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Sharon è grave… tornano i falsi miti

No, non è la BBC… era una canzonetta in voga un po’ di anni fa. Dice Wikipedia in proposito:

La BBC (sigla di British Broadcasting Corporation, anche informalmente chiamata dai britannici auntie – zietta, ma molto più spesso Beeb, soprattutto sui quotidiani e sui tabloid britannici), fondata il 18 ottobre 1922 come British Broadcasting Company Ltd., è il più grande e autorevole editore radiotelevisivo del Regno Unito con sede a Londra. La BBC è ritenuta, anche fuori dal Regno Unito, uno dei più autorevoli operatori radiotelevisivi del mondo, anche in ragione delle tradizionalmente rigorose modalità di produzione dei dati giornalistici che l’hanno resa un punto di riferimento per la categoria. 

Pero’,  quando si tratta di Israele le sue “rigorose modalità di produzione dei dati giornalistici” non si discostano poi molto dagli articoletti dei peggiori tabloid in commercio. I “falsi miti” che insistentemente continuano a circolare in merito a fatti e personaggi che hanno contribuito alla storia di Israele, sono ben lungi dall’essere accantonati, se non proprio smentiti.

Esempi ce ne sono a iosa; l’ultimo in ordine cronologico riguarda il peggioramento delle condizioni di salute di Ariel Sharon, da sette anni in coma. Il 1° gennaio, nello spazio Medio Oriente-Europa, tracciando una biografia di Sharon, la BBC scrive:

“A seguito di una ondata di attentati suicidi e attacchi da parte di militanti palestinesi in Israele nel 1990 e oltre, Sharon cerco’ di fortificare lo Stato con la costruzione della controversa barriera in Cisgiordania.”

E’ uno dei falsi più comuni a proposito di Sharon. In realtà, l’idea di una recinzione antiterroristica fu proposta da Yitzhak Rabin dieci anni prima e, nel 1995 Rabin nomino’ la Commissione Shahal per studiarne la fattibilità. Quando il terrorismo palestinese contro i civili israeliani raggiunse il culmine con la seconda Intifada, un gruppo di base apartitico, chiamato ‘Fence for Life‘ si formo’ per spingere il governo israeliano a costruire una barriera protettiva. Sharon, all’epoca a capo del Likud, dovette cedere alla richiesta popolare, nonostante fosse stato in precedenza contrario all’idea.

Ma soprattutto la BBC non si tira indietro nello sfruttare il mito più ricorrente riguardo Sharon: la seconda intifada fu causata dalla sua “passeggiata” al Monte del Tempio! Sono 14 anni che le leaderships Palestinesi si sgolano a dire e ripetere che la seconda intifada non fu “merito” di Sharon, ma che fu programmata minuziosamente per mesi e messa in atto da Arafat. Naturalmente non è solo prerogativa della BBC fare il possibile per mantenere intatto questo falso: il Guardian, per citare un altro “illustre” canale di informazione, si accoda volentieri.

Che frustrazione per la memoria di Arafat che fece della seconda intifada il suo vessillo! Il suo nome non compare nel mito, la colpa esclusiva fu di colui il quale, nell’immaginario collettivo, è stato designato da anni come “il male assoluto”, in contrapposizione a Rabin, vissuto come “l’unico israeliano che voleva la pace”. Sarà forse a causa dell’essere stato, quest’ultimo, ammazzato da un altro israeliano? Possibile.

Scrive Avner Falk sul Jewish Political Studies Review 18:1-2, 2006:

Olivier Nicolle , un altro psicoanalista francese , chiama il discorso moderno dell’antisemitismo una “formazione psichica collettiva” che difende inconsciamente gruppi antisemiti contro l’ansia dei loro conflitti interiori . Nicolle ha sostenuto che l’attuale ondata di antisemitismo europeo è stato accentuato da eventi collettivi di dimensioni nazionali, internazionali e anche mondiali , attraverso i quali trova forme di espressione e di canalizzazione delle sue dinamiche verso un oggetto preciso, chiaramente visibile. Secondo il suo punto di vista, gli  slogan antisemiti contemporanei sono il prodotto di condensazioni inconsce e spostamenti di scene di fantasia collettiva . Questi slogan vanno dal più eloquente , come nel discorso antisemita dell’allora premier malese, Mahathir Mohammed, nel 2003 , fino ai più laconici, come l’equazione tra la stella di Davide e la svastica , dai più violenti , come ” Un Ebreo – una pallottola , ” ai più allusivi, come  ” No al comunitarismo “, una parola francese che allude al “crimine” degli ebrei di organizzarsi in comunità e tradire il loro patto con la Repubblica francese . Una volta proclamati , slogan come “Bush = Sharon = assassino “, acquistano legittimità e diventano ” opinione pubblica” .

Ma torniamo ai fatti: Sharon ebbe la responsabilità per la Seconda intifada? Un rapporto approfondito del Jerusalem Center for Public Affairs di Jonathan Halevi precisava:

“Ampia testimonianze, attuali e retrospettive, dimostrano il ruolo dell’Autorità Palestinese nell’avviare e gestire la Seconda Intifada come un vasto attacco di terrore, progettato per imporre un ritiro unilaterale e incondizionato di Israele, e preparare le condizioni, in previsione della battaglia per la realizzazione della richiesta del ritorno dei rifugiati…. La decisione finale di avviare la seconda Intifada fu presa da Yasser Arafat, immediatamente dopo la conclusione del secondo summit di Camp David, conclusosi il 25 luglio 2000. Le direttive furono diffuse alle forze di sicurezza nazionali, chiedendo loro di prepararsi per la possibilità immediata di iniziare una campagna violenta contro Israele.”

