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“L’Età dei Lumi” e l’antisemitismo moderno

E’ ancora una volta il 27 gennaio, il giorno che è diventato più che della Memoria, quello del trionfo dell’odio per gli Ebrei. Quest’anno in più una novità: oltre ai propositi ingiuriosi, riversati a fiumi sul web, oltre alle scritte, più o meno sgrammaticate, che negano la Shoah, ai parallelismi infami tra Israele e i nazisti, si è aggiunto un gesto tipicamente mafioso: tre teste di maiale sono state recapitate alla Sinagoga Maggiore di Roma, al Museo di Cultura ebraica e all’Ambasciata di Israele.

Non c’è nulla da fare, la Memoria non sarà mai condivisa. Tutto è stato scritto, tutto è stato detto. Cio’ che appare più che chiaro è che quelle due parolette “mai più” non hanno nessun significato, sono mero conformismo. Che possiamo fare? Poco, molto poco se non cercare di capire bene che cosa sta succedendo, capire il “fenomeno” che ormai non è più proprio tale ma è diventato piuttosto consuetudine, discorso ovvio e condiviso.

Vediamo per esempio che ne dice David Turner, in questa sua riflessione apparsa sul Jerusalem Post del 6 ottobre 2011.

….Nella metà del XVIII secolo, gli Ebrei rappresentavano un “interrogativo” per i filosofi e un “problema” per i raggruppamenti nazionali che si stavano trasformando in Stati-nazione . In Francia la popolazione era quasi interamente francofona e cristiana, con una storia e una cultura generale condivisa . Questo modello si applicava a tutta Europa . Quindi, cosa fare degli Ebrei che condividevano lingua e storia , ed erano una nazione a parte?

L’antisemitismo , alimentato da stereotipi teologicamente fondati, è stato assorbito quasi senza consapevolezza dalla cultura laica emergente. Nel corso del tempo la “scienza” ha sviluppato teorie sempre più elaborate per descrivere gli Ebrei e il loro posto in Occidente e, dalla fine del 19esimo secolo , gli eugenisti americani hanno sposato l’evoluzione darwiniana con la genetica mendeliana per arrivare a una classificazione delle “razze” dell’uomo . Il bianco del Nord Europa, ideale ariano , non a caso ha rappresentato il massimo livello di evoluzione umana . Per l’eugenetica tedesca “l’Ebreo” non si collocava soltanto nella parte inferiore della scala umana , ma al di fuori dell’homo sapiens .

In che momento gli eugenetisti tedeschi , sotto la guida e l’incoraggiamento dei loro insegnanti americani entusiasti ( vedi Stefan Kühl , The Nazi Connection: Eugenetica , razzismo americano , e  nazionalsocialismo tedesco ) , hanno concluso che gli Ebrei erano parassiti , agenti patogeni non-umani , non puo’ essere stabilito con precisione . Quello che è certo è che l’eugenetica combinava, nel 20 ° secolo, “scienza” e tecnologia e le trasformava in una forma già letale di antisemitismo, in grado di raggiungere la soluzione al “problema Ebraico” dell’Occidente una volta per tutte .

Al tempo della Riforma, la Chiesa vide gli Ebrei potenzialmente allineati all’apostasia protestante del 15 ° secolo. Nei paesi cattolici gli Ebrei furono costretti a vivere in ghetti murati e ad indossare abiti e simboli di identificazione. Se la Riforma vide il ritorno degli Ebrei alla persecuzione medievale, l’Illuminismo e il Laicismo resistettero alla promessa di liberazione. L’Età dei Lumi libero’ la maggior parte dell’Occidente dalla schiavitù feudale, ma gli Ebrei continuarono ad essere, in sostanza, sgraditi.

Diderot , collaboratore e redattore principale della famosa Encyclopédie (1765 ) scrisse che gli Ebrei sono ” una nazione ignorante e superstiziosa “, mentre Voltaire , nel suo Trattato sulla Tolleranza ( 1763) che gli Ebrei sono “la più detestabile [ nazione ] che abbia mai macchiato la terra … ” E ancora , nel suo Dizionario scrisse che gli Ebrei sono ” le persone più imbecilli sulla faccia della terra , i nemici del genere umano , i più ottusi , assurdamente crudeli  … In breve , troviamo in loro solo un popolo ignorante e barbaro , che a lungo ha unito l’avarizia più sordida con la superstizione più detestabile e l’odio più invincibile per ogni popolo da cui sono tollerati e arricchiti . ”

Nella sua lettera di Memmio a Cicerone , ( 1771) Voltaire ha scritto , ” Loro, ( gli Ebrei ) sono  tutti nati con un fanatismo furioso nei cuori , così come i Bretoni e i Tedeschi sono nati con i capelli biondi . Non sarei affatto sorpreso se queste persone dovessero un giorno diventare mortali per la razza umana … ” L’anno dopo aver scritto il Memius Lettera, Voltaire ha scritto , ” Voi [ gli Ebrei ] avete superato tutte le nazioni nelle bugie impertinenti , nella cattiva condotta e nella barbarie . Vi meritate di essere puniti , perché questo è il vostro destino . ” Entrambe le citazioni sono apparse nella lettera di Arthur Hertzberg, sul New York Times del 30 settembre 1990) .

Propaganda nazista

Centosessanta anni prima che la Germania eleggesse Adolf Hitler , Voltaire aveva già concluso che gli Ebrei sono “mortali per la razza umana.” La sua conclusione che gli Ebrei , ” meritano di essere puniti , perché questo è il vostro destino ” è preso quasi verbatim da Agostino , che lo tramandava dal Vangelo di Matteo.

Tali osservazioni riguardanti gli Ebrei appaiono regolarmente negli scritti dei filosofi e Voltaire non si stancava mai di diffonderle . Ma come spiegare che sia lui che Diderot e la maggior parte dei filosofi , l’avant -garde della liberazione dell’Europa dalla superstizione e dai pregiudizi , dall’intolleranza e da quella che percepivano come l’oscurantismo della religione, abbiano potuto importare, senza esitazione, 1.700 anni di pregiudizio antiebraico nel loro modello “razionale ” e laico per la società moderna ?

Propaganda nazista in lituano, paragona lo stalinismo agli Ebrei: “l’Ebreo è il tuo eterno nemico”

La risposta più semplice è che noi siamo , individualmente e collettivamente, il prodotto del nostro tempo . La nostra visione del mondo è influenzata da ciò che ci circonda , il nostro pensiero e il comportamento modificati dalle circostanze , ma basati sull’esperienza storica . L’Illuminismo ha rappresentato la ribellione contro la precedente struttura sociale gerarchica , l’autoritarismo di una società feudale basata sulla religione . Ma la ribellione stessa è il prodotto , erede della storia pregressa della società , compresi i suoi pregiudizi .

Gli stereotipi sono una comoda, spesso necessaria scappatoia che funge da lubrificante del rapporto sociale. Basati sull’esperienza o ereditati, gli stereotipi possono essere superati, ma cio’ richiede sforzo e continua autocritica ….

Perché l’antisionismo di oggi è la continuazione del vecchio antisemitismo

L’ultima indagine che ha tentato di analizzare la percezione della popolazione italiana nei confronti degli Ebrei,  è stata presentata nel settembre 2013.  Che cosa ne emerge?

*Emerge una scarsa conoscenza degli Ebrei italiani e della loro vita. Permangono pregiudizi e generalizzazioni.

• C’è un “sapere condiviso ” fatto di luoghi comuni, di sentito dire, di convinzioni senza incertezze

• Quasi mai gli intervistati parlano di un Ebreo: la tendenza è quella di quella di generalizzare un’informazione, un’opinione, un’idea a tutti gli Ebrei… La parola stessa “Ebreo” sembra contenere un portato simbolico che trascina con sé molti stereotipi – sia negativi che positivi – alcuni dei quali millenari.

•E’ difficile per gli intervistati fornire un’immagine organica e coerente dell’Ebreo italiano.

•Nell’immaginario collettivo gli Ebrei sono contemporaneamente vicini e lontani, dentro e fuori, ingroup e outgroup

•L’immagine è confusa, atemporale: passato, presente e futuro sembrano sovrapposti, de-soggettivati.

•Gli intervistati fanno fatica a ragionare sull’Ebreo della porta accanto, l’Ebreo comune, contemporaneo, vivente

I rapporti tra Ebrei e Israele sono percepiti come molto forti e importanti. E’ condivisa la percezione di un legame intenso degli Ebrei italiani con lo Stato di Israele; un legame che passa dai frequenti viaggi al fatto di spedirvi i propri risparmi, ecc. Tale legame solo in alcuni casi sembra superare quello con lo Stato Italiano. La problematicità della relazione tra Ebrei e Israele (ossia tra una religione e un paese diverso da quello di residenza) è accentuata dal fatto che le immagini relative a quest’ultimo si riferiscono in larga parte a scenari bellici, in costante stato di allerta.

L’orientamento degli intervistati verso Israele va dalla critica moderata -tendenzialmente più adulta – a posizioni di contrasto molto dure, più giovanili.

E in chi osserva, spesso non sentendosi rappresentato dalla percezione generale, si riaffaccia sempre la domanda: “Perché?” Perché sembra ovvio il “persistere di pregiudizi millenari”? Perché il legame con Israele deve essere considerato “problematico”? Potrebbe anche non esserci quella risposta certa e chiara che si cerca. Potrebbero essere stratificate le cause: il nuovo sul vecchio, senza soluzione di continuità. Gli studi in merito sono varii e affrontano la questione da diversi punti di vista.

Questo è quello di Elliott A. Green (articolo originariamente pubblicato nel numero di Primavera 2012 della rivista Midstream (New York), tradotto in italiano da Elena Porcelli.

…A parte la presunta storicità di un “popolo Palestinese” ci sono almeno tre modi principali in cui l’antisionismo di oggi – come insieme di idee e temi – conserva l’eredità del vecchio antisemitismo.

1. Il mito del male ebraico, del peccato originale degli Ebrei e del sionismo, ovvero il peccato originale di Israele.

2. La natura estranea degli Ebrei, stranieri ovunque si trovino.

3. Il dominio ebraico sulla società, in un solo Paese o nel mondo.

La credenza nella malignità inerente e irrimediabile degli Ebrei e il peccato originale di Israele.

Se ci focalizziamo sull’antisemitismo europeo, vale a dire occidentale, cristiano, lasciando da parte l’ebreo-fobia di Arabi e musulmani, vediamo che il peccato originale degli Ebrei è l’accusa di aver causato la crocifissione di Gesù, tipicamente descritto come indifeso, innocuo, non pericoloso e intenzionato solo a fare del bene al mondo.

I quattro Vangeli, presi insieme, malgrado varie contraddizioni e discrepanze, indicano che gli antichi Ebrei hanno provocato la crocifissione di Gesù da parte dei Romani. Tuttavia, Joel Carmichael (ex direttore di Midstream) ha fatto notare che diversi frammenti di una narrazione diversa, di una diversa caratterizzazione di Gesù, sono ancora sparsi in tutti e quattro i Vangeli. (Joel Carmichael, The Death of Jesus (New York 1963). In un punto si cita la frase di Gesù: “Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia sinistra, tu porgigli anche la destra”.(Matt. 5:39 VUC).

Tuttavia, in un altro punto dice al suo pubblico: “Non sono venuto a portare la pace, ma una spada” (Matt. 10:34). Inoltre, uno dei suoi seguaci è descritto come Zelota, (Matt. 10:4), un altro è chiamato “Roccia” (Simone detto Pietro = Roccia; Matt. 4:18,10:2), altri due sono i fratelli detti Boanerges, cioè “Figli del tuono” (Marco 3:17; forse dall’ebraico Bney Ra`ash). Inoltre, si legge che ha rovesciato i tavoli dei cambiavalute. E questo basta su Gesù il pacifista. Non di meno, la tradizione cristiana insiste su un Gesù pacifista, innocente e innocuo. Questa caratterizzazione di Gesù è stata egemone nei secoli E in questo modo la visione di Gesù come mite e innocente ingrandisce l’orrore verso gli Ebrei, che avrebbero spinto i Romani a crocifiggerlo

Il “peccato originale” degli Ebrei fa sorgere la convinzione della loro inerente malvagità. Hyam Maccoby e Joshua Trachtenberg hanno entrambi analizzato “il mito della malignità ebraica”. Il primo ha considerato questo mito nel cristianesimo delle origini, in numerosi libri e articoli, il secondo si è occupato degli stereotipi medievali, ancora prevalenti nel Ventesimo secolo, nel suo ; The Devil and the Jews (1943) (Il diavolo e i giudei NdT).

Può essere superfluo sottolinearlo, ma l’odio verso gli Ebrei, basato sulla crocifissione, è continuato con forza nei tempi moderni. Consideriamo alcune resistenze ai cambiamenti proposti da papa Giovanni XXIII ai dogmi cattolici riguardo agli Ebrei, durante il concilio Vaticano II, 1962-1965. Ecco un’espressione di questo atteggiamento da parte del giornale cattolico francese La Croix (La Croce NdT), specificamente diretta contro l’emancipazione degli Ebrei:

“Ammettere gli Ebrei nella società cristiana è come dichiarare che il deicidio, per il quale portano una maledizione perpetua, non ha più a che vedere con la nostra generazione. Ma se noi siamo cristiani, loro restano maledetti”. (La Croix, 6 XI 1894) (Quoted in Michele Battini, Il Socialismo degli imbecilli (Torino: Bollati Boringhieri 2010), p 21)

Georges Montaron, direttore del settimanale francese cattolico di sinistra Témoignage Chrétien (Testimonianza cristiana) aggiornò il quadro della crocifissione fatta dagli Ebrei fino ad arrivare alla guerra dei Sei Giorni. Nell’estate del 1967, poco dopo la guerra, scrisse:

“Se Tel Aviv [vale a dire, Israele] ha bisogno di soldi, i miliardari si riuniscono ai piedi del Golgota.” (Témoignage Chrétien, (31 August 1967), p 4.)

Golgota, teschio in Aramaico, (Calvario in italiano Ndt) è il nome della collina dove Gesù è stato crocifisso, secondo il Nuovo Testamento. I super ricchi, i miliardari (e si sa che tutto il denaro lo possiedono gli Ebrei) appoggiano gli atti di crocifissione di Israele, primo fra tutti la guerra dei Sei Giorni. Montaron ha avuto la virtù di esplicitare quello che altri insinuavano, magari in modo laico e inconsapevolmente. In altre parole è possibile che autori dichiaratamente “laici” o “di sinistra”abbiano condiviso il paradigma della crocifissione presente nella mente di Montaron.

L’idea di un “popolo Palestinese” è emersa nei primi anni Sessanta, ma l’etichetta non è diventata dominante sui media che dopo la guerra dei Sei Giorni. Questa nozione ha trasformato concettualmente gli Arabi della Palestina in un popolo separato. Di conseguenza, questo gruppo di Arabi poteva essere visto come “vittima” nella lotta tra gli Arabi e Israele. Questa nozione lasciava gli Stati arabi fuori dal palcoscenico della politica, dietro le quinte, nascosti dietro la scenografia, malgrado le loro popolazioni, armamenti, petrodollari e influenza all’ONU fossero molto maggiori di quelli di Israele, tralasciando il sostegno degli altri Paesi islamici e l’influenza politica derivante dal controllo di una materia prima fondamentale, il petrolio.

Questa idea comprendeva anche una forma di identificazione tra questa parte del mondo arabo e Gesù (nelle menti occidentali), che sarebbe stata quasi impossibile, se in Occidente avesse continuato a prevalere l’idea pan-arabica di una sola grande nazione araba. La nozione fumosa dei “Palestinesi” come in qualche modo connessi con gli Arabi ma separati da essi, ha favorito la visione che identifica questi particolari Arabi con un Gesù collettivo. Anch’essi sono innocenti, pacifici, innocui e crocifissi dagli Ebrei, vale a dire da Israele, che rappresenta collettivamente tutti gli Ebrei. Georges Montaron intitolò un editoriale “Gesù Cristo, un profugo palestinese.” (Témoignage Chrétien (18 December 1969). On the “Christianization . . . of the Palestinian people,” see Information Juive, December 2009)

Bene Israel

Questa visione è diventata comune negli ambienti anti israeliani, in particolare, ma non solo, in quelli ecclesiastici. Tra i più laici, questa visione tendeva a essere un paradigma inconscio. La nozione di “popolo palestinese” ha progressivamente preso forza, dopo la guerra dei Sei Giorni, permettendo all’opinione pubblica di dimenticare che il conflitto armato reale era iniziato come una guerra pan-araba contro l’indipendenza degli Ebrei in Israele, iniziata poco dopo la raccomandazione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, del Piano di Partizione, il 20 novembre 1947. In verità, il ruolo militare degli Arabi palestinesi, nelle prime quattro guerre arabo israeliane – 1947-49, 1956, 1967, 1973 – è stato relativamente piccolo.

Se esaminiamo le rappresentazioni dei telegiornali, per esempio la BBC, i “Palestinesi” subiscono ripetutamente l’equivalente di una crocifissione da parte di Israele. Ogni sera, le trasmissioni televisive sugli scontri tra Arabi e Israeliani, la violenza degli Arabi contro Israele e/o civili israeliani e la repressione o la difesa di Israele di fronte a questa violenza, ci fanno vedere una Via Crucis. I “Palestinesi”, il Gesù collettivo, subiscono di continuo la Passione. Il medioevo è ritornato con forza, in veste religiosa e laica.

I rappresentanti e i capi dell’OLP hanno compreso il vantaggio di identificare Gesù come un Arabo palestinese. Il giornale ufficiale dell’Autorità Palestinese ha scritto: “Non dobbiamo dimenticare che il Messia [Gesù] è un Palestinese, il figlio di Maria la palestinese ” (Nov. 18, 2005). Per altro, questa affermazione non ha assicurato un buon trattamento per gli Arabi cristiani che vivono nelle zone controllate dall’Autorità Palestinese. Ma questa è un’altra storia.

