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Sharon è grave… tornano i falsi miti

No, non è la BBC… era una canzonetta in voga un po’ di anni fa. Dice Wikipedia in proposito:

La BBC (sigla di British Broadcasting Corporation, anche informalmente chiamata dai britannici auntie – zietta, ma molto più spesso Beeb, soprattutto sui quotidiani e sui tabloid britannici), fondata il 18 ottobre 1922 come British Broadcasting Company Ltd., è il più grande e autorevole editore radiotelevisivo del Regno Unito con sede a Londra. La BBC è ritenuta, anche fuori dal Regno Unito, uno dei più autorevoli operatori radiotelevisivi del mondo, anche in ragione delle tradizionalmente rigorose modalità di produzione dei dati giornalistici che l’hanno resa un punto di riferimento per la categoria. 

Pero’,  quando si tratta di Israele le sue “rigorose modalità di produzione dei dati giornalistici” non si discostano poi molto dagli articoletti dei peggiori tabloid in commercio. I “falsi miti” che insistentemente continuano a circolare in merito a fatti e personaggi che hanno contribuito alla storia di Israele, sono ben lungi dall’essere accantonati, se non proprio smentiti.

Esempi ce ne sono a iosa; l’ultimo in ordine cronologico riguarda il peggioramento delle condizioni di salute di Ariel Sharon, da sette anni in coma. Il 1° gennaio, nello spazio Medio Oriente-Europa, tracciando una biografia di Sharon, la BBC scrive:

“A seguito di una ondata di attentati suicidi e attacchi da parte di militanti palestinesi in Israele nel 1990 e oltre, Sharon cerco’ di fortificare lo Stato con la costruzione della controversa barriera in Cisgiordania.”

E’ uno dei falsi più comuni a proposito di Sharon. In realtà, l’idea di una recinzione antiterroristica fu proposta da Yitzhak Rabin dieci anni prima e, nel 1995 Rabin nomino’ la Commissione Shahal per studiarne la fattibilità. Quando il terrorismo palestinese contro i civili israeliani raggiunse il culmine con la seconda Intifada, un gruppo di base apartitico, chiamato ‘Fence for Life‘ si formo’ per spingere il governo israeliano a costruire una barriera protettiva. Sharon, all’epoca a capo del Likud, dovette cedere alla richiesta popolare, nonostante fosse stato in precedenza contrario all’idea.

Ma soprattutto la BBC non si tira indietro nello sfruttare il mito più ricorrente riguardo Sharon: la seconda intifada fu causata dalla sua “passeggiata” al Monte del Tempio! Sono 14 anni che le leaderships Palestinesi si sgolano a dire e ripetere che la seconda intifada non fu “merito” di Sharon, ma che fu programmata minuziosamente per mesi e messa in atto da Arafat. Naturalmente non è solo prerogativa della BBC fare il possibile per mantenere intatto questo falso: il Guardian, per citare un altro “illustre” canale di informazione, si accoda volentieri.

Che frustrazione per la memoria di Arafat che fece della seconda intifada il suo vessillo! Il suo nome non compare nel mito, la colpa esclusiva fu di colui il quale, nell’immaginario collettivo, è stato designato da anni come “il male assoluto”, in contrapposizione a Rabin, vissuto come “l’unico israeliano che voleva la pace”. Sarà forse a causa dell’essere stato, quest’ultimo, ammazzato da un altro israeliano? Possibile.

