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Non credi all’antisemitismo? Dai uno sguardo alle vignette satiriche

Il Nuovo antisemitismo è il concetto secondo il quale una nuova forma di antisemitismo si è sviluppato nel tardo 20 ° e all’inizio del 21 ° secolo, proveniente dalla sinistra estrema , l’Islam radicale e l’estrema destra. Tende a manifestarsi come opposizione al sionismo e allo Stato di Israele. Il concetto generale postula che molto di quello che si presume essere la critica di Israele da parte di vari individui e organismi mondiali, equivale a demonizzazione e che, insieme ad una presunta recrudescenza internazionale di attacchi contro Ebrei e simboli ebraici e l’aumento dell’accettazione di credenze antisemite nel discorso pubblico, rappresenta un’evoluzione nella comparsa di credenze antisemite.” 

Uno dei mezzi sperimentati, rivelatisi tra i più efficaci, utilizzati in questa “evoluzione dell’antisemitismo” è l’uso di vignette. Lo sapeva bene la propaganda nazista: il segno va dritto all’obiettivo, evita giri di spiegazioni laboriose, resta impresso per sempre.

I “temi” sono sempre gli stessi: infedeltà degli Ebrei allo Stato nel quale vivono e sono nati, in favore di uno Stato straniero e odioso; potere economico delle lobbies ebraiche sul mondo; insopprimibile voglia di sangue “infedele”; deicidio.

Teorie vecchie? Sorpassate? Niente affatto! E’ stato sufficiente rivedere un po’ la veste grafica e aggiornare (neanche poi tanto) le didascalie al linguaggio moderno.  Pat Oliphant è un cartoonist americano, vincitore del premio Pulitzer nel 1967. In questa sua vignetta Oliphant , mostra una figura senza testa, in uniforme militare, marciare in una specie di “passo dell’oca”, mentre rotola una stella di Davide dalla faccia di squalo feroce contro una minuscola donna etichettata ‘ Gaza ‘ . Il Simon Wiesenthal Center, si espresse cosi’ in proposito:

” Le immagini di questa vignetta imitano la velenosa propaganda antisemita  nazista e sovietica ” “Sono state vignette come questa che hanno ispirato milioni di persone a odiare nel 1930 e contribuito a porre le basi per il genocidio nazista “.

la vignetta di Oliphant

Scrive Adam Levick:

“Le vignette devono esprimere idee in un modo facile da capire. Quindi sono spesso accessibili anche a persone che non sanno leggere. Sono anche un modo efficace per trasmettere odio e pregiudizi, compreso l’antisemitismo. L’anti-semitismo nelle vignette è stato studiato, tra gli altri, dal politologo belga Jöel Kotek nel suo libro “Cartoons and extremism”. (London: Vallentine Mitchell, 2009). Le vignette politiche hanno spesso, nel rafforzare gli stereotipi negativi sugli Ebrei, un impatto più immediato di un lungo saggio…. Tradizionalmente il nucleo del discorso anti- semita raffigura gli Ebrei come il male assoluto . La nozione culturale di ciò che significa è cambiata nel corso dei secoli . Nei tempi attuali il male assoluto è spesso espresso con l’accostamento Ebrei o Israeliani= nazisti. Questa accusa è di solito identificata con le virulenti vignette antisemite sui siti estremisti di destra e nei media arabi . Però , è anche il leit-motiv principale delle vignette antisemite nei blog progressisti .”

La Stella di David si trasforma in svastica

L’accostamento Ebrei/Israeliani= nazisti contiene in sé l’idea della spietatezza “genetica”, del potere esercitato al servizio del “Male”, del “divoramento” (i Rom, ad esempio, chiamano Porrajmos, “divoramento” lo sterminio nazista del loro popolo), del sangue. L’Ebreo-Israele è un mostro che divora chiunque gli si opponga.

