B’tselem: “a immagine di Dio…” siete sicuri?

“A immagine di Dio”; nome abbastanza impegnativo per un’associazione, vero? E’ quello che si è scelta l’associazione B’tselem, ONG israeliana fondata nel 1989 da un gruppo di intellettuali israeliani con l’intento di “monitorare le violazioni dei diritti umani nei territori occupati della West Bank e promuovere una cultura del diritto in Israele”. All’epoca in pochi contrastavano il termine “territori occupati” che anzi, indicava per una larga maggioranza di osservatori e senza ombra di dubbio una realtà precisa e non una posizione politica di parte.

Come abbiamo visto, B’tselem ricade sotto “l’ombrello” della più vasta Diakonia, ed è una delle associazioni più attive nella demonizzazione di Israele. I suoi “attivisti” girano la Giudea Samaria (ops, West Bank), “embedded” ad ogni palestinese che sia pronto ad inscenare una pantomima utile a perpetuare una narrazione che ormai comincia a mostrare le sue crepe.

Ma sembra non esserci arresto invece, nella montagna di soldi che B’tselem continua a percepire: il loro budget annuale ammonta a 3 milioni di dollari, quasi tutti provenienti da Enti pubblici stranieri e pochi privati tra i quali spicca la “solita” Ford Foundation che, nel solco dell’antisemitismo feroce del suo fondatore, continua a darsi da fare per finanziare tutte quelle organizzazioni utili a diffamare Israele.

Insieme alle altre associazioni del “settore” (Diakonia, Al Haq, HRW) B’tselem partecipo’ alla stesura del Rapporto Goldstone, che pero’ non resse la prova del tempo e fu ritrattato come “inaccurato”. Le cifre che pubblico’ in merito alle vittime si rivelarono false, gonfiate, incuranti delle informazioni di parte israeliana e invece estremamente condiscendenti con quelle fornite da Hamas.

Le più “popolari” campagne di demonizzazione ai danni di Israele si devono al lavoro incessante di questa ONG che ha fatto in modo che termini come “apartheid”, “occupazione”, “pulizia etnica” entrassero nel lessico comune di tutti quelli che, sebbene basandosi su informazioni sommarie e inesatte, avessero voglia di esprimere giudizi (sempre e ovviamente di condanna) nei confronti di Israele. Davanti alle onnipresenti telecamere di B’tselem, Pallywood ha trovato modo di conoscere popolarità mondiale. Video come questo, tagliato alla bisogna, hanno contribuito a radicare l’idea che Israele si comporti verso i bambini palestinesi con un odio irrazionale e illimitato

Il video fu diffuso insieme a un comunicato:

B’Tselem questa mattina ha urgentemente contattato  il Legal Advisor dell’esercito per la Giudea e Samaria, chiedendo il suo intervento di emergenza per quanto riguarda la detenzione di numerosi bambini, tra cui alcuni di 8 e 10 anni, arrestati dai militari israeliani questa mattina a Hebron. Le informazioni preliminari ricevute, indicano che i soldati hanno arrestato oltre venti minori mentre si trovavano in strada per andare a  scuola. Circa dieci di loro sono stati rilasciati. Il video è stato girato da un attivista internazionale.

Certamente materiale più accattivante di quello che poi il portavoce dell’IDF, Barak Raz,  diffuse, accompagnandolo con una nota:

“La mattina del 20 marzo 2013, a seguito di lanci di pietre continui contro i civili che passavano e le forze di sicurezza posizionate nella zona, gli autori del lancio di sassi sono stati arrestati e detenuti durante tali incidenti. 27 sono stati fermati, di cui 7 sono stati trasferiti alla polizia e 20 sono stati rilasciati. Contrariamente a quanto riportato nei filmati (diffusi da B’tselem) i bambini non sono stati “arrestati mentre andavano a scuola”, questo è il quadro completo di ciò che realmente è accaduto e ciò che, di fatto, ha portato a tale arresto.” (E questo è il video intero, che B’tselem diffuse tagliato ad hoc):

“Come abbiamo detto, quella mattina, questo arresto è stato effettuato in tempo reale durante un incidente di lancio di sassi, ed a seguito di incidenti simili avvenuti quasi quotidianamente. Purtroppo, abbiamo avuto difficoltà tecniche con il recupero del filmato, ma abbiamo messo bene in chiaro che i filmati messi a disposizione di questo incidente hanno mostrato solo l’arresto, e non quello che aveva portato ad esso.”

