Archivi tag: erdogan

I Top Ten per il centro Wiesenthal

Fine anno, tempo di bilanci. Il Centro Simon Wiesenthal pubblica i top ten dell’antisemitismo/Israelofobia 2013.

Il primo posto se lo aggiudica l’ayatollah Khamenei:

“Cani rabbiosi… non possono essere chiamati umani…”

Pochi leaders politici hanno condannato il leader supremo Ayatollah Khamenei per le sue continue minacce pubbliche di genocidio contro lo Stato ebraico e le sue dichiarazioni sprezzanti. Riferendosi a Israele come il “cane rabbioso della regione”, ha aggiunto, “I suoi leader sembrano bestie e non possono essere chiamati umani. ” Per tutto il 2013, l’ayatollah anti-semita e anti-Israele ha dato sfogo al suo odio, senza sosta. Alla vigilia delle elezioni iraniane, Khamenei ha dichiarato che i “sionisti” sono il vero potere negli Stati Uniti, aggiornando il vecchio stereotipo di una cospirazione ebraica mondiale. Vincitore assoluto.

Al secondo posto, Recip Tayyip Erdogan, Primo Ministro turco. Nonostante Ankara sia storicamente uno dei partner commerciali di Israele e suo alleato strategico, l’anno di Erdogan da primo ministro turco è stato caratterizzato da un’estrema animosità verso Israele. In risposta alle manifestazioni anti-governative in Gezi Park a Istanbul , Erdogan , ha usato espressioni come ” La Diaspora ebraica “, e “lobbies di interessi” per definire il dissenso. Per Erdogan inoltre, l’estromissione di Mohammed Morsi da parte dei militari, in Egitto, è stato istigato da Israele . Nel mese di dicembre, Erdogan e i suoi media accusavano una cospirazione di ” potenze straniere ” per l’ennesimo scandalo di corruzione venuto alla luce, addossando la responsabilità della crisi alla “lobby del tasso di interesse “. Il New York Times riferi’ che i presunti colpevoli citati dai media erano Stati Uniti e Israele …

E come deludere Richard Falk? Si aggiudica un bel terzo posto, meritatissimo. Ormai le sue dichiarazioni allucinate suscitano imbarazzo anche tra coloro che non si possono propriamente annoverare tra gli “amici” di Israele. Richard Falk , relatore speciale delle Nazioni Unite per la Palestina (sigh!) accusa Israele di ” genocidio “. Falk ha detto alla televisione russa RT :

“Quando è preso di mira un gruppo , un gruppo etnico, infliggendo punizioni collettive, cio’  è in effetti alimentare una sorta di disegno criminoso genocida “.

Falk ha una lunga e sordida storia di odio per Israele ed antisemitismo . Ha asserito che Israele potrebbe avere un programma di sterminio dei Palestinesi simile a quello pianificato dai nazisti. Ha giustificato il terrorismo palestinese in termini di ” diritto di resistenza” , aggiungendo che gli attentati suicidi sono l’unico modo per infliggere un danno sufficiente a Israele in modo che “la lotta possa andare avanti . ” Falk nega che Hamas sia un’organizzazione terroristica , sostenendo che il blocco israeliano ha portato Gaza ” sull’orlo della fame collettiva” , imponendo una “esistenza sub- umana a un popolo “, e che le politiche di Israele sono ” davvero genocide “. Nel 2011 , Falk ha pubblicato una vignetta sul suo blog in merito all’atto d’accusa del Tribunale penale internazionale contro Muhammar Gheddafi , con l’immagine di un cane con una kippah e una maglia con scritto USA , mentre urina su Lady Giustizia e divora ossa umane insanguinate . Falk in seguito ha riconosciuto la vignetta come antisemita e si è scusato dicendo: ” … dobbiamo anche fare la pace con la natura , e trattare gli animali con tanto rispetto quanto è possibile”. Il Segretario generale dell’ONU, Ban Ki -moon, ha condannato Falk per le sue teorie riguardo agli  attacchi dell’11 / 9, un “gioco dal di dentro” secondo Falk.

