Antisemitismo: meno se ne parla meglio è?

L’antisemitismo è in crescita ovuque, in Europa e nel mondo. Sono molte le voci che imputano questa recrudescenza alla crisi economica che attanaglia, anche se in misura diversa, quasi tutti i Paesi. La solita tesi che si rifà all’antico bisogno, in momenti di crisi, di un “capro espiatorio”, un gruppo sociale sul quale far ricadere la “colpa”. Gli Ebrei sono tradizionalmente i più esposti a questo genere di rischio. Oggi, nel 2013, come nella Germania del 1933, l’Ebreo che regge le sorti della finanza, che “succhia il sangue” ai “veri” cittadini, quelli non contaminati da strane ascendenze “straniere”, è un discorso del quale si vergognano in pochi.

Vignetta del 1938, Germania: la classe operaia nutre l’insaziabile Ebreo

Sono centinaia, migliaia, centinaia di migliaia, le pagine internet che ci raccontano di come le Banche (per definizione di proprietà ebraica) tengano in mano il mondo, di come poche famiglie Ebree siano proprietarie dei destini di milioni di uomini. Poco importa se nell’elenco dei più ricchi non figurino nomi ebraici. La “percezione” popolare è questa e ovviamente qualcuno che politicamente la cavalchi si trova sempre. Quindi è a causa della crisi che l’avversione e i complottismi contro gli Ebrei rinverdiscono e prolificano?

Ma nel 2004 la crisi economica non faceva ancora cosi’ paura, vero? Eppure George Bensoussan, in un’intervista che rilascio’ a Primo Info, ci diceva qualcosa che potrebbe essere stato scritto un’ora fa. L’intervista, che fece molto discutere, fu poi rimessa on line da Debriefing, nel 2009. Diamo uno sguardo, dato che la Francia – nel rapporto annuale sull’antisemitismo – è risultata essere il Paese nel quale si sono registrati maggiormente episodi violenti.

Vignetta tedesca nazista: l’Ebreo corrompe la gioventù tedesca

Primo : Qual è la vostra opinione circa le manifestazioni di questo inverno, durante le quali si sono sentiti discorsi d’odio, impunemente urlati in pubblico? 

Georges Bensoussan : Cio’ che mi ha colpito in queste manifestazioni è stata, intanto, la vicinanza tra l’estrema sinistra francese e gli imam. Abbiamo una volta di più constatato che l’ultra sinistra non guarda per il sottile in merito alle sue alleanze, ed è pronta ad allearsi con quanto di peggio si trova tra la reazione clericale. Cioè, un movimento anti femminista, omofobo e ostracista. Se la sinistra è antifascista, diceva Georges Orwell, non è pero’ anti-totalitaria.

E’ cio’ che la storia del XX° secolo ci ha abbondantemente mostrato, dall’URSS fino alla Cina per arrivare alla Cambogia dei primi tempi del regime dei Kmer rossi. Fino ad allearsi, oggi, almeno per il tempo di una manifestazione, con l’islamismo. Un secondo punto: la focalizzazione quasi nevrotica dell’estrema sinistra nei confronti di Israele, che abbiamo in molti denunciato, appare oggi in tutta la sua crudezza, la sua violenza, mentre tace silenziosa sulla crudeltà del regime islamista iraniano.

Aspettiamo invano di ascoltare i suoi appelli in sostegno della resistenza iraniana contro il fascismo dei bassiji.

Manifestazione in Scozia, 10 gennaio 2009

Primo : Avete percepito un’evoluzione nei “discorsi” di queste manifestazioni?

Georges Bensoussan : A Metz e a Strasburgo, nel gennaio scorso, nel momento della dispersione di una manifestazione, si è levato un grido: “Alla sinagoga!” Duecento manifestanti, si sono allora precipitati per circondare la sinagoga. Si sono contentati di intimidire. I quattro poliziotti di guardia non sono dovuti intervenire. Questa azione ha fatto suoi gli slogan antisemiti, urlati in strada durante l’Affaire Dreyfus nel 1898-1899. Non avevamo più visto scene simili in Francia da quell’epoca. 