Scrive Avner Falk sul Jewish Political Studies Review 18:1-2, 2006:

Olivier Nicolle , un altro psicoanalista francese , chiama il discorso moderno dell’antisemitismo una “formazione psichica collettiva” che difende inconsciamente gruppi antisemiti contro l’ansia dei loro conflitti interiori . Nicolle ha sostenuto che l’attuale ondata di antisemitismo europeo è stato accentuato da eventi collettivi di dimensioni nazionali, internazionali e anche mondiali , attraverso i quali trova forme di espressione e di canalizzazione delle sue dinamiche verso un oggetto preciso, chiaramente visibile. Secondo il suo punto di vista, gli  slogan antisemiti contemporanei sono il prodotto di condensazioni inconsce e spostamenti di scene di fantasia collettiva . Questi slogan vanno dal più eloquente , come nel discorso antisemita dell’allora premier malese, Mahathir Mohammed, nel 2003 , fino ai più laconici, come l’equazione tra la stella di Davide e la svastica , dai più violenti , come ” Un Ebreo – una pallottola , ” ai più allusivi, come  ” No al comunitarismo “, una parola francese che allude al “crimine” degli ebrei di organizzarsi in comunità e tradire il loro patto con la Repubblica francese . Una volta proclamati , slogan come “Bush = Sharon = assassino “, acquistano legittimità e diventano ” opinione pubblica” .

Ma torniamo ai fatti: Sharon ebbe la responsabilità per la Seconda intifada? Un rapporto approfondito del Jerusalem Center for Public Affairs di Jonathan Halevi precisava:

“Ampia testimonianze, attuali e retrospettive, dimostrano il ruolo dell’Autorità Palestinese nell’avviare e gestire la Seconda Intifada come un vasto attacco di terrore, progettato per imporre un ritiro unilaterale e incondizionato di Israele, e preparare le condizioni, in previsione della battaglia per la realizzazione della richiesta del ritorno dei rifugiati…. La decisione finale di avviare la seconda Intifada fu presa da Yasser Arafat, immediatamente dopo la conclusione del secondo summit di Camp David, conclusosi il 25 luglio 2000. Le direttive furono diffuse alle forze di sicurezza nazionali, chiedendo loro di prepararsi per la possibilità immediata di iniziare una campagna violenta contro Israele.”

Potrebbe risultare assurdo il credere che cinque anni di guerra feroce, con attacchi sistematici e accuratamente programmati  possa essere divampata “all’improvviso”, “spontaneamente”, vero? Invece il mondo ci ha creduto e i mggiori media nel campo dell’informazione continuano a perpetrarne il mito. Sharon non fece nulla di illegale quando si reco’ al Monte del Tempio, luogo ritenuto sacro da Ebrei e Musulmani. Non cerco’ di entrare nella moschea di Al Aqsa, né in un altro luogo musulmano qualsiasi. Ma, a parte qualsiasi considerazione si possa fare in merito all’opportunità o meno del suo gesto, ci sono le testimonianze della leadership palestinese a chiarire.

Imad Al – Falouji , all’epoca ministro delle Comunicazioni , ha ammesso alla stampa palestinese che la violenza fu pianificata in precedenza della visita di Sharon; il 6 dicembre 2000, il quotidiano palestinese Al-Ayyam riporto’ quanto segue:

“Parlando ad un simposio a Gaza, il ministro palestinese delle Comunicazioni, Imad Al-Falouji, ha confermato che l’Autorità palestinese aveva iniziato i preparativi per lo scoppio dell’attuale Intifada dal momento in cui i colloqui di Camp David si conclusero, questo in conformità alle istruzioni impartite dal Presidente Arafat stesso. Mr. Falouji ha continuato dicendo che Arafat ha lanciato questa Intifada come la fase culminante delle posizioni palestinesi, immutabili nel corso dei negoziati  e che non è da intendersi meramente come una protesta per la visita del leader dell’opposizione israeliana, Ariel Sharon, al Monte del Tempio “.

La dichiarazione di Al- Falouji è stata portata come prova davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed è di dominio pubblico .