Il quarto posto spetta al movimento BDS: Boicottaggio / Disinvestimento / Sanzioni /  punto di svolta della demonizzazione globale di Israele e all’ASA, American Studies Association. L’intero mondo arabo è in fiamme e l’americana ASA ha votato per diffamare l’unica vera società libera rimasta sulla mappa del Medio Oriente. Questo è un atto di infamia, non solo per attaccare le istituzioni accademiche israeliane ma gli ebrei in tutto il mondo. Alla domanda sul perché lo Stato ebraico (non Cuba, non la Corea del Nord o la Cina), è stato scelto per il boicottaggio,  Il presidente dell’ASA, il professor Curtis Marez, ha risposto: “Dobbiamo iniziare da qualche parte.”

In realtà, il voto ASA puzza di fanatismo e di un doppio standard pericoloso. Evidenzia con la sua decisione il rifiuto volontario di condannare i veri architetti del muro di separazione – i terroristi e i loro sostenitori che non possono accettare l’esistenza di un piccolo Stato ebraico tra i 23 stati arabi.

Roger Waters, musicista di quelli che un tempo furono i mitici Pink Floyd, attivista del movimento BDS, esibisce un pallone a forma di maiale nei suoi concerti sul quale sono disegnati i “simboli del male” fra i quali figura anche una Stella di David. Chiama Israele “stato di apartheid”  e lo paragona ai nazisti tedeschi. L’Osservatore Romano ha definito l’atteggiamento di Waters “sfrenato antisemitismo”. 

La United Church of Canada, per aver contribuito ad avvelenare le relazioni inter-religiose. Mentre i cristiani soffrono e sono decimati in Siria, mentre sono stati cancellati dall’Iraq  e minacciati di scomparsa in Egitto, la Chiesa Unita del Canada ha approvato il boicottaggio di Israele, l’unico stato del Medio Oriente che garantisce la piena libertà religiosa e la protezione di tutte le fedi. Tali mosse palesemente offensive, ostacolano le speranze di pace e riconciliazione in “Terra Santa” e hanno l’effetto di avvelenare le relazioni interreligiose in Canada.

Al quinto posto il Centro Simon Wiesenthal colloca il partito neo nazista ungherese Jobbk, che continua a fomentare l’odio per gli Ebrei. Marton Gyongyosi, deputato leader del gruppo, ha chiesto un registro di tutti gli Ebrei  residenti in Ungheria, come “misura di sicurezza”. Ora ha aggiunto il revisionismo alla sua agenda politica. “E’ è diventato un business fantastico andarsene in giro a trastullarsi con i numeri”. Ha inoltre affermato che Israele, “… gestisce un sistema nazista basato sulla razza,” e che “gli ebrei stanno cercando di costruire al di fuori di Israele. C’è una sorta di espansionismo nel loro comportamento.” Per quanto riguarda il Medio Oriente, Gyongyosi ha annunciato una serie di prossime conferenze sulla “minaccia sionista alla Pace”.

Il sesto posto se lo guadagnano quei personaggi pubblici che hanno dichiarato apertamente la loro simpatia per Hitler. La cantante libanese Najwa Karam è una superstar con 50 milioni di dischi venduti. Era il “volto arabo” per L’Oreal ed era stata nella giuria della versione araba dell’American Idol, l’Arabs Got Talent. La serie pan-araba ha riscosso un successo paragonabile a quella americana, raggiungendo milioni di case. Purtroppo, Najwa Karam è anche una ammiratrice di Hitler.  Alla domanda postale alla TV libanese, nel programma Talk of the Town, di scegliere gli attributi di sei uomini famosi per creare il suo “uomo ideale”, ha scelto di Hitler la “persuasiva” capacità di parlare. Mai scusata. Il Centro Wiesenthal ha chiesto alla società che possiede il programma di rimuoverla dal suo ruolo di “giudice”.

A Mehmet Sahin, un musulmano, assistente sociale olandese, è stato chiesto – dalla TV nazionale – di intervistare i giovani in difficoltà nella sua comunità. Il risultato sono state le scioccanti dichiarazioni dei ragazzi musulmani olandesi, ad esempio: “Quello che Hitler ha fatto agli Ebrei è bene, secondo me”, “Hitler avrebbe ucciso tutti gli Ebrei “, dice sorridendo un altro. Mehmet ha promesso di fare tutto quanto in suo potere per dissuadere i giovani dal loro odio. Le minacce ricevute in seguito, hanno costretto lui e la sua famiglia a essere trasferiti dalle autorità olandesi in un piccolo villaggio.