Potrebbe risultare assurdo il credere che cinque anni di guerra feroce, con attacchi sistematici e accuratamente programmati  possa essere divampata “all’improvviso”, “spontaneamente”, vero? Invece il mondo ci ha creduto e i mggiori media nel campo dell’informazione continuano a perpetrarne il mito. Sharon non fece nulla di illegale quando si reco’ al Monte del Tempio, luogo ritenuto sacro da Ebrei e Musulmani. Non cerco’ di entrare nella moschea di Al Aqsa, né in un altro luogo musulmano qualsiasi. Ma, a parte qualsiasi considerazione si possa fare in merito all’opportunità o meno del suo gesto, ci sono le testimonianze della leadership palestinese a chiarire.

Imad Al – Falouji , all’epoca ministro delle Comunicazioni , ha ammesso alla stampa palestinese che la violenza fu pianificata in precedenza della visita di Sharon; il 6 dicembre 2000, il quotidiano palestinese Al-Ayyam riporto’ quanto segue:

“Parlando ad un simposio a Gaza, il ministro palestinese delle Comunicazioni, Imad Al-Falouji, ha confermato che l’Autorità palestinese aveva iniziato i preparativi per lo scoppio dell’attuale Intifada dal momento in cui i colloqui di Camp David si conclusero, questo in conformità alle istruzioni impartite dal Presidente Arafat stesso. Mr. Falouji ha continuato dicendo che Arafat ha lanciato questa Intifada come la fase culminante delle posizioni palestinesi, immutabili nel corso dei negoziati  e che non è da intendersi meramente come una protesta per la visita del leader dell’opposizione israeliana, Ariel Sharon, al Monte del Tempio “.

La dichiarazione di Al- Falouji è stata portata come prova davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed è di dominio pubblico .

Non fu certo l’ unica occasione in cui al- Falouji ammise che la violenza fu premeditata . Pochi mesi dopo , durante una manifestazione di sostenitori presso il campo profughi palestinese ‘Ein Al- Hilweh in Libano , al- Falouji esplicitamente dichiaro’ che la violenza fu progettata come un modo di ottenere concessioni, ad esempio per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi in Israele , che non erano in programma al tavolo negoziale . I suoi commenti appaiono nel libanese al- Safir per il 3 Marzo 2001 :

“Sottolineiamo che la leadership palestinese non firmerà un accordo di pace senza garantire i diritti dei palestinesi , e in primo luogo il diritto al ritorno , la liberazione di Gerusalemme e del suo ritorno alla sovranità palestinese completa . Questi sono i nostri principi fondamentali a cui teniamo e per i quali combattiamo “. ” Chi pensa che l’Intifada sia scoppiata a causa della visita del disprezzato Sharon alla Moschea di Al – Aqsa sbaglia, anche se questa visita è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Questa Intifada è stata programmata in anticipo , sin dal ritorno del presidente Arafat dai negoziati di Camp David , dove ha rovesciato il tavolo del presidente Clinton . [ Arafat ] è rimasto fermo e ha sfidato [ Clinton ] . Egli ha respinto i termini americani e lo ha fatto nel cuore degli Stati Uniti . ” “La mia visita qui in Sud Libano è un chiaro messaggio al nemico sionista. Noi diciamo : Proprio come la resistenza nazionale e islamica nel sud del Libano ha dato [ a Israele ] una lezione e l’ha fatto ritirare umiliato e martoriato , così sarà [ per Israele ] di imparare una lezione dalla Resistenza palestinese in Palestina . La resistenza palestinese colpirà a Tel – Aviv , a Ashkelon , a Gerusalemme e in ogni centimetro della terra della Palestina naturale. (con il termine “Palestina naturale, Al Falouji intende ovviamente tutta Israele N.d.T.) Israele non avrà una sola notte tranquilla. Non ci sarà nessuna sicurezza nel cuore di Israele …. ”

Come lo dovrebbero dire più chiaro di cosi’? All’epoca si scomodo’ anche Marwan Barghouti. In un’intervista rivelatrice nella sede di Londra del quotidiano arabo Al- Hayat ( 29 settembre 2001 ) , Marwan Barghouti , capo del Tanzim, ammise il suo ruolo critico nell’accendere l’Intifada, nell’ottobre 2000, sia in Cisgiordania che a Gaza , così come tra gli arabi israeliani :

“Sapevo che la fine di settembre sarebbe stato l’ultimo periodo ( di tempo ) prima dell’esplosione , ma quando Sharon ha raggiunto la moschea di al- Aqsa , questo è stato il momento più opportuno per lo scoppio dell’intifada …. La notte prima della visita di Sharon , ho partecipato a un panel su una stazione televisiva locale e ho colto l’occasione per invitare il pubblico ad andare alla moschea di al- Aqsa al mattino , perché non era possibile che Sharon raggiungesse al- Haram al- Sharif  e se ne potesse poi andare via tranquillamente . Sono andato ad al -Aqsa al mattino …. Abbiamo cercato di creare scontri senza successo a causa delle divergenze di opinione emerse con gli altri, al momento . … Dopo che Sharon se ne ando’ , rimasi per due ore in presenza di altre persone ; discutemmo le modalità di risposta e di come reagire in tutte le città ( Bilad ) e non solo a Gerusalemme . Contattammo tutte ( le ) fazioni palestinesi . ”

La sera dello stesso giorno , Barghouti viaggio’ nel Triangolo arabo all’interno di Israele, dove avrebbe dovuto partecipare a una conferenza:

” Mentre eravamo in macchina sulla strada per il Triangolo , ho preparato un volantino a nome del Comitato Superiore di Fatah , coordinato con i fratelli ( ad esempio , Hamas ) , nel quale chiamavamo ad una reazione per quanto successo a Gerusalemme . ”

L’ intifada ha poco a che fare con la visita di Sharon e tutto con l’agenda politica degli arabi Palestinesi . Sakhr Habash , membro del Comitato Centrale di Fatah , rilascio’ un’intervista al quotidiano dell’Autorità Palestinese :