Come esempio delle molte trasmissioni d’informazione che sono versioni ripetute della Via Crucis, consideriamo il caso di Muhammad al-Durah. Questa vicenda è stata anche descritta appropriatamente come una calunnia sull’omicidio rituale o una “accusa del sangue”. Ma anche la calunnia sull’omicidio rituale, come la Via Crucis, è una riproduzione della crocifissione. Anch’essa rappresenta un personaggio indifeso, innocuo e innocente, solitamente un ragazzo in età prepuberale, e in questo Muhammad al-Durah corrisponde a Gugliemo di Norwich, Ugo di Lincoln e Simonino di Trento. Di solito gli Ebrei sono accusati di usare il sangue dell’innocente assassinato in un rituale religioso ebraico, per esempio di mangiare il matzot (pane azzimo Ndt) preparato con il suo sangue.

Questo elemento manca dal caso al-Durah, benché compaia nel libello diffamatorio sul sangue diffuso a Damasco nel 1840, nel quale le vittime non erano ragazzini ma un prete e il suo servitore. Un prete, ovviamente, è comunemente rappresentato come innocente. Il vantaggio, per Israele, nel caso di al-Durah, è che il filmato completo dell’evento, compreso il “girato”, mostrato in un’aula di tribunale francese nel secondo processo per diffamazione contro Philippe Karsenty, ma non fornito da France2 quella tragica sera di settembre del 2000, mostra che il ragazzo non è morto nel momento e nel luogo riportati pubblicamente, se è davvero morto. Questo è confermato da altre prove. Pierre-Andre Taguieff, esperto di teorie del complotto e illusioni di massa e, in particolare, di quelle che riguardano gli Ebrei e i complotti giudaico massonici, considera la vicenda di al-Durah parte della tradizione delle menzogne anti-ebraiche, come il falso dei Protocolli dei Savi di Sion. (Pierre-André Taguieff, La nouvelle propagande antijuive, Du symbole al-Dura aux rumeurs de Gaza (Paris: Presses Universitaires de France 2010), pp 366-368.)

Il sangue entra anche nella nozione degli Ebrei come capitalisti blutsaugers (succhiasangue) diffusa nella giudeo-fobia tedesca del Diciannovesimo e Ventesimo secolo, fino alla Shoah e a volte anche dopo quell’orribile evento. Benché oggi il peccato originale di Israele sia spesso identificato con i fatto che gli Ebrei si stabiliscono nelle campagne – etichettato come “colonizzazione” anziché come “immigrazione”- il peccato originale di Israele, dopo la guerra di indipendenza, è stato visto nella presunta espulsione degli Arabi nel 1948. Molte persone hanno stampata nella mente l’immagine dei sopravvissuti alla Shoah, crudeli, insensibili e brutali, diventati a propria volta nazisti, che scendono dalle barche di profughi per cacciare gli Arabi, o – dal 1960 – gli innocenti “Palestinesi” dalle case dove vivevano da tempo immemorabile.

Questa narrazione trascura il fatto che i primi profughi in Israele, durante la guerra degli Arabi per prevenire l’indipendenza israeliana, erano Ebrei, a partire dal dicembre 1947. E i primi profughi di guerra a non poter tornare nelle proprie case sono stati gli Ebrei dei quartieri Shimon haTsadiq, Nahalat Shimon e Siebenbergen Houses di Gerusalemme, cacciati tra il dicembre del 1947 e il gennaio 1948.

Trascura anche le minacce bellicose e assetate di sangue degli Arabi prima e durante la guerra. Per esempio, Abdul-Rahman Azzam, segretario generale della Lega Araba, minacciò –ovviamente in forma di avvertimento: “Questa sarà una guerra di sterminio e un massacro enorme, di cui si parlerà come dei massacri dei Mongoli e delle Crociate. (Quoted in I F Stone, This Is Israel (New York: Boni & Gaer 1948); cf. Akhbar al-Yom (Cairo), 11 October 1947.)

1948, profughi Ebrei

Inoltre, nei primi mesi di guerra, gli Arabi prevalevano nei combattimenti e se ne vantavano molto esplicitamente. Questo fatto oggi viene ignorato, come ciò che ha detto il portavoce degli Arabi palestinesi al Consiglio di Sicurezza (16 aprile 1948): Gli arabi “non negavano” di essere stati loro a “dare inizio ai combattimenti . Avevamo detto a tutto il mondo che avremmo combattuto.” (Quoted by I L Kenen, Israel’s Defense Line (Buffalo: Prometheus 1981), p 53.)

Tutto sommato, è diventato chic vedere gli Ebrei e Israele come nazisti, come se facessero agli Arabi e ai Palestinesi innocenti, quello che i nazisti hanno fatto a loro ecc. Di sicuro, questa convinzione è ben radicata tra gli ebreofobi, le cui menti non potevano accettare che gli Ebrei fossero vittime innocenti della Shoah, vale a dire quelli che provavano risentimento in ogni caso per qualsiasi senso di colpa occidentale riguardo all’Olocausto. Questo sentimento è stato un’ulteriore motivazione per voler vedere i “Palestinesi” come innocenti e, in concomitanza, gli Ebrei come colpevoli di far loro del male. In altre parole, molte persone, in Occidente, sentivano la necessità psicologica di rifiutare – o di spogliarsi di- ogni senso di colpa riguardo all’Olocausto. La nota giornalista francese Catherine Nay ha affermato in televisione: “La morte di Muhammad [al-Durah] cancella, fa sparire quella del bambino ebreo, con le mani alzate davanti alle SS nel ghetto di Varsavia.” (Quoted by Ivan Rioufol, Le Figaro, 13 June 2008.)

L’operazione mentale di vedere gli Ebrei come colpevoli permette a queste persone di conservare un senso di rettitudine, perseverando serenamente nella tradizione giudeo-fobica. Il fatto che il più importante leader degli Arabi palestinesi, Haj Amin el-Husseini, abbia incoraggiato i governi satelliti dei Nazisti nell’Europa dell’Est a mandare i bambini Ebrei in Polonia (dove sarebbero stati tenuti “sotto stretto controllo” come ha scritto (Bartley Crum, Behind the Silken Curtain, New York, 1947; 112.) è ignoto a molti o percepito come irrilevante. La narrazione degli Arabi (e specialmente dei Palestinesi) aiuta a ripristinare e a conservare l’autostima dell’Occidente.

Profughi Ebrei

Già nel dicembre del 1948, un accademico americano, di ritorno dalla riunione dell’UNESCO a Beirut dichiarò che  “ gli Ebrei avevano buttato fuori gli Arabi palestinesi dai loro villaggi e dalle loro città, per riempirli di profughi Ebrei.” (Joseph Dunner, The Republic of Israel (New York 1950), p 160.)…

Stefano Levi della Torre ha sottolineato che è importante tener conto del fatto che “l’antisemitismo è una tradizione; viene trasmesso come una tradizione; va avanti costantemente, anche se con fluttuazioni, come una tradizione. Vale a dire, è un dato antropologico-culturale dell’Europa cristiana e post cristiana.” (Quoted in Battini, p 11.)

Levi della Torre si rende conto che il semplice fatto dell’Olocausto e un’apparente “Europa nuova” non hanno cancellato una tradizione vecchia di secoli. Lo stesso fa Jean-Claude Milner che ha scritto in questo filone un libro dal titolo provocatorio Les Penchants criminels de l’Europe démocratique [le inclinazioni criminali dell’Europa democratica] (Parigi: Verdier 2004).

Nella travolgente confusione intellettuale dei nostri tempi, la nozione di “popolo palestinese”, con le sue varie connotazioni, è diventata una mistica. Brendan O’Neill, un reporter di The Australian, dimostra che la “sinistra” non è esente da questo atteggiamento, questa tradizione, questa mistica. Riferisce dell’ossessione per Israele da parte di una folla che, in teoria, manifestava a Londra a favore degli Egiziani, vittime di repressione da parte del proprio governo. Tuttavia, i manifestanti di Londra dimostrano di essere più interessati a Israele, come simbolo odiato, che alle le sofferenze in corso degli Egiziani reali, anche se esprimono il proprio odio verso Israele idolatrando l’antitesi simbolica di Israele, cioè la Palestina.

Gli oratori hanno fatto fatica a far emozionare la folla per gli eventi in Egitto. Mentre, ogni menzione della parola Palestina suscitava un’eccitazione quasi pavloviana tra i partecipanti. Applaudivano quando veniva pronunciata la parola che comincia con la P, scandendo lo slogan “Palestina libera!”

Questo rivela qualcosa di importante sulla questione Palestinese….è diventata meno importante per gli Arabi e della massima importanza simbolica per gli estremisti occidentali, esattamente nello stesso momento. (Brendan O’Neill –The Australian, 16 febbraio 2011) Gridano: “Palestina libera”; non: “Egitto libero”. È evidente che la fissazione verso Israele, come simbolo odiato, o sulla “Palestina” come oggetto di adorazione è facilitata dall’idea di un popolo Palestinese. È dato per scontato che il “popolo Palestinese” viene ripetutamente crocifisso. E da quelli che hanno crocifisso Gesù. La nozione di “popolo palestinese” è diventata una mistica di sofferenza e lotta.

Pierluigi Battista riassume la mistica che opera in questo caso. Scrive che un atteggiamento mentale diffuso “ha fatto dei Palestinesi –in questi anni e decenni— non un’entità storica, ma l’incarnazione, il paradigma, il simbolo della Vittima. L’emblema del reietto, la sintesi di tutti i “dannati della Terra”. Il popolo per antonomasia che carica su di sé tutte le sofferenze, le atrocità, le angherie, subite dai popoli oppressi. Un simbolo che rimanda necessariamente al suo opposto, all’altro protagonista di un dramma più cosmico che storico, più ideale che reale e concreto: la figura, l’incarnazione, il paradigma del Persecutore. E se ha preso piede una colossale sciocchezza sulla vittima di “ieri” che si trasforma nel “carnefice” di oggi è perché voi, voi antisionisti, avete trovato le basi per delle certezze rassicuranti in questa grottesca rappresentazione del Bene e del Male che si scontrano in una lotta universale… è molto difficile liberarsi da un incantesimo manicheo così tossico.” (Pierluigi Battista, Lettera a un amico antisionista (Milano: Rizzoli 2011), pp 24-25.)

La natura estranea degli Ebrei.

In realtà, inizialmente gli Ebrei sono arrivati in Europa come immigranti, ma la convinzione che l’Ebreo sia un estraneo deriva anche da una tradizione religiosa. Kenneth Stow riflette sull’idea di Corpus Christi, il corpo di Cristo, nell’Europa medievale. Il corpo dei fedeli cristiani faceva parte del corpo di Cristo, e nello stesso modo erano visti i Comuni delle città e le altre entità politiche. ( Kenneth Stow, “Holy Body, Holy Society: Conflicting Medieval Structural Conceptions,” in BZ Kedar and RJZ Werblowsky, Sacred Space: Shrine, City, Land (Jerusalem: The Israel Academy of Sciences and Humanities 1998).

Ovviamente, gli Ebrei non erano e non potevano essere parte del corpo di Cristo. Quindi, erano degli estranei la cui semplice presenza violava la santità del corpo di Cristo. Gli Ebrei sono ancora percepiti come estranei in Occidente, senza dubbio con l’aiuto di governi interessati e di attività di guerra psicologica. È estremamente paradossale rendersi conto di come gli Ebrei fossero percepiti come estranei in molti Paesi europei cent’anni fa. Erano visti come estranei proprio perché erano di origine orientale o asiatica. Ciò significa che gli Ebrei hanno avuto origine in quello che ora si chiama Medio Oriente.

Però, oggi, gli antisionisti affermano ad alta voce che gli Ebrei sono estranei al Medio Oriente e in particolare al territorio storico di Israele. Questa visione sembra radicata tanto nella tradizione occidentale quanto nelle convinzioni degli Arabi musulmani. Certamente, le convinzioni sugli Ebrei, sia nell’ambito occidentale che in quello Arabo-musulmano sono complesse. Alcuni Arabi, soprattutto tra gli islamisti, vedono gli Ebrei di oggi esattamente come i discendenti degli Ebrei del tempo di Maometto, che si opponevano alla sua nuova religione. I jihadisti che navigavano sul traghetto turco Mavi Marmara, nel tentativo di rompere l’embargo di Gaza, favorendo così Hamas, cantavano questa simpatica canzoncina:

Khaybar Khaybar ya Yahud

Jaysh Muhammad sa ya`ud

[Ricordate] Khaybar Khaybar, Ebrei,

l’esercito di Maometto sta tornando

L’oasi di Khaybar, nell’Arabia del nord, era abitata , ai tempi di Maometto, da contadini Ebrei che si rifiutarono di arrendersi alle forze musulmane di Maometto e alla fine furono sconfitti, saccheggiati e uccisi o ridotti in schiavitù. Quindi, combattere contro gli Ebrei non è una novità, nell’immaginazione degli Arabi musulmani. Gli Ebrei sono visti con odio, disprezzo, ma non particolarmente come estranei provenienti da un altro continente.

In realtà gli Israeliti, e poi gli Ebrei, vivono in Medio Oriente da migliaia di anni. Piuttosto sono gli occidentali filo-arabi a vedere più facilmente gli Ebrei come estranei al Medio Oriente e a insistere che essi sono in realtà Europei, se non la quintessenza degli Europei, trasferendo così sugli Ebrei il senso di colpa dell’Europa per il colonialismo. Paradossalmente, come ho scritto prima, 100 o 200 anni fa, gli ebreofobi europei vedevano gli Ebrei come estranei all’Europa. Ora si dice che gli Ebrei sono europei estranei al Medio Oriente. L’accusa di fondo rimane la stessa, anche se il luogo da cui sarebbero estranei si è spostato. Essenzialmente, alcuni li percepiscono come estranei dovunque si trovino.

propaganda occidentale filo-araba

Più di 200 anni fa, Kant e Hegel, i fari della filosofia tedesca, definivano gli Ebrei come orientali inferiori, in quanto asiatici e di conseguenza incapaci di ragione, scienza e progresso. ( Questa visione era meno diffusa in Francia, benché fosse condivisa da Voltaire e d’Holbach. Evidenziando la natura estranea degli Ebrei, Kant ha esplicitamente descritto gli Ebrei tedeschi come “i Palestinesi che vivono in mezzo a noi.” ( Quoted in Robert Misrahi, Marx et la question juive (Paris: Gallimard 1972), p 149.) Questi erano gli inizi dell’ebreofobia post-cristiana, anche se derivata dalle credenze cristiane del Medioevo.

Un esempio delle convinzioni sul luogo da cui gli Ebrei sarebbero per natura estranei è Helen Thomas, una giornalista per lungo tempo molto importante tra i corrispondenti dalla Casa Bianca. Ha esibito una versione particolarmente perversa di questa convinzione antisionista. Ha detto che gli Ebrei che vivono in Israele dovrebbero “andarsene dalla Palestina” e “tornarsene a casa loro”. Quando le hanno chiesto quale fosse la “casa” degli Ebrei, Thomas ha risposto: ”Polonia, Germania…” L’aspetto forse più scioccante delle sue osservazioni è l’affermazione che Polonia e Germania siano “casa” ” per gli Ebrei, dato che ignora migliaia di anni di storia, culminati nei campi di sterminio di Hitler. Inoltre, Thomas sembrava inconsapevole dell’assurdità della sua posizione.

Dopotutto, come Americana nata da genitori libanesi, perché qualcuno, parlando a nome dei Nativi Americani, non avrebbe potuto dirle “tornatene a casa tua in Libano”? Di nuovo, come Georges Montaron, ha detto esplicitamente qualcosa che molti credono e affermano implicitamente o a voce più bassa.

Sono emerse anche argomentazioni basate sul presunto colore della pelle degli Ebrei, per sostenere la nozione della loro estraneità al Medio Oriente. Negli anni Sessanta, alcune pubblicazioni di estrema “sinistra”, ma anche altre, hanno affermato che gli Ebrei (o sionisti) avevano costruito la propria patria in un paese di “persone non bianche”. Questo insinuava che gli Ebrei fossero “bianchi”, diversamente dagli Arabi “non bianchi”. Questa argomentazione trascurava la tradizionale immagine di sé degli Arabi come “bianchi”, a confronto con i neri. (L’Africa Nera in arabo è chiamata “terra dei Neri” (bilad as-Sudan). Vedi Le Mille e Una Notte, “Shahzaman e Shahriyar”, o “Il Principe incantato” e altre favole . Anche Bernard Lewis, Race and Slavery in the Middle East, New York: Oxford University Press 1990).  Inoltre, il dogma nazista dell’inferiorità dei “non bianchi” non aveva impedito alla maggioranza dei nazionalisti Arabi di allearsi o simpatizzare con i nazisti.

In questo contesto è interessante il romanzo “Trilby”, di George DuMaurier, un best-seller nella Gran Bretagna del 1890, che racconta di un cattivo Ebreo, olivastro e personificazione del male. Il cattivo approfitta di una fanciulla bianchissima e innocente, combinando i temi dell’Ebreo come estraneo di colore scuro e malfattore. È da notare che DuMaurier ha caratterizzato il malfattore olivastro come un Ebreo polacco. (Linda Nochlin & Tamar Garb, The Jew London: Thames & Hudson 1995), Brian Cheyette, “Neither Black nor White: The Figure of the Jew in Imperial British Literature,” pp 31-35, e Tamar Garb, “Introduction: Modernity and the Jew,” p26.