Il leader spirituale dei Fratelli Musulmani in Egitto, Yusuf al Qaradawi ha dichiarato:

“Nel corso della storia Allah ha decretato per gli Ebrei punizioni per la loro corruzione. L’ultima punizione è stata effettuata da Adolf Hitler. ”

Il religioso iracheno Qays bin Khalil al Kalbi, ha detto durante una visita negli Usa:

“Allah vi ha scelto come il più miserabile di tutti i popoli. Allah vi ha scelto come il popolo più adatto a diventare maiali e scimmie …. Allah ha scelto Hitler per uccidervi, quindi chi è migliore, voi o lui? ”

Al settimo posto le vignette diffamanti. Zeon, un disegnatore francese, è ossessionato da Israele e dagli Ebrei. Usa continuamente lo stereotipo de “l’accusa del sangue” e tutti i classici dell’antisemitismo.

una vignetta di Zeon

“l’arte” di Zeon

In Germania, il dibattito sul nucleare iraniano è stato segnato da vignette di due giornali diversi (La Badische Zeitung e la Stuttgarter Zeitung) che raffiguravano il Primo ministro israeliano Netanyahu in procinto di “avvelenare” i colloqui. Fa venire in mente l’antica accusa di avvelenare i pozzi, vero? Questa volta non è l’acqua potabile a essere avvelenata, ma piuttosto ogni speranza di pace.

Il giornale norvegese Dagbladet ha pubblicato una grottesca vignetta raffigurante la circoncisione come pratica barbara e crudele. Il disegnatore Thomas Drefvelin ha sostenuto di non aver pensato agli Ebrei disegnandola e ha spiegato che i personaggi della vignetta hanno quei tratti caratteristici ebraici solo per dare loro un tono più religioso!

All’ottavo posto il distretto scolastico di Pine Bush, NY, nel quale gli studenti Ebrei sono stati presi di mira con insulti antisemiti e aggressioni fisiche da parte di bulli che, tra le altre cose, li hanno costretti a tuffarsi in bidoni della spazzatura per recuperare delle monete. Bambini Ebrei in viaggio sul bus scolastico costretti a sopportare saluti nazisti e grida di “Potere Bianco”. Ad una ragazza disegnarono una svastica sul volto, mentre un ragazzo Ebreo dichiaro’ di essere stato picchiato con una mazza da hockey. La scuola è stata denunciata dai genitori degli alunni aggrediti per non aver fatto nulla per fermare l’abuso. Informato delle aggressioni antisemite, un funzionario scolastico ha risposto: “Le vostre aspettative di veder cambiare un pregiudizio innato potrebbero essere un po’ irrealistiche.” Il governatore di New York,  Andrew Cuomo, ha chiesto un’indagine.

Al nono posto il “potere della penna velenosa” di Alice Walker , vincitrice del Premio Pulitzer. Circa il 25 % dell’ultimo libro di Alice Walker , Pin in the cushion, è una diatriba contro lo Stato ebraico . Walker descrive Gaza governata da Hamas come un luogo benigno , ignorando che i terroristi utilizzano le aree densamente popolate come trampolino di lancio privilegiato per i missili contro i civili israeliani . Paragonando gli Israeliani ai nazisti , ha dichiarato , “Perché io riconosco la brutalità con la quale i miei antenati sono stati trattati , posso identificare lo spregevole comportamento senza legge e sadico che ha caratterizzato i tentativi di Israele di cancellare un popolo – i Palestinesi – dalla propria terra ” Quando un’ anziana Palestinese ebbe un dono da Walker , la ringrazio’ augurandole, “Che Dio ti protegga dagli Ebrei .” E Walker , ( riferendosi al suo ex – marito , l’avvocato per i diritti civili Dan Levinthal ) rispose: ” E ‘ troppo tardi, ne ho già sposato uno.” E non contenta aggiunse,” Questo popolo sa come odiare e come punire severamente gli altri . ”

Ex-aequo Max Blumenthal che utilizza titoli per i capitoli nel suo libro Golia come “Campo Estivo di Distruzione ‘, Appuntamento con il diavolo “,” There Is No Dream ” “Il campo di concentramento”, e “La Notte dei Vetri Infranti”, e “Come uccidere goy e influenzare la gente” per equiparare gli israeliani con i nazisti. Egli cita la Shoah per chiedere: “[E ‘giusto] che le vittime Ebree dei nazisti impongano la loro giornata dell’indipendenza sulla tragedia quotidiana di un altro popolo? ” Cita con approvazione la descrizione dei soldati israeliani come “giudeo-nazisti. La sua spiegazione per il conflitto arabo-israeliano è “impulsi nazionalistici della società israeliana” e politici israeliani che «si superano l’un l’altro facendo a gara per l’esaltazione più convincente della violenza contro i malfattori arabi ” e che incitano ” alla violenza non provocata contro gli arabi “, così come “indottrinano i bambini Ebrei alla cultura del militarismo”.