” [ L’Intifada ] non è scoppiata , al fine di migliorare la nostra capacità di contrattazione nei negoziati , né come una reazione alla visita provocatoria di Sharon ad Al- Haram Al – Sharif . E’ stata solo la scintilla a quanto accumulato nelle profondità della nostra persone ed è finalizzata ad esplodere di fronte al governo di Barak a causa del problema politico di più di un anno e mezzo – il problema dell’indipendenza. ” QUI

Ancora Barghouti:

Marwan Bargouti , segretario generale del movimento Fatah di Arafat in Giudea e Samaria , ha detto al Jerusalem Times la scorsa settimana , “L’intifada non è iniziata a causa della visita di Sharon “, ma che la violenza “è cominciata a causa del desiderio di porre fine all’occupazione e perché i palestinesi non hanno approvato il processo di pace nella sua forma precedente. ”

Altre dichiarazioni simili: … Mustafa Bargouti , capo del Palestinian Medical Relief Services della PA , ha detto al “Report Palestina ” (2 maggio 2001) che un gran numero di paramedici hanno ricevuto una formazione medica di emergenza, alla vigilia delle violenze : ” Alcune istituzioni , come ad esempio i Servizi Medical Relief , hanno preparato in precedenza i piani per le emergenze . Durante la prima Intifada , abbiamo formato una squadra di primo soccorso di 11.500 paramedici . Queste persone hanno fatto un ottimo lavoro durante l’Intifada .” All’Assistente Segretario di Stato per gli Affari del Vicino Oriente, Edward Walker, fu chiesto – nel corso di un’audizione al Congresso marzo 2000 – se fosse ragionevole concludere che la violenza fu pianificata ben prima della visita di Sharon al Monte del Tempio . Walker rispose: “L’hanno detto e ridetto. Quindi penso che una persona ragionevole lo potrebbe supporre . ». ( Jerusalem Post , 30 marzo 2001 )

Arafat cominciò a chiedere una nuova Intifada nei primi mesi del 2000 . Parlando prima ai giovani di Fatah, a Ramallah , Arafat “ha fatto capire che il popolo palestinese è suscettibile di attivare l’opzione Intifada” (Al – Mujahid , 3 aprile 2000 ) .

Marwan Barghouti , il capo di Fatah in Cisgiordania , spiego’ ai primi di marzo 2000: ” Dobbiamo condurre una battaglia sul campo a fianco della battaglia negoziale … cioè una confrontazione” ( Ahbar Al – Halil , 8 Marzo, 2000 ) . Durante l’estate del 2000 , Fatah addestro’ giovani palestinesi in 40 campi di addestramento .

L’edizione di luglio 2000 di Al – Shuhada, mensile distribuito tra i servizi di sicurezza palestinesi , afferma: ” Dalla delegazione negoziale guidata dal comandante e simbolo, Abu Amar ( Yasser Arafat ) al coraggioso popolo palestinese , stare pronti! La battaglia di Gerusalemme è iniziata.”

Un mese dopo , il comandante della polizia palestinese disse al quotidiano palestinese ufficiale Al -Hayat Al – Jadida : “La polizia palestinese sarà insieme ai nobili figli del popolo palestinese , quando l’ora del confronto arriverà. ”

Freih Abu Middein , il ministro della Giustizia PA , avverti’ nello stesso mese: “La violenza è vicina e il popolo palestinese è disposto a sacrificare anche 5.000 vittime . ” (Al – Hayat al- Jadida , 24 agosto 2000 – MEMRI ) .

Un’altra pubblicazione ufficiale dell’Autorità palestinese , Al- Sabah , datata 11 settembre 2000 – più di due settimane prima della visita di Sharon – scrisse : “Noi avanzeremo e dichiareremo una Intifada generale per Gerusalemme. Il tempo per l’ Intifada è arrivato , il tempo per la Jihad è arrivato . ”

Il consigliere di Arafat,  Mamduh Nufal, dichiaro’ al francese Nouvel Observateur ( 1 Marzo 2001 ) : “Pochi giorni prima della visita di Sharon  alla Moschea , quando Arafat ci chiese di stare pronti ad avviare uno scontro , sostenni manifestazioni di massa…”

Il 30 settembre 2001, Nufal spiego’ ad al- Ayyam che Arafat effettivamente emise ordini ai comandanti sul campo per i violenti scontri con Israele, dal 28 settembre 2000.

Che stress! Lo hanno detto, ridetto, ripetuto e ancora c’è chi, come la BBC e il The Guardian, vorrebbe attribuirne il “merito” a Sharon! Ci si è dovuta impegnare perfino Suha Arafat a difendere la paternità della seconda intifada del marito !

E quando Sharon se ne andrà per sempre, chi sceglierà l’opinione pubblica come suo successore nell’impersonificazione del Male Assoluto? Sarà bene che cominciate a pensarci per tempo.

Grazie a

BBC watch , Cifwatch , Peace with realism

Chi non vuole la pace?

I negoziati di pace per tentare di risolvere il conflitto arabo/israeliano sono faticosamente ripresi. Il Segretario di Stato americano Kerry sembra seriamente impegnato nella sua missione diplomatica, ma c’è anche chi si pone decisamente al servizio delle forze politiche ostili ad ogni possibile normalizzazione.

Manifestazioni di giornalisti inscenate a Qalandia

E’ il caso del reporter palestinese Fadi Aruri, già impegnato con l’agenzia Reuters e con China’s Xinhua News Agency. Aruri, ufficialmente licenziato dalla Reuters, continua il suo sporco “lavoro” come free-lance. La campagna anti-normalizzazione non fa distinzione tra eventi politici, accademici o economici. Qualunque attività corra il rischio di normalizzare i rapporti con la “potenza occupante”, perfino quando si tratta di eventi sportivi riservati ai bambini, è ferocemente attaccata e boicottata. Cosi’, ad esempio, Fatah condanna gli incontri tra rappresentati dell’Olp e politici israeliani. Fatah controlla il sindacato dei giornalisti in Giudea Samaria e aderisce alla campagna anti-normalizzazione a proposito delle trattative di pace.