Non fu certo l’ unica occasione in cui al- Falouji ammise che la violenza fu premeditata . Pochi mesi dopo , durante una manifestazione di sostenitori presso il campo profughi palestinese ‘Ein Al- Hilweh in Libano , al- Falouji esplicitamente dichiaro’ che la violenza fu progettata come un modo di ottenere concessioni, ad esempio per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi in Israele , che non erano in programma al tavolo negoziale . I suoi commenti appaiono nel libanese al- Safir per il 3 Marzo 2001 :

“Sottolineiamo che la leadership palestinese non firmerà un accordo di pace senza garantire i diritti dei palestinesi , e in primo luogo il diritto al ritorno , la liberazione di Gerusalemme e del suo ritorno alla sovranità palestinese completa . Questi sono i nostri principi fondamentali a cui teniamo e per i quali combattiamo “. ” Chi pensa che l’Intifada sia scoppiata a causa della visita del disprezzato Sharon alla Moschea di Al – Aqsa sbaglia, anche se questa visita è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Questa Intifada è stata programmata in anticipo , sin dal ritorno del presidente Arafat dai negoziati di Camp David , dove ha rovesciato il tavolo del presidente Clinton . [ Arafat ] è rimasto fermo e ha sfidato [ Clinton ] . Egli ha respinto i termini americani e lo ha fatto nel cuore degli Stati Uniti . ” “La mia visita qui in Sud Libano è un chiaro messaggio al nemico sionista. Noi diciamo : Proprio come la resistenza nazionale e islamica nel sud del Libano ha dato [ a Israele ] una lezione e l’ha fatto ritirare umiliato e martoriato , così sarà [ per Israele ] di imparare una lezione dalla Resistenza palestinese in Palestina . La resistenza palestinese colpirà a Tel – Aviv , a Ashkelon , a Gerusalemme e in ogni centimetro della terra della Palestina naturale. (con il termine “Palestina naturale, Al Falouji intende ovviamente tutta Israele N.d.T.) Israele non avrà una sola notte tranquilla. Non ci sarà nessuna sicurezza nel cuore di Israele …. ”

Come lo dovrebbero dire più chiaro di cosi’? All’epoca si scomodo’ anche Marwan Barghouti. In un’intervista rivelatrice nella sede di Londra del quotidiano arabo Al- Hayat ( 29 settembre 2001 ) , Marwan Barghouti , capo del Tanzim, ammise il suo ruolo critico nell’accendere l’Intifada, nell’ottobre 2000, sia in Cisgiordania che a Gaza , così come tra gli arabi israeliani :

“Sapevo che la fine di settembre sarebbe stato l’ultimo periodo ( di tempo ) prima dell’esplosione , ma quando Sharon ha raggiunto la moschea di al- Aqsa , questo è stato il momento più opportuno per lo scoppio dell’intifada …. La notte prima della visita di Sharon , ho partecipato a un panel su una stazione televisiva locale e ho colto l’occasione per invitare il pubblico ad andare alla moschea di al- Aqsa al mattino , perché non era possibile che Sharon raggiungesse al- Haram al- Sharif  e se ne potesse poi andare via tranquillamente . Sono andato ad al -Aqsa al mattino …. Abbiamo cercato di creare scontri senza successo a causa delle divergenze di opinione emerse con gli altri, al momento . … Dopo che Sharon se ne ando’ , rimasi per due ore in presenza di altre persone ; discutemmo le modalità di risposta e di come reagire in tutte le città ( Bilad ) e non solo a Gerusalemme . Contattammo tutte ( le ) fazioni palestinesi . ”

La sera dello stesso giorno , Barghouti viaggio’ nel Triangolo arabo all’interno di Israele, dove avrebbe dovuto partecipare a una conferenza:

” Mentre eravamo in macchina sulla strada per il Triangolo , ho preparato un volantino a nome del Comitato Superiore di Fatah , coordinato con i fratelli ( ad esempio , Hamas ) , nel quale chiamavamo ad una reazione per quanto successo a Gerusalemme . ”

L’ intifada ha poco a che fare con la visita di Sharon e tutto con l’agenda politica degli arabi Palestinesi . Sakhr Habash , membro del Comitato Centrale di Fatah , rilascio’ un’intervista al quotidiano dell’Autorità Palestinese :

