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I Top Ten per il centro Wiesenthal

Fine anno, tempo di bilanci. Il Centro Simon Wiesenthal pubblica i top ten dell’antisemitismo/Israelofobia 2013.

Il primo posto se lo aggiudica l’ayatollah Khamenei:

“Cani rabbiosi… non possono essere chiamati umani…”

Pochi leaders politici hanno condannato il leader supremo Ayatollah Khamenei per le sue continue minacce pubbliche di genocidio contro lo Stato ebraico e le sue dichiarazioni sprezzanti. Riferendosi a Israele come il “cane rabbioso della regione”, ha aggiunto, “I suoi leader sembrano bestie e non possono essere chiamati umani. ” Per tutto il 2013, l’ayatollah anti-semita e anti-Israele ha dato sfogo al suo odio, senza sosta. Alla vigilia delle elezioni iraniane, Khamenei ha dichiarato che i “sionisti” sono il vero potere negli Stati Uniti, aggiornando il vecchio stereotipo di una cospirazione ebraica mondiale. Vincitore assoluto.

Al secondo posto, Recip Tayyip Erdogan, Primo Ministro turco. Nonostante Ankara sia storicamente uno dei partner commerciali di Israele e suo alleato strategico, l’anno di Erdogan da primo ministro turco è stato caratterizzato da un’estrema animosità verso Israele. In risposta alle manifestazioni anti-governative in Gezi Park a Istanbul , Erdogan , ha usato espressioni come ” La Diaspora ebraica “, e “lobbies di interessi” per definire il dissenso. Per Erdogan inoltre, l’estromissione di Mohammed Morsi da parte dei militari, in Egitto, è stato istigato da Israele . Nel mese di dicembre, Erdogan e i suoi media accusavano una cospirazione di ” potenze straniere ” per l’ennesimo scandalo di corruzione venuto alla luce, addossando la responsabilità della crisi alla “lobby del tasso di interesse “. Il New York Times riferi’ che i presunti colpevoli citati dai media erano Stati Uniti e Israele …

E come deludere Richard Falk? Si aggiudica un bel terzo posto, meritatissimo. Ormai le sue dichiarazioni allucinate suscitano imbarazzo anche tra coloro che non si possono propriamente annoverare tra gli “amici” di Israele. Richard Falk , relatore speciale delle Nazioni Unite per la Palestina (sigh!) accusa Israele di ” genocidio “. Falk ha detto alla televisione russa RT :

“Quando è preso di mira un gruppo , un gruppo etnico, infliggendo punizioni collettive, cio’  è in effetti alimentare una sorta di disegno criminoso genocida “.

Falk ha una lunga e sordida storia di odio per Israele ed antisemitismo . Ha asserito che Israele potrebbe avere un programma di sterminio dei Palestinesi simile a quello pianificato dai nazisti. Ha giustificato il terrorismo palestinese in termini di ” diritto di resistenza” , aggiungendo che gli attentati suicidi sono l’unico modo per infliggere un danno sufficiente a Israele in modo che “la lotta possa andare avanti . ” Falk nega che Hamas sia un’organizzazione terroristica , sostenendo che il blocco israeliano ha portato Gaza ” sull’orlo della fame collettiva” , imponendo una “esistenza sub- umana a un popolo “, e che le politiche di Israele sono ” davvero genocide “. Nel 2011 , Falk ha pubblicato una vignetta sul suo blog in merito all’atto d’accusa del Tribunale penale internazionale contro Muhammar Gheddafi , con l’immagine di un cane con una kippah e una maglia con scritto USA , mentre urina su Lady Giustizia e divora ossa umane insanguinate . Falk in seguito ha riconosciuto la vignetta come antisemita e si è scusato dicendo: ” … dobbiamo anche fare la pace con la natura , e trattare gli animali con tanto rispetto quanto è possibile”. Il Segretario generale dell’ONU, Ban Ki -moon, ha condannato Falk per le sue teorie riguardo agli  attacchi dell’11 / 9, un “gioco dal di dentro” secondo Falk.

Il quarto posto spetta al movimento BDS: Boicottaggio / Disinvestimento / Sanzioni /  punto di svolta della demonizzazione globale di Israele e all’ASA, American Studies Association. L’intero mondo arabo è in fiamme e l’americana ASA ha votato per diffamare l’unica vera società libera rimasta sulla mappa del Medio Oriente. Questo è un atto di infamia, non solo per attaccare le istituzioni accademiche israeliane ma gli ebrei in tutto il mondo. Alla domanda sul perché lo Stato ebraico (non Cuba, non la Corea del Nord o la Cina), è stato scelto per il boicottaggio,  Il presidente dell’ASA, il professor Curtis Marez, ha risposto: “Dobbiamo iniziare da qualche parte.”

In realtà, il voto ASA puzza di fanatismo e di un doppio standard pericoloso. Evidenzia con la sua decisione il rifiuto volontario di condannare i veri architetti del muro di separazione – i terroristi e i loro sostenitori che non possono accettare l’esistenza di un piccolo Stato ebraico tra i 23 stati arabi.

Roger Waters, musicista di quelli che un tempo furono i mitici Pink Floyd, attivista del movimento BDS, esibisce un pallone a forma di maiale nei suoi concerti sul quale sono disegnati i “simboli del male” fra i quali figura anche una Stella di David. Chiama Israele “stato di apartheid”  e lo paragona ai nazisti tedeschi. L’Osservatore Romano ha definito l’atteggiamento di Waters “sfrenato antisemitismo”. 

La United Church of Canada, per aver contribuito ad avvelenare le relazioni inter-religiose. Mentre i cristiani soffrono e sono decimati in Siria, mentre sono stati cancellati dall’Iraq  e minacciati di scomparsa in Egitto, la Chiesa Unita del Canada ha approvato il boicottaggio di Israele, l’unico stato del Medio Oriente che garantisce la piena libertà religiosa e la protezione di tutte le fedi. Tali mosse palesemente offensive, ostacolano le speranze di pace e riconciliazione in “Terra Santa” e hanno l’effetto di avvelenare le relazioni interreligiose in Canada.

Al quinto posto il Centro Simon Wiesenthal colloca il partito neo nazista ungherese Jobbk, che continua a fomentare l’odio per gli Ebrei. Marton Gyongyosi, deputato leader del gruppo, ha chiesto un registro di tutti gli Ebrei  residenti in Ungheria, come “misura di sicurezza”. Ora ha aggiunto il revisionismo alla sua agenda politica. “E’ è diventato un business fantastico andarsene in giro a trastullarsi con i numeri”. Ha inoltre affermato che Israele, “… gestisce un sistema nazista basato sulla razza,” e che “gli ebrei stanno cercando di costruire al di fuori di Israele. C’è una sorta di espansionismo nel loro comportamento.” Per quanto riguarda il Medio Oriente, Gyongyosi ha annunciato una serie di prossime conferenze sulla “minaccia sionista alla Pace”.

Il sesto posto se lo guadagnano quei personaggi pubblici che hanno dichiarato apertamente la loro simpatia per Hitler. La cantante libanese Najwa Karam è una superstar con 50 milioni di dischi venduti. Era il “volto arabo” per L’Oreal ed era stata nella giuria della versione araba dell’American Idol, l’Arabs Got Talent. La serie pan-araba ha riscosso un successo paragonabile a quella americana, raggiungendo milioni di case. Purtroppo, Najwa Karam è anche una ammiratrice di Hitler.  Alla domanda postale alla TV libanese, nel programma Talk of the Town, di scegliere gli attributi di sei uomini famosi per creare il suo “uomo ideale”, ha scelto di Hitler la “persuasiva” capacità di parlare. Mai scusata. Il Centro Wiesenthal ha chiesto alla società che possiede il programma di rimuoverla dal suo ruolo di “giudice”.

A Mehmet Sahin, un musulmano, assistente sociale olandese, è stato chiesto – dalla TV nazionale – di intervistare i giovani in difficoltà nella sua comunità. Il risultato sono state le scioccanti dichiarazioni dei ragazzi musulmani olandesi, ad esempio: “Quello che Hitler ha fatto agli Ebrei è bene, secondo me”, “Hitler avrebbe ucciso tutti gli Ebrei “, dice sorridendo un altro. Mehmet ha promesso di fare tutto quanto in suo potere per dissuadere i giovani dal loro odio. Le minacce ricevute in seguito, hanno costretto lui e la sua famiglia a essere trasferiti dalle autorità olandesi in un piccolo villaggio.

Il leader spirituale dei Fratelli Musulmani in Egitto, Yusuf al Qaradawi ha dichiarato:

“Nel corso della storia Allah ha decretato per gli Ebrei punizioni per la loro corruzione. L’ultima punizione è stata effettuata da Adolf Hitler. ”

Il religioso iracheno Qays bin Khalil al Kalbi, ha detto durante una visita negli Usa:

“Allah vi ha scelto come il più miserabile di tutti i popoli. Allah vi ha scelto come il popolo più adatto a diventare maiali e scimmie …. Allah ha scelto Hitler per uccidervi, quindi chi è migliore, voi o lui? ”

Al settimo posto le vignette diffamanti. Zeon, un disegnatore francese, è ossessionato da Israele e dagli Ebrei. Usa continuamente lo stereotipo de “l’accusa del sangue” e tutti i classici dell’antisemitismo.

una vignetta di Zeon

“l’arte” di Zeon

In Germania, il dibattito sul nucleare iraniano è stato segnato da vignette di due giornali diversi (La Badische Zeitung e la Stuttgarter Zeitung) che raffiguravano il Primo ministro israeliano Netanyahu in procinto di “avvelenare” i colloqui. Fa venire in mente l’antica accusa di avvelenare i pozzi, vero? Questa volta non è l’acqua potabile a essere avvelenata, ma piuttosto ogni speranza di pace.

Il giornale norvegese Dagbladet ha pubblicato una grottesca vignetta raffigurante la circoncisione come pratica barbara e crudele. Il disegnatore Thomas Drefvelin ha sostenuto di non aver pensato agli Ebrei disegnandola e ha spiegato che i personaggi della vignetta hanno quei tratti caratteristici ebraici solo per dare loro un tono più religioso!