“Condanniamo la normalizzazione e chi la vuole. Tali riunioni (Olp/Israele) sono prive di contenuto politico e sono una perdita di tempo. Sono ingiustificate, a livello nazionale e politicamente “.

L’attività anti normalizzazione di Fadi Aruri si avvale, ovviamente, del suo “strumento del mestiere” , come mezzo privilegiato di propaganda. Le sue foto appaiono su AP, Apollo Images, Maan News e Al-Ayyam. Non tutti i giornalisti palestinesi sono d’accordo con questa posizione politica che rifiuta qualsiasi tentativo di pace, ma il loro dissenso lo esprimono in forma anonima, per evitare possibili ritorsioni. Cosi’, un giornalista palestinese ha raccontato a Honest Reporting i retro-scena di quelle che sono poi presentate al mondo come “legittime proteste”:

Il 17 luglio, “Aruri ed i suoi amici hanno organizzato una marcia di giornalisti palestinesi al checkpoint Qalandiya, dove hanno messo in scena uno scontro con i soldati israeliani,” ha detto l’anonima fonte.

“Gridavano contro i soldati in modo da poter ottenere foto vendibili. Guardando le foto, si nota come Aruri e gli altri si alternavano nel confronto con i soldati, in modo da potersi fotografare l’un l’altro. Non si trattava di vera protesta. Era un circo. ”

La Ma’an News Agency, con base a Betlemme, ha pubblicato in proposito quello che si puo’ definire un saggio fotografico. E la Federazione internazionale dei giornalisti ha denunciato l’IDF per le “dure restrizioni” e il suo “comportamento brutale.” Secondo la IFJ, sette giornalisti sono rimasti feriti durante la manifestazione. Ecco un esempio di una foto che Aruri ha scattato e  postato su Facebook.

Nel maggio del 2012, continua la fonte

il consolato degli Stati Uniti ha organizzato un evento a Ramallah, in occasione dell’International Press Freedom Day, e Aruri condusse la sua campagna contro gli americani. Non voleva palestinesi presenti alla manifestazione perché organizzata dagli americani. Aruri vede l’America come il nemico. Questo non ha nulla a che fare con Israele. Questo evento fu coperto dai media internazionali. Si tratto’ di un caso di stage, un evento costruito,  inscenato dagli stessi giornalisti che poi ne diedero diffusione “.  

Infatti, Al Aqsa Press, agenzia di stampa affiliata a Fatah, cito’ Aruri come uno degli organizzatori della protesta: 

Fadi Aruri, uno dei giornalisti palestinesi, ha spiegato che i giornalisti hanno deciso di mettere in scena un sit-in di protesta contro la manifestazione organizzata dal consolato degli Stati Uniti. Egli ha osservato che il Sindacato dei giornalisti palestinesi, che rappresenta tutti i giornalisti di diversa estrazione politica, aveva chiamato al boicottaggio della manifestazione, in solidarietà con i prigionieri palestinesi.  

Nonostante questo odio per gli Stati Uniti, Aruri ha ottenuto un incarico prestigioso, in seguito. Nel marzo 2013, l’Ufficio stampa gestito dall’Amministrazione palestinese, lo ha selezionato per il servizio fotografico in occasione della visita del Segretario di Stato americano,  John Kerry, a Ramallah.

La settimana scorsa Mohammed Najib, un noto giornalista palestinese che lavora per la nuova stazione TV israeliana, I24 News:

“Stava lavorando nel centro di Ramallah a intervistare la gente per strada quando arrivo’ Aruri a incitare la gente contro di lui. Aruri diceva alla gente di non parlare con Najib perché lavora per un’organizzazione di propaganda israeliana. Diverse persone si radunarono intorno a Najib che non poté continuare le interviste per paura della sua vita “.

HonestReporting ha chiesto a Najib se intendesse presentare un reclamo formale ai servizi di sicurezza palestinesi e al PJS. L’appello alla “giustizia tribale tradizionale”, non ha fatto molta differenza:

“Vengono dallo stesso paese di Aruri e così agli anziani del villaggio è stato chiesto di mediare. Ma le scuse non faranno alcuna differenza, perché il danno è già stato fatto. E le scuse non aiuteranno il prossimo giornalista israeliano che sarà attaccato in Cisgiordania “.

Il giornalista israeliano Yoram Cohen era a Ramallah per una conferenza stampa, quando alcuni giornalisti palestinesi protestarono contro la sua presenza. In quell’occasione, il Jerusalem Post scrisse:

Il tentativo di Cohen per spiegare di aver ricevuto il permesso dal vice ministro dell’informazione dell’Amministrazione palestinese per coprire la conferenza stampa non ha convinto i giornalisti, che gli hanno chiesto di andarsene immediatamente. Il funzionario palestinese ha negato di aver  concesso il permesso a Cohen.

Aruri fu uno degli ideatori della protesta.

Ed è sempre Aruri che ha condotto la campagna di boicottaggio contro l’apertura del punto vendita Fox,  compagnia israeliana di vendita di abbigliamento, a Ramallah, boicottaggio che è costato ai palestinesi centinaia di posti lavoro persi. Dice Aruri in proposito:

“L’apertura di Fox a Ramallah è un macchia di disonore alla luce delle richieste di boicottaggio dello Stato di occupazione e dei suoi prodotti.” 