” [ L’Intifada ] non è scoppiata , al fine di migliorare la nostra capacità di contrattazione nei negoziati , né come una reazione alla visita provocatoria di Sharon ad Al- Haram Al – Sharif . E’ stata solo la scintilla a quanto accumulato nelle profondità della nostra persone ed è finalizzata ad esplodere di fronte al governo di Barak a causa del problema politico di più di un anno e mezzo – il problema dell’indipendenza. ” QUI

Ancora Barghouti:

Marwan Bargouti , segretario generale del movimento Fatah di Arafat in Giudea e Samaria , ha detto al Jerusalem Times la scorsa settimana , “L’intifada non è iniziata a causa della visita di Sharon “, ma che la violenza “è cominciata a causa del desiderio di porre fine all’occupazione e perché i palestinesi non hanno approvato il processo di pace nella sua forma precedente. ”

Altre dichiarazioni simili: … Mustafa Bargouti , capo del Palestinian Medical Relief Services della PA , ha detto al “Report Palestina ” (2 maggio 2001) che un gran numero di paramedici hanno ricevuto una formazione medica di emergenza, alla vigilia delle violenze : ” Alcune istituzioni , come ad esempio i Servizi Medical Relief , hanno preparato in precedenza i piani per le emergenze . Durante la prima Intifada , abbiamo formato una squadra di primo soccorso di 11.500 paramedici . Queste persone hanno fatto un ottimo lavoro durante l’Intifada .” All’Assistente Segretario di Stato per gli Affari del Vicino Oriente, Edward Walker, fu chiesto – nel corso di un’audizione al Congresso marzo 2000 – se fosse ragionevole concludere che la violenza fu pianificata ben prima della visita di Sharon al Monte del Tempio . Walker rispose: “L’hanno detto e ridetto. Quindi penso che una persona ragionevole lo potrebbe supporre . ». ( Jerusalem Post , 30 marzo 2001 )

Arafat cominciò a chiedere una nuova Intifada nei primi mesi del 2000 . Parlando prima ai giovani di Fatah, a Ramallah , Arafat “ha fatto capire che il popolo palestinese è suscettibile di attivare l’opzione Intifada” (Al – Mujahid , 3 aprile 2000 ) .

Marwan Barghouti , il capo di Fatah in Cisgiordania , spiego’ ai primi di marzo 2000: ” Dobbiamo condurre una battaglia sul campo a fianco della battaglia negoziale … cioè una confrontazione” ( Ahbar Al – Halil , 8 Marzo, 2000 ) . Durante l’estate del 2000 , Fatah addestro’ giovani palestinesi in 40 campi di addestramento .

L’edizione di luglio 2000 di Al – Shuhada, mensile distribuito tra i servizi di sicurezza palestinesi , afferma: ” Dalla delegazione negoziale guidata dal comandante e simbolo, Abu Amar ( Yasser Arafat ) al coraggioso popolo palestinese , stare pronti! La battaglia di Gerusalemme è iniziata.”

Un mese dopo , il comandante della polizia palestinese disse al quotidiano palestinese ufficiale Al -Hayat Al – Jadida : “La polizia palestinese sarà insieme ai nobili figli del popolo palestinese , quando l’ora del confronto arriverà. ”

Freih Abu Middein , il ministro della Giustizia PA , avverti’ nello stesso mese: “La violenza è vicina e il popolo palestinese è disposto a sacrificare anche 5.000 vittime . ” (Al – Hayat al- Jadida , 24 agosto 2000 – MEMRI ) .