Propaganda occidentale anti-Israele

Il dominio degli Ebrei su una nazione o sul mondo intero

L’idea paranoica del dominio Ebraico è favorita dalle credenze nell’intrinseca malvagità e peccaminosità degli Ebrei e nella loro natura estranea. Ma ha una storia indipendente. La classica dichiarazione dell’aspirazione degli Ebrei a dominare il mondo, il falso e il plagio, I Protocolli dei savi di Sion, ha avuto un immenso impatto omicida. Norman Cohn ha descritto quest’opera come un Warrant for Genocide (Mandato di genocidio Ndt) nel titolo del suo libro sull’argomento. Il suo impatto è stato enorme. Negli Stati Uniti, Henry Ford, il ricco fabbricante di automobili, sulla base dei Protocolli, ha prodotto la propria opera ebreofobica, che ha intitolato The International Jew (L’ebreo internazionale Ndt). I Protocolli sono usciti da un certo contesto ideologico e storico. Non si sono materializzati dal nulla.

Già nel 1806, Louis de Bonald, un aristocratico francese e cattolico che agognava il ritorno dell’ancien régime, aveva messo in guardia contro gli Ebrei emancipati che ottenevano potere politico, perché questo avrebbe portato alla dominazione Ebraica. (Battini, pp 34, 37.)  Nel 1845, Alphonse Toussenel, un socialista, seguace di Fourier, ha illustrato la questione con più efficacia. Ha intitolato il suo libro, ispirato a Bonald, Gli Ebrei, re del nostro tempo, (Les Juifs, Rois de l’époque). Alla fine del Diciannovesimo secolo, l’importanza degli Ebrei, emancipati da non molto tempo, nella vita economica di vari Paesi occidentali, suscitava fantasie di dominio ebraico. (Battini, pp 21-22)

vignetta antisemita

John Buchan ha scritto in merito a una fantasia di questo genere in Gran Bretagna, all’inizio della Prima Guerra Mondiale. Questo romanziere, autore di gialli con intrigo internazionale, ha messo gli Ebrei in cima alla gerarchia di quelli che complottavano per scatenare una guerra mondiale. Il narratore di Buchan riferisce quello che ha sentito da un misterioso interlocutore. I cospiratori Ebrei comprendono sia anarchici sia capitalisti.

“Gli anarchici volevano veder sorgere un nuovo mondo, I capitalisti volevano ramazzare gli shekel (quattrini NdT) e far fortuna comprando le rovine. Il capitale…non aveva né coscienza né patria. Inoltre, dietro di esso c’era l’Ebreo e l’Ebreo odiava la Russia più dell’inferno…”

“. . .l’Ebreo è ovunque ma lei deve scendere in fondo alla scala di servizio per trovarlo. Prenda qualsiasi grande impresa tedesca. Se ha degli affari con essa, il primo uomo che incontra è il principe von e zu Qualcosa, un giovanotto elegante…ma non conta un tubo. Se l’affare è grosso, lo supera e trova un individuo prognato della Westfalia, con la fronte bassa e i modi di un porco. È l’uomo d’affari tedesco che fa tanta paura ai giornali inglesi. Ma se ha un lavoro davvero importante ed è determinato a raggiungere il vero capo, scommetto dieci contro uno che la mettono davanti a un piccolo Ebreo pallido, su una poltrona di vimini e con lo sguardo di un serpente a sonagli. Si, caro signore, quello è l’uomo che proprio ora governa il mondo, e ha il coltello puntato sull’impero dello Zar, perché sua zia è stata oltraggiata e suo padre frustato, in qualche posto sperduto lungo il Volga. Non potei evitare di dirgli che i suoi Ebrei e i suoi anarchici non sembravano aver guadagnato molto terreno.“ (J Buchan, The Thirty-nine Steps (Edinburgh: Blackwood 1915); capitolo 1] (traduzione italiana I trentanove scalini Newton Compton)

In Germania, dall’altro lato, non molto dopo la I Guerra Mondiale, i Tedeschi mettevano in guardia contro la dominazione Ebraica, rifacendosi ai Protocolli. Ancora, anni dopo la fine del potere nazista nel 1945, uno dei più importanti leader politici dell’Europa Occidentale e della Comunità Europea, Charles De Gaulle, ha esplicitamente definito gli Ebrei “un popolo dominatore.” (Raymond Aron, De Gaulle, Israel and the Jews (London 1969), p 9, 22)

Mentre i i Protocolli –diventati famosi nel Ventesimo Secolo—avevano proclamato di rivelare un complotto ebraico per ottenere il domino del mondo, nel XXI° Secolo Stephen Walt e John Mearsheimer, accademici specializzati in relazioni internazionali, hanno sostenuto che Israele e gli Ebrei avevano già conquistato il dominio sulla politica del Medio Oriente. Questa era l’ambizione della loro “relazione di lavoro” pubblicata sulla London Review of Books, poi ampliata e pubblicata come libro, o quello che anni fa era definito un non-libro, The Israel Lobby.

Non spiegavano perché – se Israele e i suoi amici esercitavano un’egemonia sulla politica degli Usa in Medio Oriente – l’amministrazione Bush (anticipando Obama) aveva affermato che gli Ebrei, che vivevano oltre la linea dell’armistizio del 1949, fossero “un ostacolo alla pace”. Il loro libro o non-libro è ridicolo in sé e non può essere considerato una ricerca o un’analisi seria, nonostante la precedente reputazione di Walt e Mearsheimer. È stato in generale stroncato da critici che vanno da Walter Russell Mead ( Walter Russell Meade, “Jerusalem Syndrome,” Foreign Affairs November-December 2007) e Martin Peretz, a Jeffrey Goldberg e persino da accademici anche loro ostili a Israele.

I comunisti americani una volta hanno sostenuto che Israele fosse “un’appendice del Dipartimento di Stato” uno strumento dell’imperialismo degli Usa. Questo non era vero quando i comunisti l’hanno affermato, negli anni Cinquanta e Sessanta. Adesso, chi sta a sinistra rovescia il discorso: cioè, spesso. sostengono che gli Ebrei e/o Israele controllano la politica estera americana in Medio Oriente, a danno degli interessi degli USA; Quindi, per così dire, il governo degli Stati Uniti sarebbe “un’appendice” di Israele.

Tuttavia, a sostenere che gli Ebrei (o i sionisti) controllino gli Stati Uniti sono da molto tempo i nazisti americani e “gli ultra destri”. Questi ultimi amavano l’acronimo ZOG, che significa “Zionist-Occupied Government.” (governo occupato dai sionisti Ndt) Ora assistiamo allo spettacolo dei sostenitori della sinistra che fanno l’eco ad argomentazioni “di destra” o “neonaziste”.

Walt e Mearsheimer hanno reso accettabile l’idea del controllo Ebraico per molti che si considerano ben pensanti. Walt e Mearsheimer sono stati coloro che –più di chiunque altro– hanno gettato un ponte tra la “L’ultra sinistra” e l’“ultra-destra” su questo argomento, grazie alla loro “relazione di lavoro” –disponibile su Internet- e successivamente con il loro libro. Le critiche di Obama e del Segretario di Stato Clinton al fatto che degli Ebrei vivano in Giudea, Samaria o a Gerusalemme Est non riescono a convincere il Vero Credente che Israele non controlla la Casa Bianca. L’irrazionalità rifiuta la ragione e i fatti. Ed è impossibile persuaderla.

Gli anti sionisti di oggi seguono vecchi temi, vecchi paradigmi e archetipi dell’antisemitismo, dell’ebreofobia. Vino vecchio in bottiglie nuove.

Non credi all’antisemitismo? Dai uno sguardo alle vignette satiriche

Il Nuovo antisemitismo è il concetto secondo il quale una nuova forma di antisemitismo si è sviluppato nel tardo 20 ° e all’inizio del 21 ° secolo, proveniente dalla sinistra estrema , l’Islam radicale e l’estrema destra. Tende a manifestarsi come opposizione al sionismo e allo Stato di Israele. Il concetto generale postula che molto di quello che si presume essere la critica di Israele da parte di vari individui e organismi mondiali, equivale a demonizzazione e che, insieme ad una presunta recrudescenza internazionale di attacchi contro Ebrei e simboli ebraici e l’aumento dell’accettazione di credenze antisemite nel discorso pubblico, rappresenta un’evoluzione nella comparsa di credenze antisemite.” 

Uno dei mezzi sperimentati, rivelatisi tra i più efficaci, utilizzati in questa “evoluzione dell’antisemitismo” è l’uso di vignette. Lo sapeva bene la propaganda nazista: il segno va dritto all’obiettivo, evita giri di spiegazioni laboriose, resta impresso per sempre.

I “temi” sono sempre gli stessi: infedeltà degli Ebrei allo Stato nel quale vivono e sono nati, in favore di uno Stato straniero e odioso; potere economico delle lobbies ebraiche sul mondo; insopprimibile voglia di sangue “infedele”; deicidio.

Teorie vecchie? Sorpassate? Niente affatto! E’ stato sufficiente rivedere un po’ la veste grafica e aggiornare (neanche poi tanto) le didascalie al linguaggio moderno.  Pat Oliphant è un cartoonist americano, vincitore del premio Pulitzer nel 1967. In questa sua vignetta Oliphant , mostra una figura senza testa, in uniforme militare, marciare in una specie di “passo dell’oca”, mentre rotola una stella di Davide dalla faccia di squalo feroce contro una minuscola donna etichettata ‘ Gaza ‘ . Il Simon Wiesenthal Center, si espresse cosi’ in proposito:

” Le immagini di questa vignetta imitano la velenosa propaganda antisemita  nazista e sovietica ” “Sono state vignette come questa che hanno ispirato milioni di persone a odiare nel 1930 e contribuito a porre le basi per il genocidio nazista “.

la vignetta di Oliphant

Scrive Adam Levick:

“Le vignette devono esprimere idee in un modo facile da capire. Quindi sono spesso accessibili anche a persone che non sanno leggere. Sono anche un modo efficace per trasmettere odio e pregiudizi, compreso l’antisemitismo. L’anti-semitismo nelle vignette è stato studiato, tra gli altri, dal politologo belga Jöel Kotek nel suo libro “Cartoons and extremism”. (London: Vallentine Mitchell, 2009). Le vignette politiche hanno spesso, nel rafforzare gli stereotipi negativi sugli Ebrei, un impatto più immediato di un lungo saggio…. Tradizionalmente il nucleo del discorso anti- semita raffigura gli Ebrei come il male assoluto . La nozione culturale di ciò che significa è cambiata nel corso dei secoli . Nei tempi attuali il male assoluto è spesso espresso con l’accostamento Ebrei o Israeliani= nazisti. Questa accusa è di solito identificata con le virulenti vignette antisemite sui siti estremisti di destra e nei media arabi . Però , è anche il leit-motiv principale delle vignette antisemite nei blog progressisti .”

La Stella di David si trasforma in svastica

L’accostamento Ebrei/Israeliani= nazisti contiene in sé l’idea della spietatezza “genetica”, del potere esercitato al servizio del “Male”, del “divoramento” (i Rom, ad esempio, chiamano Porrajmos, “divoramento” lo sterminio nazista del loro popolo), del sangue. L’Ebreo-Israele è un mostro che divora chiunque gli si opponga.

Israele/Moloch in una vignetta del giornale tedesco Süddeutsche Zeitung

Questa è una vignetta che apparve sul giornale nazista tedesco Der Sturmer, nel 1933. il titolo citava il “pan-ebraismo”: “Una rana è seduta nell’erba verde. Non fa questo, non fa quello, non fa nulla. Ma accecati dal luccichio dell’oro, tutti gli volano in bocca.”

Carlos Latuff è uno dei disegnatori specializzati nella demonizzazione di Israele/Ebrei. Latuff fu il vincitore del secondo premio all’ International Holocaust Cartoon Competition in Iran nel 2006, sotto gli auspici del regime iraniano. Il tema era la derisione della Shoah, la sua negazione o il suo uso invertito.

la vignetta di Latuff, vincitrice del concorso iraniano

Carlos Latuff è un vignettista politico brasiliano, freelance, con una richiesta impressionante da parte di giornali, molti dei quali apertamente antisemiti. Anche se Latuff afferma di essere “solo” anti-sionista, le sue vignette hanno attirato le critiche e le accuse di utilizzo disinibito di “stereotipi giudeofobici”. Latuff è un ottimo esempio per illustrare l’idea dell’Ebreo che si nutre di sangue, lo “spietato parassita”. Nelle sue vignette il sangue è sempre presente, come fosse vitale  per l’Ebreo nutrirsene.

una vignetta di Latuff

La prima “accusa del sangue” contro gli Ebrei, sembra risalire al 40 prima dell’era moderna, ad opera di un certo Apion, un propagandista egiziano che riusci’ con quell’accusa a scatenare un pogrom contro gli Ebrei di Alessandria. Originariamente l’accusa del sangue addossava agli Ebrei il loro impastare le mazoth (il pane non lievitato di Pesach) con il sangue dei bambini cristiani.

Aggiornato ai tempi moderni, questo marchio d’infamia diventa Israele che uccide, si “nutre” dei bambini palestinesi. Il discorso si farebbe ampio: il sangue che è il tabù più importante nell’Ebraismo (divieto assoluto di cibarsene), il simbolo della vita, diventa il marchio del “divoramento”, della “consumazione” mortale a danno dei non-ebrei. I Palestinesi prendono il posto dei bambini cristiani, la sostituzione in questo caso diventa quasi ovvia. Per malvagità innata, ma anche per loro interesse economico.

una vignetta di Latuff

ancora Latuff, ancora il sangue al centro del “discorso”

Nel 1934, questa vignetta del Der Sturmen riprendeva lo stesso tema; la didascalia diceva: Svelato il piano assassino ebraico contro i “gentili”. Nel disegno, gli Ebrei raccoglievano in vassoi orientaleggianti, il sangue che stillava dalle gole bianche e pure dei cristiani. Sullo sfondo tre croci, a ricordare il “deicidio”. E “cavar sangue” è espressione utilizzata anche come metafora di “impoverimento”, “dissanguamento economico”, “consumazione”.

Non-umani che mediante violenza e inganno trasformano il resto del mondo, i non-ebrei, i “gentili”, in zombie proni al loro volere. Come ci testimoniano le migliaia di vignette più in voga, utilizzate perfino da grandi testate giornalistiche come il The Guardian. Ne abbiamo un esempio qui, in questa vignetta di Steve Bell: Netanyahu muove come burattini Tony Blair e William Hague, ministro inglese degli Affari esteri, rei di aver pubblicamente chiesto ad Hamas di fermare il suo attacco contro Israele, durante la crisi scoppiata a novembre del 2012.

la vignetta di Bell apparsa sul The Guardian

Blair è una marionetta tragicamente sorridente e con un occhio solo, segno della sua parzialità di giudizio; Netanyahu (che potrebbe quasi ricordare invece Sharon) muove i due burattini con sullo sfondo bandiere israeliane dalla forma di missili e fumo di missili veri. Il tutto presentato come un volantino di propaganda elettorale: Netanyahu avrebbe, secondo Bell, sfruttato questo nuovo scoppio di ostilità come arma da far valere alle elezioni che ci sarebbero state, in Israele, di li’ a pochi mesi.

Scrisse in proposito Walter Russel Mead, quando un giornalista della BBC dichiaro’ che “Gli ebrei americani influenzano la politica estera degli Stati Uniti, il che spiega il sostegno incrollabile di Washington a Israele”:

“… Le menti deboli … sono facilmente sedotte da generalizzazioni interessanti, ma vuote. Il commento attribuito a August Bebel che l’antisemitismo è il socialismo degli sciocchi può essere esteso a molti altri tipi di errori economici e superficiali che le persone fanno. Chi è sconcertato, frustrato e disorientato cerca una grande, semplifice ipotesi che gli possa dare qualche tipo di spiegazione ordinata di un mondo confuso; l’antisemitismo è uno degli inganni luccicanti che attirano il sopraffatto e chi non riesce a  capire.”

quando la satira è ottusa

Sempre sul tema sangue-aggressione-propaganda elettorale, Dave Brown aveva già pubblicato la sua vignetta nel 2003, sul The Indipendent: Sharon divorava bambini palestinesi, mostro nudo in uno scenario di guerra apocalittico. Sul suo membro lo stemma Vota Likud; la didascalia diceva: “Che c’è di strano? Non avete mai visto un politico baciare bambini? ” Vinse il premio  Britain’s 2003 Political Cartoon of the Year Award proprio con quella vignetta.

L’inversione dei ruoli e della storia è tema ricorrente nella “teoria della sostituzione” operata dai cartoonists politicizzati. In questa vignetta ad esempio Latuff si ispira alla famosa foto del bambino ebreo nel ghetto di Varsavia, con le mani alzate, davanti ai nazisti.

e l’originale

Gerard Scarf pubblico’ sul giornale The Sunday Times, uno dei giornali britannici considerati tra i più “seri”, questa vignetta, proprio il 27 gennaio, giorno Della Memoria: Netanyahu in veste di orrido muratore, è in procinto di costruire un muro, impastando i corpi e il sangue dei Palestinesi, su un terreno chiamato “elezioni israeliane” e la didascalia diceva: continuerà la cementificazione della pace? Alludendo fin troppo chiaramente alla “colonizzazione” israeliana.

Manfred Gerstenfeld nel suo libro “Demonizing Israel and the Jews” sostiene che  oltre 150 milioni di Europei hanno accettato una visione demoniaca di Israele. Un sondaggio nel 2011, condotto in sette paesi dall’Università di Bielefeld, a nome della German Friedrich Ebert Foundation, illustra la visione di Israele genocida nei confronti dei Palestinesi, il che significa che l’immagine di Israele=nazisti ha ormai profondamente permeato le principali società europee.