E al decimo posto lo sport. Nel 2013 , i valori fondamentali dello sport, il rispetto reciproco , la competizione leale e l’equità , sono stati funestati e sminuiti dal razzismo e dall’antisemitismo europeo.

Gli stadi sono diventati contenitori dei vari bigottismi e gli Ebrei sono stati, ancora una volta, tra i principali obiettivi. La UEFA ( Union of European Football Associations) ha aperto un procedimento disciplinare per il comportamento dei tifosi di calcio italiani che cantavano slogan antisemiti contro un club inglese nel mese di novembre .

Ad un torneo di calcio indoor, al Centro Comunale dello Sport di Lodz , in Polonia , i fans hanno gettato stelle ninja alla foto di una caricatura antisemita . Gli amministratori della struttura erano così imbarazzati e sconvolti che hanno annunciato : “Il comportamento antisemita e offensivo dei partecipanti al torneo obbliga il Centro a prendere la decisione di non affittare la sala di nuovo per questo tipo di evento . ”

La “quenelle” di Anelka, il nuovo segno nazista

L’Ungheria giocherà quella che potrebbe essere la sua più importante partita di calcio dell’anno in uno stadio vuoto . La FIFA (International Football Association) ha stabilito che la partita deve essere giocata a porte chiuse come punizione per il ” canto aberrante e antisemita “, da parte dei sostenitori della squadra ungherese, durante una partita contro Israele, lo scorso agosto .

Il Continental Hockey League ha multato la squadra  Dinamo Riga per un milione di rubli, dopo che era stata dispiegata una grande svastica sul ghiaccio, in una cerimonia per onorare il 95 ° anniversario della Repubblica lettone. Nel frattempo in Croazia , Josip Simunic , una delle stelle della squadra nazionale di calcio della Croazia , ha condotto una chat filonazista durante le celebrazioni di qualificazione alla Coppa del Mondo del suo paese . E’ stato sanzionato con il divieto di giocare 10 partite e gli è stato impedito di giocare in Coppa del Mondo 2014 .

That’s all folks! Buon anno nuovo!

La Siria, ma cos’è?

Certo, in Siria c’è una guerra. L’Occidente se ne è accorto solo ora. Nessuno, o quasi,  sa niente della dittatura degli Assad, che dura ormai da quasi cinquanta anni, ma non importa.

In questi giorni si leggono cose come queste, che già dal titolo sono tutto un programma: Vi racconto cosa sta accadendo in Siria e perché in Italia non viene detta la verità: a colloquio con Mimmo Srour (siriano)

“Srour è nato a Nakib, in Siria, dove è rimasto fino al momento di intraprendere gli studi universitari. Il suo vero nome è Mahmoud ma tutti lo chiamano “Mimmo” fin da quando venne in Italia, nel 1969, per laurearsi in Ingegneria presso l’Università dell’Aquila, città dove ha deciso di restare mettendo sù famiglia….”

Ed ecco che “Mimmo” ci regala verità:

Domanda: Assad è stato sempre descritto come una persona diversa dal padre, molto più aperto. Qual è il suo commento?

Risposta: Ma a chi vogliono far credere che questo ragazzo sia un dittatore. La Siria è un paese che ha una Costituzione e un Parlamento da almeno 60 anni. Assad è uno che accompagna i figli a scuola, ha studiato all’estero, è un oculista, e in fondo non voleva neanche fare questo mestiere, si è trovato al posto del padre probabilmente a causa della morte del fratello. Veramente è incredibile quello che avviene e come sta accadendo, tutto quello che sta accadendo in Siria è stato progettato e scritto anni fa dai neoconservatori americani e adesso Obama lo sta mettendo in atto, credevamo che lui era diverso e invece non lo è per niente. Se è vero che l’obiettivo sono le riforme, ci sarà un modo per far sedere tutti attorno a un tavolo e discutere del futuro della Siria. E’ necessario mettere le bombe? Le infrastrutture in Siria sono state demolite, stanno riducendo il Paese all’età della pietra. Le ferrovie non esistono più, tutti i ponti ferroviari sono stati fatti saltare. Le centrali elettriche sono state distrutte e metà paese è stato ridotto al buio. Distrutti anche gli oleodotti, c’è una carenza di gas e le famiglie non possono cucinare e in inverno non potranno riscaldarsi. Ma perché tutto questo? A cosa serve, se non a distruggere un paese.