All’ottavo posto il distretto scolastico di Pine Bush, NY, nel quale gli studenti Ebrei sono stati presi di mira con insulti antisemiti e aggressioni fisiche da parte di bulli che, tra le altre cose, li hanno costretti a tuffarsi in bidoni della spazzatura per recuperare delle monete. Bambini Ebrei in viaggio sul bus scolastico costretti a sopportare saluti nazisti e grida di “Potere Bianco”. Ad una ragazza disegnarono una svastica sul volto, mentre un ragazzo Ebreo dichiaro’ di essere stato picchiato con una mazza da hockey. La scuola è stata denunciata dai genitori degli alunni aggrediti per non aver fatto nulla per fermare l’abuso. Informato delle aggressioni antisemite, un funzionario scolastico ha risposto: “Le vostre aspettative di veder cambiare un pregiudizio innato potrebbero essere un po’ irrealistiche.” Il governatore di New York,  Andrew Cuomo, ha chiesto un’indagine.

Al nono posto il “potere della penna velenosa” di Alice Walker , vincitrice del Premio Pulitzer. Circa il 25 % dell’ultimo libro di Alice Walker , Pin in the cushion, è una diatriba contro lo Stato ebraico . Walker descrive Gaza governata da Hamas come un luogo benigno , ignorando che i terroristi utilizzano le aree densamente popolate come trampolino di lancio privilegiato per i missili contro i civili israeliani . Paragonando gli Israeliani ai nazisti , ha dichiarato , “Perché io riconosco la brutalità con la quale i miei antenati sono stati trattati , posso identificare lo spregevole comportamento senza legge e sadico che ha caratterizzato i tentativi di Israele di cancellare un popolo – i Palestinesi – dalla propria terra ” Quando un’ anziana Palestinese ebbe un dono da Walker , la ringrazio’ augurandole, “Che Dio ti protegga dagli Ebrei .” E Walker , ( riferendosi al suo ex – marito , l’avvocato per i diritti civili Dan Levinthal ) rispose: ” E ‘ troppo tardi, ne ho già sposato uno.” E non contenta aggiunse,” Questo popolo sa come odiare e come punire severamente gli altri . ”

Ex-aequo Max Blumenthal che utilizza titoli per i capitoli nel suo libro Golia come “Campo Estivo di Distruzione ‘, Appuntamento con il diavolo “,” There Is No Dream ” “Il campo di concentramento”, e “La Notte dei Vetri Infranti”, e “Come uccidere goy e influenzare la gente” per equiparare gli israeliani con i nazisti. Egli cita la Shoah per chiedere: “[E ‘giusto] che le vittime Ebree dei nazisti impongano la loro giornata dell’indipendenza sulla tragedia quotidiana di un altro popolo? ” Cita con approvazione la descrizione dei soldati israeliani come “giudeo-nazisti. La sua spiegazione per il conflitto arabo-israeliano è “impulsi nazionalistici della società israeliana” e politici israeliani che «si superano l’un l’altro facendo a gara per l’esaltazione più convincente della violenza contro i malfattori arabi ” e che incitano ” alla violenza non provocata contro gli arabi “, così come “indottrinano i bambini Ebrei alla cultura del militarismo”.

E al decimo posto lo sport. Nel 2013 , i valori fondamentali dello sport, il rispetto reciproco , la competizione leale e l’equità , sono stati funestati e sminuiti dal razzismo e dall’antisemitismo europeo.

Gli stadi sono diventati contenitori dei vari bigottismi e gli Ebrei sono stati, ancora una volta, tra i principali obiettivi. La UEFA ( Union of European Football Associations) ha aperto un procedimento disciplinare per il comportamento dei tifosi di calcio italiani che cantavano slogan antisemiti contro un club inglese nel mese di novembre .

Ad un torneo di calcio indoor, al Centro Comunale dello Sport di Lodz , in Polonia , i fans hanno gettato stelle ninja alla foto di una caricatura antisemita . Gli amministratori della struttura erano così imbarazzati e sconvolti che hanno annunciato : “Il comportamento antisemita e offensivo dei partecipanti al torneo obbliga il Centro a prendere la decisione di non affittare la sala di nuovo per questo tipo di evento . ”

La “quenelle” di Anelka, il nuovo segno nazista

L’Ungheria giocherà quella che potrebbe essere la sua più importante partita di calcio dell’anno in uno stadio vuoto . La FIFA (International Football Association) ha stabilito che la partita deve essere giocata a porte chiuse come punizione per il ” canto aberrante e antisemita “, da parte dei sostenitori della squadra ungherese, durante una partita contro Israele, lo scorso agosto .

Il Continental Hockey League ha multato la squadra  Dinamo Riga per un milione di rubli, dopo che era stata dispiegata una grande svastica sul ghiaccio, in una cerimonia per onorare il 95 ° anniversario della Repubblica lettone. Nel frattempo in Croazia , Josip Simunic , una delle stelle della squadra nazionale di calcio della Croazia , ha condotto una chat filonazista durante le celebrazioni di qualificazione alla Coppa del Mondo del suo paese . E’ stato sanzionato con il divieto di giocare 10 partite e gli è stato impedito di giocare in Coppa del Mondo 2014 .

That’s all folks! Buon anno nuovo!

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Festeggiare l’Intifada fa tenerezza all’Occidente; perché?

Venerdi’ 27 settembre 2013, ricorrevano i tredici anni dall’inizio dell’Intifada. A Gaza e Ramallah sono stati “festeggiati” con scontri, lanci di molotov e pietre, bandiere di Israele bruciate, ritratti di Peres e Netanyahu dati alle fiamme.

Tra i “pacifisti” o pacificatori o cooperanti italiani che dir si voglia, presenti a Gaza, c’è stato chi – non solo ha trovato giusto festeggiare tale ricorrenza – ma ha anche lamentato la scarsa visibilità data agli scontri sui media mondiali. Per esempio Rosa Schiano, cooperante a Gaza, come lo fu prima di lei Vittorio Arrigoni, al quale è succeduta, scrive sulla sua pagina facebook:

“Una domanda prima di andare a dormire. Una domanda che forse stanotte non mi farà più dormire. Perché i media occidentali non hanno coperto le manifestazioni che si sono tenute oggi in Cisgiordania e Gaza? Non è forse importante riportare dei moti di protesta nei paesi arabi? Non è forse importante riportare di manifestazioni di una resistenza che dura da 60 anni e che chiede la fine di un’occupazione e di un assedio che strangola un’ intera popolazione? Se i media non fossero piegati al ricatto… probabilmente avremmo fatto qualche passo in più.”

Rosa Schiano

E anche, della sua partecipazione attiva alla manifestazione:

“Una bella giornata di resistenza contro l’ occupazione. Il cuore ama, la gola brucia, l’aria è fresca ed il cielo e’ stellato. Nessun drone. Non ho paura stanotte, che sia una buonanotte.”

Ecco, per questa pacifista/pacificatrice/cooperante, ricordare e festeggiare l’Intifada ispira coraggio e amore al cuore. Su Wikipedia si puo’ leggere un elenco parziale delle vittime israeliane dell’Intifada, quell’impresa omicida e fallimentare, quel periodo di sangue e terrore che coinvolse tutti, palestinesi e israeliani.

