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Anche il sangue, in Israele, fa notizia

Il sangue, nella religione ebraica, è tabù. Divieto assoluto di consumarne, ragione per la quale gli animali destinati all’alimentazione sono uccisi mediante sgozzamento e tutto il sangue è fatto defluire. Il sangue rappresenta la vita e la vita non è nelle mani dell’uomo. Il senso è più o meno questo.

Propaganda nazista che sostiene “l’accusa del sangue”

“L’accusa del sangue” è anche una delle più note tra le accuse antisemite, di quelle che sembrano cosi radicate da non morire mai ma, al contrario, continuano a ripresentarsi nelle loro varianti nel corso dei secoli, a partire dall’XI secolo. Secondo questa “tesi”, gli Ebrei userebbero sangue umano per motivi rituali. L’accusa è stata usata nel corso della storia, fino a tempi recenti (vedi il pogrom di Kielce del 1946), per sfruttare l’emozione popolare e i sentimenti antisemiti, sostenendo in diverse occasioni che bambini cristiani fossero rapiti e uccisi per poterne usare il sangue. In seguito a queste accuse era frequente il verificarsi di pogrom, con linciaggi e stermini di Ebrei.  L’ultimo processo basato sull’accusa del sangue fu celebrato a Kiev nel 1913, contro Menachem Mendel Teviev Beilis. In seguito l’accusa del sangue fu usata dalla propaganda nazista. Attualmente anche da quella iraniana.

Scena di un film iraniano che sostiene “l’accusa del sangue”

Il sangue e gli Ebrei sono da sempre legati indissolubilmente nella propaganda antisemita. Tutto cambia, tutto si trasforma, tutto resta. L’ultima accusa a Israele tratta ancora di sangue, questa volta non utilizzato per strani riti magici ma rifiutato dagli Ebrei perché ritenuto “speciale”, non “puro”. La storia è questa: agli inizi di dicembre, il servizio del Magen Adom, l’equivalente della Croce Rossa israeliana, ha rifiutato il sangue che una deputata di origine etiope, Pnina Tamano-Shata, voleva donare.

Un responsabile del Magen David Adom, filmato da una telecamera, ha spiegato alla deputata che “secondo le direttive del ministero della Salute, non era possibile accettare sangue di donatori di origine etiope”.

La notizia ha fatto il giro del mondo ovviamente, ripresa da tutti i media. Il Primo ministro Netanyahu si è affrettato a testimoniare alla deputata la sua solidarietà, lo stesso il presidente Shimon Peres.

Nessun mezzo di informazione si è premunito di capirci qualcosa di più, nessuno o quasi. Non ha approfondito Harriet Sherwood del The Guardian, che si è gettata sulla notizia preoccupata soprattutto di gridare al razzismo. Non gli editorialisti del Le Point, non France24, che non si è preoccupata di chiamare i cittadini etiopi israeliani “Falashà”, nome ritenuto offensivo perché significa “barbaro, straniero”;  non BFM tv, Europa 1 o Le Monde.

La ragionevolezza è venuta, inaspettatamente, da Charles Enderlin, l’autore del falso “caso Al Dura”, non propriamente quello che si puo’ definire un “amico di Israele”, che dal suo blog scrive in proposito:

“Razzismo? Il sangue dei Neri rifiutato in Israele? Questa deputata Etiope sapeva perfettamente che il Magen David Adom non l’avrebbe accettato. Principio di precauzione. Il sangue di originari dell’Africa è escluso per i rischi connessi all’Aids come quello di persone provenienti dall’Inghilterra o dall’Irlanda per via della “mucca pazza”. Nessun razzismo contro gli Africani.”

Enderlin ricorda anche che “La signora Tamano-Shata è membro della commissione incaricata di stabilire le nuove regole per le donazioni di sangue dei cittadini Etiopi e quindi sapeva esattamente di che cosa si trattava”.