Nel 2003, uno studio di Eurobarometer chiese a un certo numero di  intervistati quali Paesi ritenessero una minaccia alla pace mondiale. Cinquantanove per cento degli europei affermo’ che Israele è una minaccia per la pace mondiale. Nessun altro paese sulla lista fu considerato altrettanto pericoloso da una percentuale così alta di intervistati. L’Iran risulto’ al secondo posto con il 53%, la stessa percentuale della Corea del Nord. Solo l’8% degli europei ritenne l’Unione europea  un pericolo per la pace mondiale. Eppure soldati europei hanno da allora partecipato a importanti attività militari  di gran lunga superiori a quelli in cui Israele è stato coinvolto.

E questo è ancora Latuff sullo stesso tema: Sharon mostro seduto sull’atomica, da una parte prende soldi americani, dall’altra ci massacra poveri, piccoli Palestinesi con un numero tatuato sul braccio. Ma in questa vignetta c’è anche l’accenno alla “blasfemia” dell’Ebraismo, al deicidio. Sharon è definito “anticristo”.

Se gli Ebrei sono “l’anticristo”, i Palestinesi diventano Cristo.

Yeshua diventa Palestinese, Yosef e Mariam diventano una famiglia palestinese vessata dagli “anticristi” Ebrei. Il Muro, ormai cosi’ definita mondialmente la separazione che ha salvato la vita al 90% degli Israeliani, l’ostacolo alla “Buona Novella“.

Cosi’ la propaganda araba sfrutta furbescamente quelli che sono i simboli più forti dell’immaginario cristiano occidentale. La Pietà di Michelangelo è una madre Palestinese con il figlio-Gesù trafitto dall’Ebreo.

Gesù è la Palestina e la Palestina è un martire: Gesù diventa il primo shahid (martire) Palestinese.

“Non dobbiamo dimenticare che (Gesù) il Messia, la pace sia su di lui, è Palestinese, il figlio di Maria la Palestinese, santificato da centinaia di milioni di credenti in questo mondo.” [Al-Hayat Al-Jadida, 18 novembre 2005]

“E ‘stato abbastanza naturale che i Palestinesi si siano levati per salvare i loro santuari [in] Nazareth senza che nessuno abbia pensato  ci possa essere differenza tra un cristiano e un musulmano … nella situazione palestinese, il signore Messia [Gesù] e sua madre [Maria] sono sia galilei che Palestinesi … ” [Al-Hayat Al-Jadida, 9 Marzo 2006]

Gesù … il patriottico e virtuoso antenato palestinese … ha portato avanti il suo Nuovo Testamento e l’ha diffuso tra gli uomini – cio’ portato gli Ebrei a perseguitarlo fino a che non lo presero, lo crocifissero, e lo uccisero ”

Cosi’ l’unico Paese medio orientale nel quale i Cristiani possono vivere in tutta sicurezza e professare la propria fede circondati dal massimo rispetto, diventa il loro persecutore e gli Arabi, nell’iconografia antisemita cosi’ cara all’Occidente delle “teorie della sostituzione” prendono il loro posto.

Non c’è posto per loro, dice la vignetta

Non credi all’aumento di anti semitismo in Europa e nel mondo? Dai uno sguardo alle vignette umoristiche.

Grazie al German Propaganda Archive per le vignette d’epoca nazista

I giornalisti ed il Codice Etico

Lo Statuto dei Giornalisti, redatto dalla IFJ (International Federation of Journalists), nella Dichiarazione dei principi recita:

“Questa dichiarazione internazionale è proclamata come standard di condotta professionale per i giornalisti impegnati a raccogliere , trasmettere , diffondere e commentare le notizie e le informazioni degli eventi che descrivono

7 . Il giornalista deve essere consapevole del pericolo di discriminazione che potrebbe essere promosso dai media , e fa il possibile per evitare di facilitare tale discriminazione sulla base – tra l’altro – di razza, sesso , orientamento sessuale, lingua, religione, opinioni politiche o di altro , e origini nazionali o sociali .

8 . Il giornalista deve considerare gravi offese professionali :

Plagio ; rappresentazione intenzionale falsa; calunnia , diffamazione , accuse infondate ; accettazione di una tangente in qualsiasi forma in considerazione di una pubblicazione o della sua soppressione.

Tutti aspetti “sensibili” di un mestiere difficile. Come riconoscere, ad esempio, quella particolare discriminazione nota con il nome di antisemitismo? Che “segni” particolari presenta? Jonathan Freedland è un giornalista impegnato in proposito. Il suo ultimo intervento, “L’antisemitismo non sempre fa il saluto hitleriano”, è apparso sul blog del The Guardian “Comment is free” ed è stato ripreso da Cifwatch.

Quando la linea che separa la legittima opinione dal razzismo e dall’antisemitismo si puo’ considerare superata? Per spiegare il suo punto di vista, Freedland ricorre ad un lavoro di Tom Gross sulle vignette antisemite che popolano la stampa medio-orientale.

Questa, ad esempio, nella quale Sharon è mostrato insieme allo schianto delle Twin Towers, con una scritta: Shalom, pace.

“Questa vignetta apparsa sul giornale Al Watan, del Qatar,  riafferma il mito largamente diffuso nel mondo arabo, che Israele e gli ebrei siano stati i veri responsabili degli attacchi dell’11 / 9 ”

Oppure questa, nella quale Sharon armato di una scure a forma di svastica, fa a pezzi bambini palestinesi (dal giornale Arab News)

Qui invece, topi in kippah e con occhi a forma di Stella di David, demoliscono una costruzione chiamata “Casa Palestina”. Dal giornale Arab News. E cosi’ via.

Scrive Freedland:

L’antisemitismo non è un fenomeno sepolto in tutta sicurezza nel passato. Solo perché l’odio verso gli ebrei ha raggiunto l’apice omicida nel 1940 non significa che si sia esaurito con la guerra del 1945. E’ vivo e vegeto, anche nel 2013. Che sia su Twitter o nelle vignette che compaiono abitualmente in gran parte della stampa del Medio Oriente, siano gli insulti rozzi e le caricature orribili degli ebrei -naso adunco e arraffa-soldi – esso sussiste ancora.

Freedland continua:

Nell’immaginario antisemita, gli ebrei sono costantemente al lavoro per qualche altro obiettivo nascosto. In questo, l’antisemitismo si distingue da altri razzismi, che tendono a vedere l’odiato come semplicemente inferiore. L’antisemitismo è invece una teoria della cospirazione del potere; crede che gli ebrei – operando sempre collettivamente – si ostinino in qualche grande piano di dominio del mondo. È per questo che le immagini degli ebrei come burattinai, oppure di “banchieri” che hanno il mondo nelle mani  “finanziari”, come il caso della baronessa Jenny Tonge mostra mirabilmente, restano un nervo scoperto.”

Il “burattinai” fa riferimento a un pezzo di Chris Elliott, apparso sul The Guardian che criticava una brutta vignetta di  Steve Campana che raffigurava Sharon come un burattinaio che controllava Tony Blair e William Hague.

E sempre resta a portata di mano dell’antisemita qualche riferimento alla ‘pratica religiosa degli ebrei’, reale o immaginata. Per secoli, coloro che odiano gli ebrei hanno gettato loro in faccia l’accusa di “popolo eletto”, falsamente interpretandola come un mandato per la supremazia ebraica.”

Esempio di vignetta antisemita: la “piovra” ebraica

Esplicativi degli esempi di Freedland, gli articoli di un suo collega al The Guardian: Glenn Greenwald . Qui ci sono alcune sue citazioni:

Grandi ed estremamente influenti gruppi di donatori ebrei incitano per una guerra degli Stati Uniti contro l’Iran , e questo perché questi gruppi sono dedicati a promuovere gli interessi di Israele . ” – 3 Feb 2007

Coloro [tra gli ebrei americani ] che favoriscono l’attacco a Gaza sono certamente colpevoli … di attaccamento emotivo e culturale travolgente per Israele e gli israeliani, tale da rendere loro impossibile, da tempo, il poter guardare a questo conflitto con un qualsiasi residuo di oggettività . ” – 4 Gennaio 2009

Il punto è che il potere della [ lobby israeliana ]  è estremamente dannoso. E’ usato per schiacciare qualunque dibattito , distruggere la carriera e la reputazione di coloro che deviano dalle loro ortodossie , e costringere entrambi i partiti politici a mantenere il rispetto rigoroso di un ordine del giorno che è detenuto da una minoranza di americani , che riguarda principalmente gli interessi di un paese straniero . “- 11 marzo 2009 Salon

Charles Freeman è trascinato nel fango dal solito repertorio accusatorio Israele – centrico ( Marty Peretz , Jon Chait , Jeffrey Goldberg , Michael Goldfarb , ecc , ecc , ecc ) . ” – 9 MARZO 2009

Greenwald potrebbe costituire un interessante campionario di pregiudizi anti semiti nel prossimo lavoro di Freedland. Ma l’articolo 7 della Carta del Giornalista che fine ha fatto?

7 . Il giornalista deve essere consapevole del pericolo di discriminazione che potrebbe essere promosso dai media , e fa il possibile per evitare di facilitare tale discriminazione sulla base , tra l’altro di razza, sesso , orientamento sessuale, lingua, religione, opinioni politiche o di altro , e origini nazionali o sociali .

Antisemitismo: meno se ne parla meglio è?

L’antisemitismo è in crescita ovuque, in Europa e nel mondo. Sono molte le voci che imputano questa recrudescenza alla crisi economica che attanaglia, anche se in misura diversa, quasi tutti i Paesi. La solita tesi che si rifà all’antico bisogno, in momenti di crisi, di un “capro espiatorio”, un gruppo sociale sul quale far ricadere la “colpa”. Gli Ebrei sono tradizionalmente i più esposti a questo genere di rischio. Oggi, nel 2013, come nella Germania del 1933, l’Ebreo che regge le sorti della finanza, che “succhia il sangue” ai “veri” cittadini, quelli non contaminati da strane ascendenze “straniere”, è un discorso del quale si vergognano in pochi.

Vignetta del 1938, Germania: la classe operaia nutre l’insaziabile Ebreo

Sono centinaia, migliaia, centinaia di migliaia, le pagine internet che ci raccontano di come le Banche (per definizione di proprietà ebraica) tengano in mano il mondo, di come poche famiglie Ebree siano proprietarie dei destini di milioni di uomini. Poco importa se nell’elenco dei più ricchi non figurino nomi ebraici. La “percezione” popolare è questa e ovviamente qualcuno che politicamente la cavalchi si trova sempre. Quindi è a causa della crisi che l’avversione e i complottismi contro gli Ebrei rinverdiscono e prolificano?

Ma nel 2004 la crisi economica non faceva ancora cosi’ paura, vero? Eppure George Bensoussan, in un’intervista che rilascio’ a Primo Info, ci diceva qualcosa che potrebbe essere stato scritto un’ora fa. L’intervista, che fece molto discutere, fu poi rimessa on line da Debriefing, nel 2009. Diamo uno sguardo, dato che la Francia – nel rapporto annuale sull’antisemitismo – è risultata essere il Paese nel quale si sono registrati maggiormente episodi violenti.

Vignetta tedesca nazista: l’Ebreo corrompe la gioventù tedesca

Primo : Qual è la vostra opinione circa le manifestazioni di questo inverno, durante le quali si sono sentiti discorsi d’odio, impunemente urlati in pubblico? 

Georges Bensoussan : Cio’ che mi ha colpito in queste manifestazioni è stata, intanto, la vicinanza tra l’estrema sinistra francese e gli imam. Abbiamo una volta di più constatato che l’ultra sinistra non guarda per il sottile in merito alle sue alleanze, ed è pronta ad allearsi con quanto di peggio si trova tra la reazione clericale. Cioè, un movimento anti femminista, omofobo e ostracista. Se la sinistra è antifascista, diceva Georges Orwell, non è pero’ anti-totalitaria.

E’ cio’ che la storia del XX° secolo ci ha abbondantemente mostrato, dall’URSS fino alla Cina per arrivare alla Cambogia dei primi tempi del regime dei Kmer rossi. Fino ad allearsi, oggi, almeno per il tempo di una manifestazione, con l’islamismo. Un secondo punto: la focalizzazione quasi nevrotica dell’estrema sinistra nei confronti di Israele, che abbiamo in molti denunciato, appare oggi in tutta la sua crudezza, la sua violenza, mentre tace silenziosa sulla crudeltà del regime islamista iraniano.

Aspettiamo invano di ascoltare i suoi appelli in sostegno della resistenza iraniana contro il fascismo dei bassiji.

Manifestazione in Scozia, 10 gennaio 2009

Primo : Avete percepito un’evoluzione nei “discorsi” di queste manifestazioni?

Georges Bensoussan : A Metz e a Strasburgo, nel gennaio scorso, nel momento della dispersione di una manifestazione, si è levato un grido: “Alla sinagoga!” Duecento manifestanti, si sono allora precipitati per circondare la sinagoga. Si sono contentati di intimidire. I quattro poliziotti di guardia non sono dovuti intervenire. Questa azione ha fatto suoi gli slogan antisemiti, urlati in strada durante l’Affaire Dreyfus nel 1898-1899. Non avevamo più visto scene simili in Francia da quell’epoca. 

Primo : Ma c’è stato un silenzio totale da parte della stampa!

Georges Bensoussan : Si’ e questo è inquietante. Perché questa azione presenta come verità incontestabile la confusione tra l’azione militare israeliana, della quale ognuno è libero di pensare cio’ che vuole, e la comunità Ebraica di Francia. Gli Ebrei sono assimilati allo Stato d’Israele, e la sinagoga di Metz alla sua ambasciata. Questo slittamento che esclude gli Ebrei dalla comunità nazionale, non è stato rilevato. Il silenzio prudente su questi fatti la dice lunga sullo stato della società francese. Non si vuole soprattutto stigmatizzare, come se una paura non detta paralizzasse questo paese.  Ci rifiutiamo di affrontare il pericolo, sperando che cosi’ facendo si possa fargli fronte, che sparirà da se.  Eppure sappiamo cosa fu negli anni 30 e anche il seguito, il giugno 40 e la dittatura dello Stato francese.

Primo : A proposito delle banlieues, che ne pensate degli scontri del 2005 ?

G.B. : Un gran numero di osservatori si sono stupiti che non sia successo prima. in certe banlieues, che somigliano a volte a zone relegate, prevale in effetti una situazione socialmente pre-esplosiva.  Più di cento auto bruciano ogni notte in Francia, non ci facciamo nemmeno più caso. Questo abituarsi costituisce un segno inquietante, come se facesse parte di un quotidiano banale. Certi territori sono quasi abbandonati (vedere le forze di polizia a Seine Saint Denis), e sempre più spesso la polizia non ci entra. E’ la realtà quotidiana di migliaia di Francesi che hanno il sentimento di essere cittadini di serie B.

Primo. : La violenza è perpetrata da una popolazione sempre più giovane

G.B. : La violenza descritta nel  2002 in “I Territori perduti della Repubblica” impallidisce di fronte a quella vissuta oggi in alcune scuole. Molti insegnanti raccontano ben di peggio di quanto raccontammo nel 2002.  Le scene di violenza armi in pugno sono ormai frequenti.

All’inizio dell’anno, nelle terze classi, si presenta un poliziotto in uniforme per sensibilizzare gli allievi sul ruolo civico della polizia. Un allievo chiede cortesemente: “Perché voi avete diritto alle armi e noi no?” Ingenuità a parte, questo parla della de-istituzionalizzazione della società. L’affondamento del simbolico e della Legge,  quindi delle istituzioni che le rappresentano, è la genesi della violenza. Il giurista e psicoanalista Pierre Legendre dice delle nostre società che sono post-naziste. Che la parte del simbolico distrutta dal nazismo non ha mai più potuto essere ricostruita. … Chi è chi? Chi fa cosa? Chi ha fatto cosa? Quando le tracce della filiazione sono rimescolate, si è nella follia e nella violenza. Solo la Legge istituzionalizza e umanizza.

Occupy Wall Street

Primo : Il risveglio sarà doloroso?

G.B.: Possiamo ingannarci per un po’; come diceva Churchill, possiamo ingannare « un po’, e un momento ma non tutti e non sempre». Ci sarà il risveglio. Ma a che prezzo? E alla fine dei conti quanto costerà il disastro? La tattica che consiste nel pensare che tacere sotterrerà il pericolo è ingenua e vigliacca come se non parlare di un problema gli impedisse di esistere. Prima dell’aprile 2002 il Partito Socialista pensava che meno si fosse parlato di violenze antisemite nelle banlieues e meglio sarebbe stato. La situazione, invece di calmarsi si è aggravata.

A che punto siamo con l’antisemitismo in Europa?

I numeri, le statistiche, le ricerche sono sempre un po’ noiosi. Il freddo elenco di fatti, magari drammatici, ridotti a cifre non appassiona. Pero’ ci sono utili per inquadrare un fenomeno, comprenderne -almeno in parte – la portata. Cosi’ forse non sarà vano dare un’occhiata al Rapporto 2012 in merito all’antisemitismo nel mondo, redatto da The Lester and Sally Entin Faculty of Humanities Kantor Center for the Study of Contemporary European Jewry, Moshe Kantor Database for the Study of Contemporary Antisemitism and Racism, dell’Università di Tel Aviv.

Intanto il rapporto ci dice che gli atti antisemiti, in un anno, sono aumentati del 30% in tutto il mondo. Il rapporto, che è stato presentato alla vigilia del Giorno della Memoria, ha mostrato che vi sono stati 686 atti di violenza e vandalismo , contro i 526 del 2011. Essi comprendono 273 attacchi contro persone, tra cui 50 a mano armata , 166 minacce dirette alla vita e la profanazione di 190 tra sinagoghe, cimiteri e monumenti .