Wichlav Zalsevsky (24), Rabbi Binyamin Herling (64), Amos Machlouf (30), Ayelet Shahar Levy (28), Hanan Levy (33), Noa Dahan (25), Sarah Leisha (42), Gabi Zaghouri (36), Miriam Amitai (35), Gavriel Biton (34), Itamar Yefet (18), Shoshana Reis (21), Meir Bahrame (35), Rina Didovsky (39), Eliyahu Ben-Ami (41), Eliahu Cohen (29), Binyamin Ze’ev Kahane (34), Talia Kahane (31), Ofir Rahum (16), Motti Dayan (27), and Etgar Zeituny (34), Dr. Shmuel Gillis, Simcha Shitrit (30), Staff-Sgt. Ofir Magidish (20), Sgt. David Iluz (21), Sgt. Julie Weiner (21), Sgt. Rachel Levy (19), Sgt. Kochava Polanski (19), Cpl. Alexander Manevich (18), Cpl. Yasmim Karisi (18), Naftali Dean (85), Yevgenya Malchin (70), Shlomit Ziv (58), Shalhevet Pass (10 months), Eliran Rosenberg-Zayat (15), Naftali Lanzkorn (13), Dina Guetta (42), Stanislav Sandomirsky (38), Dr. Mario Goldin (53), Simcha Ron (60), Yaakov “Koby” Mandell (13), Yosef Ishran (14), Idit Mizrahi (20), Tirza Polonsky (66), Vladislav Sorokin (34), Yulia Tratiakova (21), Miriam Waxman (51), David Yarkoni (53), Asher Iluz (33), Sara Blaustein (53), Esther Alvan (20), Gilad Zar (41), Maria Tagiltsiva (14), Raisa Nimrovsky (15), Ana Kazachkova (15), Katherine Kastaniyada-Talkir (15), Irena Nepomnyashchi (16), Mariana Medvedenko (16), Yulia Nelimov (16), Liana Saakyan (16), Marina Berkovizki (17), Simona Rodin (18), Aleksei Lupalu (16), Yelena Nelimov (18), Irena Usdachi (18), Ilya Gutman (19), Roman Dezanshvili (21), Diez Normanov (21), Ori Shahar (32), Yael-Yulia Sklianik (15), Sergei Panchenko (20), Jan Bloom (25), Yevgeniya Dorfman (15), Yehuda Shoham (5 months), Dan Yehuda (35), Doron Zisserman (38), Ilya Krivitz (62), Ekaterina (Katya) Weintraub (27), Aharon Obadyan (41) Yair Har Sinai (51), Eliahu Na’aman (32), Yosef Twito (45), Yehezkel (Hezi) Mualem (49), David Cohen (28), Yuri Gushchin (18), Ronen Landau (17), Tehiya Bloomberg (40, five months pregnant), Yitzhak Snir (51), Giora Balash (60), Zvika Golombek (26), Shoshana Yehudit Greenbaum (31), Tehila Moaz (18), Frieda Mendelsohn (62), Michal Raziel (16), Malka Chana Roth (15), Mordechai Schijveschuuder (43), Tzira Schijveschuuder (41), Ra’aya Schijveschuuder (14), Avraham Yitzhak Schijveschuuder (4), Hemda Schijveschuuder (2), Lily Shimashvili (33), Tamara Shimashvili (8), Yocheved Shoshan (10), Aliza Malka (17), Sharon Ben-Shalom (26), Yaniv Ben-Shalom (27), Doron Sviri (20), Dov Rosman (58), Meir Lixenberg (38), Oleg Sotnikov (35), Amos Tajouri (60), Dr. Yigal Goldstein (47), Morrel Derfler (45), Daniel Yifrach (19), Ruth Shua’i (46), Meir Weisshaus (23), Sarit Amrani (26), Salit Sheetrit (28), Zvia Pinhas (64), Sgt. Tali Ben-Armon (19), Sergei Freidin (20), Haim Ben-Ezra (76), Hananya Ben-Avraham (46), Tourism Minister Rehavam Ze’evi (75), Ayala Levy (39), Smadar Levy (23), Lydia Marko (63), Sima Menahem (30), Shoshana Ben Ishai (16), Menashe (Meni) Regev (14), Hadas Abutbul (39), Aharon Ussishkin (50), Noam Gozovsky (23), Michal Mor (25), Etty Fahima (45), Samuel Miloshevsky (45), Yehiav Elshad (28), Inbal Weiss (22), Assaf Avitan (15), Michael Moshe Dahan (21), Israel Ya’akov Donino (17), Yosef El-Ezra (18), Nir Haftzadi (19), Yuri Korganov (20), Golan Turgemen (15), Guy Vaknin (19), Adam Weinstein (14), Moshe Yedid-Levy (19), Ido Cohen (17), Rasem Safulin (78), Leah Strick (73), Cicilia Kozamin (76), Faina Zabiogailu (64), Mara Fishman (53), Ronen Kahalon (30), Riki Hadad (30), Samion Kalik (64), Mikha’el Zaraisky (71), Yitzhak Ringle (41), Ina Frenkel (60), Tatiana Borovik (23), Yelena Lumkin (62), Mark Khotimliansky (75), Rosaria Reyes (42), Prof. Baruch Singer (51), Yair Amar (13), Esther Avraham (42), Border Police Chief Warrant Officer Yoel Bienenfeld (35), Moshe Gutman (40), Avraham Nahman Nitzani (17), Yirmiyahu Salem (48), Israel Sternberg (46), David Tzarfati (38), Hananya Tzarfati (32), Ya’akov Tzarfati (64), Zion Ohana (45), Yoela Chen (45), Boris Melikhov (56), Aharon Ellis (32), Anatoly Bakshiev (62), Avi Yazdi (24), Edward Bakshayev (48), Dina Binayev (48), Sarah Hamburger (79), Svetlana Sandler (56), Pinhas Tokatli (81), Miri Ohana (45), Yael Ohana (11), St.-Sgt. 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Elazar Lebovitch (21), Rabbi Yosef Dikstein (45), Hannah Dikstein (42), Shuv’el Zion Dikstein (9), Shlomo Odesser (60), Mordechai Odesser (52), David (Diego) Ladowski (29), Levina Shapira (53), Marla Bennett (24), Benjamin Blutstein (25), Dina Carter (37), Janis Ruth Coulter (36), David Gritz (24), Daphna Spruch (61), Revital Barashi (30), Shani Ladani (27), Amitai Yekutiel (34), Nizal Awassat (52), Mordechai Yehuda Friedman (24), Sari Goldstein (21), Maysoun Amin Hassan (19), Marlene Miriam Menahem (22), Sgt.-Maj. Roni Ghanem (28), Sgt. Yifat Gavrieli (19), Sgt. Omri Goldin (20), Adelina Kononen (37), Rebecca Roga (40) Avi Wolanski (29), Avital Wolanski (27), Yafit Herenstein (31), David Buhbut (67), Yosef Ajami (36), Shoshana (Rosanna) Siso (63), Ofer Zinger (29), Solomon Hoenig (79), Yossi Mamistavlov (39), Yaffa Shemtov (49), Jonathan (Yoni) Jesner (19), Shlomo Yithak Shapira (48), Oded Wolk (51), Sa’ada Aharon (71), Cpl. Sharon Tubol (19), St.-Sgt. Aiman Sharuf (20), St.-Sgt. Nir Nahum (20), Sgt.-Maj.(res.) Eliezer Moskovitch (40), Cpl. Ilona Hanukayev (20), St.-Sgt. Liat Ben-Ami (20), Sgt. Esther Pesachov (19), Ofra Burger (56), Iris Lavi (68), Suad Jaber (23), Indelou Ashati (54), Anat Shimshon (33), Osnat Abramov (16), Sergei Shavchuk (35), Orna Eshel (53), Hadas Turgeman (14), Linoy Saroussi (14), Julio Pedro Magram (51), Gaston Perpinal (15) Assaf Tzfira (18), Amos Sa’ada (52), Revital Ohayon (34), Matan Ohayon (5), Noam Ohayon (4), Yitzhak Dori (44), Tirza Damari (42), Col. Dror Weinberg (commander of the Hebron brigade) (38), Lt. Dan Cohen (22), Sgt. Igor Drobitsky (20), Cpl. David Marcus (20), Ch.-Supt. Samih Sweidan (Chief of Operations of Hebron’s Border Police unit) (31), Sgt. Tomer Nov (19), Sgt. Gad Rahamim (19), St.-Sgt. Netanel Machluf (19), St.-Sgt. Yeshayahu Davidov (20), Yitzhak Buanish (head of Kiryat Arba Emergency Response Team) (46), Alexander Zwitman (26), Alexander Dohan (33), Esther Galia (48), Hodaya Asraf (13), Marina Bazarski (46), Hadassah (Yelena) Ben-David (32), Kira Perlman (67), Ilan Perlman (8), Yafit Ravivo (14), Ella Sharshevsky (44), Michael Sharshevsky (16), Sima Novak (56), Mircea Varga (25), Dikla Zino (22), David Peretz (48), Haim Amar (56), Shaul Zilberstein (36), Ehud (Yehuda) Avitan (54), Mordechai Avraham (54), Ya’acov Lary (35), Noy Anter (12), Dvir Anter (14), Albert (Avraham) de Havila (60), Rabbi Yithak Arama (40), St.-Sgt. Noam Apter (23), Pvt. Yehuda Bamberger (20), Gavriel Hoter (17), Zvi Zieman (18), Massoud Makhluf Alon (73), Staff Sgt. Mazal Orkobi (20), Mordechai Evioni (52), Moshe (Maurice) Aharfi (60), Igor Zobokov (32), Lilya Zibstein (33), Amiram Zmora (55), Meir Haim (74), Boris Tepalshvili (51), Sapira Shoshana Yulzari-Yaffe (46), Ramin Nasibov (25), Ilanit Peled (32), Andrei Friedman (30), Avi Kotzer (43), Viktor Shebayev (62), Ion (Nelu) Nicolae (34), Mihai Sabau (38), Li Peizhong (41), Steven Arthur Cromwell (43), Krassimir Mitkov Angelov (32), Ivan Gaptoniak (46), Guo Aiping (47), Zhang Minmin (50) Eli Biton (48), Netanel Ozeri (34), Miriam Atar (27), Anatoly Biryakov (20), Smadar Firstatter (17), Daniel Harush (16), Motti Hershko (41), Tom Hershko (16), Meital Katav (20), Elizabeth (Liz) Katzman (17), Tal Kehrmann (17), Kmer Abu Khamed (12), St.-Stg. Eliyahu Laham (22), Avigail Lietel (14), Yuval Mendelevitch (13), Be’eri Ovad (21), Moran Shushan (20), Mark Takash (54), Asaf Tzur (16), Rabbi Eli Horowitz (52), Dina Horowitz (50), Zion Boshirian (51), Gabriel (Gabi) Pedatzur (49), Zachar Rahamim Hanukayev (39), Ahmad Salah Kara (20), Alexander Kostyuk (23), Ran Baron (24), Dominique Caroline Hass (29), Yanai Weiss (46) Tali Weinberg (26), Gideon Lichterman (27), Zion David (53), Gadi Levy (31), Dina Levy (37), Nelly Perov (55), Olga Brenner (52), Roni Yisraeli (34), Yitzhak Moyal (64), Ghalab Tawil (42), Marina Tsahivershvili (44), Shimon Ustinsky (68), Avi Zerihan (36), Hassan Ismail Tawatha (41), Kiryl Shremko (22), David Shambik (23), Moran Menachem (17), Sgt. Tamar Ben-Eliahu (20), Alan Beer (46), Eugenia Berman (50), Elsa Cohen (70), Zvi Cohen (39), Roi Eliraz (22), Alexander Kazaris (77), Yaffa Mualem (65), Yaniv Obayed (22), Bat-El Ohana (21), Anna Orgal (55), Zippora Pesahovitch (54), Bianca Rivka Shichrur (62), Malka Sultan (67), Bertin Tita (75), Miriam Levy (74), Haile Abraha Hawki (56), Avner Maimon (51), Noam Liebowitz (7), Avner Mordechai (58), Zvi Goldstein (47), Amos (Amit) Mantin (31), Mazal Afari (65), Amir Simhon (24), Haviv Dadon (16), Yehezkel (Hezi) Yekutieli (43), Erez Hershkovitz (18), Amatzia Nisanevitch (22), Avraham Bar-Or (12), Binyamin Bergman (15), Yaakov Binder (50), Feiga Dushinski (50), Miriam Eisenstein (20), Lilach Kardi (22, eight months pregnant), Menachem Leibel (24), Elisheva Meshulami (16), Tehilla Nathanson (3), Chava Nechama Rechnitzer (19), Mordechai Reinitz (49), Issachar Reinitz (9), Maria Antonia Reslas (39), Liba Schwartz (54), Hanoch Segal (65), Goldie Taubenfeld (43), Shmuel Taubenfeld (3 months), Rabbi Eliezer Weisfish (42), Shmuel Wilner (50), Shmuel Zargari (11 months), Fruma Rahel Weitz (73), Mordechai Laufer (27), Tova Lev (37) Shalom Har-Melekh (25), Senior Warrant Officer Haim Alfasi (39), Chief Warrant Officer Yaakov Ben-Shabbat (39), Cpl. Mazi Grego (19), Capt. Yael Kfir (21), Cpl. Felix Nikolaichuk (20), Sgt. Efrat Schwartzman (19), Sgt. Yonatan Peleg (21), Cpl. Prosper Twito (20), Sgt. Liron Siboni (19), Dr. David Applebaum (51), Nava Applebaum (20), David Shimon Avizadris (51), Shafik Kerem (27), Alon Mizrahi (22), Gila Moshe (40), Yehiel (Emil) Tubol (52), Eyal Yeberbaum (27), Shaked Avraham (7 months), Commander (res.) Ze’ev Almog (71), Ruth Almog (70), Moshe Almog (43), Tomer Almog (9), Assaf Staier (11), Brurua Zer-Aviv (59), Bezalel Zer-Aviv (30), Keren Zer-Aviv (29), Liran Zer-Aviv (4), Noya Zer-Aviv (1), Nir Regev (25), Zvi Bahat (35), Mark Biano (29), Naomi Biano (25), Hana Francis (39), Sharbal Matar (23), Mutanus Karkabi (31), Osama Najar (28), Irena Sofrin (38), Lydia Zilberstein (56), George Matar (58), Adva Tzippora Fisher (19), Cpl. Rotem Weinberger (19), Staff Sargent Noam Leibowitz (22), Cpl. Angelina Shcherov (19), Ro’i Arbel (29), Staff Sargent Tzur Or (20), Corporal Andrei Kegeles (19), Gal Shapira (29), Staff Sargent Vladimir Trostinsky (22), Avraham (Albert) Balhasan (28), Rose Boneh (39), Hava Hannah (Anya) Bonder (38), Anat Darom (23), Viorel Octavian Florescu (42), Natalia Gamril (53), Yechezkel Isser Goldberg (41), Baruch (Roman) Hondiashvili (38), Dana Itach (24), Mehbere Kifile (35), Eli Zfira (48), Ilan Avisidris (41), Lior Azulai (18), Yaffa Ben-Shimol (57), Rahamim Doga (38), Yehuda Haim (48), St.-Sgt. Netanel Havshush (20), Yuval Ozana (32), Benayahu Zuckerman (18), Eitan Kukoi (30), Rima Novikov Kukoi (25), Avraham Avraham (33), Gil Abutbul (38), Zion Dahan (30), Mazal Marciano (30), Ophir Damri (31), Moshe Hendler (29), Pinhas Zilberman (45), Avi Suissa (56), Maurice Tubul (30), Danny Assulin (51), George Khoury (20), Yaakov (Kobi) Zagha (40), Tali Hatuel (34, eight months pregnant), Hila Hatuel (11), Hadar Hatuel (9), Roni Hatuel (7), Merav Hatuel (2) Mordechai Yosepov (49), Afik Zahavi (4), Moshe Yohai (63), Victor Kreiderman (49), Shlomo Miller (50), Shoshana Amos (64), Aviel Atash (3), Vitaly Brodsky (52), Tamara Dibrashvilli (70), Raisa Forer (55), Larisa Gomanenko (48), Denise Hadad (50), Tatiana Kortchenko (49), Rosita Lehman (45), Karine Malka (23), Nargiz Ostrovsky (54), Maria Sokolov (57), Roman Sokolovsky (53), Tiroayent Takala (33), Eliyahu Uzan (58), Emmanuel Yosef (Yosefov) (28), Tiferet Tratner (24), Yuval Abebeh (4), Dorit (Mesarat) Benisian (2), Shlomit Batito (36), Assaf Greenwald (27), Hafez al-Hafi (39), Rotem Moriah (27), Tzila Niv (43), Gilad Niv (11), Lior Niv (3), Oleg Paizakov (32), Ludmilla Paizakov (30), Khalil Zeitounya (10), Michal Alexander (27), Roy Avisaf (28), Einat Naor (27), Tatiana Ackerman (32), Shmuel Levy (65), Leah Levine (64), Ariella Fahima (39), Salem (Sami) al-Kimlat (28), Nissim Arbiv (25), Gideon Rivlin (50), Ibrahim Kahili (46), Ofer Tiri (23), Dror Gizri (30), Ivan Shmilov (53), Munam Abu Sabia (33), Herzl Shlomo (51), Alaya-Haya (Ella) Abukasis (17), Oded Sharon (36), Yael Orbach (28), Yitzhak (Itzik) Buzaglo (40), Aryeh (Arik) Nagar (37), Ronen Reuvenov (30), Odelia Hubara (26), Yevgeny Reider (28), Avihai Levy (17), Aviad Mansour (16), Rachel Ben Abu (16), Nofar Horowitz (16), Julia Voloshin (31), Anya Lifshitz (50), Cpl. Moshe Maor Jan (21), Dana Galkowicz (22), Rachel Kol (53), Dov Kol (58), Michel Bahous, Nadir Hayak, Hazar Turki, Dina Turki, Sasson Nuriel (55), Matat (Rosenfeld) Adler (21), Kineret Mandel (23), Oz Ben-Meir (15), Katy David (27), Michael Koifman (68), Perahiya Makhlouf (53), Sabiha Nissim (66), Jamil Mohammed Ka’adan (48), Ya’akov Rahmani (68), Genia Poleis (66), Larissa Grishchenko (39), Daniel Golani (45), Alexandra Garmitzky (65), Haim Amram (26), Keinan Tsuami (20), Elia Rosen (38), Yosef (Yossi) Shok (35), Kinneret Ben Shalom Hajbi (58), Eldar Abir (48), Salam Ziadin, Khalid Ziadin (16), Rafi Halevy (63), Helena Halevy (58), Re’ut Feldman (20), Shaked Lasker (16), Philip Balhasan (45), Rozalia Beseneyi (48), Piroşca Boda (50), Marcel Cohen (73), Ariel Darhi (31), Victor Erez (60), Binyamin Haputa (47), David Shaulov (29), Lily Yunes (43), Lior Anidzar (26), Daniel Wultz (16), Marwan Abed Shweika (35), Eliyahu Asheri (18), Dr. Daniel Yaakobi (59), Fatima Slutsker (57), Yaakov Yaakobov (43), Emil Almaliach (32), Michael Ben Sa’adon (27), Israel Zamalloa (26), Erez Levanon (42), Shirel Friedman (32), Oshri Oz (36), Ido Zoldan (29), Lyubov Razdol’skaya (73),Roni Yihye (47), Neria Cohen (15), Segev Pniel Avihail (15), Avraham David Moses (16), Yehonatan Yitzhak Eldar (16), Ro’i Roth (18), Yohai Lipshitz (18), Yonadav Chaim Hirshfeld (18), Doron Mahareta (26),, Oleg Lipson (37), Lev Cherniak (53), Eli Wasserman (51), Shimon Mizrahi (53), Jimmy Kadoshim (48), Shuli Katz (70), Shir-El Friedman (35), Amnon Rosenberg (51), Elizabeth (Lili) Goren-Friedman (54), Batsheva Unterman (33), Jean Relevy (68), Avraham Ozeri (86), Beber Vaknin (48), Hani al-Mahdi (27), Irit Sheetrit (39)