Israele/Moloch in una vignetta del giornale tedesco Süddeutsche Zeitung

Questa è una vignetta che apparve sul giornale nazista tedesco Der Sturmer, nel 1933. il titolo citava il “pan-ebraismo”: “Una rana è seduta nell’erba verde. Non fa questo, non fa quello, non fa nulla. Ma accecati dal luccichio dell’oro, tutti gli volano in bocca.”

Carlos Latuff è uno dei disegnatori specializzati nella demonizzazione di Israele/Ebrei. Latuff fu il vincitore del secondo premio all’ International Holocaust Cartoon Competition in Iran nel 2006, sotto gli auspici del regime iraniano. Il tema era la derisione della Shoah, la sua negazione o il suo uso invertito.

la vignetta di Latuff, vincitrice del concorso iraniano

Carlos Latuff è un vignettista politico brasiliano, freelance, con una richiesta impressionante da parte di giornali, molti dei quali apertamente antisemiti. Anche se Latuff afferma di essere “solo” anti-sionista, le sue vignette hanno attirato le critiche e le accuse di utilizzo disinibito di “stereotipi giudeofobici”. Latuff è un ottimo esempio per illustrare l’idea dell’Ebreo che si nutre di sangue, lo “spietato parassita”. Nelle sue vignette il sangue è sempre presente, come fosse vitale  per l’Ebreo nutrirsene.

una vignetta di Latuff

La prima “accusa del sangue” contro gli Ebrei, sembra risalire al 40 prima dell’era moderna, ad opera di un certo Apion, un propagandista egiziano che riusci’ con quell’accusa a scatenare un pogrom contro gli Ebrei di Alessandria. Originariamente l’accusa del sangue addossava agli Ebrei il loro impastare le mazoth (il pane non lievitato di Pesach) con il sangue dei bambini cristiani.

Aggiornato ai tempi moderni, questo marchio d’infamia diventa Israele che uccide, si “nutre” dei bambini palestinesi. Il discorso si farebbe ampio: il sangue che è il tabù più importante nell’Ebraismo (divieto assoluto di cibarsene), il simbolo della vita, diventa il marchio del “divoramento”, della “consumazione” mortale a danno dei non-ebrei. I Palestinesi prendono il posto dei bambini cristiani, la sostituzione in questo caso diventa quasi ovvia. Per malvagità innata, ma anche per loro interesse economico.

una vignetta di Latuff

ancora Latuff, ancora il sangue al centro del “discorso”

Nel 1934, questa vignetta del Der Sturmen riprendeva lo stesso tema; la didascalia diceva: Svelato il piano assassino ebraico contro i “gentili”. Nel disegno, gli Ebrei raccoglievano in vassoi orientaleggianti, il sangue che stillava dalle gole bianche e pure dei cristiani. Sullo sfondo tre croci, a ricordare il “deicidio”. E “cavar sangue” è espressione utilizzata anche come metafora di “impoverimento”, “dissanguamento economico”, “consumazione”.

Non-umani che mediante violenza e inganno trasformano il resto del mondo, i non-ebrei, i “gentili”, in zombie proni al loro volere. Come ci testimoniano le migliaia di vignette più in voga, utilizzate perfino da grandi testate giornalistiche come il The Guardian. Ne abbiamo un esempio qui, in questa vignetta di Steve Bell: Netanyahu muove come burattini Tony Blair e William Hague, ministro inglese degli Affari esteri, rei di aver pubblicamente chiesto ad Hamas di fermare il suo attacco contro Israele, durante la crisi scoppiata a novembre del 2012.

la vignetta di Bell apparsa sul The Guardian

Blair è una marionetta tragicamente sorridente e con un occhio solo, segno della sua parzialità di giudizio; Netanyahu (che potrebbe quasi ricordare invece Sharon) muove i due burattini con sullo sfondo bandiere israeliane dalla forma di missili e fumo di missili veri. Il tutto presentato come un volantino di propaganda elettorale: Netanyahu avrebbe, secondo Bell, sfruttato questo nuovo scoppio di ostilità come arma da far valere alle elezioni che ci sarebbero state, in Israele, di li’ a pochi mesi.