In Francia si sono registrati il maggior numero di attacchi con 200 , contro i 114 del 2011. Poi nell’ordine Stati Uniti con 99 , il Regno Unito , 84 , Canada 74 , e Australia , 53 . Il rapporto afferma che l’aumento è dovuto in parte all’attacco terroristico alla scuola Hatorah Otzar a Tolosa nel mese di marzo, che ha ucciso un rabbino e tre figli e ha portato a una serie di incidenti “copia” contro la comunità ebraica in Francia . Inoltre , l’operazione Pillar of Defence a Gaza , ha portato ad un aumento di breve durata di atti di antisemitismo , e ad una escalation nelle attività dell’ estrema destra, con il rafforzamento di partiti con una chiara agenda antisemita , in particolare in Ungheria e Grecia , così come in Ucraina .

Esempio di vignetta “classica” antisemita, spacciata per anti sionista

Vediamo alcuni esempi:

Argentina: 19 ott 2012 – Concordia, Entre Rios – Un messaggio discriminatorio e antisemita, che includeva riferimenti nazisti, è stato dipinto sulla facciata di una scuola pubblica.

6 settembre 2012 – Cordoba – Il cantante Miguel Vilanova afferma durante una performance: “io sono antisemita, ma non anti-ebraico” e “il piano sionista per comprare la Patagonia dura da più di 150 anni”.

6 settembre 2012 – Mendoza – Nel corso di una partita di basket, il padre del giocatore Andres Berman è stato aggredito fisicamente, dopo aver criticato le dichiarazioni antisemite dei tifosi di una squadra avversaria.

31 agosto 2012 – Santiago – Il presidente della Federazione Palestinese  cilena, Mauricio Abu Ghosh, ha detto alla stazione  radio “Cooperativa” che “i nazisti erano pesci piccoli rispetto ai sionisti di oggi, che costituiscono lo Stato di Israele.” Ha anche detto, “I nazisti erano bambini rispetto ai sionisti di oggi, per come si sono incarnati nello Stato di Israele “.

In Australia:

1 febbraio 2012 – Melbourne – “Il miglior Ebreo è un Ebreo morto” e il disegno di un impiccato, tracciato con vernice spray, in un bagno pubblico del mercato situato nel sobborgo di Melbourne Wantirna.

Esempio di “hate speech”

FRANCIA

11 Dicembre 2012 – Istres – Un insegnante di scuola superiore , quotidianamente insultato con epiteti antisemiti da alcuni dei suoi studenti è stato centrato da una bomba all’acido muriatico . Una bottiglia contenente acido cloridrico è stata gettata nella stanza alle 8.30, all’inizio di una lezione. Uno studente dette l’allarme in tempo per far uscire gli studenti prima dell’esplosione . Uno studente rimase comunque ferito . La polizia arresto’ un 19enne .

3 dicembre 2012 – Sarcelles – Grandi svastiche scarabocchiata sui muri di una pizzeria kasher nella periferia di Parigi .

29 novembre 2012 – Aix en Provence – Un uomo ebreo sente delle grida provenire dall’esterno del suo appartamento: “Sporco Ebreo ! Sporco Ebreo ! Ti daremo uno Shabbat shalom ! ” Uscendo, si trova davanti tre giovani di origine Nord africana che lo colpiscono , lo prendono a calci , strappano la mezuzah dalla porta, gli sputano e gli urinano addosso.

17 novembre 2012 – Sarcelles – In questo sobborgo di Parigi , un giovane ebreo esce dalla sinagoga ed è aggredito da tre giovani uomini Norda-africani, che gli urlano: “Hey sporco Ebreo ! Fotto Israele , ti ammazziamo! ” Due degli assalitori lo accoltellano e lo prendono a calci , mentre il terzo lo colpisce al braccio con una mazza da baseball .

28 Ottobre 2012 – Aix – les – Bains – volantini antisemiti con riferimento agli ebrei come ” i principali responsabili per la decadenza dei bianchi e l’invasione delle razze inferiori” sono spediti ai residenti della città.

22 Ottobre 2012 – Parigi – Un ragazzo ebreo di 12 anni, mentre stava alla fermata del bus della scuola , è assalito da due uomini intorno ai 40 anni , che parlando arabo , cominciano a insultarlo e poi lo colpiscono con le loro cinture . I passanti intervengo e mettono in fuga gli aggressori .

9 Ottobre 2012 – Avignone – La lapide all’ingresso del cimitero ebraico , con una stella di Davide e la scritta ” Cimitero ebraico ” , è distrutta .

9 Ottobre 2012 – Parigi – 9 anni, è colpito al braccio da colpi di pistola mentre sta lasciando la sinagoga .

5 ottobre 2012 – Seine Saint Denis – Una famiglia sta cenando nella sua sukkah, quando un gruppo di persone inizia a cantare, sbeffeggiandoli . Pochi minuti dopo, ciottoli e pezzi di asfalto arrivano sul tetto della sukkah . La famiglia ha riferito di aver udito : “Sporchi ebrei , vi acchiappiamo – ebrei avremo la vostra pelle – Fuori di qui – Tornate a casa “. Una donna della famiglia è ferita da un sasso alla schiena .

19 Settembre 2012 – Sarcelles – Una bomba incendiaria è gettata in un supermercato Kasher da due assalitori mascherati , causando almeno un ferito .

4 settembre 2012 – Montreuil – “Fotti gli ebrei. Fotti la scuola . ” Scritto a caratteri cubitali, all’ingresso del liceo pubblico Paul Eluard , nel sobborgo parigino di Montreuil . La scuola si trova vicino a una scuola ebraica di commercio , l’ORT Daniel Mayer .

Esempio di vignetta antisemita, spacciata come in sostegno ai Palestinesi

7 Agosto 2012 – Parigi – Una ragazza ebrea di 17 anni è duramente picchiata da un’araba di 18 anni, in un centro commerciale in un sobborgo di Parigi . L’attaccante si lascia andare a insulti antisemiti durante l’aggressione “Sporca ebrea, ti sotterro” La polizia  l’arresta .

20 luglio 2012 – Parigi – Una sinagoga è profanata per la terza volta in 10 giorni; i vandali gettano i libri di preghiera e i tallit a terra e mandano in frantumi le finestre dell’edificio .

5 Luglio 2012 – Toulouse – Uno studente di 17 anni, della scuola ebraica Ozar Hatorah, è aggredito su un treno che va da Tolosa a Lione . I due giovani responsabili dell’attacco sono arrestati .

8 giu 2012 – Sarcelles – Un ragazzo Ebreo di 18 anni è aggredito fisicamente da uomini che gridano insulti antisemiti e gli rubano il telefono .

2 giugno 2012 – Lione – Tre giovani ebrei con le kippot in testa, sono aggrediti mentre camminano verso una scuola ebraica, per Shabbat . Un gruppo di più di 10 assalitori, dopo averli circondati, canta ” sporchi Ebrei “, colpendoli poi con martelli e sbarre di ferro e ferendone due alla testa e al braccio .

Esempio di vignetta antisemita: gli Ebrei comandano il mondo

26 marzo 2012 – Paris – Un ragazzo ebreo di 12 anni  è  picchiato fuori dalla scuola ebraica Ozar  Hatorah a Parigi, da giovani che recitano slogan antisemiti. Il ragazzo è colpito e ferito nella parte posteriore della testa.

19 marzo 2012 – Toulouse – Quattro ebrei sono uccisi alla scuola ebraica Ozar Hatorah da un terrorista armato, in seguito identificato dalle autorità come Mohammed Merah . Rabbi Jonathan Sandler , 30 , ed i suoi due figli Aryeh 6 anni e Gabriel , 3 , sono uccisi mentre stavano entrando nei locali della scuola . Merah poi, entrato nella scuola , continuando a sparare a studenti e docenti, corre dietro Miriam Monsonego , 8 anni, figlia del preside della scuola , l’afferra per i capelli e le spara un colpo in testa . Merah è responsabile anche per l’uccisione di tre soldati francesi. In una telefonata a una stazione televisiva francese , Merah ha dichiarato di aver preso di mira la scuola ebraica per vendicare l’uccisione dei bambini a Gaza. Merah era potuto andare ad addestrarsi in Pakistan e in Afghanistan e si era legato all’ organizzazione terroristica di Al Qaeda . Forse puo’ anche aver avuto legami con Forsane Alizza , un’organizzazione di ultra destra, messa fuorilegge dal governo francese nel mese di gennaio per sostegno al terrorismo . Il 22 marzo , dopo 32 ore di assedio da parte della polizia , Merah è ucciso.

Vignetta antisemita, spacciata per “pro palestinese”

E poi la Germania, con tre attacchi fisici a distanza di un mese l’uno dall’altro; l’Italia, con deturpazioni oltraggiose di sinagoghe e contrasto della celebrazione pubblica di Hanukkah; l’Ungheria, con una lunga sequenza di vandalismi, dalla bandiera di Israele bruciata, ai cimiteri ebraici e le sinagoghe imbrattate, alle aggressioni fisiche.

Nel corso di una conferenza stampa che annunciava i risultati del rapporto, Moshe Kantor , presidente del Congresso ebraico europeo , ha indicato l’Ungheria come “modello” per valutare le tendenze razziste e antisemite più preoccupanti in Europa .

” Ci sono segnali estremamente preoccupanti,  provenienti dall’Ungheria; gli attacchi contro le minoranze e i commenti oltraggiosi da parte di politici di estrema destra, si susseguono ormai ogni settimana “, ha detto Kantor . “Purtroppo , le linee rosse continuano ad essere attraversate e questo richiede una reazione molto decisa , sia da parte del governo ungherese che dell’Unione europea, per respingere questi fenomeni. Kantor ha chiesto “una politica di ‘ tolleranza zero ‘ contro il razzismo . ”  “Stiamo spingendo per un incontro tra i leader ungheresi e l’UE, per l’avvio di audizioni in commissioni competenti, perché questa situazione non può continuare “, ha detto .

Quanto costa il terrorismo ai Palestinesi?

Questa volta non si tratta di smentire nulla, al contrario. Ci sono verità che sembrano non interessare nessuno, perché? Una di queste si basa su una domanda semplice che potrebbe, per logica, venire in mente a chiunque e cosi’ non è: Quanto costa il terrorismo all’economia Palestinese?

Per fortuna la domanda se l’è posta Cifwatch e lo spunto lo ha dato l’intervento di Mona Chalabi, sul blog del The Guardian. Chi è Mona Chalabi? Sulla pagina del The Guardian è presentata cosi’:

Mona Chalabi è una ricercatore e giornalista nel team del Guardian. In precedenza ha lavorato presso la Banca d’Inghilterra, l’Economist Intelligence Unit, Transparency International ed è osservatore permanente delle Nazioni Unite.

Mona Chalabi si interessa ai “profughi”, ma solo a quelli Palestinesi, ovviamente. Non le passa neppure per la testa che ce ne siano stati anche di Ebrei. Dunque, Mona Chalabi è quella che attribuisce i gravi problemi che affliggono l’economia Palestinese, interamente a Israele. Per lei il terrorismo Palestinese è stato ed è completamente irrilevante in proposito.

Non una parola sui costi del terrorismo, sulla corruzione dell’amministrazione Palestinese che ormai non è più un segreto per nessuno, non una parola sull’intervento egiziano che ha cambiato le sorti del contrabbando tra Egitto e Gaza, da quando l’esercito ha fermamente operato in modo da distruggere le centinaia di tunnels abusivi che collegavano i due territori. Nulla. Solo e soltanto “l’occupazione” è responsabile. Insomma, qual è il Chalabi-pensiero? Niente di originale:

L’occupazione israeliana nei territori Palestinesi, la barriera che ha costruito lungo e all’interno della Cisgiordania, così come i suoi blocchi terra, aria e mare nella striscia di Gaza hanno posto severe limitazioni al successo delle politiche economiche Palestinesi. Una complessa rete di checkpoint e blocchi stradali rendono difficile per i Palestinesi spostarsi all’interno del Territori, per affari o commercio. Gli agricoltori la cui terra è ormai alle spalle della barriera, sono costretti a richiedere i “permessi per visitatori ‘, che Israele rifiuta regolarmente – in Akkaba sono state approvate il  49% delle domande nel 2011, e solo il 20% nel 2012. Più di recente, un rapporto della Banca Mondiale ha rilevato che le restrizioni israeliane in Cisgiordania soltanto, costano all’economia Palestinese $ 3,4 miliardi (£ 2,1 miliardi) l’anno, ovvero il 35% del suo PIL.

E via discorrendo. I “dati” della Chalabi sono stati confutati, ma cio’ che sorprende (per modo di dire) è il completo annullamento del “fattore terrorismo” nel rapporto. Come al solito, le misure di difesa che Israele è stato COSTRETTO a mettere in atto sono presentate “nude e crude”, senza nemmeno un accenno alle cause che le hanno provocate. Non c’è traccia nei suoi report di parole come “razzi”, “terrorismo”, “terroristi”.

E invece, nonostante la Chalabi non ne voglia parlare, proviamo ad elencare le “voci di spesa” che il terrorismo ha inflitto all’economia Palestinese :

Il costo che l’economia Palestinese subisce a causa delle misure di sicurezza israeliane, rese necessarie dal terrorismo

Il costo di approvvigionamento, produzione , manutenzione e distribuzione di circa 13.000 razzi lanciati dai terroristi da Gaza

Il costo del tunnel a Gaza , sia per quanto riguarda i fondi del governo utilizzati per la loro costruzione , così come l’impiego dei materiali da costruzione di calcestruzzo e altri che sarebbero altrimenti utilizzati per migliorare le loro infrastrutture

I costi delle armi , munizioni, cinture esplosive , ordigni esplosivi ( e la formazione di ‘ militanti ‘ per utilizzare tali armi ) nella West Bank e Gaza, da dopo la prima Intifada

Il relativo costo di migliaia di Palestinesi coinvolti nel settore del terrore che potrebbero altrimenti essere impiegati nelle imprese più produttive

Il costo per l’ Autorità Palestinese degli stipendi ai terroristi rinchiusi nelle carceri israeliane

Il costo per l’economia Palestinese per la glorificazione del terrore e la persecuzione sionista da parte della leadership e il conseguente fallimento dei programmi di istruzione , dedizione al lavoro e innovazione.

Un tunnel Rafah-Egitto

Il costo di un razzo Grad, venduto sul mercato iraniano a soli 1000 dollari, con “l’aggravio” calcolato sulle perdite inflitte dall’esercito israeliano ogni volta che una base terroristica è distrutta, i costi di spedizioni estremamente complicate che comportano, tra l’altro, anche le vistose tangenti che necessariamente devono essere pagate ad ogni passo fatto dai razzi, aumenta esponenzialmente fino a costare, dagli iniziali 1000 dollari, 10.000 una volta arrivato a Gaza.

I tunnels da Gaza all’Egitto devono essere necessarimente intonacati, per tentare di evitare possibili crolli e forniti di illuminazione elettrica e linee telefoniche. Un tunnel scoperto ad ottobre, lungo 1,7 km,  scavato a 18 metri di profondità, ha richiesto l’impiego di circa 500 tonnellate di cemento e calcestruzzo.

Quante opere avrebbero potuto essere costruite con le centinaia di tonnellate di calcestruzzo e cemento impiegate per i tunnels? Quante scuole, quanti ospedali? Un tunnel scavato a 18 metri di profondità costa approssimativalente 10 milioni di dollari. Nel 2010 le stime parlavano di 7000 persone, impiegate in 1000 tunnels a Rafah.

Nel mese di aprile 2011, il Registro dell’Autorità Palestinese ha pubblicato una risoluzione del governo che concede a tutti i detenuti in Israele per crimini contro la sicurezza e per reati collegati al terrorismo uno stipendio mensile (Al-Hayat Al-Jadida, 15 Aprile 2011). Questa nuova risoluzione, 2010, capitoli 21 e 23, ha formalizzato quella che è stata a lungo una pratica dell’Amministrazione Palestinese. La legge definisce chi ha titolo per essere considerato “prigioniero” e conseguente diritto allo stipendio mensile:

“Chiunque imprigionato nelle carceri dell’occupante [Israele] a causa della sua partecipazione alla lotta contro l’occupazione” (Cap. 1 della legge sui prigionieri, 2004/19, www. alasra.ps, accessibili 9 mag 2011)

Secondo questi parametri, più di 4.500 detenuti (al dicembre 2012) hanno diritto a questi stipendi. E’ da specificare che i detenuti “semplici”, quelli arrestati per reati che nulla hanno a che vedere con il terrorismo, NON ricevono uno stipendio.

Questi pagamenti sono prelevati dal bilancio generale dell’Amministrazione e dalle imposte sul reddito, come per tutti gli altri stipendi della Amministrazione pubblica. (Al-Hayat Al-Jadida 19 giugno 2011). Gli stipendi variano dai 2.400 shekel ai 12.000 shekel. Più lunga è la condanna (e quindi si suppone anche più grave il reato), più lo stipendio aumenta. Quindi, a un semplice fiancheggiatore potrebbe essere assegnato uno stipendio base, mentre a un pluri- omicida spetterebbe lo stipendio massimo.

Per i terroristi che invece avessero scontato le loro condanne e fossero stati rilasciati, l’Amministrazione Palestinese prevede “gratifiche” speciali. Nel settembre 2013, il Primo ministro Rami Hamdallah ha reso nota la cifra di 15 milioni di dollari destinati a 5000 Palestinesi rilasciati dopo aver scontato condanne per terrorismo. Il giornale Al Hayyat al Jadida ha reso noto, nel maggio 2013, che l’Unione Europea ha contribuito al pagamento degli stipendi dell’Amministrazione Palestinese (capitolo nel quale rientrano anche gli stipendi e le “gratifiche” ai terroristi) con 19.200.000 Euro.