Questi sono i nomi di alcune delle vittime dell’Intifada; ricordare il loro assassinio con lanci di molotov e propositi omicidi a Rosa Schiano rende il cuor contento.

Ma come hanno fatto i terroristi palestinesi a vincere la battaglia dei media? Come è possibile che nel ricco e pigro Occidente ci sia chi volentieri si schiera dalla parte degli assassini? Blaise Pascal una volta osservò che “la gente … arriva a credere non sulla base di prove, ma in base a quello che trova attraente”. ( De l’Art de persuader (“On the Art of Persuasion”), 1658) Oggi questo è confermato dalla scienza, e spiega perché i palestinesi hanno vinto la guerra dei media. Nel 2011 – un’epoca di informazioni abbondanti e verificabili – alcuni sondaggi rivelarono che ben il 40-60% dei cittadini europei ritiene che “Israele sta conducendo una guerra di sterminio contro i palestinesi.” Tanto più sconcertante se si considera che è Israele ad essere regolarmente minacciata di distruzione.  I risultati del sondaggio non sono peculiari all’Europa: simili tendenze preoccupanti sono state osservate tra i giovani americani, liberali, e le minoranze.

Memoriale ad alcune delle vittime israeliane del terrorismo

Nella lotta per i cuori e le menti (come diceva Rosa Schiano? “Il cuore ama, la gola brucia”), i propagandisti della “causa palestinese” hanno intuito da tempo ciò che la scienza dimostra ora. Immagini, spesso costruite completamente, in stages improvvisati sul posto, e accuse che attivano automaticamente la compassione pubblica sono incomparabilmente più convincenti della secca, argomentazione difensiva.

In effetti, la compassione – adattamento di sopravvivenza profondamente radicata – ha dimostrato di riuscire a far deviare pesantemente i nostri atteggiamenti sociali a favore di coloro che percepiamo essere vittime innocenti. I bambini che soffrono sono i testimonials ideali di questa istintiva compassione. Il nostro giudizio sociale “può essere influenzato più dalle emozioni che dalla ragione”: si tende a favorire quelli che vediamo come vittime in difficoltà anche a scapito delle più numerose, ma senza volto, altre vittime.

La rappresentazione dei palestinesi come vittime innocenti in pericolo è il filo conduttore che attraversa tutta la propaganda palestinese – ed è stata la chiave del suo successo popolare. Attraverso la produzione di massa di immagini strazianti, incentrate sui bambini, la messa in scena delle “news”, ​​la retorica manipolatrice, e la rigida censura, la propaganda palestinese ha usato con successo i media per imporre i Palestinesi come vittime del tutto innocenti della brutalità israeliana. Dopo essersi assicurata l’empatia del pubblico e bypassato il suo ragionamento critico, ritraendo i Palestinesi come vittime inermi, la propaganda palestinese si è creata milioni di alleati occidentali, ed i Palestinesi si sono messi al riparo da qualsiasi responsabilità delle loro scelte politiche. 