Bene, Bashar El Assad è “ragazzo che porta i figli a scuola”. Ma come è arrivato al potere? E come ci arrivo’ suo padre? Come inizio’ il regno degli Assad, incontrastato da più di quarant’anni, senza essere mai stato turbato da elezioni? Dobbiamo fare un bel salto all’indietro e tornare al partito socialista Ba’ath (حزب البعث العربي الاشتراكي‎ Ḥizb Al-Ba‘ath Al-‘Arabī Al-Ishtirākī).

Il partito, fondato da Michel Aflaq, damasceno di famiglia borghese cristiano-ortodossa. Le ideologie sulle quali il partito si fondava erano un misto di nazionalismo, pan-arabismo e socialismo arabo, le stesse che avevano fatto la fortuna di Nasser. Era il 1947 e il Ba’ath trovo’ subito larghi consensi in Siria e Iraq.

Nel 1920 era stato stabilito un regno arabo indipendente di Siria, sotto il re Faysal della famiglia hashemita, che in seguito divenne re dell’Iraq. Il 23 luglio, le sue forze furono sconfitte dall’esercito francese nella battaglia di Maysalun. La Lega delle Nazioni pose la Siria sotto il mandato francese e le truppe francesi la occuparono. Nel 1936 il 17 aprile, fu firmato un trattato franco-siriano che riconosceva l’indipendenza della Repubblica della Siria, il cui primo presidente fu Hashim al-Atassi, già primo ministro con re Faysal. Il trattato tuttavia non venne ratificato e la Siria era ancora sotto il controllo francese quando scoppiò la seconda guerra mondiale. La Siria allora fu  teatro di combattimenti tra le truppe del governo di Vichy e l’esercito britannico, che ne prese il controllo nel 1941. La Siria proclamò nuovamente la propria indipendenza, che venne riconosciuta a partire dal 1 gennaio 1944 e le truppe francesi si ritirarono nell’aprile del 1946.

Il 7 luglio del 1947 si tennero le prime elezioni dall’indipendenza. Tra il 1946 e il 1956 si ebbero ben 20 diversi governi e si discussero quattro versioni differenti della costituzione. Nel 1951 prese il potere il colonnello dell’esercito Adib Shishakli, che venne tuttavia rovesciato nel 1954. Nel 1948 la Siria aveva partecipato alla guerra arabo-israeliana: l’esercito siriano fu respinto dal territorio israeliano, ma mantenne i precedenti confini, fortificandosi sulle alture del Golan.

Contestualmente alle prime elezioni, nel dicembre 1947, (quindi prima della guerra di aggressione contro Israele)  ad Aleppo gli Ebrei subirono il più sanguinoso pogrom dopo quelli del 1853 e del 1875. Sinagoghe, scuole, orfanotrofi, case di proprietà degli Ebrei, furono distrutte. Fu l’inizio della fine della comunità ebraica siriana e il primo esodo degli Ebrei siriani in Israele. Non ci sono Ebrei attualmente in Siria.

Ma torniamo al Ba’ath. Nelle elezioni del 1952 divenne il secondo partito del Paese. Con il partito comunista siriano, fondo’ la UAR, Lega delle repubbliche arabe unite, insieme all’Egitto. Il sogno di Nasser: “Siamo arabi, non più solo egiziani”. Fallimento dell’esperimento e colpo di Stato che nel 1961 sciolse l’Unione. Intanto Aflaq, deluso della messa in atto dei suoi ideali, si trasferi’ in Iraq, dove favori’ l’ascesa del più famoso ba’athista del Paese: Saddam Hussein. Non fu contento nemmeno di questi esiti, ma a quel punto fu messo a tacere e se ne riparlo’ solo in occasione dei suoi imponenti funerali. E Hafez El Assad? Fu ba’athista della prima ora e si addestro’ militarmente in Unione Sovietica. Con la UAR si sposto’ direttamente al Cairo e dal Cairo tento’ di minare le basi della UAR, asserendo che avrebbe concentrato troppo potere nelle mani del solo Nasser. Nel ’63, nel periodo di ascesa massima del partito Ba’ath, Hafez divenne capo dell’aviazione siriana. Quando nel ’66 un gruppo radicale del Ba’ath rovescio’ il governo fu la fine di ogni parvenza di democrazia. Il Parlamento non ebbe più alcun senso, ci fu un partito unico.