L’Australian Christian Charity World Vision, uno dei più importanti gruppi di assistenza australiani, ha invece, nel 2010, finanziato un centro giovanile intitolato al Palestinese terrorista Abu Jihad. Il quotidiano dell’Autorità palestinese ha riferito che i rappresentanti di World Vision Australia hanno incontrato i rappresentanti Palestinesi della Gioventù di Jenin e i responsabili sportivi per pianificare l’operazione del “World Vision Stadio – Palestina / Qabatiya,” all’interno del “Shahid (martire) Abu Jihad Youth Center “, e per discutere di cooperazione futura.

Sono solo accenni, tanto ci sarebbe da approfondire in merito. Certo è che nell’analisi della crisi economica Palestinese non basta cavarsela sbrigativamente con due parolette di rito contro “l’occupante sionista”. L’economia Palestinese deve anche essere necessariamente analizzata dal punto di vista dei costi ingentissimi che il terrorismo e le amministrazioni irresponsabili e corrotte infliggono alla popolazione. Ma questo è un discorso scomodo che al momento solo pochi Stati tra quelli chiamati in causa direttamete dai loro finanziamenti alle due Amministrazioni, quella di Hamas e quella di Abbas, hanno il coraggio di affrontare.

Festeggiare l’Intifada fa tenerezza all’Occidente; perché?

Venerdi’ 27 settembre 2013, ricorrevano i tredici anni dall’inizio dell’Intifada. A Gaza e Ramallah sono stati “festeggiati” con scontri, lanci di molotov e pietre, bandiere di Israele bruciate, ritratti di Peres e Netanyahu dati alle fiamme.

Tra i “pacifisti” o pacificatori o cooperanti italiani che dir si voglia, presenti a Gaza, c’è stato chi – non solo ha trovato giusto festeggiare tale ricorrenza – ma ha anche lamentato la scarsa visibilità data agli scontri sui media mondiali. Per esempio Rosa Schiano, cooperante a Gaza, come lo fu prima di lei Vittorio Arrigoni, al quale è succeduta, scrive sulla sua pagina facebook:

“Una domanda prima di andare a dormire. Una domanda che forse stanotte non mi farà più dormire. Perché i media occidentali non hanno coperto le manifestazioni che si sono tenute oggi in Cisgiordania e Gaza? Non è forse importante riportare dei moti di protesta nei paesi arabi? Non è forse importante riportare di manifestazioni di una resistenza che dura da 60 anni e che chiede la fine di un’occupazione e di un assedio che strangola un’ intera popolazione? Se i media non fossero piegati al ricatto… probabilmente avremmo fatto qualche passo in più.”

Rosa Schiano

E anche, della sua partecipazione attiva alla manifestazione:

“Una bella giornata di resistenza contro l’ occupazione. Il cuore ama, la gola brucia, l’aria è fresca ed il cielo e’ stellato. Nessun drone. Non ho paura stanotte, che sia una buonanotte.”

Ecco, per questa pacifista/pacificatrice/cooperante, ricordare e festeggiare l’Intifada ispira coraggio e amore al cuore. Su Wikipedia si puo’ leggere un elenco parziale delle vittime israeliane dell’Intifada, quell’impresa omicida e fallimentare, quel periodo di sangue e terrore che coinvolse tutti, palestinesi e israeliani.

Wichlav Zalsevsky (24), Rabbi Binyamin Herling (64), Amos Machlouf (30), Ayelet Shahar Levy (28), Hanan Levy (33), Noa Dahan (25), Sarah Leisha (42), Gabi Zaghouri (36), Miriam Amitai (35), Gavriel Biton (34), Itamar Yefet (18), Shoshana Reis (21), Meir Bahrame (35), Rina Didovsky (39), Eliyahu Ben-Ami (41), Eliahu Cohen (29), Binyamin Ze’ev Kahane (34), Talia Kahane (31), Ofir Rahum (16), Motti Dayan (27), and Etgar Zeituny (34), Dr. Shmuel Gillis, Simcha Shitrit (30), Staff-Sgt. Ofir Magidish (20), Sgt. David Iluz (21), Sgt. Julie Weiner (21), Sgt. Rachel Levy (19), Sgt. Kochava Polanski (19), Cpl. Alexander Manevich (18), Cpl. Yasmim Karisi (18), Naftali Dean (85), Yevgenya Malchin (70), Shlomit Ziv (58), Shalhevet Pass (10 months), Eliran Rosenberg-Zayat (15), Naftali Lanzkorn (13), Dina Guetta (42), Stanislav Sandomirsky (38), Dr. Mario Goldin (53), Simcha Ron (60), Yaakov “Koby” Mandell (13), Yosef Ishran (14), Idit Mizrahi (20), Tirza Polonsky (66), Vladislav Sorokin (34), Yulia Tratiakova (21), Miriam Waxman (51), David Yarkoni (53), Asher Iluz (33), Sara Blaustein (53), Esther Alvan (20), Gilad Zar (41), Maria Tagiltsiva (14), Raisa Nimrovsky (15), Ana Kazachkova (15), Katherine Kastaniyada-Talkir (15), Irena Nepomnyashchi (16), Mariana Medvedenko (16), Yulia Nelimov (16), Liana Saakyan (16), Marina Berkovizki (17), Simona Rodin (18), Aleksei Lupalu (16), Yelena Nelimov (18), Irena Usdachi (18), Ilya Gutman (19), Roman Dezanshvili (21), Diez Normanov (21), Ori Shahar (32), Yael-Yulia Sklianik (15), Sergei Panchenko (20), Jan Bloom (25), Yevgeniya Dorfman (15), Yehuda Shoham (5 months), Dan Yehuda (35), Doron Zisserman (38), Ilya Krivitz (62), Ekaterina (Katya) Weintraub (27), Aharon Obadyan (41) Yair Har Sinai (51), Eliahu Na’aman (32), Yosef Twito (45), Yehezkel (Hezi) Mualem (49), David Cohen (28), Yuri Gushchin (18), Ronen Landau (17), Tehiya Bloomberg (40, five months pregnant), Yitzhak Snir (51), Giora Balash (60), Zvika Golombek (26), Shoshana Yehudit Greenbaum (31), Tehila Moaz (18), Frieda Mendelsohn (62), Michal Raziel (16), Malka Chana Roth (15), Mordechai Schijveschuuder (43), Tzira Schijveschuuder (41), Ra’aya Schijveschuuder (14), Avraham Yitzhak Schijveschuuder (4), Hemda Schijveschuuder (2), Lily Shimashvili (33), Tamara Shimashvili (8), Yocheved Shoshan (10), Aliza Malka (17), Sharon Ben-Shalom (26), Yaniv Ben-Shalom (27), Doron Sviri (20), Dov Rosman (58), Meir Lixenberg (38), Oleg Sotnikov (35), Amos Tajouri (60), Dr. Yigal Goldstein (47), Morrel Derfler (45), Daniel Yifrach (19), Ruth Shua’i (46), Meir Weisshaus (23), Sarit Amrani (26), Salit Sheetrit (28), Zvia Pinhas (64), Sgt. Tali Ben-Armon (19), Sergei Freidin (20), Haim Ben-Ezra (76), Hananya Ben-Avraham (46), Tourism Minister Rehavam Ze’evi (75), Ayala Levy (39), Smadar Levy (23), Lydia Marko (63), Sima Menahem (30), Shoshana Ben Ishai (16), Menashe (Meni) Regev (14), Hadas Abutbul (39), Aharon Ussishkin (50), Noam Gozovsky (23), Michal Mor (25), Etty Fahima (45), Samuel Miloshevsky (45), Yehiav Elshad (28), Inbal Weiss (22), Assaf Avitan (15), Michael Moshe Dahan (21), Israel Ya’akov Donino (17), Yosef El-Ezra (18), Nir Haftzadi (19), Yuri Korganov (20), Golan Turgemen (15), Guy Vaknin (19), Adam Weinstein (14), Moshe Yedid-Levy (19), Ido Cohen (17), Rasem Safulin (78), Leah Strick (73), Cicilia Kozamin (76), Faina Zabiogailu (64), Mara Fishman (53), Ronen Kahalon (30), Riki Hadad (30), Samion Kalik (64), Mikha’el Zaraisky (71), Yitzhak Ringle (41), Ina Frenkel (60), Tatiana Borovik (23), Yelena Lumkin (62), Mark Khotimliansky (75), Rosaria Reyes (42), Prof. Baruch Singer (51), Yair Amar (13), Esther Avraham (42), Border Police Chief Warrant Officer Yoel Bienenfeld (35), Moshe Gutman (40), Avraham Nahman Nitzani (17), Yirmiyahu Salem (48), Israel Sternberg (46), David Tzarfati (38), Hananya Tzarfati (32), Ya’akov Tzarfati (64), Zion Ohana (45), Yoela Chen (45), Boris Melikhov (56), Aharon Ellis (32), Anatoly Bakshiev (62), Avi Yazdi (24), Edward Bakshayev (48), Dina Binayev (48), Sarah Hamburger (79), Svetlana Sandler (56), Pinhas Tokatli (81), Miri Ohana (45), Yael Ohana (11), St.-Sgt. Maj.(res) Moshe Majos Meconen (33), Moranne Amit (25), Rachel Thaler (16), Keren Shatsky (15), Nehemia ‘Amar (15), Ahuva Amergi (30), Maj. Mor Elraz (25), St.-Sgt. Amir Mansouri, Minhal Dragma (22), Valery Ahmir (45), Aharon Gorov (46), Avraham Fish (65), Avraham Nehmad (17), Avi Hazan (37), Lidor Ilan (12), Oriah Ilan (1), Shauli Nehmad (15), Gafnit Nehmad (32), Shiraz Nehmad (7), Shlomo Nehmad (40), Tsofit Yarit Eliahu (23), Ya’akov Avraham Eliahu (under 1), Liran Nehmad (3), Capt. Ariel Hovav (25), Lt.(res.) David Damelin (29), 1st Sgt.(res.) Rafael Levy (42), Sgt.-Maj.(res.) Avraham Ezra (38), Sgt.-Maj.(res.) Eran Gad (24), Sgt.-Maj.(res.) Yochai Porat (26), Sgt.-Maj.(res.) Kfir Weiss (24), Sergei Birmov (33), Vadim Balagula (32), Didi Yithak (66), Police officer FSM Salim Barakat (33), Yosef Habi (52), Eli Dahan (53), Devorah Friedman (45), Maharatu Tagana (85), Arik Krogliak (18), Tal Kurtzweil (18), Asher Marcus (18), Eran Picard (18), Ariel Zana (18), Limor Ben-Shoham (27), Nir Rahamim Borochov (22), Danit Dagan(25), Livnat Dvash (28), Tali Eliyahu (26), Uri Felix (25), Dan Imani (23), Natanel Kochavi (31), Baruch Lerner-Naor (28), Orit Ozarov (28), Avraham Haim Rahamim (29), Israel Yihye (27), Avia Malka (9 months), Eyal Lieberman (42), Lynne Livne (49), Lt. German Rojyakov (25), Yehudit Cohen (33), Alexei Kotman (29), Ofer Kanerik (44), Atara Livne (25) Noa Auerbach (18), Mogus Mahento (65), Bella Schneider (53), Alon Goldenberg (28), Aharon Revivo (19), Shimon Edri (20), Mikhael Altfiro (19), Meir Fahima (40), Yitzhak Cohen (48), Tsipi Shemesh (29), Gadi Shemesh (34), Esther Kleiman (23), Avi Sabag (24), Shula Abramovitch (63), David Anichovitch (70), Alter Britvich (88), Frieda Britvich (86), Andre Fried (47), Idit Fried (47), Dvora Karim (73), Michael Karim (78), Eliezer Korman (74), Yehudit Korman (70), Sivan Vider (20), Ze’ev Vider (50), Ernest Weiss (80), Anna Yakobovitch (78), George Yakobovitch (76), Avraham Beckerman (25), Shimon Ben-Aroya (42), Miriam Gutenzgan (82), Amiram Hamami (44), Perla Hermele (79), Marianne Myriam Lehmann Zaoui (77), Lola Levkovitch (70), Sarah Levy-Hoffman (89), Furuk Na’imi (62), Eliahu Nakash (85), Chanah Rogan (90), Irit Rashel (45), Clara Rosenberger (77), Yulia Talmi (87), Rachel Gavish (50), David Gavish (50), Avraham Gavish (20), Yitzhak Kanner (83), Tuvia Wisner (79), Michael Orlansky (70), Haim Smadar (55), Rachel Levy (17), Rachel Charhi (36), Aviel Ron (54), Anat Ron (21), Ofer Ron (18), Shimon Koren (55), Ran Koren (18)* Gal Koren (15), Adi Shiran (17), Shimon Shiran (57), Suheil Adawi (32), Dov Chernobroda (67), Moshe Levin (52), Danielle Menchel (22), Orly Ofir (16), Ya’akov Shani (53), Daniel Carlos Wegman (50), Carlos Yerushalmi (52), Tomer Mordechai (19), Border Police Cpl. Keren Franco (18), Border Police Cpl. Noa Shlomo (18), IDF Sgt.-Maj. (res.) Shlomi Ben-Haim (26), Sgt.-Maj. (res.) Nir Danieli (24), Sgt.-Maj. (res.) Ze’ev Henik (24), IDF Sgt. Michael Weissman (21), Prisons Service warder Shimon Stelkol (34), Avinoam Alafia (26), Nissan Cohen (57), Yelena Konrav (43), Rivka Fink (75), Zuhila Hushi (47), Lin Chin Mai (34), Chai Zin Chang (32), Danielle Shefi (5), Arik Becker (22), Katrina (Katya) Greenberg (45), Ya’acov Katz (51), Pnina Hikri (60), Sharuk Rassan (42), Shoshana Magmari (51), Anat Temporush (36), Haim Rafael (64), Daliah Massah (64), Nir Lobatin (31), Avi Biaz (26), Rahamim Kimche (58), Edna Cohen (61), Yisrael Shikar (45), Yitzhak Bablar (58), Esther Bablar (54), Regina Malka Boslan (62), Nawa Hinawi (51) Nisan Dolinger (43), Arkady Vieselman (39), Victor Tatrinov (62), Yosef Haviv (70), Elmar Dezhabrielov (16), Gary Tauzniasky (65), Ruth Peled (56), Sinai Keinan (14 months), Netanel Riachi (17), Gilad Stiglitz (14) and Avraham Siton (17), Albert Maloul (50), Cpl. Liron Avitan (19), Cpl. Avraham Barzilai (19), Cpl. Dennis Blumin (20), St.-Sgt. Eliran Buskila (21), St.-Sgt. Zvi Gelberd (20), Sgt. Violetta Hizgayev (20), St.-Sgt. Ganadi Issakov (21), Sgt. Sariel Katz (21), Cpl. Vladimir Morari (19), Sgt. Yigal Nedipur (22), Sgt. Dotan Reisel (22), St.-Sgt. David Stanislavksy (23), Sgt. Sivan Wiener (19), Zion Agmon (50), Adi Dahan (17), Shimon Timsit (35), Eliyahu Timsit (32) Erez Rund (18), St.-Sgt. Eyal Sorek (23), Yael Sorek (24, nine months pregnant) Hadar Hershkowitz (14), Boaz Aluf (54), Shani Avi-Zedek (15), Leah Baruch (59), Mendel Bereson (72), Raphael Berger (28), Michal Biazi (24), Tatiana Braslavsky (41), Galila Bugala (11), Raisa Dikstein (67), Dr. Moshe Gottlieb (70), Baruch Gruani (60), Orit Hayla (21), Helena Ivan 63, Iman Kabha (26), Shiri Negari (21), Gila Nakav (55), Yelena Plagov (42), Liat Yagen (24) Rahamim Zidkiyahu (51), Gila Sara Kessler (19), Shmuel Yerushalmi (17), Michal Franklin (22), Noa Alon (60), Hadassah Jungreis (20), Tatiana Igelski (43), Gal Eisenman (5), Yosef Twito (31), Rachel Shabo (40), Neria Shabo (16), Avishai Shabo (5), Zvika Shabo (14), Yonatan Gamliel (16), Keren Kashani (29), Ilana Siton (41), Galila Ades (43), Zilpa Kashi (67), Gal Shilon (32), Yocheved Ben-Hanan (21), Sarah Tiferet Shilon (11 months), The premature Weinberg infant Adrian Andres (30), Xu Hengyong (25), Boris Shamis (25), Li Bin (33), Dmitri Pundikov (33), Rabbi Elimelech Shapira (43), St.-Sgt. Elazar Lebovitch (21), Rabbi Yosef Dikstein (45), Hannah Dikstein (42), Shuv’el Zion Dikstein (9), Shlomo Odesser (60), Mordechai Odesser (52), David (Diego) Ladowski (29), Levina Shapira (53), Marla Bennett (24), Benjamin Blutstein (25), Dina Carter (37), Janis Ruth Coulter (36), David Gritz (24), Daphna Spruch (61), Revital Barashi (30), Shani Ladani (27), Amitai Yekutiel (34), Nizal Awassat (52), Mordechai Yehuda Friedman (24), Sari Goldstein (21), Maysoun Amin Hassan (19), Marlene Miriam Menahem (22), Sgt.-Maj. Roni Ghanem (28), Sgt. Yifat Gavrieli (19), Sgt. Omri Goldin (20), Adelina Kononen (37), Rebecca Roga (40) Avi Wolanski (29), Avital Wolanski (27), Yafit Herenstein (31), David Buhbut (67), Yosef Ajami (36), Shoshana (Rosanna) Siso (63), Ofer Zinger (29), Solomon Hoenig (79), Yossi Mamistavlov (39), Yaffa Shemtov (49), Jonathan (Yoni) Jesner (19), Shlomo Yithak Shapira (48), Oded Wolk (51), Sa’ada Aharon (71), Cpl. Sharon Tubol (19), St.-Sgt. Aiman Sharuf (20), St.-Sgt. Nir Nahum (20), Sgt.-Maj.(res.) Eliezer Moskovitch (40), Cpl. Ilona Hanukayev (20), St.-Sgt. Liat Ben-Ami (20), Sgt. Esther Pesachov (19), Ofra Burger (56), Iris Lavi (68), Suad Jaber (23), Indelou Ashati (54), Anat Shimshon (33), Osnat Abramov (16), Sergei Shavchuk (35), Orna Eshel (53), Hadas Turgeman (14), Linoy Saroussi (14), Julio Pedro Magram (51), Gaston Perpinal (15) Assaf Tzfira (18), Amos Sa’ada (52), Revital Ohayon (34), Matan Ohayon (5), Noam Ohayon (4), Yitzhak Dori (44), Tirza Damari (42), Col. Dror Weinberg (commander of the Hebron brigade) (38), Lt. Dan Cohen (22), Sgt. Igor Drobitsky (20), Cpl. David Marcus (20), Ch.-Supt. Samih Sweidan (Chief of Operations of Hebron’s Border Police unit) (31), Sgt. Tomer Nov (19), Sgt. Gad Rahamim (19), St.-Sgt. Netanel Machluf (19), St.-Sgt. 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Eliyahu Laham (22), Avigail Lietel (14), Yuval Mendelevitch (13), Be’eri Ovad (21), Moran Shushan (20), Mark Takash (54), Asaf Tzur (16), Rabbi Eli Horowitz (52), Dina Horowitz (50), Zion Boshirian (51), Gabriel (Gabi) Pedatzur (49), Zachar Rahamim Hanukayev (39), Ahmad Salah Kara (20), Alexander Kostyuk (23), Ran Baron (24), Dominique Caroline Hass (29), Yanai Weiss (46) Tali Weinberg (26), Gideon Lichterman (27), Zion David (53), Gadi Levy (31), Dina Levy (37), Nelly Perov (55), Olga Brenner (52), Roni Yisraeli (34), Yitzhak Moyal (64), Ghalab Tawil (42), Marina Tsahivershvili (44), Shimon Ustinsky (68), Avi Zerihan (36), Hassan Ismail Tawatha (41), Kiryl Shremko (22), David Shambik (23), Moran Menachem (17), Sgt. 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Questi sono i nomi di alcune delle vittime dell’Intifada; ricordare il loro assassinio con lanci di molotov e propositi omicidi a Rosa Schiano rende il cuor contento.