Aruri ha anche accusato il Ministero dell’Economia dell’ Amministrazione palestinese di facilitare l’ingresso dei prodotti israeliani sul mercato palestinese,  permettendo di lavorare nei territori palestinesi ad aziende israeliane e commercianti. E’ sempre la fonte di Honest Reporting a parlare:

“Aruri ha diritto alle sue opinioni, ma una volta diventato un vero attivista, è molto immorale per Xinhua, Reuters o  qualsiasi altro mezzo di informazione, fare affidamento su di lui. Se è coinvolto in attività politiche, è un problema etico. Reuters avrebbe mai assunto un “colono” come suo corrispondente da Gerusalemme? “

Fadi Aruri ha irresponsabilmente offuscato il confine tra giornalismo e attivismo, sollevando interrogativi importanti per la comunità giornalistica. Perché Xinhua e Reuters continuano la loro collaborazione con lui? Qual è il vero motivo che spinge i giornalisti palestinesi schierati contro la normalizzazione a voler lavorare in Israele? Chi sono gli altri fotografi che hanno manifestato al checkpoint Qalandiya? E in quali agenzie di  informazione sono impiegati? La Federazione internazionale dei giornalisti è pronta a condannare Aruri e gli altri fotografi con la stessa rapidità che impiega nel denunciare Israele? La comunità dei giornalisti è pronta a criticare Aruri? Come dovrebbero rispondere i giornalisti israeliani  alle intimidazioni da parte dei loro colleghi palestinesi? Quanto sono affidabili i fotografi palestinesi? Possono i funzionari americani contestare le scelte del Palestinian Press Organization? E soprattutto, chi guadagna dalla non-normalizzazione del conflitto? Di chi cura gli interessi Aruri?

Grazie a Honest Reporting

Sulla manipolazione mediatica vedi anche

http://bugiedallegambelunghe.wordpress.com/2012/09/20/la-raffinatissima-sensibilita-degli-esperti/

http://bugiedallegambelunghe.wordpress.com/2012/07/11/fauxtography/

http://bugiedallegambelunghe.wordpress.com/2012/07/09/credimi-ti-sto-mentendo/

Il Kotel, l’ISM e la Ford Foundation…

Come sappiamo, le organizzazioni che si auto-definiscono “pacifiste” spesso sono tutto meno quello che la definizione lascerebbe sperare.  “Nascoste” dal termine magico, in realtà possono diventare vere e proprie “armi” di distrazione di massa. In un articolo apparso sul loro sito ufficiale in francese, l’ISM riporta di oscure macchinazioni ebree atte a “impossessarsi dell’ultimo settore restante del Muro Al Buraq, che loro chiamano Kotel, o Muro del Pianto”.

Anche se potrebbe sembrare ridicolo (e lo è infatti), il tentativo di far passare il Kotel per “diritto unico palestinese” è annoso. Il ministro dell’Autorità Palestinese per gli affari religiosi, Mahmoud Al-Habbash, ha recentemente dichiarato che tutta Gerusalemme e il Muro Occidentale sono “diritto unico dei palestinesi.” A sostegno di questo, non si è vergognato di affermare che “nessuna persona oltre i musulmani ha mai usato [il Muro Occidentale] come luogo di culto, durante tutta la storia, fino alla Dichiarazione Balfour, nel 1917.”  QUI

Fu il Gran Mufti’ di Gerusalemme, quel tristemente noto Hajj Amin, collaboratore e estimatore di Hitler, che diede il via alla leggenda del Kotel mai stato legato alla trdizione ebraica ed a incoraggiare sanguinosi scontri; Arafat continuo’ sulla stessa linea:

“Chi abbandona un solo centimetro di Gerusalemme non è né un arabo né un musulmano” (Voice of Palestine, Algiers, Settembre 2, 1993)

seguito a ruota da esponenti islamisti e dal mufti’  Ikrema Sabri:

“Non c’è mai stato un tempio ebraico ad Al-Aqsa [la Spianata delle moschee] e non vi è alcuna prova che ci sia mai stato un tempio” Mike Seid, “Western Wall was never part of temple,” (Jerusalem Post, Ottobre 25, 2007). QUI

I musulmani palestinesi rivendicano il diritto al Kotel perché secondo la tradizione, Muhammed ci lego’ l’asino Al Buraq, prima di prendere il volo per la Mecca. Se da una parte puo’ far sorridere, il fatto che sia una Ong, ufficialmente impegnata nella pace, a sostenerlo e alimentare la polemica, inquieta. Nel suo articolo, ISM parla di “tentativo di giudaizzazione di Gerusalemme” (!) avvalorando cosi’ le tesi islamiste più estreme  che sostengono Gerusalemme (e tutto Israele) proprietà assoluta musulmana.

il Gran Mufti’ di Gerusalemme, Hajj Amin, zio di Arafat

Cio’ che l’ISM chiama “espansione e tentativo di giudeizzazione” sono i lavori di scavi archeologici, che già nel 1864 i ricercatori britannici Charles Wilson e Charles Warren avevano suggerito, per riuscire a determinare   l’estensione totale del Kotel. Gli scavi veri e propri sono cominciati dopo la Guerra dei Sei Giorni ed hanno richiesto anni di lavoro, sotto la stretta supervisione di esperti nel campo dell’ingegneria strutturale. I lavori hanno portato alla luce importantissime testimonianze archeologiche, come una cisterna dell’acqua, datata a 3000 anni fa, nel periodo del Primo Tempio.

Al momento gli scavi sono prossimi a terminare. Ma quello che resta invece come un interrogativo più pesante delle rocce di Gerusalemme è: perché una Ong “non violenta e pacifista” avvalora certe tesi che già in passato sono state causa di morte e divisione? E allora diamo un’occhiata a questo ISM, chi sono? L’International Solidarity Movement (ISM) è una rete di attivisti anti-israeliani,  fondata nell’estate del 2001 da un gruppo di giovani di sinistra estrema Americani, ai quali si sono poi aggiunti attivisti palestinesi (soprattutto cristiani) e gruppi filo-palestinesi israeliani. I fondatori reclutano volontari provenienti da diversi Paesi occidentali, alcuni dei quali ebrei, su un programma di ostilità verso Israele e le sue politiche nei confronti dei palestinesi. L’International Solidarity Movement (ISM), ha ospitato terroristi noti e sostiene apertamente la violenza e la distruzione di Israele.