Un’altra pubblicazione ufficiale dell’Autorità palestinese , Al- Sabah , datata 11 settembre 2000 – più di due settimane prima della visita di Sharon – scrisse : “Noi avanzeremo e dichiareremo una Intifada generale per Gerusalemme. Il tempo per l’ Intifada è arrivato , il tempo per la Jihad è arrivato . ”

Il consigliere di Arafat,  Mamduh Nufal, dichiaro’ al francese Nouvel Observateur ( 1 Marzo 2001 ) : “Pochi giorni prima della visita di Sharon  alla Moschea , quando Arafat ci chiese di stare pronti ad avviare uno scontro , sostenni manifestazioni di massa…”

Il 30 settembre 2001, Nufal spiego’ ad al- Ayyam che Arafat effettivamente emise ordini ai comandanti sul campo per i violenti scontri con Israele, dal 28 settembre 2000.

Che stress! Lo hanno detto, ridetto, ripetuto e ancora c’è chi, come la BBC e il The Guardian, vorrebbe attribuirne il “merito” a Sharon! Ci si è dovuta impegnare perfino Suha Arafat a difendere la paternità della seconda intifada del marito !

E quando Sharon se ne andrà per sempre, chi sceglierà l’opinione pubblica come suo successore nell’impersonificazione del Male Assoluto? Sarà bene che cominciate a pensarci per tempo.

Grazie a

BBC watch , Cifwatch , Peace with realism

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I “piccoli errori di traduzione” di Ha’aretz

Tradurre è tradire, si sa. Ma un giornale israeliano, Ha’aretz, sebbene la sua versione in ivrit sia di gran lunga meno diffusa di quella in inglese, puo’ continuamente sbagliare le sue traduzioni e, guarda caso, ogni volta che succede sempre e soltanto a scapito dell’immagine di Israele?

L’ultimo di questi “sbagli di traduzione” si è verificato nell’edizione inglese  del 23 aprile 2013. Il giornale israeliano aveva riportato la notizia della comparizione del terrorista Sameer Issawi davanti alla Corte di Giustizia. L’articolo, tradotto da quello in ivrit di Jack Khoury, raccontava di come l’apparizione in aula di Issawi, reduce da un lungo semi-digiuno di protesta, avesse scioccato i presenti, tanto che giudice e pubblici ministeri avevano concordato con Issawi quando quest’ultimo aveva paragonato le sue condizioni a quelle dei sopravvissuti nei lager, durante la Shoah. La correzione è apparsa sul giornale il 24 aprile. Ha’aretz ammettendo lo “sbaglio di traduzione” pubblicava la “versione giusta” di cio’ che Khoury aveva scritto:

L’articolo di Jack Khoury del 23 aprile conteneva un errore di traduzione: il giudice Dalia Kaufmann e il pubblico ministero si erano detti scioccati sia per le condizioni di Issawi, sia per il suo paragonarsi ai sopravvisuti dei campi di sterminio

Certo, un errore ci puo’ sempre stare, anche se -come in questo caso – le conseguenze morali e politiche che ne potrebbero derivare dovrebbero indurre all’accuratezza. Ma quante volte è successo lo stesso “incidente” a Ha’aretz? La maggior parte degli articoli della versione inglese di Ha’aretz sono tradotti da quella in ivrit. Ma, sempre per i soliti “errori” di traduzione – a volte macroscopici, a volte più sottili – quando si tratta di rendere noti fatti riguardanti la militanza e la violenza palestinese queste parti sono cancellate o “maltradotte”, tanto che alla fine la versione inglese differisce completamente da quella in ivrit. 

Per esempio, l’11 Gennaio 2011, Zvi Barel ha scritto in ivrit  in merito a un piano del sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, per collegare lo sfratto degli ebrei che risiedono in un edificio illegale nel quartiere di Silwan allo sfratto di arabi che vivono anch’essi in costruzioni abusive nello stesso quartiere: “una casa nella quale gli ebrei vivono illegalmente sarà scambiata con una casa nella quale palestinesi vivono illegalmente” .

L’articolo si riferiva all’avamposto di Beit Yonatan, nella zona di Silwan. Il sindaco Barkat aveva proposto uno scambio immobiliare: Beit Yonatan non sarebbe stata sigillata e in cambio il Comune avrebbe ritardato lo sfratto delle case di Abu Na’eb occupate illegalmente da palestinesi. Per ogni casa israeliana occupata illegalmente, avrebbe corrisposto una casa palestinese occupata illegalmente.