Primo : Ma c’è stato un silenzio totale da parte della stampa!

Georges Bensoussan : Si’ e questo è inquietante. Perché questa azione presenta come verità incontestabile la confusione tra l’azione militare israeliana, della quale ognuno è libero di pensare cio’ che vuole, e la comunità Ebraica di Francia. Gli Ebrei sono assimilati allo Stato d’Israele, e la sinagoga di Metz alla sua ambasciata. Questo slittamento che esclude gli Ebrei dalla comunità nazionale, non è stato rilevato. Il silenzio prudente su questi fatti la dice lunga sullo stato della società francese. Non si vuole soprattutto stigmatizzare, come se una paura non detta paralizzasse questo paese.  Ci rifiutiamo di affrontare il pericolo, sperando che cosi’ facendo si possa fargli fronte, che sparirà da se.  Eppure sappiamo cosa fu negli anni 30 e anche il seguito, il giugno 40 e la dittatura dello Stato francese.

Primo : A proposito delle banlieues, che ne pensate degli scontri del 2005 ?

G.B. : Un gran numero di osservatori si sono stupiti che non sia successo prima. in certe banlieues, che somigliano a volte a zone relegate, prevale in effetti una situazione socialmente pre-esplosiva.  Più di cento auto bruciano ogni notte in Francia, non ci facciamo nemmeno più caso. Questo abituarsi costituisce un segno inquietante, come se facesse parte di un quotidiano banale. Certi territori sono quasi abbandonati (vedere le forze di polizia a Seine Saint Denis), e sempre più spesso la polizia non ci entra. E’ la realtà quotidiana di migliaia di Francesi che hanno il sentimento di essere cittadini di serie B.

Primo. : La violenza è perpetrata da una popolazione sempre più giovane

G.B. : La violenza descritta nel  2002 in “I Territori perduti della Repubblica” impallidisce di fronte a quella vissuta oggi in alcune scuole. Molti insegnanti raccontano ben di peggio di quanto raccontammo nel 2002.  Le scene di violenza armi in pugno sono ormai frequenti.

All’inizio dell’anno, nelle terze classi, si presenta un poliziotto in uniforme per sensibilizzare gli allievi sul ruolo civico della polizia. Un allievo chiede cortesemente: “Perché voi avete diritto alle armi e noi no?” Ingenuità a parte, questo parla della de-istituzionalizzazione della società. L’affondamento del simbolico e della Legge,  quindi delle istituzioni che le rappresentano, è la genesi della violenza. Il giurista e psicoanalista Pierre Legendre dice delle nostre società che sono post-naziste. Che la parte del simbolico distrutta dal nazismo non ha mai più potuto essere ricostruita. … Chi è chi? Chi fa cosa? Chi ha fatto cosa? Quando le tracce della filiazione sono rimescolate, si è nella follia e nella violenza. Solo la Legge istituzionalizza e umanizza.

Occupy Wall Street

Primo : Il risveglio sarà doloroso?

G.B.: Possiamo ingannarci per un po’; come diceva Churchill, possiamo ingannare « un po’, e un momento ma non tutti e non sempre». Ci sarà il risveglio. Ma a che prezzo? E alla fine dei conti quanto costerà il disastro? La tattica che consiste nel pensare che tacere sotterrerà il pericolo è ingenua e vigliacca come se non parlare di un problema gli impedisse di esistere. Prima dell’aprile 2002 il Partito Socialista pensava che meno si fosse parlato di violenze antisemite nelle banlieues e meglio sarebbe stato. La situazione, invece di calmarsi si è aggravata.

Annunci

Un pensiero su “Antisemitismo: meno se ne parla meglio è?

  1. Diemme

    A me scoccia solo, se sono tanto ricca, non saperlo, non sapere dove tengo tutti i miei soldi e dove siano tutti i miei parenti banchieri. Morirò dopo essermi spaccata la schiena per tutta la vita: non è che i signori antisemiti mi darebbero un aiutino per rintracciare tutti i miei averi, i miei poteri, i miei parenti padroni del mondo?

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...