Dall’inizio della prima Intifada, i Palestinesi hanno deliberatamente usato i bambini come “fanteria” per le rivolte dedicate alla TV: l’immagine di David (i bambini palestinesi) inermi e pero’ irriducibili nel loro coraggio, di fronte a Golia-Israele, armato, organizzato e brutale, è risultata vincente, indipendentemente dai fatti reali:

“Le emozioni che tali immagini suscitano hanno più probabilità di vincere rispetto alla discussione razionale. Questa tendenza è così comune che nel campo della psicologia sociale è chiamata Errore Fondamentale di Attribuzione (FAE). Il FAE è “La tendenza a dare attribuzioni, interne oltre che esterne, per spiegare il comportamento osservato negli altri.” … Così, quando un telespettatore vede l’ennesima immagine di un soldato israeliano contro un lanciatore di pietre di sedici anni, rischia di credere che gli israeliani siano assassini assetati di sangue, mentre i Palestinesi semplicemente un popolo oppresso che vuole la sua libertà e la sua terra. L’attribuzione avviene quasi istantaneamente”.

Cosi’ i bambini sono stati sistematicamente impiegati per la rappresentazione del “martirio” e mandati in prima linea, davanti alle telecamere. 

L’efficacia dei bambini palestinesi morti come strumenti di propaganda fu sottolineata da Yasser Arafat nel 2002:

“Il bambino palestinese in possesso di una pietra, di fronte a un carro armato, è il più grande messaggio al mondo, quando quell’eroe diventa un ‘martire”

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=7M1Rq4WxEVU

La famosa foto AP di Faris Ouda, 15 anni,  che tirava pietre, divenne uno dei simboli iconici della resistenza palestinese.

Quando Ouda fu poi ucciso durante disordini, un Arafat raggiante dichiarò ai suoi giovani compagni di classe, “Salutiamo lo spirito del nostro eroe, il martire, Faris Ouda” Dopo aver cantato più volte il nome di Ouda tra applausi affascinati, Arafat incoraggio’ i bambini – alcuni di appena 11 o 12 anni – a emulare la “fermezza e il sacrificio,” di Ouda, attaccare i soldati e morire per le telecamere dei media occidentali. 

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=IHHP8CpvjnQ

I bambini sono inesorabilmente plagiati dalla più tenera età e nel modo più crudo a lottare per il “martirio” – nelle scuole, nello sport,  nei campi estivi, con la musica, nelle moschee, sui social media, nella cultura, nelle televisioni, e persino con le celebrazioni pubbliche dei terroristi suicidi.

E poi, oltre ai “bambini shahid” le costruzioni Pallywood, delle quali il “caso Al Dura” fu l’antesignano. Questo fenomeno di “news” confezionate per le telecamere è tutt’ora in corso ed è così dilagante che gli è stato dato un nome: “Pallywood.” Il Professor Richard Lande e i suoi colleghi hanno raccolto numerose prove,  esponendo la pratica di finte ferite, simulate per le telecamere occidentali, così come “finti funerali, messe in scena di sparatorie, … “nonne piangenti” professioniste “, e “false evacuazioni di ambulanze” . Gli attori sono diventati così sfacciati, e questa frode così comune, che in un video ormai famigerato del” funerale “di un palestinese, ucciso da Israele, il cadavere che cade fuori dalla sua barella salta rapidamente indietro.

Gli esempi sono innumerevoli e spesso sono stati “trattati” anche in questa pagina: uomini morti che dopo poco si alzano e aprono porte, come il  famoso video presentato dalla BBC;  

l’uomo che pur essendo ripreso mentre cerca disperatamente di salvarsi dal fuoco israeliano, chiamato al telefono si ferma e risponde e cosi’ via. Il fotografo italiano Ruben Salvadori ha ben evidenziato questa collusione tra sceneggiature da una parte, e media occidentali dall’altra. 

Le immagini mentali, moralmente cariche di storia, che vengono evocate da questa retorica stimolano il pubblico ad entrare in sintonia automatica e, quindi, a fianco con i Palestinesi. Le aggressioni palestinesi sono cancellate nel processo.

Come parte di questa strategia di riformulazione morale, i propagandisti palestinesi hanno riscritto il sionismo, la lotta per l’autodeterminazione ebraica nella patria ebraica, che è diventato “colonialismo” (e, per estensione, i Palestinesi sono stati accomunati ai nativi americani) . I Palestinesi che chiamano il loro terrorismo “resistenza” (“Mukawama”), sono equiparati quindi alle vittime della Shoah e ai combattenti della resistenza durante la seconda guerra mondiale. A rafforzare questo immaginario Ebreo / nazista, i Palestinesi si sono autonominati un popolo di “rifugiati” fuggiti dai “massacri” e dalla “pulizia etnica”. Allo stesso modo, la lotta al terrorismo di Israele è raffigurata come” razzismo “e il blocco contro Gaza, definito legittimo dalle Nazioni Unite, si caratterizza come “punizione collettiva“, per evocare ingiustizie come l’internamento giapponese nella seconda guerra mondiale . In altri momenti, i Palestinesi si paragonano a Gesù perseguitato dai Giudei, o alle vittime nere della supremazia bianca: Israele è accusato di essere uno stato di “apartheid” o, in alternativa, i Palestinesi sono identificati con Rosa Parks. In ogni caso, questa retorica calcolata, modella l’immagie dei Palestinesi vittime del tutto passive ed innocenti della ingiustificabile crudeltà israeliana.

La compassione è un potente adattamento evolutivo che, quando innescato da immagini di sofferenza ingiusta, ostacola la nostra capacità di rendere razionali giudizi morali. L’esperienza della compassione è di fattopsicologicamente gratificante e ci costringe a restare al fianco delle vittime percepite, indipendentemente dal contesto e dei fatti. Attraverso la messa in pericolo deliberata di bambini, delle immagini costruite, della retorica manipolatrice e della prepotenza dei giornalisti, i Palestinesi hanno sapientemente proposto sé stessi come vittime innocenti della crudeltà, e hanno quindi sfruttato la compassione pubblica. Di conseguenza, possono ora contare sull’appoggio di milioni di occidentali. E, dopo aver cementato la loro immagine di vittime innocenti, i crimini compiuti dai terroristi sono regolarmente assunti come semplici reazioni a reati israeliani. Gli israeliani hanno a lungo cercato di conquistare le menti con una moltitudine di argomenti difensivi e giustificazioni legali, e hanno perso. I terroristi palestinesi hanno invece scommesso su i “cuori”, e hanno vinto. 

Grazie a Honest Reporting

Le ONG nemiche di Israele: cominciamo da Diakonia

Mai sentito parlare di Diakonia? No? Sembra il nome di una crema di bellezza, o di una macchina fotografica, vero? Invece no, Diakonia è la più grande ONG umanitaria della Svezia, fondata nel 1966 da cinque chiese svedesi. La maggior parte del suo budget proviene dal governo svedese (47,2 milioni dollari). Diakonia promuove il “diritto a resistere” dei palestinesi e contemporaneamente fa il possibile per delegittimare il diritto di Israele all’autodifesa. I programmi del IHL (International Humanitarian Law) sfruttano e travisano il diritto internazionale. Cominciamo ad esaminare chi sono le ONG che operano in territorio israelo/palestinese e quali sono i loro obiettivi dichiarati e quelli reali. Il documento è un po’ lungo ma vale la pena di leggerlo se si cercano risposte a domande che a volte sembrano non averne. Mentre alcuni dei programmi dell’organizzazione sembrano essere progetti umanitari veri e importanti, la maggior parte delle risorse sono dedicate a campagne politiche, tra cui un documento alla Commissione Goldstone che diffamava Israele e delegittimava il suo diritto di difendersi contro attacchi missilistici. La posizione di Diakonia in merito al conflitto arabo/israeliano fa riferimento costante alla “continua l’occupazione”, la “costruzione del muro”, e “la frammentazione del territorio palestinese”, come “problemi strutturali” che stanno dietro il conflitto. La storia del terrorismo pre-1967, la guerra e il rifiuto del diritto di Israele ad esistere sono cancellati.

attivisti di Diakonia

Per i loro studi sbilanciati di diritto internazionale e le attività del Humanitarian Policy & Law Forum alla Harvard University  ricevono più finanziamenti di qualsiasi altro programma relativo alla regione, e rappresentano l’unico esempio politico di attività a livello mondiale di Diakonia. Diakonia fu fondata nel 1966 da cinque Chiese svedesi: la Alliance Mission, la Baptist Union, l’InterAct, la Methodist Church e la Mission Covenant Church. Si descrive come una “organizzazione cristiana per lo sviluppo, che collabora con i partner locali per un cambiamento sostenibile in favore delle persone più vulnerabili del mondo.” L’organizzazione lavora con più di 400 partner in 30 paesi, e afferma di promuovere “uno sviluppo equo e sostenibile nel quale lo standard di vita delle persone più vulnerabili possa migliorare, e la democrazia, i diritti umani e l’uguaglianza siano rispettati. Il punto di partenza per questo è il Vangelo di Gesù come modello di ruolo “.

Un documento Diaconia

Nel 2008, il fatturato di Diakonia ha raggiunto i 47,2 milioni dollari, 367 milioni di corone svedesi,  di cui 332 milioni provenienti dall’ Agenzia del governo svedese per lo sviluppo internazionale della cooperazione (SIDA), 10,5 milioni dall’Unione europea, e 5 milioni dal governo norvegese. Le attività in Medio Oriente, America Centrale e Sud America comprendono ognuna  circa il 14% del bilancio di Diakonia, mentre la spesa in Asia è del 25%, e del 30% in Africa. Il lavoro di advocacy (lobbying principalmente politica in Svezia) è di circa il 3% del bilancio di Diakonia. Diakonia è membro di due grandi agenzie di sviluppo a struttura internazionale – l’Associazione delle Agenzie di Sviluppo Internazionale (AIDA) e AidWatch. AIDA è una “struttura di coordinamento per le agenzie di sviluppo internazionali operanti in Cisgiordania e Gaza”, tra cui Oxfam, Trocaire, Christian Aid, e il Comitato centrale Mennonita. L’organizzazione collabora a eventi e comunicati stampa, tra cui molti che condannano la politica di Israele. AIDA è co-sponsor del forum di diritto internazionale umanitario di Diakonia, facente capo alla Al Quds University.