Nel gennaio 2007, B’Tselem lancio’ il suo “progetto video“, distribuendo più di 100 telecamere ai palestinesi, al fine di documentare qualsiasi materiale che potesse essere utile ad incriminare i soldati israeliani, poliziotti e coloni. Come B’Tselem ha ammesso, “Il “Citizen journalism” – un fenomeno che ha ottenuto molta attenzione negli ultimi tempi – è particolarmente rilevante nel contesto dell’occupazione israeliana ….”

Eh beh si’, certo! Dare telecamere in mano a persone che non rispondendo a nessun codice deontologico possono, a piacimento, spezzettare una ripresa, facendo passare solo la parte ritenuta “interessante” e addirittura incoraggiare con la loro stessa presenza dei veri e propri stage, puo’ essere “particolarmente rilevante”. E cosi’ i “cittadini giornalisti” hanno dato via libera alla loro creatività. Ad esempio, il “cittadino giornalista”  Nariman al-Tamimi inizia una clip filmando un incrocio di Nabi Salah, dove un certo numero di veicoli della polizia sono di passaggio. Improvvisamente, uno dei veicoli si ferma e, come dal nulla sbuca fuori un ragazzo palestinese che, spaventato, corre verso la macchina, con due poliziotti che lo inseguono.

Un attento riesame del video mostra che il ragazzo, ad un segnale,  smetteva di gettare pietre contro i veicoli in movimento. E chissà come mai, il ragazzo sapeva esattamente verso dove volgersi nella sua azione – in direzione della telecamera. Et voilà! Un povero, magro, spaventato bambino palestinese,  in fuga da poliziotti grandi e grossi e cattivissimi.

In perfetto stile “neorealistico”, la madre del ragazzo che aveva assistito al lancio di pietre del figlio, corre disperata verso la macchina fotografica, in “aiuto” del povero bambino. E si senti’ il solito grido riecheggiare nell’aria “B’tselem!”.

Successe anche, tra i tanti episodi, nell’ottobre 2010 a Silwan, quando due ragazzi furono, ovviamente sempre “per caso”, ripresi da sette o otto fotografi che erano sulla scena.

E’ il “sistema B’tselem“. Naturalmente i falsi sono poi stati tutti smascherati, eppure quello che inquieta è come mai un’associazione cosi’ screditata, i cui reports si sono rivelati completamente o in buona parte inaffidabili, i cui stages fotografici sono noti, continui a godere del sostegno dell’opinione pubblica. E’ una domanda retorica ovviamente: non sono di certo associazioni come B’tselem a scandalizzare. Nella propaganda anti-israeliana la correttezza è un inutile fardello.

David Bogner, in una lettera aperta del 21 Luglio 2013, scrive:

“Secondo un nuovo rapporto, un ‘osservatore’ del gruppo che si auto-definisce “per i diritti umani” ‘B’Tselem’, ha presentato una denuncia per essere stato colpito alla coscia da un proiettile di gomma, mentre filmava uno scontro violento tra palestinesi che lanciavano pietre e la Polizia di frontiera israeliana che utilizzava misure non letali per disperdere la folla (gas lacrimogeni e proiettili di gomma).

Per essere chiari, io sono a favore di osservatori neutrali che riprendano le interazioni tra civili e militari /polizia. Si tratta di un ulteriore livello di responsabilità, oltre alle leggi e alle regole d’ingaggio, che puo’ aiutare a ridurre o addirittura impedire abusi da parte delle forze governative  … scoraggiando i civili e / o combattenti irregolari (terroristi) dall’avanzare false accuse contro le forze che agiscono legalmente. 

Il problema è che B’Tselem da tempo ha abbandonato ogni pretesa di neutralità / oggettività. Le loro macchine fotografiche sono sempre puntate contro i militari israeliani, poliziotti e coloni, mentre la modifica sistematica dei loro filmati mostra solo i civili palestinesi  agire pacificamente, sventolando bandiere e cantando.

Ho personalmente assistito a scontri violenti, mentre i fotografi di B’Tselem stavano tra i palestinesi che lanciavano pietre e bottiglie molotov … eppure le loro telecamere erano puntate solo sugli israeliani, a quanto pare nella speranza di catturare la loro reazione violenta. E ci sono innumerevoli casi di violenti scontri’su ordinazione’ delle onnipresenti telecamere di B’tslem.