Scrisse in proposito Walter Russel Mead, quando un giornalista della BBC dichiaro’ che “Gli ebrei americani influenzano la politica estera degli Stati Uniti, il che spiega il sostegno incrollabile di Washington a Israele”:

“… Le menti deboli … sono facilmente sedotte da generalizzazioni interessanti, ma vuote. Il commento attribuito a August Bebel che l’antisemitismo è il socialismo degli sciocchi può essere esteso a molti altri tipi di errori economici e superficiali che le persone fanno. Chi è sconcertato, frustrato e disorientato cerca una grande, semplifice ipotesi che gli possa dare qualche tipo di spiegazione ordinata di un mondo confuso; l’antisemitismo è uno degli inganni luccicanti che attirano il sopraffatto e chi non riesce a  capire.”

quando la satira è ottusa

Sempre sul tema sangue-aggressione-propaganda elettorale, Dave Brown aveva già pubblicato la sua vignetta nel 2003, sul The Indipendent: Sharon divorava bambini palestinesi, mostro nudo in uno scenario di guerra apocalittico. Sul suo membro lo stemma Vota Likud; la didascalia diceva: “Che c’è di strano? Non avete mai visto un politico baciare bambini? ” Vinse il premio  Britain’s 2003 Political Cartoon of the Year Award proprio con quella vignetta.

L’inversione dei ruoli e della storia è tema ricorrente nella “teoria della sostituzione” operata dai cartoonists politicizzati. In questa vignetta ad esempio Latuff si ispira alla famosa foto del bambino ebreo nel ghetto di Varsavia, con le mani alzate, davanti ai nazisti.

e l’originale

Gerard Scarf pubblico’ sul giornale The Sunday Times, uno dei giornali britannici considerati tra i più “seri”, questa vignetta, proprio il 27 gennaio, giorno Della Memoria: Netanyahu in veste di orrido muratore, è in procinto di costruire un muro, impastando i corpi e il sangue dei Palestinesi, su un terreno chiamato “elezioni israeliane” e la didascalia diceva: continuerà la cementificazione della pace? Alludendo fin troppo chiaramente alla “colonizzazione” israeliana.

Manfred Gerstenfeld nel suo libro “Demonizing Israel and the Jews” sostiene che  oltre 150 milioni di Europei hanno accettato una visione demoniaca di Israele. Un sondaggio nel 2011, condotto in sette paesi dall’Università di Bielefeld, a nome della German Friedrich Ebert Foundation, illustra la visione di Israele genocida nei confronti dei Palestinesi, il che significa che l’immagine di Israele=nazisti ha ormai profondamente permeato le principali società europee.

Nel 2003, uno studio di Eurobarometer chiese a un certo numero di  intervistati quali Paesi ritenessero una minaccia alla pace mondiale. Cinquantanove per cento degli europei affermo’ che Israele è una minaccia per la pace mondiale. Nessun altro paese sulla lista fu considerato altrettanto pericoloso da una percentuale così alta di intervistati. L’Iran risulto’ al secondo posto con il 53%, la stessa percentuale della Corea del Nord. Solo l’8% degli europei ritenne l’Unione europea  un pericolo per la pace mondiale. Eppure soldati europei hanno da allora partecipato a importanti attività militari  di gran lunga superiori a quelli in cui Israele è stato coinvolto.

E questo è ancora Latuff sullo stesso tema: Sharon mostro seduto sull’atomica, da una parte prende soldi americani, dall’altra ci massacra poveri, piccoli Palestinesi con un numero tatuato sul braccio. Ma in questa vignetta c’è anche l’accenno alla “blasfemia” dell’Ebraismo, al deicidio. Sharon è definito “anticristo”.

Se gli Ebrei sono “l’anticristo”, i Palestinesi diventano Cristo.