Nel ’66 prese il potere Salah Jadid, ba’athista radicale. La sconfitta della Guerra dei Sei giorni, la perdita del Golan ed il suo conseguente appoggio all’Olp gli costo’ caro in termini di popolarità. Ne approfitto’ Hafez El Assad che lo rovescio’ con un colpo di Stato, imprigionandolo. Comincio’ il regno degli Assad. Non riusci’ a scalfirlo l’assalto dei Fratelli Musulmani che fu represso in un bagno di sangue, nel 1982, nel dimenticato massacro di Hama, durante il quale morirono, furono imprigionati e torturati migliaia di siriani, indipendentemente dal ruolo che avevano avuto o meno nella tentata insurrezione. Non cadde nemmeno con la fine della guerra fredda e la dissoluzione dell’URSS, della quale era stato strumento.

Hafez mori’ nel 2000 e, come si conviene a ogni dittatura che si “rispetti” gli succedette Bashar. I tempi erano cambiati ma per gli Assad questi rivolgimenti si erano fermati all’immagine più moderna che Bashar offriva pubblicamente; per il resto tutto resto’ immutato. Cosi’ davanti ai tentativi di rovesciare il suo regime, Bashar non ha saputo fare altro che seguire le orme del padre e uccidere. La Russia non lo ha mai lasciato solo; i suoi veti all’Onu contro qualunque intervento e le sue forniture di armi sono state essenziali per Bashar. Perché? La Russia ha una installazione navale in Siria, che è strategicamente importante ed è l’ultima base militare estera al di fuori dell’ex Unione Sovietica; la mentalità da “guerra fredda” persiste e consiglia di mantenere una delle sue ultime alleanze militari; l’intervento internazionale è ancora considerato dalla Russia moderna “attacco imperialista occidentale”;  la Siria è un ottimo acquirente di armi e attrezzature militari russe, e la Russia ha bisogno di soldi.

Per l’Iran poi la Siria rappresenta il cuscinetto tra il paese e l’odiato Israele, il punto di arrivo e partenza per lo smistamento di armi verso Hizbollah e Hamas (nonostante l’alterna fedeltà di questi ultimi). Cosi’ veniamo ai giorni nostri. Il 26 gennaio 2011, Hasan Ali Akleh si da fuoco per protesta contro il regime di Bashar El Assad.

Scoppiano i tumulti. Il regime dichiara lo stato di emergenza. Human Right Watch denuncia la scomparsa di alcuni attivisti contro il regime, in LIbano. “Sembra che il Libano stia facendo il lavoro sporco per la Siria”. I Kurdi siriani scendono in piazza contro il regime.

Le manifestazioni si susseguono in tutta la Siria. Siamo al marzo 2011.

Ancora sono i siriani a capeggiare le manifestazioni, la Jihad islamica mondiale non è ancora sopraggiunta. Attivisti come Suheir Atassi e Khamal Sheikho sono arrestati.

Le proteste continuano e accusano il governo di corruzione

A Dara’a la polizia attacca un funerale e spara lacrimogeni che sembrano molto più tossici di quelli usati solitamente: “Molti hanno accusato sintomi prossimi alla paralisi o al soffocamento”.  I dimostranti cantano: “No no allo stato di emergenza. Siamo gente innamorata della libertà”. Il 21 marzo a Dara’a sono uccisi sette ufficiali di polizia, durante gli scontri. La pagina Facebook “The Siryan Revolution 2011” invita a scendere in piazza. Gli slogan ora sono: Dio, Siria e Libertà.

L’Onu sembra scuotersi per un attimo dal letargo e Navi Pillay chiede un’indagine sulla morte di sei attivisti.

I morti si susseguono e le manifestazioni si infiammano sempre di più. La polizia ormai spara anche sui bambini. Il 25 marzo gli slogan scanditi dai manifestanti accusano il fratello di Bashar di codardia: “Maher vigliacco, manda l’esercito a liberare il Golan“.

