o concorsi a premi (“promozioni”) su Facebook.

Non usare Facebook per scopi illegali, ingannevoli, malevoli o discriminatori.

Non intraprendere azioni che possano impedire, sovraccaricare o compromettere il corretto funzionamento o l’aspetto di Facebook, ad esempio con un attacco di negazione del servizio o altre azioni di disturbo che interferiscano con il rendering delle pagine o con altre funzioni di Facebook.

Non favorire o incoraggiare alcuna violazione della presente Dichiarazione o delle nostre normative.

A questo proposito, ogni utilizzatore ha a disposizione la possibilità di segnalare post, foto e quant’altro ritenesse in violazione a queste norme. Nella realtà le segnalazioni Facebook che riguardano “hate speech”, antisemitismo e/o razzismo non sono mai prese in considerazione. Le sue pagine, private e pubbliche, rigurgitano di materiale antisemita e razzista che indisturbato resta a disposizione di un pubblico difficilmente quantificabile, ma comunque di proporzioni enormi. L’antisemitismo 2.0 è stato ufficialmente “sdoganato”, è diventato manifestazione accettabile.

Si è andata formando una “comunità” di utilizzatori mondiali che si ritrovano, si sostengono, si aggiornano, si incoraggiano tramite il social network. Ignorarne l’effettiva forza e l’efficacia sarebbe da stolti irresponsabili. Non si tratta più di casi isolati, non di alcuni “pazzi” che delirano tra di loro: è un fenomeno in costante crescita, supportato da pubblicazioni, forum, conferenze che spesso servono anche per incontrare di persona quelli che non si contentano di parlare sotto la maschera di un nick name.

Un esempio: vignetta apparsa nella pagina Facebook ‘Untold History’ e che viola palesemente la policy del social network; non rimossa

La pagina è gestita da un gruppo svedese, ma che pubblica su un server fuori dal paese, chiamato European Knights Project,  partner dell’Institute for Historical Review. Nella Home page è scritto a lettere maiuscole che si tratta di un “sito storico e non politico”. In realtà la pagina è impegnata nella negazione della Shoah e presenta solo una storia falsa e/o falsificata, ma anche attribuisce agli Ebrei ogni più “classica” e vile tra le accuse della propaganda antisemita.

Utilizzando principalmente vignette con didascalie , immagini Photoshoppate e cartoons , la pagina ospita tutti i più famosi best sellers dell’antisemitismo: gli Ebrei controllano l’America e vogliono controllare il mondo , la Shoah non è mai avvenuta ; gli Ebrei sfruttano il mito della Shoah , gli Alleati hanno fatto molto peggio ai tedeschi , giapponesi e nippo- americani di quello che i nazisti hanno fatto agli Ebrei; Hitler era un grande uomo, difensore della civiltà cristiana; il comunismo è uno strumento ebraico; Israele è la fonte di ogni male nel mondo; il 9 /11 fu lavoro del Mossad. E poi, altro strumento privilegiato utilizzato da questo genere di pagine, le false citazioni, come quella fabbricato dall’evangelista americano Texe Marrs e attribuita a Menachem Begin :

La nostra razza  è quella Eletta, noi siamo gli dei divini su questo pianeta . Noi siamo diversi dalle razze inferiori come esse lo sono dagli insetti …. le altre razze sono bestie e animali , bestiame nel migliore dei casi. Il nostro destino è quello di governare le razze inferiori . Le masse ci leccheranno i piedi e ci serviranno come schiavi . ”

Ogni elemento possibile alla condivisione: video, vignette, citazioni false, storie, opinioni, petizioni, puo’ diventare strumento di una propaganda che non conosce soste. La foto sotto è stata segnalata da OnLine Hate Prevention Institute e da Elder of Zyon e si trova all’interno di una pagina Facebook. E’ un esempio di un altro mascheramento utilizzato dai gruppi antisemiti per diffondere la loro propaganda:  il cosi’ detto “humor nero”, pagine che si presentano come satiriche, di un humor solo un po’ più cinico del solito e che invece sono spesso veri e propri manifesti di odio.