Ma nella versione inglese, la frase ha assunto un significato completamente diverso – e falso – modificando “illegale” palestinese con “legale” : “Una casa nella quale ebrei vivono illegalmente sarà scambiata con una casa dove palestinesi vivono del tutto legalmente.”  Sbaglio consapevole? Inconsapevole? E ‘impossibile sapere, ma l’introduzione della parola “tutto”, che non compare nel testo originale ebraico, suggerisce forse qualcosa di più deliberato di una semplice svista. (Le edizioni in inglese, on-line e cartacea, sono state successivamente corrette dopo che Presspectiva, il sito in ivrit di CAMERA, aveva contattato gli editori.

E ci fermiamo qui? Ma no! Ce ne sono una serie impressionante di questi “errorini di traduzione” di Ha’aretz:

Settembre 2011, tensioni in merito al riconoscimento Onu della Palestina nel ruolo di “stato non membro”. Ricca occasione per un po’ di “sbagli di traduzione”!  Il giornalista Avi Issacharoff riporto’ le testuali parole di Latifa Abu Hmeid, madre di quattro terroristi,  che furono citate dal presidente palestinese Mahmoud Abbas per dare il via al procedimento presso la sede delle Nazioni Unite a Ramallah e nella lettera, indirizzata al segretario generale Ban Ki-Moon, che lancio’ la campagna di statualità. La versione in ivrit dell’articolo di Issacharoff riportava le parole di Abu Hmeid:

Spero che non ci saranno sparatorie e non ci saranno feriti. Non vogliamo più vedere nostri morti. Ho pagato un prezzo molto alto, come ogni famiglia palestinese. C’è chi è morto, c’è chi è prigioniero. Mi si impedisce di vedere i miei quattro figli. Vogliamo la pace con Israele, ma Israele non vuole la pace. Torneremo alle nostre terre, incluse quelle del 1948

E nella versione inglese? Forse rendendosi conto che le ultime parole avrebbero un po’ “sciupato” il tono di quelle precedenti, il traduttore le ha semplicemente omesse.

Il 19 ottobre 2011, in occasione dello “scambio di prigionieri” tra Shalit e più di mille detenuti palestinesi, un articolo in ivrit precisava come questi ultimi si fossero resi responsabili di crimini di terrorismo odiosi:

I nomi dei 1.233 prigionieri liberati in questi ultimi anni significano poco per la maggior parte degli israeliani. Ma i prigionieri implicati nello scambio con Shalit sono ben conosciuti attraverso i nomi degli attacchi ai quali hanno partecipato: Sbarro, Delfinario, il Park Hotel, Moment Café, e altri tra gli attacchi più gravi mai avvenuti in Israele, questa è la differenza [tra questi rilasci e i precedenti.]

Incredibilmente, la versione in inglese dava una versione completamente diversa, nella quale si leggeva che i nomi dei detenuti coinvolti nello scambio con Shalit erano del tutto sconosciuti agli israeliani:

I nomi della maggior parte dei prigionieri liberati dal Luglio 2007 significano poco per la maggioranza degli israeliani, cosi’ come i nomi dei prigionieri liberati martedì (nel primo turno dello “scambio Shalit)”.

Il paragrafo in ivrit che sottolineava come Israele avesse inteso questo scambio nel senso di “gesto di buona volontà” fu completamente eliminato e al suo posto si leggeva un vago “per ragioni politiche”.

Il 14 luglio 2011, un articolo di Anshel Pfeffer, nella versione inglese di Ha’aretz, riportava l’uccisione di Ibrahim Sarhan come quella di “un civile di 22 anni”, nonostante la versione in ivrit riportasse: Hamas ha dichiarato trattarsi di un membro dell’associazione (La versione inglese fu poi modificata a seguito dell’intervento di Presspectiva).