In realtà la direttiva concerne chi abbia vissuto più di un anno in Paesi a rischio infezioni. Le linee guida del Ministero non includono infatti le donazioni di tutti gli oltre 120.000 Ebrei etiopi di Israele, ma solo gli 80.000 tra di loro che sono nati in Africa e migrati in Israele, la maggior parte nel 1984 e nel 1991. Non è di certo una direttiva esclusiva di Israele, nonostante farebbe piacere a molti lo fosse; dalla Croce Rossa americana, per esempio, nel merito leggiamo:

Non puoi donare se sei a rischio di contrarre l’HIV (il virus che causa l’AIDS):  … Se sei nato o hai vissuto in Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo, Guinea Equatoriale, Gabon, Niger, Nigeria, dal 1977.

La US Food and Drug Administration raccomanda altresì che tutte le persone che donano il sangue debbano rispondere a queste domande (hanno aggiunto alcuni paesi più di recente):

Sei nato in o hai vissuto in uno dei seguenti paesi dal 1977: Camerun, Benin, Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo, Guinea Equatoriale, Kenya, Gabon, Niger, Nigeria, Senegal, Togo, Zambia? In caso affermativo, quando?

Hai viaggiato in questi paesi dal 1977, hai ricevuto una trasfusione di sangue o un qualsiasi trattamento medico con un prodotto a base di sangue? In caso affermativo, quando?

Hai avuto contatti sessuali con chi è nato o vissuto in questi paesi dal 1977? In caso affermativo, quando?

Se Israele e l’America devono essere considerati razzisti per queste direttive, anche il Canada deve esserlo, poiché le sue domande sono ancora più generiche: ” Sei nato in o hai vissuto in Africa dal 1977? ”

Secondo l’OMS, 1,4 % . degli adulti in Etiopia, nel 2011, è malato di AIDS . Nel 2001 tale numero era superiore al 3 % . Il Niger , sulla lista degli Stati Uniti , ha solo una prevalenza dello 0,8 % di AIDS tra gli adulti . Quanti e quali Paesi nel mondo osservano restrizioni (più o meno giustificate) in merito alle donazioni di sangue, restrizioni che includono l’obbligo di rispondere (per esempio) a questionari circa le proprie abitudini sessuali? Algeria, Argentina, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Hong Kong, Ungheria, Irlanda, Giappone, Malta, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, Filippine, Sud Africa, Slovenia e altre.

Tra le linee guida dell’Arabia Saudita, tra le altre (molte) domande per il test di ammissibilità alla donazione, c’è specificatamente menzionato: Hai contatti sessuali con qualcuno nato/vissuto in Africa?

Scrive Issac Ross, rappresentante del Ghana per il World Health Organization: AIDS, HIV, malaria, morbillo e tifo sono pericolosi e molto comuni in molti paesi africani e così è fondamentale che il sangue donato attraverso organizzazioni umanitarie non governative (ONG) come la Croce Rossa, la Mezzaluna Rossa, la Banca del Sangue del Ghana e molti altri centri di donazione in tutta l’Africa e il mondo sia analizzato in modo sicuro per fermare la diffusione di malattie mortali. Inoltre, molti cittadini e lavoratori dei centri di donazione non sono educati al controllo delle malattie, all’igiene personale e allo stoccaggio in sicurezza del sangue. E Allie Cobb, rappresentante del Sud Africa: Il Sud Africa ha recentemente concretizzato l’applicazione di nuove interviste sulla sicurezza del donatore, e ha chiuso centri di donazione in aree con elevato tasso di malattia. In questo modo il Sud Africa sta riducendo il tasso di infezione.

Insomma, il problema esiste, in tutto il mondo. Che questi atti preventivi siano o no efficaci, tutti gli Stati del mondo si sono posti il problema. Come mai solo il sangue in Israele fa notizia?

Grazie per i contributi a:

Elders of Zyon , Cifwatch, Arret sur image

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La prigione di Al Jalame, ovvero: dell’ipocrisia del The Guardian

Il 22 febbraio 2012 Harriet Sherwood del The Guardian ha pubblicato un articolo in merito alla prigione israeliana di Al Jalame, denunciando i maltrattamenti che vi avverrebbero ai danni di minorenni ivi rinchiusi.