Diakonia e la Flottilla per Gaza

AidWatch è “una lobby pan-europea di iniziativa per campagne di monitoraggio circa la qualità e la quantità degli aiuti forniti dagli Stati membri dell’UE e dalla Commissione europea (CE),” sotto l’egida della UE Concord – una Confederazione di ONG europee, attive nel lavoro di assistenza e sviluppo. Nel 2009, AidWatch ha pubblicato un rapporto, “Alleggerisci il carico”, che prendeva in esame i finanziamenti UE alle ONG umanitarie. Uno dei problemi che la relazione individua in materia di aiuti europei è che sono “sempre più utilizzati come strumento politico, e non mirano a ridurre la povertà”.

campagna Diakonia

Diakonia opera in Medio Oriente dal 1960, e ha aperto la sua prima sede nella regione nel 1989. Ha sviluppato programmi in Egitto, nell’Iraq kurdo, Libano, Israele, e “Palestina”. Obiettivi di Diakonia per la regione sono: “concentrarsi su come affrontare la mancanza di pace e sicurezza, aumentando il rispetto dei diritti umani e sradicare gli aspetti multidimensionali della povertà “. L’area medio-orientale è terreno privilegiato per Diakonia come per molte altre ONG “umanitarie”. E siccome tutte le ONG che si rispettino hanno il loro “libro bianco” contro Israele, anche Diakonia ha redatto il suo “Position Paper on Israel & Palestine”. Naturalmente il rapporto assicura di non essere sbilanciato a favore di nessuna delle due parti e di avere solo a cuore la risoluzione del conflitto.  In contrasto con questo obiettivo dichiarato, Diakonia adotta pero’ il linguaggio della narrativa palestinese, “continua l’occupazione”, la “costruzione del Muro”, e “la frammentazione del territorio palestinese”. Diakonia non si interessa, ovviamente,  al terrorismo palestinese, ai rifiuti arabi alla pace, all’educazione all’antisemitismo e alla violenza dei bambini palestinesi, alla corruzione dell’Autorità Palestinese, alle restrizioni dei diritti delle donne, o ai “combattenti”,  come “problemi strutturali” del conflitto. Quando alcuni di questi problemi emergono, sono sempre attribuiti agli effetti della “occupazione”, anche se anteriori alla guerra del 1967. Naturalmente ci sono tutti i soliti “evergreen” della diffamazione nei confronti di Israele, nel rapporto Diakonia: apartheid, economia “strozzata” da Israele, violazioni continue delle leggi, e per sostenere il “diritto alla resistenza palestinese” Diakonia si inventa un nuovo diritto internazionale, sostenendo che  “il diritto internazionale umanitario si riferisce ai movimenti di resistenza, come dato di fatto che deve essere preso in considerazione“, e che, poiché la comunità internazionale non riconosce l’annessione di Gerusalemme Est, Israele è “in violazione del diritto internazionale. “In questa discussione, Diakonia nega anche ogni legame storico e religioso del popolo ebraico con Gerusalemme. Le opinioni espresse in questo documento politico contribuiscono e riflettono le attività unilaterali dell’organizzazione. Che fa Diakonia nei Territori? L’approccio di Diakonia gira attorno a cinque temi: “. Genere,  democrazia, i diritti umani, la giustizia sociale ed economica e la pace e trasformazione dei conflitti” Questi temi sono promossi attraverso quattro sottoprogrammi:   Il programma di riabilitazione; Programma di Letteratura per bambini; Sostegno al programma Civil Society Organisations in Palestine, che supporta gli attori della società civile locali nel loro lavoro per la democrazia e i diritti umani, e   l’ International Humanitarian Law Programme. Mentre la riabilitazione e i programmi di letteratura per l’infanzia sembrano essere progetti umanitari veri e importanti, la Civil Society l’International Humanitarian Law Program sono altamente problematici, stando a quanto si legge in questo rapporto. Entrambi attribuiscono la responsabilità esclusiva del conflitto a Israele, riducendo al minimo l’impatto del terrorismo e del contesto di guerra asimmetrica, e promuovono apertamente la narrazione palestinese attraverso attività politiche. Molte delle organizzazioni partner della Diakonia per questi progetti – tra cui Al Mezan, Al Haq, l’Alternative Information Center, e Sabeel – delle quali tratteremo con B’tselem e altre nei prossimi articoli – sono tra le più estreme Ong anti-israeliane che operano nella regione, impiegando una retorica incendiaria che a volte sconfina nell’antisemitismo.  Altri partner, come B’Tselem, HaMoked e PHR-I sono stati ampiamente criticati per la loro posizione sbilanciata e unilaterale. Diakonia, in questo modo, lavora contro la pace e la normalizzazione nella regione, radicalizzando ulteriormente il conflitto. Non si capisce poi come questi due programmi, in particolare il programma di diritto internazionale umanitario che riceve la maggior parte dei finanziamenti Diakonia in questa regione, contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi di sradicare gli “aspetti multidimensionali della povertà”. Il contenuto politico schiacciante unilaterale è in contrasto con la critica di Diakonia rispetto ai finanziamenti UE per gli aiuti umanitari definiti “sempre più utilizzati come strumento politico, e non mirati a ridurre la povertà” .

attivisti Diakonia

ONG partner di Diakonia nell’ambito di questo programma Supporting Civil Society Organisations in Palestine Programme (2008-10: SEK13,500,000) sono AIC, PHR-I, Al Nayzak per l’innovazione scientifica, Al-Sarayah Centro per Servizi di Community, Counseling Center palestinese, Sabeel, Tamer Institute for Community Education, Wi’am, e il Women’s Affairs Technical Committee.  Gli aspetti “nobili” del programma  sarebbero quelli volti a indirizzare i giovani per promuovere la “risoluzione non violenta dei conflitti, i pericoli di abbandonare la scuola e il matrimonio precoce”, e cercare di “responsabilizzare le giovani donne.” Tuttavia, diversi partner finanziati dal presente programma, come Sabeel e AIC, sono tra le più radicali Ong filo-palestinesi che operano nella regione e, a volte, impegnate in retorica antisemita. [5] Altri partner, come PHR– soffrono di mancanza di credibilità nelle loro relazioni, e la loro agenda è apertamente ideologica. Non vi è alcuna giustificazione per il finanziamento a Sabeel, AIC, o PHR-I sotto gli auspici di un programma che afferma di promuovere “la risoluzione non violenta dei conflitti, i pericoli di abbandonare la scuola e il matrimonio precoce,” o lo “sviluppo personale” tra palestinesi i giovani, in particolare le giovani donne palestinesi. Il programma HIL ((interamente finanziato dalla SIDA) riceve la maggioranza dei finanziamenti di Diakonia per la regione ed è ampiamente promosso dall’organizzazione. Il programma dispone di un proprio sito web con un link nella home page di Diakonia e materiali promozionali separati. Il programma  “mira ad aumentare il rispetto e implementare ulteriormente gli interventi di diritto umanitario internazionale in Israele / Palestina, come un mezzo per migliorare la situazione umanitaria, e creare una possibilità per la pace nella regione.” Il programma si articola in diverse fasi, compreso il sito Web “Guida Facile” , seminari ed eventi, patrocinatori di portali web del diritto internazionale umanitario e del  “monitoraggio delle violazioni del diritto internazionale umanitario“. Per realizzare questo progetto, Diakonia è in partnership con diverse organizzazioni: Al Haq, B’Tselem, HaMoked, Mossawa, Al Mezan, ACRI, la Harvard School of Public Health, e  l’Università Al Quds per i diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Come possiamo vedere, il “lavoro” di Diakonia è complesso e l’opera di delegittimazione di Israele è talmente ben strutturata da includere tutte le principali ONG che si sono distinte negli ultimi anni per il loro attacco politico. Ci sarebbe da capire perché il governo svedese abbia interesse a finanziare queste ONG e se i contribuenti svedesi sono al corrente di essere loro, in ultima analisi, a pagare.   Chi sono i personaggi che stanno dietro a queste sigle finora citate? L‘IHL è prevalentemente costituito da avvocati palestinesi, consulenti per l’Amministrazione palestinese e anti-sionisti attivisti ebrei. [6] Solo uno dei membri, Anita Broden , membro del Parlamento svedese, non sembra avere questo tipo di retroterra: Charles Shamas (qui pubblicato da Electronic Intifada) è un co-fondatore di Al Haq e senior partner del Gruppo Mattin a Ramallah. E’ anche un membro del comitato consultivo di Human Rights Watch Medio Oriente-Nord Africa. Shamas paragona la politica israeliana a quella di “apartheid “e di” genocidio “e il terrorismo palestinese per lui diventa ” resistenza “. (La sua pagina Crimes of War nel frattempo è scomparsa)  Per lui il terrorismo è “l’insurrezione di gran parte di una popolazione civile contro illeciti e predatori abusi di una potenza occupante e del suo controllo su quella popolazione e il loro habitat” Michael Bothe rappresentante della Lega degli Stati arabi e del ICJ Advisory Opinion sul muro di separazione. Fritz Froehlich è il coordinatore  “UNRWA , è stato uno dei primi sostenitori della strategia di Durban. Nel 1994, in una conferenza organizzata da PASSIA, Froelich consiglio’ che “i progetti che evidenziano Gerusalemme come città palestinese dovrebbero essere attuati, le ONG dovrebbero combattere contro la deformazione demografica, fisica, geografica e politica  di Gerusalemme,  e fare del loro meglio per ripristinare la presenza araba e riconsiderarne le attività “. Göran Gunner è un membro del consiglio di Amici di Sabeel Scandinavia ed è stato relatore alla 5 ° Conferenza Internazionale di Sabeel, “Challenging christian zionism:. Teologia, Politica, e il conflitto israelo-palestinese” Il sito omonimo nacque a seguito della conferenza e perpetua la demonizzazione e la delegittimazione del sionismo utilizzando temi teologici. Sul sito, Sabeel difende la sua posizione per una soluzione a “stato unico “. Vinodh Jaichand, è Vice Direttore del Centro irlandese per i diritti umani. In un discorso del dicembre 2005, paragono’  Israele a uno “stato di apartheid” , prendendo in esame i modi con i quali lo “Stato di Israele è passibile di essere giudicato per il crimine di apartheid  contro l’umanità”. Helena Johansson, Capo Dipartimento per la Confederazione svedese dei lavoratori, scrive sul suo blog che Israele deve essere ritenuto responsabile e perseguibile per il “bombardamento del tutto sproporzionato di aree densamente popolate di Gaza e per gli attacchi contro edifici delle Nazioni Unite e gli ospedali”, e ripete le solite, false affermazioni “c’era una tregua tra Hamas e Israele, ma Israele non ha ottemperato alle condizioni dell’accordo promosso dall’ Egitto, continuando gli attacchi e il blocco.” Gilbert Marcus SC, delegato di Amnesty International, il quale sostiene che la barriera di sicurezza di Israele è “sproporzionata”, è stato uno dei firmatari di una lettera di condanna dell’operazione contro Hamas a Gaza da parte di Israele, definendola “inumana” e ha lavorato come consulente per uno studio pseudo-accademico (anche questo pubblicato dalla solita Electronic Intifada), organizzato dall’ex Rapporteur delle Nazioni Unite John Dugard ed Al Haq, sostenendo che Israele è uno stato di “apartheid”. Iain Scobbie è attivo nel promuovere argomenti giuridici pro-palestinesi e delegittimare il diritto di Israele di combattere contro la guerra asimmetrica. Durante la guerra di Gaza, è stato uno dei firmatari di una lettera nella quale sosteneva che il lancio di razzi di Hamas non “corrispondeva a un attacco armato che desse diritto ad Israele di reagire con l’auto-difesa”, e ha affermato che la guerra è stata un atto di “aggressione” da parte di Israele. Scobbie fu anche uno dei “contributori principali” allo “studio” di Dugard su l’apartheid, ed  è consulente del Negotiation Affairs Department dell’Amministrazione palestinese. Lea Tsemel, ebrea antisionista attivista, è stata un membro di spicco della Lega Matzpenpartito antisionista, rivoluzionario, comunista    trotzkista e fondatrice del Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele. E’ sposata con Michael Warshawski, fondatore del Alternative Information Center. Tra le accuse che diffonde contro Israele, quella della “pulizia etnica”. Marcelo Weksler è un membro del consiglio della Alternative Information Center. Il suo articolo, “Israeli Attacks on Gaza: Before Words Will Not Help” (pubblicato sulla pagina Facebook di B’Tselem) usa frasi come “la bestialità della società israeliana“, “il male del regime israeliano“, e afferma che  “l’ umanità clown [società tradizionale israeliana]. . . è un romanzo anti-semita. Un’invenzione dei non ebrei che manca di una coscienza, una coscienza ebraica “. Julia Wickham è Segretaria e coordinatrice di Delegazione  per il Gruppo parlamentare Britain-Palestine ed editor di The Palestine Post (UK). Nell’agosto 2006, in una lettera a Tony Blair  ha scritto che “l’indiscriminata distruzione da parte di Israele di infrastrutture libanesi e a Gaza non è lecita, in quanto costituisce misure di ritorsione e punitizione collettiva  contro le popolazioni civili.” Fu una dei firmatari di una petizione a sostegno della causa  contro Ariel Sharon per “crimini contro l’umanità”, presentata in Belgio. La “Easy Guide to IHL” è parte integrante del programma “umanitario” e si rivolge a svedesi e anglofoni “interessati al conflitto israelo-palestinese, già a conoscenza della situazione sul “campo”, ma che cercano di  familiarizzarsi con lo strumento legale per la loro attività di sensibilizzazione e di analisi.” Diakonia sostiene che le” analisi “fornite sul sito web” riflettono la prospettiva di Diakonia e non intendono esprimere approcci favorevoli ad una delle parti in conflitto .” Anche se la ONG include alcuni link a fonti governative israeliane, le note Diakonia suonano cosi’: ” il sito web è impegnato in primo luogo a far rispettare  gli obblighi dello Stato di Israele, in quanto potenza occupante, nei confronti della popolazione palestinese “, e gran parte del contenuto ripete  le accuse non verificabili, avanzate dalle sue ONG partner Al Haq, HaMoked, e B’Tselem. Le informazioni presentate sul sito web e i frequenti travisamenti del diritto internazionale riflettono questo approccio unilaterale.