Al portavoce ISM, Raphael Cohen, è stato chiesto in una conferenza stampa nel maggio 2003 di definire “l’occupazione”. La sua risposta: “La presenza sionista in Palestina” (David Bedein “unità di supporto per il terrore,” Jerusalem Post, 25 giugno 2003.)

attivisti ISM in una foto ricordo con alcuni terroristi

Quando gli viene chiesto di esprimere la sua visione di pace, risponde, “una soluzione di stato unico”, intendendo la creazione di uno stato palestinese al posto di Israele. Sul sito ISM, la directory di Internet si chiama “traveltopalestine”. Il loro sito colloca anche l’aeroporto Ben Gurion in “Palestina”. Esso comprende un pacchetto di informazioni per i volontari che include una guida del paese “Palestina”. La guida elenca l’estensione della “Palestina” come “26.323 km2 = 10.162 miles2” – la dimensione cioè di tutto lo Stato di Israele, più la Cisgiordania e Gaza. La guida descrive i confini geografici della “Palestina”, compresi dal Giordano al Mar Mediterraneo, dal Libano ad Aqaba, cioè, ancora una volta incorporando tutto Israele.

Attiviste ISM “travestite” da ortodosse ebree

L’ISM non nasconde il suo incitamento alla violenza. Il suo sito web afferma che riconosce “il diritto palestinese a resistere alla violenza israeliana e l’occupazione tramite legittima lotta armata”. Cohen ammette che, il 25 aprile 2003, ospito’ un gruppo di 15 persone nel suo appartamento. Inclusi in questo gruppo erano Mohammad Asif Hanif e Omar Khan Sharif, cittadini britannici. In seguito parteciparono anche a varie attività programmate dall’ ISM.

Cinque giorni dopo, i due eseguirono un attentato suicida in un pub popolare, accanto all’ambasciata americana a Tel Aviv, frequentato da personale dell’ambasciata. Hanif e Sharif erano entrati in Israele con il pretesto di essere “attivisti per la pace” e fare “turismo alternativo” – forse un riferimento al precursore dell’ISM, il “Gruppo turistico alternativo” (Andrew Friedman, “I Partigiani “neutrali “,” The Review, luglio 2003). ISM nega la responsabilità delle azioni dei kamikaze britannici.

Il 27 marzo 2003, l’ISM è stato sorpreso dare rifugio al terrorista della Jihad Islamica, Shadi Sukiya. Sukiya fu arrestato dall’esercito israeliano negli uffici ISM, dove fu trovata una pistola; due attivisti ISM stranieri, tra cui l’americana Susan Barclay, aiutarono Sukiya a nascondersi. Ms. Barclay cerco’ di impedire ai soldati dell’IDF di entrare negli uffici ISM, sapendo che c’era Sukia (Leslie Susser, “Israele: L’IDF contro l’ISM,” The Jerusalem Report, 13 giugno 2003), “Senior della Jihad islamica, terrorista arrestato mentre si nasconde negli uffici del Movimento Internazionale di Solidarietà a Jenin, “Ministero degli Esteri israeliano, March 27, 2003).

Il sito web ISM istruisce i propri volontari su come evitare i controlli di sicurezza israeliani. Ad esempio, ai suoi membri viene detto di mentire sulla loro affiliazione con ISM e la loro intenzione di visitare i territori. ISM istruisce anche i suoi affiliati a rimanere in contatto con gli attivisti locali, compresi capi di organizzazioni terroristiche come Hamas, Fatah e Jihad islamica, che considera “gruppi di resistenza.” Mentre il Movimento di Solidarietà Internazionale afferma di essere un’organizzazione umanitaria dedicata ai principi della resistenza non violenta, non ha dimostrato alcun interesse di pace verso gli israeliani. Come minimo, ISM ha agito come apologeta del terrorismo e, a volte, complice attivo dei terroristi. QUI e QUI

ISM fa parte di quella rete di Ong finanziate dalla Ford Foundation, cosi’ come moltissime delle Ong anti-israeliane che si auto definiscono “non violente e pacifiste”.  E cos’è la Ford Foundation?

Ford insignito della Croce dell’Aquila Germanica hitleriana, con Karl Kapp e Fritz Hailer

La Fondazione Ford (FF) è uno dei principali finanziatori di numerosi gruppi palestinesi ed israeliani, coinvolti nel delegittimare e demonizzare Israele, compresi i gruppi come LAW che trasformo’ la Conferenza delle Nazioni Unite contro il razzismo a Durban in un festival di odio antisemita.  Attraverso il suo ufficio del Cairo, Ford ha erogato più di 35 milioni di dollari in sovvenzioni a favore di 272 organizzazioni arabe e palestinesi solo nel corso del biennio 2000-2001 – gli anni più recenti per i quali sono disponibili i dati – oltre a 62 borse di studio a persone che ammontano a più di $ 1,4 milioni. ”

Le ONG palestinesi che ricevono sovvenzioni dal governo degli Stati Uniti d’America devono firmare un impegno che la loro organizzazione non si impegnerà nel supporto di attività terroristiche. La Fondazione Ford non ha bisogno di questo impegno e molte delle organizzazioni che finanzia hanno dichiarato che si sarebbero rifiutate comunque di firmare un tale impegno. I finanziamenti della Fondazione Ford  servono a:

* Organizzare boicottaggi contro Israele e il boicottaggio delle imprese americane che operano in Israele.

* Finanziare l’ISM

* Creare un sito Web dedicato a “mobilitare l’azione mondiale contro Israele e il sionismo”.

Del resto Ford è ben conosciuto per le sue ossessioni anti ebraiche e di appoggio al nazismo. Durante la prima guerra mondiale, Ford scrisse una serie di articoli ferocemente antisemiti  per “The Independent Dearborn”, che poi pubblico’ in forma di libro contro gli ebrei chiamato “The International Jew: The world’s foremost problem”, nel quale addossava agli ebrei la colpa per tutti i problemi del mondo. L’International Jew è ancora oggi ristampato, utilizzato e molto ammirato da neonazisti e suprematisti bianchi .