“bambini” che lanciano pietre

L’articolo della Sherwood si baso’ sulle informazioni fornite dalla Ong anti sionista, DCI-Pal, che si distinse già durante l’operazione Piombo Fuso per aver fornito una lista di nomi di bambini vittime che poi organizzazioni come B’teselem (non di certo usa a coprire eventuali criticità contro Israele) e PCHR identificarono come essere invece tutti terroristi adultiLa stessa orgnizzazione continua a promuovere il falso “massacro di Jenin”. 

In particolar modo la Sherwood sostenne la pratica dell’isolamento e dell’abuso fisico nei confronti degli adolescenti (non bambini, nell’accezione comune del termine) tutti fermati per violenze e lanci di pietre. Del lungo rapporto che fu fornito da ufficiali della Sicurezza israeliana al Guardian, in merito all’argomento, furono rese note solo 230 parole sulle oltre 2700 e omesso il passaggio seguente:

“Le affermazioni che i minori palestinesi sono stati oggetto di tecniche di interrogatorio che includono percosse, periodi prolungati in manette, minacce, calci, insulti, umiliazioni, l’isolamento e la privazione di sonno sono del tutto prive di fondamento.”

le pietre non sono “innocui sassetti”

Come Honest Reporting noto’, la Sherwood omise completamente le motivazioni per le quali i ragazzi erano stati arrestati:

Il reclutamento da parte delle organizzazioni terroristiche … coinvolgimento in attentati suicidi, lanci di molotov, lanci di pietre e di granate, uso di esplosivi, autobombe, trasferimento di armi, sequestro di persona, lancio di razzi, così come aggressioni e omicidi.

La Sherwood e con lei tutta la stampa di propaganda che ha continuato a utilizzare il suo articolo per accusare Israele, si è guardata bene dal domandarsi se forse l’abuso non sia utilizzare adolescenti e bambini per tecniche di guerriglia, spingerli a uccidere e rischiare di farsi uccidere, condannarli fin dai primi anni di vita a un’esistenza da terorristi. No, questo non ha sfiorato minimamente la Sherwood. Non si è chiesta chi fossero, ad esempio, le famiglie di questi ragazzi, i loro parenti, e che ruolo possano aver avuto nello spingerli ad attività che non dovrebbero aver nulla a che fare con adolescenti.

Amir Ofek, addetto stampa per l’Ambasciata di Israele a Londra, ha avuto la possibilità di rispondere sul blog del The Guardian, “Comment is free”, dopo pochi giorni dall’articolo della Sherwood. Ofek, ha fortemente smentito le accuse secondo le quali la tortura e l’umiliazione dei palestinesi sospettati era lecita, e ha negato categoricamente che “l’isolamento sia usato al fine di indurre una confessione” . Tutto questo, ha sostenuto, mina gravemente la veridicità della relazione del Guardian.

La Sherwood ha scelto, ovviamente, la linea “emotiva” nel suo articolo, tralasciando correlazioni importanti:

Hakim Awad, 17 anni, è un minore, ad esempio. Nel marzo scorso lui e il suo cugino di 18 anni, Amjad, hanno brutalmente assassinato la famiglia Fogel mentre dormiva. Nessuna pietà hanno dimostrato per Hadas, di tre mesi, i suoi due fratelli (di età compresa tra quattro e 11 anni) e per i loro genitori. La scena del crimine, compresa la testa mozzata di uno dei bambini, ha lasciato anche il più navigato degli agenti di polizia devastato. I due hanno orgogliosamente confessato i delitti, e non hanno mostrato alcun rimorso successivo.

Tra il 2000-04, 292 minori hanno preso parte ad attività terroristiche … Ismail Tsabaj, 12, Azi Mostafa, 13 anni, e Yousuf Bassam, 14, sono stati inviati da Hamas in una missione agghiacciante, simile a quella che coinvolse i Fogels, con l’obiettivo di penetrare in una casa ebraica di notte e macellare una famiglia nei loro letti. In questo caso, l’IDF fortunatamente li fermo’ in tempo.

Il disinteresse della Sherwood per le conseguenze di queste azioni compiute da minori è sconcertante: nemmeno una parola su Yehuda  Shoham, che non ha mai raggiunto l’età di molti di questi minori, ucciso dai lanci di pietre, a cinque mesi. Nulla su Yonathan Palmer, che non ha mai raggiunto il suo secondo compleanno, e fu ucciso insieme al padre Asher (non ancora trentenne) dalle pietre  scagliate contro la loro auto.