Yeshua diventa Palestinese, Yosef e Mariam diventano una famiglia palestinese vessata dagli “anticristi” Ebrei. Il Muro, ormai cosi’ definita mondialmente la separazione che ha salvato la vita al 90% degli Israeliani, l’ostacolo alla “Buona Novella“.

Cosi’ la propaganda araba sfrutta furbescamente quelli che sono i simboli più forti dell’immaginario cristiano occidentale. La Pietà di Michelangelo è una madre Palestinese con il figlio-Gesù trafitto dall’Ebreo.

Gesù è la Palestina e la Palestina è un martire: Gesù diventa il primo shahid (martire) Palestinese.

“Non dobbiamo dimenticare che (Gesù) il Messia, la pace sia su di lui, è Palestinese, il figlio di Maria la Palestinese, santificato da centinaia di milioni di credenti in questo mondo.” [Al-Hayat Al-Jadida, 18 novembre 2005]

“E ‘stato abbastanza naturale che i Palestinesi si siano levati per salvare i loro santuari [in] Nazareth senza che nessuno abbia pensato  ci possa essere differenza tra un cristiano e un musulmano … nella situazione palestinese, il signore Messia [Gesù] e sua madre [Maria] sono sia galilei che Palestinesi … ” [Al-Hayat Al-Jadida, 9 Marzo 2006]

Gesù … il patriottico e virtuoso antenato palestinese … ha portato avanti il suo Nuovo Testamento e l’ha diffuso tra gli uomini – cio’ portato gli Ebrei a perseguitarlo fino a che non lo presero, lo crocifissero, e lo uccisero ”

Cosi’ l’unico Paese medio orientale nel quale i Cristiani possono vivere in tutta sicurezza e professare la propria fede circondati dal massimo rispetto, diventa il loro persecutore e gli Arabi, nell’iconografia antisemita cosi’ cara all’Occidente delle “teorie della sostituzione” prendono il loro posto.

Non c’è posto per loro, dice la vignetta

Non credi all’aumento di anti semitismo in Europa e nel mondo? Dai uno sguardo alle vignette umoristiche.

Grazie al German Propaganda Archive per le vignette d’epoca nazista

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La metamorfosi di un’ostilità antica

(Articolo tratto dal lavoro di Cristiana Facchini: “Le metamorfosi di un’ostilità antica. Antisemitismo e cultura cattolica nella seconda metà dell’Ottocento”) La “questione ebraica” nel periodo che precedette la Shoah

Volendo tracciare una tipologia dell’ostilità antiebraica europea nello scorcio finale del secolo XIX (con particolare attenzione alle correnti cristiane, e ponendo attenzione alla scansione temporale), potremmo osservarne la portata e la diffusione in tre grandi tempi:

1. A partire dagli anni ’70, una messe di pubblicazioni denuncia la pericolosità degli ebrei emancipati. Alcuni di questi testi seguono lineetradizionali, insistendo sulla negatività della religione ebraica in quanto espressione del “Talmud”. Massima espressione di questa campagna denigratoria – non dissimile da quella di età moderna che portò ai roghi del Talmud – è l’opera Der Talmudjude, del canonico ed ebraista austriaco A. Rohling, pubblicata nel 1871 e già ristampata sei volte nel1877. Apparso in Francia nel 1888, il testo di Rohling divulga in tutto il mondo francofono teorie ed immagini antiebraiche ampiamente diffuse in area tedesca. Sono i medesimi anni della pubblicazione degli scritti antiebraici di A. Drumont, la cui “France juive” , pubblicata nel 1886,diventa immediatamente un «bestseller». (La France juive, Flammarion, Paris, 1886 è pubblicato in 2 volumi e viene ristampato 140 volte nell’arco di due anni. G. Kauffmann, Édouard Drumont, , Paris, Perrin, 2008)