Ma come hanno fatto i terroristi palestinesi a vincere la battaglia dei media? Come è possibile che nel ricco e pigro Occidente ci sia chi volentieri si schiera dalla parte degli assassini? Blaise Pascal una volta osservò che “la gente … arriva a credere non sulla base di prove, ma in base a quello che trova attraente”. ( De l’Art de persuader (“On the Art of Persuasion”), 1658) Oggi questo è confermato dalla scienza, e spiega perché i palestinesi hanno vinto la guerra dei media. Nel 2011 – un’epoca di informazioni abbondanti e verificabili – alcuni sondaggi rivelarono che ben il 40-60% dei cittadini europei ritiene che “Israele sta conducendo una guerra di sterminio contro i palestinesi.” Tanto più sconcertante se si considera che è Israele ad essere regolarmente minacciata di distruzione.  I risultati del sondaggio non sono peculiari all’Europa: simili tendenze preoccupanti sono state osservate tra i giovani americani, liberali, e le minoranze.

Memoriale ad alcune delle vittime israeliane del terrorismo

Nella lotta per i cuori e le menti (come diceva Rosa Schiano? “Il cuore ama, la gola brucia”), i propagandisti della “causa palestinese” hanno intuito da tempo ciò che la scienza dimostra ora. Immagini, spesso costruite completamente, in stages improvvisati sul posto, e accuse che attivano automaticamente la compassione pubblica sono incomparabilmente più convincenti della secca, argomentazione difensiva.

In effetti, la compassione – adattamento di sopravvivenza profondamente radicata – ha dimostrato di riuscire a far deviare pesantemente i nostri atteggiamenti sociali a favore di coloro che percepiamo essere vittime innocenti. I bambini che soffrono sono i testimonials ideali di questa istintiva compassione. Il nostro giudizio sociale “può essere influenzato più dalle emozioni che dalla ragione”: si tende a favorire quelli che vediamo come vittime in difficoltà anche a scapito delle più numerose, ma senza volto, altre vittime.

La rappresentazione dei palestinesi come vittime innocenti in pericolo è il filo conduttore che attraversa tutta la propaganda palestinese – ed è stata la chiave del suo successo popolare. Attraverso la produzione di massa di immagini strazianti, incentrate sui bambini, la messa in scena delle “news”, ​​la retorica manipolatrice, e la rigida censura, la propaganda palestinese ha usato con successo i media per imporre i Palestinesi come vittime del tutto innocenti della brutalità israeliana. Dopo essersi assicurata l’empatia del pubblico e bypassato il suo ragionamento critico, ritraendo i Palestinesi come vittime inermi, la propaganda palestinese si è creata milioni di alleati occidentali, ed i Palestinesi si sono messi al riparo da qualsiasi responsabilità delle loro scelte politiche. 

Dall’inizio della prima Intifada, i Palestinesi hanno deliberatamente usato i bambini come “fanteria” per le rivolte dedicate alla TV: l’immagine di David (i bambini palestinesi) inermi e pero’ irriducibili nel loro coraggio, di fronte a Golia-Israele, armato, organizzato e brutale, è risultata vincente, indipendentemente dai fatti reali:

“Le emozioni che tali immagini suscitano hanno più probabilità di vincere rispetto alla discussione razionale. Questa tendenza è così comune che nel campo della psicologia sociale è chiamata Errore Fondamentale di Attribuzione (FAE). Il FAE è “La tendenza a dare attribuzioni, interne oltre che esterne, per spiegare il comportamento osservato negli altri.” … Così, quando un telespettatore vede l’ennesima immagine di un soldato israeliano contro un lanciatore di pietre di sedici anni, rischia di credere che gli israeliani siano assassini assetati di sangue, mentre i Palestinesi semplicemente un popolo oppresso che vuole la sua libertà e la sua terra. L’attribuzione avviene quasi istantaneamente”.

Cosi’ i bambini sono stati sistematicamente impiegati per la rappresentazione del “martirio” e mandati in prima linea, davanti alle telecamere. 

L’efficacia dei bambini palestinesi morti come strumenti di propaganda fu sottolineata da Yasser Arafat nel 2002:

“Il bambino palestinese in possesso di una pietra, di fronte a un carro armato, è il più grande messaggio al mondo, quando quell’eroe diventa un ‘martire”

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=7M1Rq4WxEVU

La famosa foto AP di Faris Ouda, 15 anni,  che tirava pietre, divenne uno dei simboli iconici della resistenza palestinese.

Quando Ouda fu poi ucciso durante disordini, un Arafat raggiante dichiarò ai suoi giovani compagni di classe, “Salutiamo lo spirito del nostro eroe, il martire, Faris Ouda” Dopo aver cantato più volte il nome di Ouda tra applausi affascinati, Arafat incoraggio’ i bambini – alcuni di appena 11 o 12 anni – a emulare la “fermezza e il sacrificio,” di Ouda, attaccare i soldati e morire per le telecamere dei media occidentali. 

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=IHHP8CpvjnQ

I bambini sono inesorabilmente plagiati dalla più tenera età e nel modo più crudo a lottare per il “martirio” – nelle scuole, nello sport,  nei campi estivi, con la musica, nelle moschee, sui social media, nella cultura, nelle televisioni, e persino con le celebrazioni pubbliche dei terroristi suicidi.

E poi, oltre ai “bambini shahid” le costruzioni Pallywood, delle quali il “caso Al Dura” fu l’antesignano. Questo fenomeno di “news” confezionate per le telecamere è tutt’ora in corso ed è così dilagante che gli è stato dato un nome: “Pallywood.” Il Professor Richard Lande e i suoi colleghi hanno raccolto numerose prove,  esponendo la pratica di finte ferite, simulate per le telecamere occidentali, così come “finti funerali, messe in scena di sparatorie, … “nonne piangenti” professioniste “, e “false evacuazioni di ambulanze” . Gli attori sono diventati così sfacciati, e questa frode così comune, che in un video ormai famigerato del” funerale “di un palestinese, ucciso da Israele, il cadavere che cade fuori dalla sua barella salta rapidamente indietro.

Gli esempi sono innumerevoli e spesso sono stati “trattati” anche in questa pagina: uomini morti che dopo poco si alzano e aprono porte, come il  famoso video presentato dalla BBC;  

l’uomo che pur essendo ripreso mentre cerca disperatamente di salvarsi dal fuoco israeliano, chiamato al telefono si ferma e risponde e cosi’ via. Il fotografo italiano Ruben Salvadori ha ben evidenziato questa collusione tra sceneggiature da una parte, e media occidentali dall’altra. 

Le immagini mentali, moralmente cariche di storia, che vengono evocate da questa retorica stimolano il pubblico ad entrare in sintonia automatica e, quindi, a fianco con i Palestinesi. Le aggressioni palestinesi sono cancellate nel processo.

Come parte di questa strategia di riformulazione morale, i propagandisti palestinesi hanno riscritto il sionismo, la lotta per l’autodeterminazione ebraica nella patria ebraica, che è diventato “colonialismo” (e, per estensione, i Palestinesi sono stati accomunati ai nativi americani) . I Palestinesi che chiamano il loro terrorismo “resistenza” (“Mukawama”), sono equiparati quindi alle vittime della Shoah e ai combattenti della resistenza durante la seconda guerra mondiale. A rafforzare questo immaginario Ebreo / nazista, i Palestinesi si sono autonominati un popolo di “rifugiati” fuggiti dai “massacri” e dalla “pulizia etnica”. Allo stesso modo, la lotta al terrorismo di Israele è raffigurata come” razzismo “e il blocco contro Gaza, definito legittimo dalle Nazioni Unite, si caratterizza come “punizione collettiva“, per evocare ingiustizie come l’internamento giapponese nella seconda guerra mondiale . In altri momenti, i Palestinesi si paragonano a Gesù perseguitato dai Giudei, o alle vittime nere della supremazia bianca: Israele è accusato di essere uno stato di “apartheid” o, in alternativa, i Palestinesi sono identificati con Rosa Parks. In ogni caso, questa retorica calcolata, modella l’immagie dei Palestinesi vittime del tutto passive ed innocenti della ingiustificabile crudeltà israeliana.

La compassione è un potente adattamento evolutivo che, quando innescato da immagini di sofferenza ingiusta, ostacola la nostra capacità di rendere razionali giudizi morali. L’esperienza della compassione è di fattopsicologicamente gratificante e ci costringe a restare al fianco delle vittime percepite, indipendentemente dal contesto e dei fatti. Attraverso la messa in pericolo deliberata di bambini, delle immagini costruite, della retorica manipolatrice e della prepotenza dei giornalisti, i Palestinesi hanno sapientemente proposto sé stessi come vittime innocenti della crudeltà, e hanno quindi sfruttato la compassione pubblica. Di conseguenza, possono ora contare sull’appoggio di milioni di occidentali. E, dopo aver cementato la loro immagine di vittime innocenti, i crimini compiuti dai terroristi sono regolarmente assunti come semplici reazioni a reati israeliani. Gli israeliani hanno a lungo cercato di conquistare le menti con una moltitudine di argomenti difensivi e giustificazioni legali, e hanno perso. I terroristi palestinesi hanno invece scommesso su i “cuori”, e hanno vinto. 

Grazie a Honest Reporting

La Siria, ma cos’è?

Certo, in Siria c’è una guerra. L’Occidente se ne è accorto solo ora. Nessuno, o quasi,  sa niente della dittatura degli Assad, che dura ormai da quasi cinquanta anni, ma non importa.

In questi giorni si leggono cose come queste, che già dal titolo sono tutto un programma: Vi racconto cosa sta accadendo in Siria e perché in Italia non viene detta la verità: a colloquio con Mimmo Srour (siriano)

“Srour è nato a Nakib, in Siria, dove è rimasto fino al momento di intraprendere gli studi universitari. Il suo vero nome è Mahmoud ma tutti lo chiamano “Mimmo” fin da quando venne in Italia, nel 1969, per laurearsi in Ingegneria presso l’Università dell’Aquila, città dove ha deciso di restare mettendo sù famiglia….”

Ed ecco che “Mimmo” ci regala verità:

Domanda: Assad è stato sempre descritto come una persona diversa dal padre, molto più aperto. Qual è il suo commento?

Risposta: Ma a chi vogliono far credere che questo ragazzo sia un dittatore. La Siria è un paese che ha una Costituzione e un Parlamento da almeno 60 anni. Assad è uno che accompagna i figli a scuola, ha studiato all’estero, è un oculista, e in fondo non voleva neanche fare questo mestiere, si è trovato al posto del padre probabilmente a causa della morte del fratello. Veramente è incredibile quello che avviene e come sta accadendo, tutto quello che sta accadendo in Siria è stato progettato e scritto anni fa dai neoconservatori americani e adesso Obama lo sta mettendo in atto, credevamo che lui era diverso e invece non lo è per niente. Se è vero che l’obiettivo sono le riforme, ci sarà un modo per far sedere tutti attorno a un tavolo e discutere del futuro della Siria. E’ necessario mettere le bombe? Le infrastrutture in Siria sono state demolite, stanno riducendo il Paese all’età della pietra. Le ferrovie non esistono più, tutti i ponti ferroviari sono stati fatti saltare. Le centrali elettriche sono state distrutte e metà paese è stato ridotto al buio. Distrutti anche gli oleodotti, c’è una carenza di gas e le famiglie non possono cucinare e in inverno non potranno riscaldarsi. Ma perché tutto questo? A cosa serve, se non a distruggere un paese.

Bene, Bashar El Assad è “ragazzo che porta i figli a scuola”. Ma come è arrivato al potere? E come ci arrivo’ suo padre? Come inizio’ il regno degli Assad, incontrastato da più di quarant’anni, senza essere mai stato turbato da elezioni? Dobbiamo fare un bel salto all’indietro e tornare al partito socialista Ba’ath (حزب البعث العربي الاشتراكي‎ Ḥizb Al-Ba‘ath Al-‘Arabī Al-Ishtirākī).

Il partito, fondato da Michel Aflaq, damasceno di famiglia borghese cristiano-ortodossa. Le ideologie sulle quali il partito si fondava erano un misto di nazionalismo, pan-arabismo e socialismo arabo, le stesse che avevano fatto la fortuna di Nasser. Era il 1947 e il Ba’ath trovo’ subito larghi consensi in Siria e Iraq.

Nel 1920 era stato stabilito un regno arabo indipendente di Siria, sotto il re Faysal della famiglia hashemita, che in seguito divenne re dell’Iraq. Il 23 luglio, le sue forze furono sconfitte dall’esercito francese nella battaglia di Maysalun. La Lega delle Nazioni pose la Siria sotto il mandato francese e le truppe francesi la occuparono. Nel 1936 il 17 aprile, fu firmato un trattato franco-siriano che riconosceva l’indipendenza della Repubblica della Siria, il cui primo presidente fu Hashim al-Atassi, già primo ministro con re Faysal. Il trattato tuttavia non venne ratificato e la Siria era ancora sotto il controllo francese quando scoppiò la seconda guerra mondiale. La Siria allora fu  teatro di combattimenti tra le truppe del governo di Vichy e l’esercito britannico, che ne prese il controllo nel 1941. La Siria proclamò nuovamente la propria indipendenza, che venne riconosciuta a partire dal 1 gennaio 1944 e le truppe francesi si ritirarono nell’aprile del 1946.

Il 7 luglio del 1947 si tennero le prime elezioni dall’indipendenza. Tra il 1946 e il 1956 si ebbero ben 20 diversi governi e si discussero quattro versioni differenti della costituzione. Nel 1951 prese il potere il colonnello dell’esercito Adib Shishakli, che venne tuttavia rovesciato nel 1954. Nel 1948 la Siria aveva partecipato alla guerra arabo-israeliana: l’esercito siriano fu respinto dal territorio israeliano, ma mantenne i precedenti confini, fortificandosi sulle alture del Golan.

Contestualmente alle prime elezioni, nel dicembre 1947, (quindi prima della guerra di aggressione contro Israele)  ad Aleppo gli Ebrei subirono il più sanguinoso pogrom dopo quelli del 1853 e del 1875. Sinagoghe, scuole, orfanotrofi, case di proprietà degli Ebrei, furono distrutte. Fu l’inizio della fine della comunità ebraica siriana e il primo esodo degli Ebrei siriani in Israele. Non ci sono Ebrei attualmente in Siria.

Ma torniamo al Ba’ath. Nelle elezioni del 1952 divenne il secondo partito del Paese. Con il partito comunista siriano, fondo’ la UAR, Lega delle repubbliche arabe unite, insieme all’Egitto. Il sogno di Nasser: “Siamo arabi, non più solo egiziani”. Fallimento dell’esperimento e colpo di Stato che nel 1961 sciolse l’Unione. Intanto Aflaq, deluso della messa in atto dei suoi ideali, si trasferi’ in Iraq, dove favori’ l’ascesa del più famoso ba’athista del Paese: Saddam Hussein. Non fu contento nemmeno di questi esiti, ma a quel punto fu messo a tacere e se ne riparlo’ solo in occasione dei suoi imponenti funerali. E Hafez El Assad? Fu ba’athista della prima ora e si addestro’ militarmente in Unione Sovietica. Con la UAR si sposto’ direttamente al Cairo e dal Cairo tento’ di minare le basi della UAR, asserendo che avrebbe concentrato troppo potere nelle mani del solo Nasser. Nel ’63, nel periodo di ascesa massima del partito Ba’ath, Hafez divenne capo dell’aviazione siriana. Quando nel ’66 un gruppo radicale del Ba’ath rovescio’ il governo fu la fine di ogni parvenza di democrazia. Il Parlamento non ebbe più alcun senso, ci fu un partito unico.