Yonathan Palmer, ucciso dai tiri di pietre insieme a suo padre Asher

Scrive Sherwood: “A seguito della detenzione, molti bambini presentano sintomi da trauma: incubi, sfiducia negli altri, paura del futuro, sentimenti di impotenza e di inutilità, comportamento ossessivo compulsivo, bagnano il letto, sono aggressivi, mancano di motivazione.”

Questo è cio’ che preme alla Sherwood fare sapere. Non sono importanti né le sofferenze che questi adolescenti hanno inflitto, né il domandarsi se un ragazzo manipolato, utilizzato per commettere atrocità, le avesse già alcune turbe comportamentali, se già soffrisse di incubi, se già mancasse di motivazione e fosse sfiduciato.

Yehuda Shoham, ucciso

Perché parliamo di un articolo ad un anno e più di distanza? Perché la propaganda di odio nei confronti di Israele è convinta di rivolgersi a chi è di memoria corta. Cosi’ il giornale on line “Controlacrisi-il quotidiano on line che libera l’informazione” (sigh) pubblica il 31 maggio un estratto dell’articolo della Sherwood (ovviamente senza link all’articolo originale) come fosse attualità. La sua “fonte” è Ivicta Palestina, un’associazione calabrese che ripercorre ancora la narrativa della “pulizia etnica” , e che non giudicando abbastanza forte l’articolo della Sherwood, aggiunge che “I bambini hanno testimoniato di essere sessualmente abusati dagli interroganti e minacciati di sodomia con un oggetto”.

I “bambini” che hanno collaborato all’articolo della Sherwood

E cosi’ il cerchio si chiude: ancora una volta gli israeliani (non scriviamo Ebrei perché potrebbero accusarci di “vittimismo”, ma è chiaro che non sono gli arabi israeliani né i cristiani ad essere sotto accusa) imprigionano i “bambini”, li “mangiano”, abusano sessualmente di loro, disintegrano la loro splendida, serena, innocente fanciullezza.

Chissà come commentano i calabresi di Palestina Invicta i minorenni che per divertimento, da alcuni anni, lanciano pietre dai cavalcavia, rischiando o facendo vittime innocenti. Chissà che ne pensano dei due ragazzetti di 14 e 15 anni che hanno rischiato di provocare una tragedia in Sardegna, i sei minorenni di Albano, i tre di Benevento e le decine di altri. Chissà che ne pensano della Cassazione penale che ha stabilito:

Cassazione Penale Sez. I del 25 gennaio 2005 n. 5436

La condotta del lancio di sassi da un cavalcavia dell’autostrada è sorretta da dolo omicidiario diretto, qualora sia univocamente diretta a colpire le auto che transitano nella sottostante autostrada ed a creare, di conseguenza, il concreto pericolo di incidenti anche mortali. È pertanto configurabile in tale condotta il delitto di tentato omicidio, quando l’evento non si verifichi solo per cause indipendenti dalla volontà dell’autore. Il lancio di sassi dal cavalcavia di un’autostrada costituisce un’azione sorretta da dolo diretto, o al più alternativo, e non già eventuale, con la conseguenza che essa integra gli estremi del delitto di tentato omicidio, a nulla rilevando che il reo non conoscesse la vittima ovvero non potesse vedere i veicoli in transito nella strada sottostante….

Come avranno commentato in questo caso? So’ criaturi?

Articolo di riferimento QUI

Acc..! Anche Stephen Hawking ci è sfuggito…

Sappiamo che il movimento per il boicottaggio dei prodotti israeliani, siano essi pomodori, pompelmi o balletti e spettacoli musicali, è sempre a caccia di nuovi testimonial che possano far dire al mondo: “Hai visto? Anche lui boicotta! Allora deve essere proprio cosa giusta!”