L’elezione di Nabil ElAraby a ministro degli Interni egiziano, nel marzo 2011, nella versione inglese di Ha’aretz apparve cosi’:

“Nabil Elaraby ha partecipato, con gli israeliani, ai tavoli negoziali, in diverse occasioni, fin dai pienamente riusciti Accordi di Camp David, nel 1978, che ha portarono al trattato di pace tra Egitto e Israele.”

Come il sito Web CiFWatch ha sottolineato ironicamente: “Sembrerebbe proprio il tipo di bravo ragazzo che Israele dovrebbe essere felice di vedere salire in alto nel ‘nuovo Egitto’.” Eppure, il sottotitolo ivrit non recava un messaggio cosi speranzoso: “Nabil Elaraby, che ha servito come ambasciatore egiziano alle Nazioni Unite, ha sostituito Ahmed Abu el Rit. In passato ha guidato iniziative contro Israele “.

Ma i “fraintendimenti” di Ha’aretz non si limitano agli “errori di traduzione”, c’è di più e di peggio. Il primo maggio 2011, un articolo nella versione inglese informava che i soldati israeliani furono i responsabili della morte di Mohammed Al Dura :

Jamal Al-Dura (il padre di Mohammed Al Dura N.d.R.) aveva citato in giudizio il dott. Yehuda per diffamazione, dopo che il medico, che lo aveva  operato nel 1994, aveva esposto i dettagli della sua cartella clinica, al fine di sostenere che le cicatrici più vecchie di al-Dura furono il ​​risultato di un intervento chirurgico – e non causate dal fuoco dell’IDF che uccise suo figlio nel mese di settembre, 2000.

Le parole della versione in ivrit dalle quali si apprendeva senza ombra di dubbio che l’accusa all’IDF per la morte di Al Dura era un’idea di Jamal Al Dura e non di certo una realtà comunemente accertata, furono semplicemente tagliate. Anche questa volta, l’interevento di Presspective indusse i redattori a correggere il tiro.

Il 17 giugno 2011, la versione inglese di Ha’aretz riportava che “arabi e donne sposate non possono servire nell’esercito”, mentre, sebbene tali gruppi siano esentati dall’obbligo non sono fatti oggetto di divieto e infatti esistono casi in proposito. La frase inesatta non compariva nella versione in ivrit.

Il 4 dicembre 2011, la versione in inglese di Ha’aretz riportava un articolo di Gili Cohen:

La Legge della Nakba, che permette di privare le organizzazioni che si oppongono ai principi fondamentali dello Stato di Israele dei finanziamenti “fa grandi danni alla libertà di espressione politica, alla libertà artistica e al diritto di manifestare” .

Pero’, la cosiddetta Legge Nakba non si applica alle “organizzazioni” in generale, ma solo a enti finanziati dal governo, come le scuole pubbliche o comuni. E l’unico finanziamento a rischio è il denaro del governo, non donazioni, straniere o meno che siano.  Nella versione ivrit di questo articolo non è menzionata affatto la “Legge Nakba” . Perché Ha’aretz in inglese ha sentito il bisogno di storpiare la versione originale?

Le rettifiche, ovviamente, hanno sempre meno risalto della menzogna

Piccoli “aggiustamenti”, una cosetta qua una là, con qualche occasionale vero e proprio falso, servono a immettere nel cervello del lettore medio una serie di “informazioni” che resteranno, consciamente o meno, nella sua memoria e andranno a formare le sue idee politiche in merito a situazioni delle quali puo’ avere notizia solo tramite fonti privilegiate ed Ha’aretz, giornale israeliano, è considerato una di queste. In quanti saranno in grado di poter o voler verificare la versione originale del giornale e rendersi cosi’ conto fino a che punto un’omissione, un “piccolo errore” un aggettivo di troppo possono modificare completamente il senso di una informazione?

Grazie a CAMERA