la propaganda di Diakonia

Il sito offre una panoramica delle questioni giuridiche e storiche interpretate attraverso la narrazione palestinese, distorcendo la storia e il contesto. In un esempio rappresentativo, nell’analisi “degli anni 1947-1967″ afferma che dopo che “scoppiò la guerra tra Israele e alcuni stati arabi”, nel 1948, Israele fu costituito su un territorio”, che copriva una parte più grande di quella che gli era stata assegnata dal piano di spartizione delle Nazioni Unite. Che uno stato palestinese non poté essere stabilito e che i palestinesi hanno portato avanti per molti anni, e continuano a farlo, l’appello per l’attuazione del loro diritto all’autodeterminazione.” Questa sintesi ignora il rifiuto arabo del piano di spartizione dell’ONU del 1947, l’attacco arabo del ’48 per distruggere lo Stato nascente, e la campagna di attacchi arabi e massacri contro gli ebrei nella regione sia prima che dopo la creazione di Israele. Un’altra affermazione nel sito: “il territorio palestinese occupato è stato sotto il controllo e governo dei diversi regimi nel corso degli ultimi 500 anni.” Nella parte dedicata alla barriera difensiva nessun accenno, ovviamente, ai motivi che spinsero Israele alla sua costruzione, nulla in merito al terrorismo e alle vittime civili. Gran parte delle “analisi” sul sito si impegnano a delegittimare qualsiasi diritto di Israele all’auto-difesa, Gaza è descritta come “occupata” anche dopo il ritiro totale di Israele dalla Striscia, le azioni di Israele sono sempre descritte come “sproporzionate”, “punizioni collettive”, “crimini di guerra”. 

propaganda di Diakonia

Per sostenere la tesi speciosa di un “diritto alla resistenza”, scrive Diakonia, “L’uso della forza come parte della resistenza all’occupazione, nel caso palestinese, è quindi derivata dalla legittimità internazionale al ricorso alla lotta armata per ottenere la diritto all’autodeterminazione. Diakonia collaboro’ al famoso Rapporto Goldstone, con una relazione che diffamava Israele e negava il suo diritto alla difesa, non citando mai (se non di sfuggita) Hamas e i suoi crimini. Questa è una delle ONG capofila nella demonizzazione di Israele, una ONG “santa”, che dice di rifarsi al modello del Vangelo, che maschera la sua attività di delegittimazione e di diffamazione dietro la sottile e non certo infrangibile patina degli “interventi umanitari”. Quando ci chiediamo da dove arrivi la falsa rappresentazione di Israele nel mondo dobbiamo ricordare che ci sono Enti specializzati in questo, pagati e protetti nella loro “missione”. Diakonia si “tira dietro” tutte le più conosciute ONG del “settore”. Prossimamente un’analisi accurata dei suoi partners. QUI

Piccola psico-analisi della sindrome “antisionista”

Shmuel Trigano prova ad analizzare quella che, a tutti gli effetti, possiamo ormai definire “sindrome anti-sionista”. Lo spunto parte dall’analisi di una vignetta del disegnatore Plantu, apparsa su “Le Monde”, il 3 aprile 2013.  L’analisi di Trigano:

La caricatura di Plantu mette a nudo le fondamenta della psiche collettiva.  Cio’ che immediatamente appare in questo disegno è la simmetria che il disegnatore vuole stabilire tra uno stato di cose oggettive tra i palestinesi (la separazione dei sessi nelle scuole), evento che motiva la caricatura, e uno stato di cose supposte tra gli israeliani.

esempio di vignetta falsificante la realtà, di Latuff

Due sostituzioni asimmetriche

Questa simmetria forzata (cioè la tesi che difende il disegno senza argomento), tuttavia, poggia su due sostituzioni: da un lato, il testo suggerisce che lo scopo del confronto (discriminazione di genere) è attribuita a Hamas e dall’altro lato, la scritta sullo sfondo del Palazzo ci fa capire che si tratta della Palestina. Vale la pena notare che nel disegno, l’appartenente a Hamas non è identificato graficamente come tale: solo il testo lo dice.

Questo squilibrio nella simmetria induce infatti a pensare  a una Palestina indenne da Hamas (qui “condannato”). L’implicazione è chiara: quando Israele si confronta con essa o è esposto alla sua violenza è la “Palestina” che attacca, ma quando i palestinesi attaccano, è Hamas che è colpevole. Quindi, la “Palestina” è presentata “incolpevole” della politica di Hamas (ma chi sono allora gli Hamasniks se non dei palestinesi?) come della sua propria politica. E’ una vittima, qualunque cosa faccia.

La seconda sostituzione forzata riguarda “le ragazze”. Nel caso di Hamas, Plantu distingue il genere mentre, sotto lo stivale del soldato israeliano, “le ragazze” diventano solo palestinesi (“ragazze e ragazzi?), non più poste in relazione alla loro scuola, ma al loro paese (Palestina) che un artificiale Israele (cartello messo di traverso) ricopre e occulta (“Palestina” e non “territori occupati”). Lasciando da parte che è la stessa legittimità dello Stato di Israele ad essere messa in dubbio (un cartello improvvisato  è apposto su un edificio solido chiamato Palestina), troviamo che la discriminazione di genere praticata a scuola, è paragonata a una presunta discriminazione etnica, nazionale, politica. Quest’ultima è così surrettiziamente messa in parallelo con una discriminazione nel genere umano (uomini e donne), cosa che l’aggrava ulteriormente (e induce l’idea di apartheid …). “Le ragazze” perseguitate infatti,  non sono identificate  nazionalmente.

Si noti la simmetria tra i due personaggi escludenti: stessi gesti, ma l’israeliano è un soldato e l’Hamasnik un “uomo” (religioso, innocente, non armato) in djellaba. Eppure indossa la bandiera verde dei martiri, mentre il soldato indossa una stella di David evidente (il che ovviamente non esiste tra le abitudini dei soldati israeliani). Induce quindi l’immagine di ebrei in generale e non “solo” di israeliani? La portata del disegno sarebbe ancora più grave.