Poco tempo fa fu la volta di Roger Waters, ex Pink Floyd, che con un battage pubblicitario enorme, annuncio’ al mondo la sua intenzione di boicottare Israele, invitando a fare altrettanto tutti i suoi amici musicisti. Ovazioni dai sostenitori dell’odio culturale per Israele. Poi, con somma delusione, Waters ci ha ripensato e ha deciso che forse non era proprio il caso.  Oh delusione! Ce ne voleva subito un altro, prestigioso. Chi? Chi? Eccolo! Stephen Hawking, fisico e matematico di fama mondiale, noto soprattutto per i suoi studi sui “buchi neri”.

Perfetto! Non un artista decaduto che tenta di farsi pubblicità per restare a galla come Waters, ma una personalità stimata nel mondo. Oh gioia! Oh gaudio! Immediatamente le pagine specializzate nella diffusione dell’odio contro Israele si impossessano della notizia e ci ricamano, la raffinano, la condiscono di “approvazione morale”. Come Nena news, per esempio:

“Gerusalemme, 8 maggio 2013, Nena News – La notizia sta facendo il giro del mondo. Stephen Hawking, uno degli scienziati più famosi, ha aderito alle iniziative di boicottaggio di Israele promosse da accademici e personaggi internazionali in segno di protesta contro il trattamento dei palestinesi da parte dello Stato ebraico. E lo ha fatto annunciando il ritiro della sua partecipazione ad un evento promosso dal presidente israeliano Shimon Peres a Gerusalemme. Lo riferisce il quotidiano britannico The Guardian…. Lo scienziato non ha spiegato le motivazioni della sua decisione ma una dichiarazione pubblicata dal “British Committee for the Universities of Palestine”, spiega che la scelta fatta dallo scienziato è «indipendente, volta ad aderire al boicottaggio (di Israele) e presa sulla base della sua conoscenza della Palestina e su consiglio unanime dei suoi contatti accademici sul posto».

E già ci sarebbe molto da obiettare no? Lo scienziato non motiva il ritiro della sua partecipazione, e allora da chi informarsi per saperne di più? Ma ovviamente dal British Committee for the Universities of Palestine! E’ normale! E il Guardian che fa? La prende per buona, anzi per buonissima, la pubblica senza indugio. E il Guardian si sa, nonostate tutto mantiene ancora una certa fama; la notizia fa il giro del mondo. La solita Harriet Sherwood è sicura di aver messo a segno un colpaccio e il Guardian chiede anche ai lettori di esprimere il loro parere in merito alla decisione dello scienziato, cosi’, tanto per animare un po’.

Radio Irib, il giornale ufficiale della repubblica islamica d’Iran in Italia, pagina attraverso la quale i movimenti degli odiatori di Israele italiani si “informano”, va ancora un po’ oltre:

Secondo il quotidiano, Hawking ha inviato la scorsa settimana una breve lettera a Peres per comunicargli la sua disdetta. In un comunicato diffuso dal Comitato britannico per le Universita’ della Palestina, approvato dal fisico, si precisa che si e’ trattato di “una sua decisione indipendente di rispettare il boicottaggio, basata sulla sua conoscenza della Palestina, e sul consiglio unanime dei suoi contatti accademici qui”

Quindi, si’ è vero che Hawking non ha motivato ma ha approvato il comunicato per le Universita’ della Palestina. Benissimo! Hawking è entrato a far parte del “popolo dei giusti”!

E invece no! Hawking ha rinunciato all’incontro per motivi di salute. Il portavoce dell’Università di Cambridge

“Il professor Hawking non sarà presente alla conferenza in Israele nel mese di giugno per motivi di salute – i medici gli hanno sconsigliato di volare.”

Era già successo in gennaio, quando il 71enne scienziato, gravemente ammalato, aveva rinunciato ad una conferenza in Sud America su consiglio dei suoi medici. Hawking, che soffre di sclerosi laterale amiotrofica, nota anche come malattia di Lou Gehrig, riceve cure continue e può comunicare solo con contrazioni della guancia, e per mezzo di un computer montato sullaa sua sedia a rotelle.

Forse adesso sarà il momento delle ritrattazioni imbarazzate e in sordina. Acc..! Un altro sfuggito!