JCPA org, Jerusalem Center for Public Affair, ci mette sotto gli occhi un conteggio spaventoso nel suo realismo: se prendiamo un gruppo antisemita, su Facebook, che abbia 32.596 membri iscritti ed immaginiamo che ognuna di queste persone abbia una media di 150 amici –  da 150 a 200 sarebbe più esatto-  questo gruppo sarà pubblicizzato a circa 4,9 milioni di persone! E per farlo non ha nemmeno bisogno di fare ricorso agli stereotipi antisemiti che abbiamo visto finora, basta sventoli tra le sue finalità – come osserva JCPA- poche “parole d’ordine”:

Questo gruppo non attacca qualsiasi gruppo o individuo . Il nostro obiettivo è quello di raggiungere una soluzione pacifica . Questo gruppo afferma semplicemente che Israele è un regime di apartheid . Questo gruppo condanna fermamente il razzismo e non lo tollera. Sostenere l’illegittimità all’esistenza dello Stato di Israele, non può essere considerato anti -semita , anche secondo la definizione di antisemitismo, accettata e adottata nel 2005 .

E’ la via più semplice e di sicuro effetto; se qualcuno potrebbe avere da ridire sull’immagine di Anna Frank utilizzata brutalmente, sull’illegittimità di Israele a esistere difficilmente saranno sollevate obiezioni, anzi! Colui che condividesse simili propositi potrebbe addirittura ammantarsi di “difesa dei diritti umani” ed esserne quindi nobilitato.

Eppure basterebbe prendere atto dell’evidenza: di nessun altro Paese nel mondo, neanche degli Stati più “canaglia” è messo in discussione il diritto all’esistenza. A nessun altro Paese al mondo è augurata la distruzione. Israele rappresenta gli Ebrei nell’immaginario collettivo del mondo e quindi di quello on line, Israele E’ gli Ebrei. Come entra la critica a un governo, in questo? E’ apparso su Facebook.

Gilles Barnheim, ex Gran Rabbino di Francia

E questo, del noto disegnatore antisemita Latuff, amatissimo e condiviso da milioni di utenti on line, la possiamo davvero chiamare “legittima critica”?

E questa, dello stesso autore?

C’è sostanziale differenza tra queste vignette mostrate sopra e la propaganda nazista anti ebraica di inizio Novecento?

Tutto questo ( e molto, molto altro ancora) per la policy di Facebook non viola i parametri imposti. Ma per aver pubblicato questa foto sotto, diversi utilizzatori hanno avuto chiuso il proprio account con la motivazione “scena di sesso esplicito”

Davvero con gli occhi di un bambino?

Bambini, sempre i bambini. Bambini palestinesi e bambini spacciati tali, morti, feriti, umiliati, resi orfani da tutte le guerre del mondo e che ricevono un po’ di necrofila attenzione solo quando sono trasformati, malgrado loro, in palestinesi. Bambini che raccontano la loro vita, bambini che descrivono la guerra. Bambini che disegnano l’orrore.

Saleh, bambino iraqeno, spacciato per palestinese

Come Saleh, bambino iraqeno che in un bombardamento aveva perso le mani, qui fotografato nell’ospedale di Oakland dove era stato operato, mentre con un pennarello attaccato al suo moncherino disegnava la guerra che gli aveva portato via le mani. Anche lui tentarono di farlo diventare palestinese, nonostante la foto avesse avuto addirittura premi e fosse, quindi, ben nota.

A Toronto, Canada, nel Luglio 2012, si poteva leggere questa locandina di una mostra: “Gaza vista da un bambino”. L’associazione  “Canadesi per la Giustizia  e la Pace in Medio Oriente (CJPME)” è lieta di annunciare la presentazione all’ Alternative Grounds Café di un’affascinante mostra di disegni di bambini di Gaza. La mostra – “Gaza vista da un bambino” – propone 26 disegni di bambini di Gaza dai  5 ai 14 anni di età, creati durante il corso di arte- terapia.

“Ogni disegno riflette diversi aspetti della vita di un bambino a Gaza e l’impatto del blocco sul corso della loro vita quotidiana. “Gaza vista da un bambino” offre anche la prospettiva di un bambino sull’offensiva israeliana contro Gaza, che ha avuto luogo dal 27 dicembre 2008 al 17 gennaio 2009. Ogni disegno è unico nella sua prospettiva e dettagli.”