Questa massiccia produzione di testi è arricchita da un’altra corrente, spesso ritenuta “tradizionalista” e religiosa (sostanzialmente nella linea di Rohling), perfettamente rappresentata dalla rivista dei Gesuiti «Civiltà cattolica», che nei primi anni ’80 pubblica a più riprese feroci articoli contro gli ebrei. La rivista dei Gesuiti merita speciale attenzione, per tutta una serie di motivi storici: in primo luogo, essa si presenta come un punto di osservazione strategico per comprendere l’evolversi delle forme del pensiero cattolico, e segnatamente delle strategie e delle modalità con cui gli ambienti cattolici affrontano temi di importanza europea; anche la polemica antiebraica che costella le pagine della rivista è d’importanza cruciale, perché sarà ampiamente riutilizzata in Italia negli anni del razzismo e dell’antisemitismo di Stato. «Civiltà cattolica», del resto, dimostra anche un’ottima capacità di osservazione della realtà: non soltanto registrando tutte le questioni attinenti alla situazione degli ebrei negli altri paesi europei, ma anche intervenendo con prontezza nel dibattito italiano, censurando e criticando, spesso con toni severi, sia le difese provenienti dal mondo ebraico che le istanze più progredite dell’esegesi biblica in Italia. Si tratta di un vero e proprio laboratorio di antisemitismo cattolico, sintetizzabile nelle ricorrenti demonizzazioni del Talmud, che di fatto non sono che una semplificazione e demonizzazione della religione ebraica. (F. Crepaldi, “L’omicidio rituale nella moderna polemica antigiudaica di Civiltà cattolica nella seconda metà del XIX secolo”, in: Brice–Miccoli (a c. di) Racines chrétiennes

Santo Simonino da Trento

La rivista riattiva, allo stesso tempo, l’accusa di omicidio rituale, facendone unvvero e proprio cavallo di battaglia. Accanto ad interventi di carattere saggistico, i padri Gesuiti pubblicano romanzi d’appendice rivolti algrande pubblico, all’interno dei quali non appaiono secondarie forme di discorso “razzizzanti”, tendenti a rappresentare gli ebrei come portatori di elementi culturali ed etnici fissi, immutabili, tra i quali non sembra avere alcuna rilevanza nemmeno la possibilità di una conversione al cristianesimo, o di una trasformazione di tipo individuale, né tanto meno la possibilità che una cultura religiosa, come quella ebraica, possa manifestarsi in differenti modi e adesioni.

La presenza di queste correnti “razzialiste” si affianca a un’ideologia politica che, pur fondata su una messe di concezioni di carattere religioso e teologico, non si differenzia in modo sostanziale dall’antisemitismo politico ricorrente negli ultimi decenni dell’Ottocento. La dottrina politica che si integra con questa visione teologica degli ebrei può essere dunque valutata come una “teologia politica” sugli ebrei.

2. Accanto a queste forme ideologiche ispirate all’odio antiebraico, si manifesta parallelamente una corrente di antisemitismo politico,di ispirazione cristiana e cattolica, che non proviene direttamente dal mondo ecclesiale o dalla Santa Sede, bensì dai diversi contesti locali.È un antisemitismo che si articola in due momenti: da un lato, con l’elaborazione di un’ideologia antiebraica che secondo alcuni storici sarebbe “innovativa”, e che si esprime in movimenti culturali e riviste, giornali, fogli di vario tipo; dall’altro, con un passaggio dal livello teorico a quello pratico, ossia con la costituzione di leghe, associazioni e partiti che si diffondono velocemente nell’Impero austro-ungarico, in Francia e in Germania, (dove però, a differenza degli altri paesi, esiste anche una “questione cattolica”, perché i cattolici costituiscono, alla pari degli ebrei, una minoranza religiosa e politica). Tutti questi movimenti sfruttano i nuovi linguaggi e mezzi offerti dalla politica moderna, semplificando il discorso antiebraico in slogan efficaci e facilmente spendibili. Si rivolgono spesso a ceti sociali penalizzati, impoveriti dalla crisi economica e non più protetti dal sistema corporativo delle leghe (come ad esempio gli artigiani produttori in Germania, studiati da Shulamit Volkov). Puntano inoltre il dito sulla presenza ebraica nel mondo della politica e dell’economia, avvertendo come innaturale la presenza nella sfera del potere degli ebrei emancipati. Il sottotesto anti ebraico che percorre queste correnti culturali è una dottrina dello Stato, secondo la quale Stato e società sono e dovrebbero essere cristiani.Come vedremo più avanti, la maggior parte di questi gruppi rivendica,con modalità e strumenti moderni, uno Stato cristiano in cui riformulare un’ideale coincidenza tra governo, religione e società.