Grazie a Cif Watch

Ultime notizie: La faccenda sta diventando grottesca! Lo stesso portavoce dell’Università che ieri aveva confermato l’assenza di Hawking per motivi di salute, oggi ha fatto marcia indietro e ha confermato l’adesione di Hawking al boicottaggio: avevamo capito male!!!!

http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/167846#.UYqylHLrYvG

Più realisti del Re

Harriet Sherwood, corrispondente del The Guardian, è ben conosciuta per i suoi articoli costantemente sbilanciati in sfavore di Israele. Il 13 Gennaio, la Sherwood ha scritto in merito alle proteste di un gruppo di palestinesi che hanno eretto, nel “corridoio” che va da Ma’ale Adumim a Gerusalemme, il famoso “E1”,  una tendopoli che è stata chiamata “Bab El Shams – La porta del sole”, per manifestare contro la decisione del governo israeliano di costruire nella zona stessa. Il suo articolo comincia cosi’:

“Lo Stato di Israele è entrato in azione, nelle prime ore di domenica mattina,  contro un gruppo di attivisti palestinesi che hanno eretto un villaggio-tenda su una collina rocciosa, a est di Gerusalemme. Centinaia di funzionari della sicurezza sono stati inacaricati dello sgombero su ordine del primo ministro, Benjamin Netanyahu. Secondo gli attivisti, una grande forza militare ha circondato l’accampamento, intorno alle 3 del mattino. Tutti i manifestanti sono stati arrestati e sei sono rimasti feriti, ha detto Abir Kopty”.

Ed ha aggiunto: Il legislatore palestinese Mustafa Barghouti, tra gli arrestati, ha detto che lo sfratto era “la prova che il governo israeliano opera un sistema di apartheid

Naturalmente il “popolo del web” ha sposato immediatamente questa tesi ed ovunque sono apparsi articoli che titolavano “Israele stato di apartheid”.

Tuttavia, secondo il portavoce della polizia, Micky Rosenfeld, non ci sono stati arresti – dichiarazione che è stata accuratamente riportata da diversi media arabi e che Rosenfeld ha confermato oggi su CAMERA. Secondo Rosenfeld, alcuni attivisti sono stati fermati per breve tempo, poi rilasciati.

CAMERA ha chiesto alla CNN di correggere prontamente la falsa notizia secondo la quale c’erano stati arresti nell’operazione. Come CAMERA osserva nel suo post in merito all’errore della CNN, anche Al Jazeera, ” fonte nota per il suo sbilanciamento nei confronti di Israele”, ha riferito la storia con precisione, scrivendo quanto segue:

“Molti attivisti sono stati arrestati durante lo sgombero, domenica mattina, tra i quali Mustafa Barghouti, segretario generale dell’Iniziativa nazionale palestinese (Al Mubadara), ha detto il corrispondente di Al Jazeera da Gerusalemme. La reporter di Al Jazeera da Gerusalemme , Jane Ferguson, ha detto che gli attivisti che sono stati arrestati sono stati condotti al checkpoint di Qalandiya e poi rilasciati. ”

Arab news riporta:

“Centinaia di poliziotti israeliani sono arrivati ​​da tutte le direzioni, circondando le tende e arrestandoli uno ad uno” ha detto il legislatore palestinese Mustafa Barghouti alla AFP. Ma il portavoce della polizia Micky Rosenfeld ha detto alla AFP che nessun arresto era stato fatto.”

E l’egiziano Al Ahram online:

“Centinaia di poliziotti israeliani sono arrivati ​​da tutte le direzioni,  circondando tutti quelli che erano nelle tende e arrestandoli uno ad uno,” ha detto il legislatore palestinese Mustafa Barghouti alla AFP. Ma il portavoce della polizia Micky Rosenfeld ha detto alla AFP che nessun arresto era stato fatto. “E’ stato detto loro che avevano sconfinato e sono stati scortati con cura dal luogo, uno per uno”, ha detto. “Nessun ferito da entrambe le parti.”

Ma evidentemente per la Sherwood basta e avanza il resoconto degli attivisti palestinesi. Non ha ritenuto di dover prendere in considerazione nemmeno le versioni dei giornali arabi. Eh, quando si dice “più realisti del Re”!

QUI