Nei primi anni 1920, questo libro fu pubblicato in Germania con il titolo L’Ebreo Eterno. Come riferito, ebbe una grande influenza su Adolf Hitler, che quasi certamente ne copio’ alcune per il suo Mein Kampf. L’ammirazione era reciproca. A seguito dell’ascesa di Hitler al potere, Ford  gli invio’ 50.000 marchi ogni anno, il giorno del suo compleanno.

E la storia continua…. Oggi la Fondazione Ford continua nel solco della tradizione, tracciato dal suo fondatore.

“Più ne ammazzi, più soldi prendi”

Una legge pubblicata nel Registro ufficiale dell’Autorità palestinese, assicura uno stipendio mensile a tutti i Palestinesi e agli arabi israeliani imprigionati in Israele per crimini terroristici. La parola araba utilizzata per questi pagamenti è “Ratib”, “Stipendio”. L’Autorità Palestinese considera i terroristi condannati per omicidio di civili israeliani “prigionieri” :

“Prigionero è chiunque sia imprigionato nelle carceri dell’occupante a causa della sua partecipazione alla lotta contro l’occupazione. ” [Cap. 1 della legge dei prigionieri, 2004/19, approvata e pubblicata dal Presidente dell’Autorità Palestinese al governo, dicembre 2004. Centro Studi per i Prigionieri 9 Maggio 2011]

In altre parole, tutti i palestinesi nelle carceri israeliane per reati terroristici sono ufficialmente iscritti nel libro-paga dell’Amministrazione Palestinese.  Secondo la definizione contenuta nella legge, i ladri d’auto palestinesi in carcere in Israele non ricevevono uno stipendio, ma gli assassini di Hamas ed i terroristi di Fatah si’. Degli stessi benefici usufruiscono gli arabi cittadini israeliani, condannati per reati terroristici contro Israele – anzi, questi ultimi ricevono benefici maggiori di quelli concessi ai terroristi palestinesi. Lo “stipendio” è proporzionale alla pena: più alto è il numero di anni da scontare, più soldi saranno versati. La legge stabilisce che lo “stipendio” decorre dal momento dell’arresto a quello del rilascio.

5500 detenuti palestinesi stanno attualmente scontando nelle carceri israeliane pene per reati di terrorismo. Tra coloro che beneficiano della legge, Abdullah Barghouti, condannato a 67 ergastoli; Hassan Salameh, 38 ergastoli, e Jamal Abu Al-Hijja, nove ergastoli, in carcere per aver pianificato attacchi suicidi. Quali sono i Paesi che contribuiscono con le loro donazioni alla liquidità necessaria a pagare questi “stipendi”?

L’elenco non è esaustivo in quanto si basa esclusivamente sui rapporti dei funzionari dell’Amministrazione Palestinese; in realtà gli aiuti finanziari sono molto maggiori di quelli dichiarati.  Recentemente, l’Unione Europea ha annunciato il trasferimento di 45 milioni di euro per i pagamenti degli stipendi dell’Amministrazione Palestinese: “Una parte di questi 45 milioni di euro è destinata a stipendi e pensioni dei lavoratori, soprattutto medici, infermieri e insegnanti. ” 

Nel novembre 2010, il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha annunciato il trasferimento di una sovvenzione supplementare al bilancio generale dell’Amministrazione Palestinese :

“Dopo il trasferimento di $ 150 milioni la somma che l’amministrazione americana trasferirà a titolo di aiuto di bilancio diretto all’Amministrazione Palestinese per il 2010, ammonta a $ 225 milioni. ”  [Al-Hayat Al-Jadida, 11 novembre, 2010]

Anche se Unione europea, Stati Uniti e altri donatori non finanziano  intenzionalmente gli stipendi ai terroristi, il loro finanziamento finisce nel bilancio generale dal quale sono tratti le paghe.

Gli “stipendi” ai terroristi si propongono di:

1 – “Provvedere ai bisogni dei detenuti all’interno delle carceri israeliane ”

2 – Ulteriori vantaggi per i prigionieri liberati

3 – Ulteriori vantaggi per le famiglie dei detenuti

4 – Ulteriori finanziamenti “per esigenze legali dei detenuti”

Destinatari: Tutti i detenuti coinvolti nel terrorismo:

– Tutti i prigionieri, non importa quale sia il loro crimine o quale sia la loro appartenenza ad un gruppo politico / terroristico, ricevono gli stessi stipendi base mensili. Secondo un rapporto del Ministero dei prigionieri, 792 detenuti stanno attualmente scontando l’ergastolo nelle carceri israeliane. Tutti  ricevono uno stipendio.

– Lo stipendio va direttamente al terrorista o alla famiglia del terrorista.

– I detenuti ricevono lo stipendio dal momento del loro arresto.

Salario aggiuntivo:

– Ai detenuti sposati spetta una retribuzione aggiuntiva, così come a quelli con i bambini.

– Gli arabi di Gerusalemme e gli arabi israeliani che sono in carcere per reati di terrorismo, ottenergono una quota aggiuntiva di 300 nuovi Shekel israeliani (NIS) e 500 NIS, rispettivamente.