Non voglio entrare nell’analisi della mentalità che motiva un certo segmento della società israeliana a scendere a tali livelli di disgusto di sé, al punto da aiutare chi si dedica  apertamente  alla denigrazione e alla distruzione di Israele.

Vergogna su  B’Tselem per aver abbandonato la loro missione originaria, che, come ho detto all’inizio, non solo era lodevole, ma secondo me, essenziale. Le loro azioni attuali sono così unilaterali da essere indistinguibili da chi usa scudi umani, dietro i quali le azioni violente e illegali possono essere intraprese, contro le forze governative israeliane e i cittadini, impunemente. E per quanto mi riguarda, questi  ‘osservatori’ di B’Tselem mettono sé stessi in pericolo per ottenere esattamente quello che trovano: danni.

Se ci si “fonde” con chi si dedica a atti illegali / violenti, non si può piangere se si è colpiti da uno degli strumenti non letali a disposizione delle forze militari e di polizia, il cui compito è reprimere tali atti .

Come Benjamin Franklin scrisse nel suo Poor Richard’s Almanac: “qui cum Canibus concumbunt cum pulicibus surgent” (“chi giace con i cani si leverà con le pulci”).

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20 pensieri su “B’tselem: “a immagine di Dio…” siete sicuri?

  1. Diemme

    Israele è colpevole. Israele è molto colpevole.
    “27 sono stati fermati, di cui 7 sono stati trasferiti alla polizia e 20 sono stati rilasciati”: mi dici perché ha rilasciato quei venti?

    Mi dici perché ha rilasciato quei mille?

    E del rilascio di quei 26 che mi dici?

    Israele ha giurato a tutto il suo popolo che il suo sangue non sarebbe stato più versato né facilmente né gratuitamente, e secondo te sta mantenendo la sua promessa? So che non è facile, scusa lo sfogo, ma in mente mi risuona sempre: “à la guerre comme à la guerre”, e allora ti faccio questa domanda: terroristi sanguinari, governi del resto del mondo ciechi alla bisogna, calunniatori che montano e smontano prove a tavolino, possono essere sconfitti con l’arma della democrazia? Non è una domanda retorica, io davvero non ho la risposta, ma l’amarezza, la perplessità, l’incertezza sono davvero tante.

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    1. driz88 Autore articolo

      Pensare che in Israele chi ha la responsabilità di tutto un popolo non sappia quello che fa è ingenuo. La maggior parte di quei mille sono tornati in galera, perché non hanno rispettato le regole di rilascio. I ventisei sono stati un colpo al cuore per le famiglie delle vittime e per gli israeliani tutti, è ovvio. Diverso pero’ è considerare il loro rilascio come un “calarsi le braghe” oppure vederlo in un piano più ampio e articolato. Io propendo per questa seconda ipotesi. La guerra non è fatta solo di “reazioni di pancia” ma anche e soprattutto di strategia. L’arma della democrazia, l’etica se la vuoi chiamare cosi’, ha permesso al popolo ebraico di sopravvivere a tutti i suoi nemici ed ha assegnato la vittoria in condizioni ritenute disperate. Il ministro della difesa è intervenuto in un comunicato pubblico per assicurare agli israeliani che quanto deciso non è frutto di una politica raffazzonata, né tanto meno prona ai voleri americani. La liberazione dei 26 assassini mi ha fatto sanguinare il cuore, ma non saranno cittadini liberi e felici. Saranno super controllati, al primo sgarro torneranno in galera e nessuno di loro aveva scontato meno di venti anni di prigione. Ci vuole fiducia, in chi è stato incaricato di governare e nell’etica che ha sempre fatto la differenza tra Israele e i suoi nemici. La propaganda dei falsi va smontata pezzo a pezzo a tavolino, cosi’ come è costruita e le crepe della narrazione artefatta si mostrano già. Non so dirti quanto tempo ci vorrà perché il mondo cambi idea sugli Ebrei (non prendiamoci in giro, Israele è cio’ che resta degli Ebrei, come ben ha detto Aaron Appelfeld) né se cio’avverrà mai. Ma continuare a prosperare come Israele sta facendo nel solco della democrazia si’, lo trovo essenziale. Perduto questo, perduto tutto.