3. Esistono poi, nel magmatico discorso antiebraico, immagini e topoi che fanno capolino in testi e soggetti di matrice politica di varia provenienza – liberale, democratica, radicale e socialista – comunque non esplicitamente ispirati o appartenenti al mondo cattolico e cristiano. Questo gruppo, che ho separato dal mondo cristiano e cattolico,non può essere analizzato in questa sede, ma costituisce un universo poliedrico e cangiante, dove immagini, discorsi e testi dedicati agli ebrei prendono forma, molto spesso, attraverso strategie di prestito culturale, dal ricco deposito delle immagini cristiane, da quello relativamente innovativo della tradizione settecentesca, come pure da nuove teorie e forme del discorso (ad esempio “La questione ebraica” redatta dal giovane Marx). Questa complessa area di pensiero si caratterizza per la presenza di forme di ostilità che prospettano soluzioni politiche e legislative diverse: si va da posizioni esplicite di“razzismo”, come quella elaborata dal padre dell’antisemitismo moderno Wilhelm Marr (spesso collegate a risoluzioni politiche radicali e violente, quali l’espulsione o la deportazione – sovente in Palestina – fino a giungere al massacro), a posizioni che non si propongono quasi mai l’abrogazione della parificazione giuridica, quanto piuttosto una cancellazione simbolica dell’ebraismo in senso lato.

“I marrani”

A questo livello, l’ostilità antiebraica può articolarsi in una visione negativae semplificante dell’ebraismo e della sua storia, o in una tendenza a chiedere agli ebrei di rinunciare alla loro storia, al loro passato:quasi inducendoli a un silenzio che, se non prevede la conversione al cristianesimo o al cattolicesimo, prevede almeno la cancellazione di un patrimonio storico-culturale e religioso percepito come alieno e negativo. Questa ostilità, spesso ravvisabile anche nelle concezioni di tanta filosofia di matrice tedesca (di fatto legata alle tradizioni cristiane) va analizzata con attenzione, perché a differenza delle altre non produce progetti espliciti di de-emancipazione, ma contribuisce ad arricchire il discorso antiebraico di nuovi tópoi , rivisitandone alcuni e inventandone di nuovi, producendo in continuazione delle rappresentazioni dell’ebraismo e degli ebrei spesso chimeriche ma nondimeno efficaci.

Intorno agli anni ’90 dell’Ottocento il fronte antisemita si arricchisce di nuove esperienze. Lo scoppio dell’«Affaire Dreyfus», in Francia,segna una vera e propria crisi della cultura liberale e del processo emancipativo che con grandi difficoltà si era lentamente diffuso nell’Europa occidentale. Non occorre ricordare che l’«Affaire» suscitò un intenso e vivace dibattito internazionale, dividendo non solo il mondo intellettuale francese, ma anche quello di altri paesi europei. Verso la fine del decennio l’antisemitismo sembra raggiungere successi di tipo politico e pratico: nel 1897 Karl Lueger, ispirandosi apertamente all’antisemitismo politico, diventa sindaco di Vienna; e in quello stesso anno, in Algeria, sotto l’amministrazione francese, viene eletto un sindaco che si ispira all’antisemitismo di marca drumontiana. In Algeria, a differenza di Vienna, il successo dell’antisemitismo si concretizza in un violento pogrom di ebrei algerini, il che induce il governo francese a rimuovere,dopo un anno appena, il sindaco neo-eletto.