Quando queste foto sono state mostrate a Oakland l’anno scorso, è apparso subito chiaro che non sembravano essere disegni di bambini, o per lo meno che potessero essere stati pesantemente influenzati da adulti che, dopo aver realizzato i modelli, li avessero dati da copiare ai bambini. Un esempio evidente è questo:

Il disegno dovrebbe mostrare un’alba a Gaza. Si tratta di una copia diretta, con un sacco di abbellimenti standard anti-sionisti, di un poster del vignettista antisemita Carlos Latuff

Tuttavia, altri disegni sembrano invece essere troppo sofisticati per essere stati disegnati da bambini. Ecco una selezione di alcune delle immagini:

I pareri degli esperti.

Un professore d’arte ha detto:

“L’autenticità del dipinto è notevole per essere la mano di un bambino. Il disegno di aerei ed elicotteri, l’uomo nella torre, le pennellate dinamiche che sono ben concepite e controllate, tutte sembrano proiettare un approccio più maturo all’arte. Potrebbero essere “bambini” in tarda adolescenza, in età di college, o giovani adulti [MECA dice che erano bambini dai 9 agli 11 anni]?”

Secondo la citazione, “Le opere d’arte sono state prodotte in gran parte da bambini.” In “gran parte” che significa esattamente? Inoltre, è possibile che i “bambini” siano stati diretti da un adulto che ha supervisionato e forse completato il disegno iniziale? Un esperto artista professionista ha detto:

“La sicurezza dell’applicazione del colore – specialmente nel “denso”, le scene complesse (sicuramente tutte disegnate dalla stessa persona) –  contrastano con la  primitiva (o faux-primitve, veramente) natura degli schizzi. E’ l’uso del colore in particolare che mi fa pensare al prodotto di una persona matura. La complessità della composizione nelle grandi scene è insolita per un bambino  di 9-11-anni. Certamente il contenuto politicizzato è atipico. La sicurezza del tratto in queste immagini è qualcosa che quasi mai si trova in un artista molto giovane. E lo noto soprattutto nei disegni più primitivi. Per esempio, la sicurezza con cui viene delineato il filo spinato, in uno dei disegni primitivi a pastello, non è caratteristica di un bambino. Sono stato giudicato un artista eccezionale  verso i 12 anni, e non ho potuto ottenere fiducia, audacia, rapidità di effetto fino ai 16 anni almeno. E’ una delle cose più difficili da fare quando sei giovane e manchi di coordinamento….Questi disegni non sono simili a quelli che bambini insolitamente possono compiere. Sembrano di artisti esperti che imitano lo stile di un bambino”.

Il parere quasi unanime è che molte di queste immagini non siano state disegnate da bambini. (Si può anche confrontare questi disegni con una mostra di disegni di bambini prima di Gaza dal 2002 per vedere l’enorme differenza in termini di qualità.) C’è un altro elemento che richiama l’inautenticità di queste immagini in questione. Qual è la prima cosa che un bambino sarà orgoglioso di fare quando finisce un disegno? La firma, naturalmente. Non uno dei disegni è firmato. Si potrebbe pensare che una mostra d’arte di bambini cosi’ precoci  nel disegno avrebbe voluto rendere pubblici i nomi degli artisti – e approfondire le loro storie personali, da cui tale eloquenza ed esperienza deriva. La storia dell’artista è spesso più convincente della sua arte. Ma, per qualche strana ragione, siamo privati ​​di queste informazioni. Potrebbe essere che gli organizzatori non vogliano che i bambini possano essere intervistati? O è semplicemente che il coinvolgimento dei bambini in queste opere è stato minimo o nullo? Un sito anti-israeliano ha anche cercato di spiegare questa omissione, aggiungendo l’interessante “fatto” che questi laboratori d’arte si svolgono solo dopo il tramonto:

“Erano spesso disegnati e dipinti al buio, a causa dell’ energia elettrica limitata e le frequenti interruzioni di corrente. I nomi e le età degli artisti sono sconosciuti, poiché l’assedio israeliano ha reso difficile anche portare l’arte fuori di Gaza.”

Davvero? I bambini possono passare un’ora a disegnare un quadro complicato, ma non riescono a trovare i dieci secondi per scrivere i loro nomi? Sorprendentemente, questa mostra ha viaggiato attraverso gli Stati Uniti e in Canada negli ultimi nove mesi, e non una volta che qualcuno abbia chiesto agli espositori di dimostrare la provenienza delle opere d’arte. La componente emotiva è così convincente che l’ipotesi della truffa non si affaccia nemmeno alla mente.  Da tutte le prove raccolte, tuttavia, è esattamente ciò che queste immagini sembrano essere.

Qui e QUI