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      1. Diemme

        Io mi auguro tu abbia ragione, non hai idea quanto io ami Israele e, ci tengo a dirlo, non la amo in quanto ebrea, non la amo per senso di appartenenza (che solo dopo averla amata ho provato), ma la amo proprio in quanto Israele: che poi, in fondo, essere Israele significa proprio questo, portare avanti e difendere quei valori di etica e democrazia che tu hai appena ribadito.

  2. Claudette Diek

    Diemme,
    What Democracy?! Are you in denial?! Or are you just stupid and naïve?! The Israelis DO NOT KNOW THE MEANY OF DEMOCRACY! The israelis act like Natzis, and they kidnap, torture, and kill innocent children and women! They aim at pregnant women, babies, children, and old people and they shoot to kill them, so they can steal more of their homes and lands!

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    1. driz88 Autore articolo

      ah really? Cosi’ ti sei presa la briga di perdere una parte del tuo tempo per dire queste scempiaggini? baby non sei originale! Potevi, già che c’eri, inventarti qualcosa di nuovo. Fai cosi’, prenditi un aereo e vieni a passare qualche giorno al mare, in Israele. Chissà, forse le fette di prosciutto che hai sugli occhi cadranno. Chissà, magari ti divertirai anche.

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    2. Amos

      Go in Israel Claudette, go as Diemme says. Go in Israel and in the Palestinian regions too. Compare the different lifestyles. And if you can Claudette, help Palestinian people survive; help them picking up their olives without being shot by Israeli soldiers, rebuilding their houses destroyed by Israeli bulldozers. And then help Israeli people to see the truth, also if it hurts.

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  3. Amos

    Mi piange il cuore. Mi chiedo come abbia potuto il sesto paese al mondo ad aver sviluppato armi nucleari aver rilasciato 20 bambini, che sicuramente nel loro futuro metteranno a rischio l’incolumità di uno Stato che mai sottoscrisse il trattato di non proliferazione nucleare. Il mio cuore cederà. Mi chiedo come sia possibile che uno Stato democratico, così democratico che proibisce sul proprio suolo i matrimoni misti, possa aver rinunciato al santo e divino compito di incarcerare i bambini palestinesi. O meglio, bambini terroristi, feccia dell’umanità, bambini indottrinati, nemici di Israele e di tutto il popolo ebraico, bambini ricchi che fingono povertà e falsificano video perchè nella vita hanno quell’unico scopo di far del male all’innocente e sempre perseguitato Stato di Israele. No, non hanno sogni e desideri i bambini palestinesi, non fanno progetti per il futuro, perchè sanno che il loro destino è combattere contro gli Ebrei, e vogliono che sia tale. Dunque bisogna imprigionarli, bisogna vendicarsi di questi minorenni che mentre vanno a scuola tirano pietre, che è l’unica cosa che il popolo palestinese sa fare, d’altronde. Mi piange il cuore perchè anche questo l’uomo ha disimparato: a riconoscere dei bambini. Dei bambini e basta, che hanno il diritto di vivere in pace e liberi. Bambini guagliò, BAMBINI.

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    1. laura

      E che lo dici a chi non può andare in giro con i bambini senza che altri bambini cerchino di ammazzarglieli?
      Và un po’ a parlare con chi arma di pietre(hai mai ricevuto una pietra in faccia?)quei bambini: i loro padri e madri. Sì terroristi da piccoli, con la possibilità, prima dei 20 compleanni, di farsi saltare in aria per dar lustro e soldi(li pagano sai, i morti assassini di israeliani)ALLE LORO AMOREVOLI MAMME e papà, che sanno bene cosa imparano nei campeggi estivi, i loro piccoli eroi.
      Quei bambini che fate passare per5 eroi, ma che non sono che fotocopie in piccolo dei loro genitori. Sì , piccoli criminali, non per colpa loro, ne’ per colpa di Israele, ma solo per colpa dei loro genitori, che evidentemente li fanno nascere per NON dar lkoro un futuro, ma solo una pietra.
      allora, anche se sono ingiusta, piango per un bambino ammazzato da una pietra, non per un bambino lanciatore della pietra assassina.
      la differenza tra la democrazia e il nulla è l’istruzione?
      Allora i bambini palestinesi sono costretti dai loroi stessi genitori a diventare nulla. Poveretti!