Donatori & Importi

Unione Europea – € 158.500.000 (fonte Al-Hayat Al-Jadida, 20 Gen 2010)  Gran Bretagna –  60 milioni di sterline (Al-Ayyam, 11 feb 2010)

India -10 milioni di dollari (Al-Hayat Al-Jadida, 26 aprile 2010)

Norvegia – 53 milioni di dollari (Al-Hayat Al-Jadida, 18 giu 2010)

Francia – € 23.000.000 (Al-Hayat Al-Jadida, 22 giugno, 2010)

Banca mondiale – 40 milioni di dollari (Al-Hayat Al-Jadida, 1 Ott 2010)

Giappone – 18,5 milioni di dollari (Al-Hayat Al-Jadida, 25 ott 2010)

Unione Europea – 41.400.000 € (Al-Hayat Al-Jadida, 28 ottobre 2010)

Gran Bretagna – 30 milioni di sterline (Al-Hayat Al-Jadida, 28 ottobre 2010)

Stati Uniti – 225 milioni di dollari (Al-Hayat Al-Jadida, 11 novembre 2010)

Irlanda- € 1.500.000 (Al-Hayat Al-Jadida, 15 novembre, 2010)

Giappone – 11,9 milioni di dollari (Al-Hayat Al-Jadida, 28 dicembre 2010)

Nella relazione ufficiale dell’Amministrazione Palestinese i detenuti sono chiamati “eroici” e si legge quanto segue:

“I familiari dei detenuti hanno espresso un vivo ringraziamento alla Direzione e al  personale della stazione radiofonica “La Voce dei prigionieri”, tramite il programma ‘On Birds Wings” , in onda su “La voce dei prigionieri”. Questi [ringraziamenti]  sono dovuti all’effetto positivo significativo del programma sullo stato mentale dei prigionieri e delle loro famiglie, e soprattutto a quei familiari dei detenuti che non sono autorizzati alle visite . Le famiglie dei detenuti hanno  detto che il Centro studi per i prigionieri (FM 107,9), rappresenta una grande lotta e spezza la volontà delle guardie carcerarie, messe di fronte alla determinazione del popolo palestinese, che inventa tutti i metodi di resistenza, in primo luogo utilizzando i media…Le famiglie dei prigionieri in isolamento, come la famiglia del comandante Ahmad Sa’adat e quella degli eroici prigionieri Abbas  e Abdallah Barghouti, Mahmoud Issa, Jamal Abu Al-Haija, Hassan Salameh e altri, hanno detto che attendono con i loro figli il programma ‘On Birds Wings ‘. ” [Al-Hayat Al-Jadida, 13 aprile 2011]

Abdallah Barghouti – condannato a 67 ergastoli per il coinvolgimento in attacchi terroristici nei quali 66 israeliani furono uccisi – ristorante Sbarro  (9 agosto 2001), Moment Café (9 marzo 2002), e nell’attacco triplo al centro commerciale pedonale Ben Yehuda (1 ° dicembre 2001).

Jamal Abu Al-Hijja – 9 ergastoli per il coinvolgimento in attacchi suicidi in un centro commerciale di Hadera  (26 ottobre 2005) e Herzl Street a Netanya (5 dicembre 2005)

Hassan Salameh – 38 ergastoli. Era a capo delle infrastrutture terroristiche che effettuarono 2 attacchi sul bus n. 18  a Gerusalemme (Primo attacco il 25 febbraio, 1996. Secondo attacco il 3 marzo 1996), e l’attacco allo svincolo di Ashkelon (25 feb, 1996).

Mahmoud Issa – sta scontando 3 ergastoli. Membro della squadra che rapi’ e uccise soldati israeliani, tra cui Nissim Toledano (13 Dic 1992).

QUI il dossier completo.

Alla luce di questi fatti, noti e documentati, alcuni Paesi donatori hanno cominciato a chiedersi se il loro contributo economico all’Amministrazione Palestinese serva, in qualche misura, a coprire le spese per questi “stipendi” ai terroristi. Il Ministro norvegese Peter Gitmark ha sollevato la questione in Parlamento, criticando i finanziamenti del suo governo destinati al bilancio generale dell’Autorità Palestinese, affermando che “sembra quasi essere un programma di aiuti ai prigionieri condannati per terrorismo in Israele.” “L’amministrazione palestinese utilizza questi soldi anche per pagare gli stipendi ai detenuti nelle carceri israeliane che sono stati condannati per reati terroristici. La Norvegia deve chiarire la questione con l’Amministrazione Palestinese”, ha detto il segretario di Stato, Torgeir Larsen. “Dopo i nuovi sviluppi sorti a seguito alle interrogazioni presentate, si ritiene necessario, insieme alla Gran Bretagna, chiedere chiarimenti all’Amministrazione Palestinese per quanto riguarda i livelli di aiuto, gli importi e la determinazione di necessità relative a questo tipo di aiuto sociale” .

Il dibattito è emerso dopo che la televisione nazionale NRK TV ha iniziato a studiare la questione.

Alcuni prigionieri, si dice, arrivano a percepire fino a 18.000 corone al mese (£ 2095), quasi tre volte la pensione base mensile norvegese. In un’intervista su TV NRK, il ministro norvegese Peter Gitmark, ha espresso la sua preoccupazione per il contributo “indiretto” della Norvegia al terrorismo palestinese:

Peter Gitmark: “Questo è molto grave, soprattutto il fatto che sembra quasi essere un programma di aiuti ai prigionieri condannati per terrorismo in Israele, per non parlare del fatto che gli “stipendi” aumentano in base alla durata della pena.”

NRK TV: “Pensa che i soldi delle tasse norvegesi siano utilizzati per finanziare il terrorismo?” Peter Gitmark: “Sì, questa è una forma indiretta di finanziamento.”  “Il Parlamento è stato informato più volte dall’allora Ministro degli Esteri, Jonas Gahr Støre. Ora sembra che le informazioni dell’ex ministro  al Parlamento fossero false e la comunicazione cattiva. Naturalmente i [parlamentari] dello Scrutiny Committee (commissione di vigilanza e per gli affari costituzionali) dovrebbero esaminare questa storia e verificare se questa implichi conseguenze in Parlamento. ” QUI

Quanto dovrà ancora andare avanti questa ipocrisia tutta occidentale secondo la quale, mentre le tasse ai cittadini diventano sempre più pesanti e sbarcare il lunario sempre più faticoso, assassini in carcere per aver ucciso civili innocenti ricevono stipendi proporzionali al numero di vittime che hanno fatto? Più ne ammazzi più riscuoti?