Pogrom contro gli Ebrei

Che Cos’è l’AntIsemItIsmo? CapIre e AnalIzzare

«Religious differences are no longer the cause of the hatred of the Jews. Perhaps they never were». (A. Leroy-Beaulieu)

«Selon la formule d’un philosophe chrétien, un des plus grands pen-seurs de notre temps, Nicolas Berdiaeff, “l’antisémitisme à base religieuse” est donc “le plus sérieux, le seul qui mérite d’être étudie”. Si -non le seul, dirai-je, du moins le principal, parce qu’il est à la base». (J. Isaac)

1. Il primo testo di area francese che passeremo in rassegna è costituito da “Israël chez les nations”, di enorme rilevanza ai fini del nostro discorso, in quanto redatto da un autore cattolico. Il testo fu ampiamente utilizzato anche da Cesare Lombroso, nel suo saggio sull’antisemitismo. L’analisi di Leroy-Beaulieu è un tentativo di descrivere la costellazione discorsiva dell’antisemitismo contemporaneo e di confutarlo sistematicamente. Parte dell’ostilità antiebraica viene fatta derivare, geneticamente, da due forme del discorso religioso:

a) dalle narrazioni bibliche e dal loro uso: è il caso ad esempio del celebre versetto del Vangelo di Matteo in cui il popolo reclama a gran voce, di fronte a Pilato, che «il suo [di Cristo] sangue ricada su di noi e sui nostri figli»: immagini di questo tipo, secondo Leroy-Beaulieu, si sono trasmesse in forme rituali e liturgiche, e quindi risultano doppiamente potenti; da esse derivano l’idea del popolo ebraico come “assassino” e “criminale” e l’idea di una “vendetta di sangue”, teologicamente giustificata dal Vangelo stesso, per mano dei cristiani.

b) Dai molteplici attacchi al Talmud e quindi ai riti e alle tradizioni dell’ebraismo, che vedono proprio nel corso del XIX secolo una cristallizzazione dei tópoi che fanno dell’ebraismo una religione crudele e criminale , quando non addirittura sanguinaria e cruenta (e, nel migliore dei casi, un “fossile storico”): da questa tradizione secolare di accuse discenderebbe la “demonizzazione” non soltanto delle pratiche culturali (e quindi religiose) dell’ebraismo di matrice rabbinica, ma anche dei suoi principi etico-morali. Accanto a questi discorsi, l’autore analizza anche l’accusa di omicidio rituale.Nel terzo capitolo dell’opera, l’analisi si sposta sul rapporto tra ebrei, cristianesimo e idee moderne: laddove Leroy-Beaulieu, nello specifico, cerca di decostruire un altro mito diffuso dall’antisemitismo moderno,quello che vorrebbe gli ebrei tra i fautori di una “modernità” percepita come acerrima nemica della società cristiana tradizionale. È un’accusa che proviene in particolare dalle classi colte cristiane, mentre quelle menzionate in precedenza, di carattere più tradizionale, sono condivise soprattutto a livello popolare. Questa nuova concezione, secondo Leroy-Beaulieu, è comune a tutti i gruppi del mondo cristiano: cattolici, ortodossi (greci e russi), riformati.

Ne è un classico esempio la predicazione del pastore di corte Adolf Stoecker – autore di una “difesa dall’ebraismo”, del 1878, e fondatore del partito cristiano-sociale, il quale si pone due obiettivi: combattere e competere con la social-democrazia tedesca, ripristinando le basi e i fondamenti della società cristiana attraverso il “contenimento” degli ebrei in Germania e l’inserimento di quote nelle università e nelle professioni. Vorrei sottolineare, a margine di queste annotazioni, che questa concezione combina due elementi: da un lato il rifiuto della modernità come creazione ebraica, dall’altro l’idea, già più tradizionale, che le sfere dell’economia e del potere politico debbano essere sottratte agli ebrei, come se la modernità producesse una sorta di “mescolanza impura”, un abominio politico che andrebbe contro le leggi della ideale «civitas» cristiana.