      Rispondi
      1. Amos

        Laura, voglio farti due domande. La prima: conosci l’operazione Piombo Fuso? La seconda: accusi coloro che lanciarono bombe al fosforo così come attacchi chi lancia pietre?
        Se si vuole la pace, bisogna desiderare anche la nonviolenza. Quei bambini, e i genitori che li hanno educati, hanno sbagliato a tirare pietre, questo è certo. Ma è normale trovare dei soldati sulla via per andare a scuola? Il modo migliore per far cessare lanci di pietre da parte di civili è l’educazione alla nonviolenza, all’isolamento dei gruppi politici (e non) che predicano il fondamentalismo e la guerra. Su questo credo che siamo d’accordo. Ora, mi pare fuorviante attribuire le cause della violenza palestinese ad un semplice odio verso Israele. In questo modo si fa di tutta l’erba un fascio e si minimizza la situazione, che è ovviamente più complessa, avendo alle proprie spalle 60 anni di scontri. La logica ci dice che se quei soldati non fossero stati lì i bambini non li avrebbero aggrediti; chiediamoci dunque perché erano lì. Perché il popolo palestinese è pericoloso per Israele? Ma allora come mai è Israele quello che riesce a vincere le battaglie e ad espandere i propri territori? E davvero lo Stato di Israele, uno dei più ricchi al mondo, si lascia intimorire da 20 bambini?
        Infine qual era la causa del lancio di pietre? Odio a priori ed intergenerazionale nei confronti di Israele o ciò che esprimono questi versi: “non odio la gente/né aggredisco alcuno,/ma se divento affamato/la carne dell’ usurpatore sarà il mio cibo”? Diamo la pace ed avremo la pace. E se non l’avremo, allora, e solo allora, sarà ammissibile per i palestinesi incontrare soldati sulla via per la scuola.

  4. blogdibarbara

    Dio mio, quanta mistificazione, quanta malafede, quante menzogne, che capovolgimento totale della storia e della cronaca! Israele espande i propri territori?! Aveva il Sinai, grande tre volte l’intera Israele, E LO HA CEDUTO PER LA PACE! Ma i fatti sono molto meno importanti della propaganda filoterrorista della lobby del petrolio, vero? I fatti sono molto meno importanti della necessità di attribuire le colpe a Israele, vero? Situazione complessa? No, la situazione è semplicissima: Israele vuole vivere e gli arabi non glielo vogliono lasciar fare. La questione è TUTTA qui. Non c’è assolutamente niente altro che questo.

    Rispondi
    1. Amos

      Posso chiederti cosa pensi degli arabi e dei palestinesi? Perché credo che stia qui la chiave di questo confronto (in cui credo fortemente). E anche se desideri e credi nella risoluzione pacifica di questo conflitto. Ovviamente anche tu puoi farmi tutte le domande che vuoi! Probabilmente abbiamo due ottiche differenti, un buon incentivo al confronto costruttivo.

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      1. driz88 Autore articolo