Nel ’66 prese il potere Salah Jadid, ba’athista radicale. La sconfitta della Guerra dei Sei giorni, la perdita del Golan ed il suo conseguente appoggio all’Olp gli costo’ caro in termini di popolarità. Ne approfitto’ Hafez El Assad che lo rovescio’ con un colpo di Stato, imprigionandolo. Comincio’ il regno degli Assad. Non riusci’ a scalfirlo l’assalto dei Fratelli Musulmani che fu represso in un bagno di sangue, nel 1982, nel dimenticato massacro di Hama, durante il quale morirono, furono imprigionati e torturati migliaia di siriani, indipendentemente dal ruolo che avevano avuto o meno nella tentata insurrezione. Non cadde nemmeno con la fine della guerra fredda e la dissoluzione dell’URSS, della quale era stato strumento.

Hafez mori’ nel 2000 e, come si conviene a ogni dittatura che si “rispetti” gli succedette Bashar. I tempi erano cambiati ma per gli Assad questi rivolgimenti si erano fermati all’immagine più moderna che Bashar offriva pubblicamente; per il resto tutto resto’ immutato. Cosi’ davanti ai tentativi di rovesciare il suo regime, Bashar non ha saputo fare altro che seguire le orme del padre e uccidere. La Russia non lo ha mai lasciato solo; i suoi veti all’Onu contro qualunque intervento e le sue forniture di armi sono state essenziali per Bashar. Perché? La Russia ha una installazione navale in Siria, che è strategicamente importante ed è l’ultima base militare estera al di fuori dell’ex Unione Sovietica; la mentalità da “guerra fredda” persiste e consiglia di mantenere una delle sue ultime alleanze militari; l’intervento internazionale è ancora considerato dalla Russia moderna “attacco imperialista occidentale”;  la Siria è un ottimo acquirente di armi e attrezzature militari russe, e la Russia ha bisogno di soldi.

Per l’Iran poi la Siria rappresenta il cuscinetto tra il paese e l’odiato Israele, il punto di arrivo e partenza per lo smistamento di armi verso Hizbollah e Hamas (nonostante l’alterna fedeltà di questi ultimi). Cosi’ veniamo ai giorni nostri. Il 26 gennaio 2011, Hasan Ali Akleh si da fuoco per protesta contro il regime di Bashar El Assad.

Scoppiano i tumulti. Il regime dichiara lo stato di emergenza. Human Right Watch denuncia la scomparsa di alcuni attivisti contro il regime, in LIbano. “Sembra che il Libano stia facendo il lavoro sporco per la Siria”. I Kurdi siriani scendono in piazza contro il regime.

Le manifestazioni si susseguono in tutta la Siria. Siamo al marzo 2011.

Ancora sono i siriani a capeggiare le manifestazioni, la Jihad islamica mondiale non è ancora sopraggiunta. Attivisti come Suheir Atassi e Khamal Sheikho sono arrestati.

Le proteste continuano e accusano il governo di corruzione

A Dara’a la polizia attacca un funerale e spara lacrimogeni che sembrano molto più tossici di quelli usati solitamente: “Molti hanno accusato sintomi prossimi alla paralisi o al soffocamento”.  I dimostranti cantano: “No no allo stato di emergenza. Siamo gente innamorata della libertà”. Il 21 marzo a Dara’a sono uccisi sette ufficiali di polizia, durante gli scontri. La pagina Facebook “The Siryan Revolution 2011” invita a scendere in piazza. Gli slogan ora sono: Dio, Siria e Libertà.

L’Onu sembra scuotersi per un attimo dal letargo e Navi Pillay chiede un’indagine sulla morte di sei attivisti.

I morti si susseguono e le manifestazioni si infiammano sempre di più. La polizia ormai spara anche sui bambini. Il 25 marzo gli slogan scanditi dai manifestanti accusano il fratello di Bashar di codardia: “Maher vigliacco, manda l’esercito a liberare il Golan“.

Non più “libertà e giustizia”, ma Israele come nemico e Dio come alleato. Nessuno noto’ all’epoca il cambiamento delle piazze? Non più solo esercito e manifestanti anti governativi si affrontano ora: agli scontri si aggiungono manifestanti pro-Assad, in risposta all’appello del governo. I manifestanti anti-Assad sono ora armati:

“Una fonte ufficiale ha detto che un gruppo armato, salito sui tetti di alcuni edifici a Douma, dopo mezzogiorno, ha aperto il fuoco su centinaia di cittadini e sulle forze di sicurezza”. E’ il primo aprile 2011. Si affaccia sulla scena Erdogan che dice: Ci penso io a spingere Assad alle riforme; “la Turchia sta osservando la reazione del popolo siriano alle parole e alle azioni di Assad, finora”. E’ la prima “uscita pubblica” di un capo di Stato in merito alla situazione siriana. Assad libera prigionieri politici e cambia i membri del governo, ma le proteste non si arrestano e nemmeno le vittime.

La Ashton si pronuncia: “Le violenze devono finire. La prima cosa che dobbiamo fare è fermare la violenza. Il governo ha avuto modo di considerare serimente le sue reponsibilities”, dichiaro’ ad Al Jazeera. Il governo parla di “insurrezione armata”: “Alcuni di questi gruppi hanno chiamato all’insurrezione armata sotto il motto della Jihad, per istituire uno stato salafita”, dichiaro’ il ministero degli interni, in un comunicato. “Quello che hanno fatto è un crimine orribile, severamente punito dalla legge. Il loro obiettivo è quello di diffondere il terrore in tutta la Siria.” E’ ancora l’aprile 2011, la protesta è già nelle mani della Jihad islamica.

Che fine avevano fatto i manifestanti che, pacificamente, avevano iniziato la rivolta in Siria? Perché né l’Onu né la politica internazionale fece mostra di accorgersi della piega che stavano prendendo gli avvenimenti? Come mai gli appelli della Jihad islamica che incitava i salafiti di tutto il mondo a radunarsi in Siria e combattere, furono ignorati?

Dalla Tunisia all’Egitto, i Fratelli Musulmani incitavano a raggungere la Siria e combattere: “Chiunque ha la capacità di uccidere … deve andare”, disse al-Qaradawi, dal  Qatar. “Non possiamo chiedere ai nostri fratelli di essere uccisi mentre guardiamo.” E Morsi, che si vedeva sfuggire il potere di mano:

“Chiediamo ai popoli arabi e islamici di stare con i loro fratelli siriani – quelli rimasti nel paese e quelli che sono stati costretti a fuggire in altri paesi vicini. Non dovremmo essere ingiusti, arrenderci o deluderli. Religione, virilità e cavalleria ci chiedono di essere al loro fianco e sostenerli finanziariamente e moralmente “.

Da tutti i Paesi arabi e perfino dalla Bosnia, dall’Australia, dalla Cecenia e dall’Europa sono accorsi in Siria migliaia di jihadisti, rispondendo all’appello.

Non ci interessa qui analizzare i rapporti di forza tra le varie potenze, chi arma chi, chi combatte contro chi, gli interessi in gioco. Ci limiatiamo a una cartina molto parziale delle parti in campo, apparsa su un blog e ripresa dal  Washington Post

E questa, apparsa su Elders of Zyon

Quello che ci sembrava interessante, mentre l’Occidente si limita a interrogarsi in merito a “intervento si’ o no”, senza preoccuparsi di gettare nemmeno uno sguardo alla storia della Siria e all’evoluzione della guerra civile che ormai ha fatto oltre 100.000 morti, era tentare di capire quando e come la protesta legittima e pacifica contro una dittatura feroce, una “monarchia” che dura da quarant’anni, sia stata fagocitata dalla Jihad islamica e abbia ridotto il conflitto allo scontro tra una dittatura sanguinaria e gruppi di “ribelli” altrettanto feroci. E di come l’Occidente (qualsiasi cosa vogliamo significare con il termine) sia rimasto a guardare, della sua ipocrisia che gli ha fatto gridare all’orrore solo dopo migliaia di morti anonimi. E di come ora chieda ai cittadini di schierarsi quando ormai non c’è più nulla da difendere.

B’tselem: “a immagine di Dio…” siete sicuri?

“A immagine di Dio”; nome abbastanza impegnativo per un’associazione, vero? E’ quello che si è scelta l’associazione B’tselem, ONG israeliana fondata nel 1989 da un gruppo di intellettuali israeliani con l’intento di “monitorare le violazioni dei diritti umani nei territori occupati della West Bank e promuovere una cultura del diritto in Israele”. All’epoca in pochi contrastavano il termine “territori occupati” che anzi, indicava per una larga maggioranza di osservatori e senza ombra di dubbio una realtà precisa e non una posizione politica di parte.

Come abbiamo visto, B’tselem ricade sotto “l’ombrello” della più vasta Diakonia, ed è una delle associazioni più attive nella demonizzazione di Israele. I suoi “attivisti” girano la Giudea Samaria (ops, West Bank), “embedded” ad ogni palestinese che sia pronto ad inscenare una pantomima utile a perpetuare una narrazione che ormai comincia a mostrare le sue crepe.

Ma sembra non esserci arresto invece, nella montagna di soldi che B’tselem continua a percepire: il loro budget annuale ammonta a 3 milioni di dollari, quasi tutti provenienti da Enti pubblici stranieri e pochi privati tra i quali spicca la “solita” Ford Foundation che, nel solco dell’antisemitismo feroce del suo fondatore, continua a darsi da fare per finanziare tutte quelle organizzazioni utili a diffamare Israele.

Insieme alle altre associazioni del “settore” (Diakonia, Al Haq, HRW) B’tselem partecipo’ alla stesura del Rapporto Goldstone, che pero’ non resse la prova del tempo e fu ritrattato come “inaccurato”. Le cifre che pubblico’ in merito alle vittime si rivelarono false, gonfiate, incuranti delle informazioni di parte israeliana e invece estremamente condiscendenti con quelle fornite da Hamas.

Le più “popolari” campagne di demonizzazione ai danni di Israele si devono al lavoro incessante di questa ONG che ha fatto in modo che termini come “apartheid”, “occupazione”, “pulizia etnica” entrassero nel lessico comune di tutti quelli che, sebbene basandosi su informazioni sommarie e inesatte, avessero voglia di esprimere giudizi (sempre e ovviamente di condanna) nei confronti di Israele. Davanti alle onnipresenti telecamere di B’tselem, Pallywood ha trovato modo di conoscere popolarità mondiale. Video come questo, tagliato alla bisogna, hanno contribuito a radicare l’idea che Israele si comporti verso i bambini palestinesi con un odio irrazionale e illimitato

Il video fu diffuso insieme a un comunicato:

B’Tselem questa mattina ha urgentemente contattato  il Legal Advisor dell’esercito per la Giudea e Samaria, chiedendo il suo intervento di emergenza per quanto riguarda la detenzione di numerosi bambini, tra cui alcuni di 8 e 10 anni, arrestati dai militari israeliani questa mattina a Hebron. Le informazioni preliminari ricevute, indicano che i soldati hanno arrestato oltre venti minori mentre si trovavano in strada per andare a  scuola. Circa dieci di loro sono stati rilasciati. Il video è stato girato da un attivista internazionale.

Certamente materiale più accattivante di quello che poi il portavoce dell’IDF, Barak Raz,  diffuse, accompagnandolo con una nota:

“La mattina del 20 marzo 2013, a seguito di lanci di pietre continui contro i civili che passavano e le forze di sicurezza posizionate nella zona, gli autori del lancio di sassi sono stati arrestati e detenuti durante tali incidenti. 27 sono stati fermati, di cui 7 sono stati trasferiti alla polizia e 20 sono stati rilasciati. Contrariamente a quanto riportato nei filmati (diffusi da B’tselem) i bambini non sono stati “arrestati mentre andavano a scuola”, questo è il quadro completo di ciò che realmente è accaduto e ciò che, di fatto, ha portato a tale arresto.” (E questo è il video intero, che B’tselem diffuse tagliato ad hoc):

“Come abbiamo detto, quella mattina, questo arresto è stato effettuato in tempo reale durante un incidente di lancio di sassi, ed a seguito di incidenti simili avvenuti quasi quotidianamente. Purtroppo, abbiamo avuto difficoltà tecniche con il recupero del filmato, ma abbiamo messo bene in chiaro che i filmati messi a disposizione di questo incidente hanno mostrato solo l’arresto, e non quello che aveva portato ad esso.”

Nel gennaio 2007, B’Tselem lancio’ il suo “progetto video“, distribuendo più di 100 telecamere ai palestinesi, al fine di documentare qualsiasi materiale che potesse essere utile ad incriminare i soldati israeliani, poliziotti e coloni. Come B’Tselem ha ammesso, “Il “Citizen journalism” – un fenomeno che ha ottenuto molta attenzione negli ultimi tempi – è particolarmente rilevante nel contesto dell’occupazione israeliana ….”

Eh beh si’, certo! Dare telecamere in mano a persone che non rispondendo a nessun codice deontologico possono, a piacimento, spezzettare una ripresa, facendo passare solo la parte ritenuta “interessante” e addirittura incoraggiare con la loro stessa presenza dei veri e propri stage, puo’ essere “particolarmente rilevante”. E cosi’ i “cittadini giornalisti” hanno dato via libera alla loro creatività. Ad esempio, il “cittadino giornalista”  Nariman al-Tamimi inizia una clip filmando un incrocio di Nabi Salah, dove un certo numero di veicoli della polizia sono di passaggio. Improvvisamente, uno dei veicoli si ferma e, come dal nulla sbuca fuori un ragazzo palestinese che, spaventato, corre verso la macchina, con due poliziotti che lo inseguono.

Un attento riesame del video mostra che il ragazzo, ad un segnale,  smetteva di gettare pietre contro i veicoli in movimento. E chissà come mai, il ragazzo sapeva esattamente verso dove volgersi nella sua azione – in direzione della telecamera. Et voilà! Un povero, magro, spaventato bambino palestinese,  in fuga da poliziotti grandi e grossi e cattivissimi.

In perfetto stile “neorealistico”, la madre del ragazzo che aveva assistito al lancio di pietre del figlio, corre disperata verso la macchina fotografica, in “aiuto” del povero bambino. E si senti’ il solito grido riecheggiare nell’aria “B’tselem!”.

Successe anche, tra i tanti episodi, nell’ottobre 2010 a Silwan, quando due ragazzi furono, ovviamente sempre “per caso”, ripresi da sette o otto fotografi che erano sulla scena.

E’ il “sistema B’tselem“. Naturalmente i falsi sono poi stati tutti smascherati, eppure quello che inquieta è come mai un’associazione cosi’ screditata, i cui reports si sono rivelati completamente o in buona parte inaffidabili, i cui stages fotografici sono noti, continui a godere del sostegno dell’opinione pubblica. E’ una domanda retorica ovviamente: non sono di certo associazioni come B’tselem a scandalizzare. Nella propaganda anti-israeliana la correttezza è un inutile fardello.

David Bogner, in una lettera aperta del 21 Luglio 2013, scrive:

“Secondo un nuovo rapporto, un ‘osservatore’ del gruppo che si auto-definisce “per i diritti umani” ‘B’Tselem’, ha presentato una denuncia per essere stato colpito alla coscia da un proiettile di gomma, mentre filmava uno scontro violento tra palestinesi che lanciavano pietre e la Polizia di frontiera israeliana che utilizzava misure non letali per disperdere la folla (gas lacrimogeni e proiettili di gomma).

Per essere chiari, io sono a favore di osservatori neutrali che riprendano le interazioni tra civili e militari /polizia. Si tratta di un ulteriore livello di responsabilità, oltre alle leggi e alle regole d’ingaggio, che puo’ aiutare a ridurre o addirittura impedire abusi da parte delle forze governative  … scoraggiando i civili e / o combattenti irregolari (terroristi) dall’avanzare false accuse contro le forze che agiscono legalmente. 

Il problema è che B’Tselem da tempo ha abbandonato ogni pretesa di neutralità / oggettività. Le loro macchine fotografiche sono sempre puntate contro i militari israeliani, poliziotti e coloni, mentre la modifica sistematica dei loro filmati mostra solo i civili palestinesi  agire pacificamente, sventolando bandiere e cantando.

Ho personalmente assistito a scontri violenti, mentre i fotografi di B’Tselem stavano tra i palestinesi che lanciavano pietre e bottiglie molotov … eppure le loro telecamere erano puntate solo sugli israeliani, a quanto pare nella speranza di catturare la loro reazione violenta. E ci sono innumerevoli casi di violenti scontri’su ordinazione’ delle onnipresenti telecamere di B’tslem.

Non voglio entrare nell’analisi della mentalità che motiva un certo segmento della società israeliana a scendere a tali livelli di disgusto di sé, al punto da aiutare chi si dedica  apertamente  alla denigrazione e alla distruzione di Israele.

Vergogna su  B’Tselem per aver abbandonato la loro missione originaria, che, come ho detto all’inizio, non solo era lodevole, ma secondo me, essenziale. Le loro azioni attuali sono così unilaterali da essere indistinguibili da chi usa scudi umani, dietro i quali le azioni violente e illegali possono essere intraprese, contro le forze governative israeliane e i cittadini, impunemente. E per quanto mi riguarda, questi  ‘osservatori’ di B’Tselem mettono sé stessi in pericolo per ottenere esattamente quello che trovano: danni.

Se ci si “fonde” con chi si dedica a atti illegali / violenti, non si può piangere se si è colpiti da uno degli strumenti non letali a disposizione delle forze militari e di polizia, il cui compito è reprimere tali atti .

Come Benjamin Franklin scrisse nel suo Poor Richard’s Almanac: “qui cum Canibus concumbunt cum pulicibus surgent” (“chi giace con i cani si leverà con le pulci”).