Qui le famose “scarpette rosse” testimonianza della Shoah, sono paragonate a quelle di un bimbo di Gaza

Plantu avrebbe potuto opporre il fatto  che se c’è un paese nel quale la discriminazione di genere è al minimo, quello è Israele, mentre non è il caso né nei territori “governati” dall’OLP, né in quelli di Hamas. Avrebbe potuto  ricordare che i cristiani arabi soggetti all’Autorità palestinese e a Gaza stanno fuggendo in massa dai luoghi nei quali sono perseguitati, mentre la comunità cristiana è fiorente in Israele. Avrebbe potuto opporre alla persecuzione dei cristiani il fatto che gli arabi israeliani sono cittadini a pieno titolo (a parte l’esenzione dal servizio militare), che hanno diversi partiti (compresi quelli islamici) rappresentati alla Knesset , un giudice della Corte Suprema, il proprio sistema scolastico nella loro lingua, seconda lingua nazionale, presente in tutti i segnali … probabilmente è chiedere troppo?

Esempio di vignetta antisemita: il “nazista” soldato israeliano, il banchiere americano, uccidono Gaza, mentre il mondo e i paesi arabi stanno a guardare

Aggiungiamo un altro elemento appena percettibile, un “lapsus” del vignettista, direbbe uno psico-analista. Sopra la scritta “Palestina”, c’è una sorta di bassa torre, un edificio; se si tiene conto della struttura cosi’ creata: l’edificio orizzontale con la scritta “Palestina”  sul muro; la piccola torre verticale, si ottiene la sagoma di una croce. La scritta “Israele”, sul cartello, ricorda la INRI sulla croce della crocifissione.

In conclusione, la condanna apparente di Hamas ne maschera in realtà una molto più potente a Israele, suggerendo l’idea che non si tratta solo di un potere razzista e discriminatorio, che esclude solo i ragazzi e le ragazze in particolare, ma un intero popolo, immagine del genere umano. Il disegnatore cristallizza la violenza di Hamas, in qualche modo reso innocente, su Israele, mentre i palestinesi sono doppiamente innocenti: sono solo  bambini e anche l’Hamasnik è disarmato! Solo Israele – la Stella di David – è vestito da soldato.

Esempio di vignetta antisemita: gli ebrei comandano sui media

La trasformazione della realtà è tuttavia, per lo più retorica. Come prova, sempre su Le Monde, un articolo datato 22 marzo 2013, un capolavoro nel suo genere. Presentando un evento come obiettivo, la giornalista Elise Vincent o il suo editore, lo trasforma in uno d’impatto. L’evento, il fatto,  è che gli atti antisemiti sono aumentati del 58% nel 2012, mentre il titolo dell’articolo, quello che il lettore frettoloso ricorderà, annuncia: “Gli atti anti-musulmani in aumento per il terzo anno di fila.” Apprendiamo, tuttavia, nel testo, come l’aumento degli atti anti-islamici sia del 30%. Solo un piccolo sottotitolo evoca il significativo 58% ma – attenzione! – “Secondo la Commissione per i diritti umani”, cioè implicitamente “con tutte le riserve possibili”, mentre lo status anti-musulmano, quello, è realtà, senza riserve. Scopriamo, inoltre, leggendo questo articolo, l’affermazione  piuttosto sorprendente del presidente della Commissione dei diritti dell’uomo, che definisce le cause dell’ antisemitismo  “essenzialmente congiunturali” (da 12 anni!) Mentre gli atti anti-islamici sono “strutturali”. L’unico cambiamento rispetto a 10 anni fa è che mentre allora era colpa di Israele, ora è colpa della Francia, a causa di Merah, un francese …

Articolo originale QUI

Ecco il “paese dell’apartheid”

Chi ha visto Israele sa quanto sia assurda l’accusa di “paese di apartheid”. Chi ha visto Israele ha visto anche israeliani e arabi dividere ogni giorno della loro giornata. Chi ha visto Israele dovrebbe ribellarsi a questa equazione delirante.

Chi conosce Israele sa che l’arabo è la seconda lingua ufficiale del paese.

Chi ha girato per le strade di Israele ha forse atteso l’autobus insieme a arabi e ebrei.

Chi ha visto Israele sa che nei supermercati arabi ed ebrei comprano le stesse cose, agli stessi prezzi

Sa che le Università accolgono studenti arabi ed ebrei

Università Ben Gurion

Università Ebraica

Università Ebraica

Sa che negli ospedali sono curati arabi ed ebrei, insieme

Ospedale Hadassah

Sa che c’è libertà di culto

Università di Tel Aviv

Sa che anche nei fast food ci si incontra e si mangia fianco a fianco

Chi conosce Israele non puo’ scambiarlo con il Sud Africa

Questo era apartheid

 

 

Questo era apartheid

Basta menzogne!

(Grazie a Elder of Ziyon e a Mida Magazine)

La nuova menzogna: il bus per “soli palestinesi”

Nel giugno 2012, il governo israeliano concesse 6000 nuovi permessi di lavoro   ai lavoratori palestinesi in Israele. La mano d’opera palestinese in Israele raggiunse cosi’ il numero di 30.500 unità.

Più di 30.000 persone che ogni mattina partono dalle affollate stazioni dei pulman nella West Bank per raggiungere il posto di lavoro in Israele. Le uniche alternative per sfuggire alla ressa delle stazioni dei pulman sono state finora il servizio privato abusivo di trasporto, carissimo, oppure camminare fino all’insediamento israeliano più vicino e da li’ prendere un bus per le città. Per facilitare l’entrata dei lavoratori palestinesi in Israele e fare in modo che non fossero costretti né ad arrivare in ritardo sul posto di lavoro né a spendere cifre spropositate per il loro trasporto, Israele ha pensato ad una linea diretta che facesse il giro di tutti i villaggi nei quali vivono i lavoratori, trasportandoli, a tariffe normali, in Israele. E come potevano farsi scappare l’occasione i media e le associazioni che vivono con gli occhi puntati su Israele, attendendo l’occasione per spargere un po’ di veleno? Cosi’ un servizio pensato per facilitare la vita dei lavoratori è diventato “il pulman dell’apartheid”.

E’ stata scomodata perfino Rosa Parks per l’occasione! Eppure il comunicato ufficiale parla chiaro: nessuna discriminazione, nessuna linea pensata “solo per Palestinesi” , nessun divieto per un Israeliano di salire sugli autobus che partono dalla West Bank né viceversa. La ragione per la quale non ci sono Israeliani in partenza dalla West Bankn nei Territori amministrati da AP, è semplice: l’ingresso è loro negato.

Eppure il comunicato ufficiale del Ministero dei Trasporti parla chiaro:

Il ministro dei Trasporti ha chiesto al direttore generale del suo gabinetto di vigilare affinché i Palestinesi possano viaggiare su tutte le linee degli autobus, comprese quelle in Samaria e di aumentare immediatamente il numero di nuove linee di servizio, concepite per rimpiazzare le linee esistenti “non abbastanza funzionali”  e renderle operative immediatamente. Il ministro dei Trasporti, delle Infrastrutture nazionali e della sicurezza stradale, Israel Katz, ha chiesto al direttore generale del suo gabinetto, Uzi Ytzhaki, di assicurarsi che i Palestinesi che entrano in Israele possano servirsi di tutti i trasporti in comune in Israele, comprese le linee in Giudea Samaria. Inoltre Katz ha chiesto che sia immediatamente aumentato il numero di linee in servizio, a cura della compagnia Afikim, in funzione della domanda per queste linee, e che sia esaminata l’opzione di fare partire il servizio da altri luoghi in Samaria, allo scopo di facilitare  la vita ai lavoratori palestinesi permettendo loro di servirsi con facilità dei punti di fermata. Il ministro dei Trasporti ha incaricato il capo del suo gabinetto di verificare che la pubblicizzazione di queste nuove linee sia fatta in ivrit e arabo e assicurarsi che il servizio sia lo stesso per tutta la popolazione. Yitzhaki controllerà personalmente il buon funzionamento del servizio e ne trarrà le conclusioni necessarie al fine di migliorare il servizio di trasporto per i viaggiatori. Le nuove linee serviranno i lavoratori palestinesi che entrano in Israele dal passaggio di Eyal e rimpiazzeranno i taxi clandestini i cui prezzi sono esorbitanti, più di cento shekels (N.d.T. più di 20 euro).

Ma come sappiamo, quando si tratta di Israele il buon senso non esiste. Ecco ha riferito la notizia l’Ansa:

“(ANSA) – TEL AVIV, 03 MAR – Alcune linee di bus di pendolari che ogni giorno dalla Cisgiordania vanno a lavorare in Israele potrebbero essere destinate ‘solo a palestinesi’. La riportano oggi i siti di Haaretz e Ynet. Entrambi i media – Haaretz dice che ”Israele introduce linee di bus per ‘soli Palestinesi’, dopo le proteste dei coloni israeliani” – citano un piano del Ministero dei trasporti. Scopo del progetto – ha spiegato il ministero – e’ decongestionare le linee usate dagli israeliani nelle stesse aree.”

Haaretz in realtà non ha potuto dire altro che la verità, cioè che quelle linee non sono “riservate” ai soli Palestinesi, ma ha titolato “Israele introduce linee di autobus ‘solo per palestinesi’, in seguito alle denunce di coloni ebrei.” cioè, ponendo immediatamente il lettore davanti a un giudizio pre-confezionato, anche se poi questo assunto non è stato sostenibile nell’articolo.

E Jessica Montell, direttore del movimento anti-Israele, B’tselem:

“La creazione di linee di autobus separate per gli ebrei israeliani e i palestinesi è un’idea rivoltante”, Montell ha detto a Army Radio. “Questo è semplicemente il razzismo.”

Eppure sarebbe bastata un’occhiata al sito web della compagnia di autobus, Ofakim, per verificare che l’autobus No. 211 inizia il suo tragitto nei pressi di Kalkilya e si reca a Tel Aviv con fermate a Petah Tikva, Bnei Brak e altrove. Non indica che si tratta di un autobus per “soli palestinesi” o che gli ebrei non lo possono guidare. Ofakim dichiarato “Non ci è permesso di rifiutare il servizio e non ordineremo a nessuno di scendere dal bus.”

Del resto periodicamente escono fuori queste fole disperate che vorrebbero narrare un apartheid che non esiste, Haaretz lo ha fatto con la falsa notizia delle “strade per soli ebrei”, menzogna ormai definitivamente smentita. Risultato di questa campagna di menzogne? Due degli autobus in questione  sono stati incendiati, nella città arabo-israeliana di Kafr Qasim, che si trova una ventina di chilometri a est di Tel Aviv, vicino alla Linea Verde. E via cosi’!