        Perché ci puo’ essere un pensiero unico “sugli arabi”, in generale? Cosi’come “sugli ebrei”, sugli italiani ecc? Si puo’ solo parlare per cio’ che si conosce e per quello che la storia ci insegna delle “culture”, la nostra e quella altrui. Le società arabe hanno conosciuto un percorso diverso da quello occidentale, alcune fondamentali tappe storiche le hanno solo sfiorate, senza che abbiano potuto incidere più di tanto. Hanno spesso dovuto scegliere fra il “meno peggio” e di solito il meno peggio, tra monarchie teocratiche e potere dell’esercito, ha assegnato il potere all’esercito. Tra i paesi arabi ce ne sono alcuni che hanno avuto importanza fondamentale, come l’Egitto, e altri che invece non hanno fatto storia. Dopo quasi settant’anni di conflitto, parlare di “soluzione pacifica” è un ossimoro. Sarebbe meglio accontentarsi di “soluzione”, perché per l’opzione pacifica il tempo è già passato. Chiunque in Israele e fra i sostenitori di Israele desidera una soluzione del conflitto. Mi sembra ovvio: anche se non vogliamo considerare gli aspetti etici e umani basterebbe pensare al dispendio di energie e soldi che questo ha inflitto, senza parlare delle vite umane perse. Il problema è, usando una frase stra-abusata, che “la pace si fa in due”. Finora la parte palestinese ha detto “no” a qualsiasi tipo di proposta. E quando si parla di “parte palestinese” si intende ovviamente le dirigenze. La gente sicuramente è stufa, nonostante la propaganda di regime ci mostri sempre l’aspetto più feroce e intransigente del popolo. E’ stufa di un regime (e tale è un potere che non si mette in discussione con elezioni, imprigiona i dissidenti, chiude le stazioni radio, controlla la stampa) mafioso e corrotto, che ha intascato milioni di dollari senza che nessun beneficio ne sia ricaduto sulla popolazione. E’ di questi giorni la pretesa dell’Amministrazione palestinese secondo la quale Israele dovrebbe essere obbligato a fornire maschere anti-gas ai palestinesi, per prevenzione a un possibile attacco siriano. Nemmeno le maschere anti-gas sono riusciti a comprare con il diluvio di soldi che li ha sommersi negli ultimi quarant’anni! Il problema è che non è maturata finora un’opposizione laica e con istanze democratiche tra i palestinesi. Di sicuro non è facile contrastare un regime, sia che abbia il volto “umano” di Abu Mazen (che si è costruito un impero, per sé e i propri figli), sia che abbia le sembianze assassine di Hamas. Ma non c’è altra soluzione: finché i palestinesi non si disfaranno delle loro DUE dirigenze, nessuna pace sarà possibile, perché né Anp né tantomeno Hamas sono disposti a rinunciare agli introiti miliardari che l’Occidente ha finora loro graziosamente versato, senza nemmeno preoccuparsi di verificare come i soldi erano impiegati. Sarebbe come proporre a un magnaccia di cambiare la sua lussuosa vita e cominciare a guadagnarsi il pane facendo il muratore. Non è allettante. In questi giorni è apparsa la notizia che Netanyahu avrebbe proposto, in cambio di pace (e per l’ennesima volta), lo smantellamento di gran parte degli insediamenti e delle postazioni militari in Giudea Samaria. La risposta di Anp per bocca di Rabbo è stata: NO. Abbas si è fatto convincere a tornare ai tavoli delle trattative, dopo averli rifiutati per anni, solo perché l’America (come prevedibile) gli ha offerto, in cambio, di tappare la voragine di debiti della sua amministrazione. Ci è tornato con la faccia tosta di chi pretende e mette veti, non di chi non si fa sfuggire l’occasione per mettere fine a un conflitto assurdo. La situazione è questa, tutto il resto è fuffa. Mentre il mondo urla alle “costruzioni abusive” in quelli che ormai anche i sassi sanno essere “territori contesi”, quindi non ancora assegnati, le amministrazioni palestinesi, nel silenzio più totale mondiale, costruiscono città dal nulla, come Rawabi, sempre su quegli stessi territori contesi. Ottimo passo avanti per la pace sarebbe farla finita di ripercorrere pedissequamente gli stereotipi, anche se ben costruiti, che vorrebbero come spiegazione al perdurare del conflitto addossarne la colpa agli “insediamenti”. E’ falso, è illogico, è stupido.

  5. Amos

    Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo. – Voltaire
    Sopprimiamo la discussione, e non ci resterà che la scomunica (in mancanza del rogo), o il manganello, o il colpo alla nuca. – Gaetano Salvemini

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    1. blogdibarbara

      Non solo Voltaire non ha mai detto questa idiozia che una leggenda metropolitana vorrebbe attribuirgli, ma era casomai pronto a far fuori chiunque osasse dissentire da lui. Mai saputo che il signor Voltaire, oltre ad essere un antisemita della più bell’acqua, era l’intolleranza fatta persona? A parte questo, le discussioni si conducono confrontando le opinioni, non cancellando i fatti. E con questo passo e chiudo.

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    2. driz88 Autore articolo

      La discussione ben venga, la bugia e la diffamazione da che mondo è mondo non è mai stata utile. Non vedere la differenza tra discussione onesta e diffamazione è triste

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  6. Amos

    Vorrei chiedere scusa se ho usato una citazione falsa, avete ragione, Voltaire non ha mai detto quella frase, ho sbagliato a non controllarne la provenienza. (Poi sulla figura di Voltaire, che ho studiato, si potrebbe discutere ma mi taccio).
    Vorrei invece ringraziare di cuore Driz88 perché ha saputo finalmente spiegare il vostro pensiero, senza disprezzo o brutali chiusure che riescono solo a far montare la rabbia. Mi informerò in qualsiasi modo su tutti gli argomenti che hai trattato, per saperne e capirne di più. Era questo il confronto che intendevo, evidentemente possibile.
    Buona giornata e buon lavoro a tutti!

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