Non più “libertà e giustizia”, ma Israele come nemico e Dio come alleato. Nessuno noto’ all’epoca il cambiamento delle piazze? Non più solo esercito e manifestanti anti governativi si affrontano ora: agli scontri si aggiungono manifestanti pro-Assad, in risposta all’appello del governo. I manifestanti anti-Assad sono ora armati:

“Una fonte ufficiale ha detto che un gruppo armato, salito sui tetti di alcuni edifici a Douma, dopo mezzogiorno, ha aperto il fuoco su centinaia di cittadini e sulle forze di sicurezza”. E’ il primo aprile 2011. Si affaccia sulla scena Erdogan che dice: Ci penso io a spingere Assad alle riforme; “la Turchia sta osservando la reazione del popolo siriano alle parole e alle azioni di Assad, finora”. E’ la prima “uscita pubblica” di un capo di Stato in merito alla situazione siriana. Assad libera prigionieri politici e cambia i membri del governo, ma le proteste non si arrestano e nemmeno le vittime.

La Ashton si pronuncia: “Le violenze devono finire. La prima cosa che dobbiamo fare è fermare la violenza. Il governo ha avuto modo di considerare serimente le sue reponsibilities”, dichiaro’ ad Al Jazeera. Il governo parla di “insurrezione armata”: “Alcuni di questi gruppi hanno chiamato all’insurrezione armata sotto il motto della Jihad, per istituire uno stato salafita”, dichiaro’ il ministero degli interni, in un comunicato. “Quello che hanno fatto è un crimine orribile, severamente punito dalla legge. Il loro obiettivo è quello di diffondere il terrore in tutta la Siria.” E’ ancora l’aprile 2011, la protesta è già nelle mani della Jihad islamica.

Che fine avevano fatto i manifestanti che, pacificamente, avevano iniziato la rivolta in Siria? Perché né l’Onu né la politica internazionale fece mostra di accorgersi della piega che stavano prendendo gli avvenimenti? Come mai gli appelli della Jihad islamica che incitava i salafiti di tutto il mondo a radunarsi in Siria e combattere, furono ignorati?

Dalla Tunisia all’Egitto, i Fratelli Musulmani incitavano a raggungere la Siria e combattere: “Chiunque ha la capacità di uccidere … deve andare”, disse al-Qaradawi, dal  Qatar. “Non possiamo chiedere ai nostri fratelli di essere uccisi mentre guardiamo.” E Morsi, che si vedeva sfuggire il potere di mano:

“Chiediamo ai popoli arabi e islamici di stare con i loro fratelli siriani – quelli rimasti nel paese e quelli che sono stati costretti a fuggire in altri paesi vicini. Non dovremmo essere ingiusti, arrenderci o deluderli. Religione, virilità e cavalleria ci chiedono di essere al loro fianco e sostenerli finanziariamente e moralmente “.

Da tutti i Paesi arabi e perfino dalla Bosnia, dall’Australia, dalla Cecenia e dall’Europa sono accorsi in Siria migliaia di jihadisti, rispondendo all’appello.

Non ci interessa qui analizzare i rapporti di forza tra le varie potenze, chi arma chi, chi combatte contro chi, gli interessi in gioco. Ci limiatiamo a una cartina molto parziale delle parti in campo, apparsa su un blog e ripresa dal  Washington Post

E questa, apparsa su Elders of Zyon

Quello che ci sembrava interessante, mentre l’Occidente si limita a interrogarsi in merito a “intervento si’ o no”, senza preoccuparsi di gettare nemmeno uno sguardo alla storia della Siria e all’evoluzione della guerra civile che ormai ha fatto oltre 100.000 morti, era tentare di capire quando e come la protesta legittima e pacifica contro una dittatura feroce, una “monarchia” che dura da quarant’anni, sia stata fagocitata dalla Jihad islamica e abbia ridotto il conflitto allo scontro tra una dittatura sanguinaria e gruppi di “ribelli” altrettanto feroci. E di come l’Occidente (qualsiasi cosa vogliamo significare con il termine) sia rimasto a guardare, della sua ipocrisia che gli ha fatto gridare all’orrore solo dopo migliaia di morti anonimi. E di come ora chieda ai cittadini di schierarsi quando ormai non c’è più nulla da difendere.