Ebrei nel Salento

La diffusione dell’antisemitismo moderno, generalmente associata dagli studiosi alla nascita stessa del lemma e alla sua condensazione nelle forme del razzismo nazista, non fu affatto un fenomeno chiaramente e facilmente distinguibile dalle forme di ostilità antiebraica tradizionale. Gli osservatori dell’epoca che furono diretti testimoni di questo fenomeno politico e culturale tentarono di comprenderlo inserendolo in una cornice storica, o semplicemente osservandone le caratteristiche ritenute “nuove”. L’indagine che abbiamo svolto rivela soprattutto le difficoltà d’individuare con chiarezza in che cosa consista il “nuovo antisemitismo” ottocentesco, e in che cosa dovrebbe differire dall’antigiudaismo. Il lemma “antigiudaismo” sembra essere utilizzato solamente da Bernard Lazare, il quale oscilla, tuttavia, in modo impreciso tra i due termini, individuando svariate forme di “antigiudaismo” – legale, filosofico, sociale e via di seguito.

I testi che ho presentato mostrano tutti – con diverse sfumature – come la componente cristiana e cattolica sia alla base delle nuove forme di antisemitismo, e come essa si leghi, in svariati modi, alle nascenti dottrine nazionaliste e razziali dell’epoca. Accanto alla varietà dei discorsi cristiani sugli ebrei, appaiono nel corso del XIX secolo ideologie nazionaliste e razziste che, utilizzando parte dei risultati provenienti da discipline scientifiche, come la linguistica, l’etnologia e l’antropologia, sviluppano ideologie antiebraiche con temi nuovi ma non del tutto indipendenti dalle costellazioni discorsive di matrice religiosa.

Dai testi esaminati si possono trarre una serie di rifessioni che vanno approfondite e indagate con più precisione. Almeno tre testi – con l’esclusione di Dagan – individuano un problema interessante, ossia l’emersione di una diffusa concezione dello stato cristiano, non più inteso in termini pre-moderni, ma connesso al diffuso sentimento nazionale. In questo senso la dottrina dello stato e la concezione dellanazione cristiane sfruttano ed elaborano entrambe, come ideologia portante, quella dell’antisemitismo moderno. In questa fase, gli osservatori, notano la presenza di ostilità antiebraiche anti-cristiane, che non sembrano però assumere una posizione privilegiata rispetto alle costellazioni antisemite ispirate al cristianesimo, e in modo particolare, al cattolicesimo. Lazare aveva acutamente notato che nel corso del XVII secolo la tradizione religiosa antiebraica (che era esclusivamente religiosa) si stava trasformando: gli imperativi emersi, con la formazione dello stato assoluto, erano indirizzati a capire se e come fosse possibile integrare e “tollerare” gli ebrei negli stati cristiani. Le dottrine della tolleranza religiosa all’interno dello stato cristiano avranno esiti molto differenti, ma una sostanziale componente dell’antisemi-tismo moderno sembra ispirata da un problema simile, in una fase in cui lo stato sembra affermarsi come a-confessionale. L’antisemitismo cattolico, nello specifico, sembra volere unire concezione dello stato cristiano, «societas» cristiana e nazione cristiana. In questa dottrina politica gli ebrei, come osserverà Leroy-Beaulieu, non troveranno mai un diritto di esistenza. Ma lungi dall’essere una riproposizione della “nazione pre-moderna”, questa concezione è più complessa e sfocerà, col crollo dell’impero austro-ungarico, nella proposizione di nazionalismi etnici, che in alcuni casi saranno anche cattolici o ispirati dalla tradizione religiosa.