Archivio mensile:giugno 2013

Strumentalizzare le immagini: la specialità del “giornalismo” on line

Il Ku Klux Klan in America era dato per spacciato, morto, finito solo alcuni anni fa. Invece è bastato loro “spostare” di poco l’obiettivo per godersi una seconda vita: dal “negro”, semplicemente colpevole del colore della sua pelle, ai matrimoni gay, al “pericolo immigrazione”, alla delinquenza ed ogni altro allarme sociale, vero o percepito. L’attività del Ku Klux Klan in America è in aumento, di pari passo alla nascita di gruppi suprematisti bianchi e neo nazisti, con i quali collaborano. Naturalmente, l’elezione di un presidente Afro-Americano è stato un motivo ulteriore di indignazione e di mobilitazione per questi gruppi.

Albany è la capitale dello Stato di New York e capoluogo dell’omonima contea. A metà giugno, un affiliato a uno dei gruppi KU Klux Klan della zona è salito alle cronache per aver “inventato” un “raggio della morte”,  capace di “distruggere i musulmani e i nemici di Israele” ed aver cercato di venderlo nelle sinagoghe della città. E’ stato arrestato.

Il giornale on line “Salon“, riporta la notizia utilizzando questa immagine:

Nessuna didascalia, nessuna spiegazione accompagna la foto. Quale potrebbe essere l’associazione di idee di un lettore, magari distratto e mediamente informato, messo di fronte a questa foto? Israele e il Ku Klux Klan sono in stretta connessione! Israele e il Ku Klux Klan marciano insieme! Mentre invece la foto si riferisce a una manifestazione avvenuta a Tel Aviv, nel dicembre 2011, dove gruppi di attivisti arabo-israeliani, africani ed ebrei, inscenarono una protesta contro il governo allora in carica, in occasione dell’anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani.

Il potere delle immagini e il loro uso strumentale non finisce mai di sorprendere! La redazione di “Salon” non aveva esitato a scegliere una foto simile per raccontare le gesta di un folle. Imperizia? Malafede? Come sempre difficile stabilirlo; “Salon” ha porto le sue scuse e cambiato la foto. DOPO.

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Campi estivi roventi a Gaza

Anche a Gaza le scuole chiudono per le vacanze estive, ma per i bambini non si prospettano giorni di divertimento e relax dopo le fatiche scolastiche. Per loro ci sono i campi estivi di addestramento di Hamas.

Si tratta di veri e propri campi paramilitari, nei quali i bambini sono addestrati alle azioni di guerra tramite esercizi e simulazioni che istigano all’odio per gli ebrei e gli israeliani. Cerchi di fuoco da saltare, uso delle armi, bambini travestiti da soldati israeliani “torturano” bambini nella parte dei mujahiddin, immergendo loro la testa nell’acqua o lasciandoli in piedi per ore. I bambini e i ragazzi devono dimostrare di saper resistere.

Ismayil Haneyah, leader di Hamas, parlando allo Stadio ha detto a proposito dei “campi estivi”: Porteremo la vittoria e la liberazione…Una volta liberata Gerusalemme e la moschea Al Aqsa, i campi estivi avranno termine.

Ogni anno più di 100.000 bambini palestinesi (dall’età di sei anni) partecipano a questi campi, vere e proprie scuole di terrorismo.

Prove di coraggio come saltare nel fuoco o camminare sui chiodi, prove di resistenza fisica, costretti a mangiare la terra, a marciare sul ventre, a lottare, a maneggiare armi, indottrinati all’odio: queste sono le vacanze estive di migliaia di bambini e adolescenti palestinesi. Chi se ne cura? Che dicono le Ong e le Associazioni umanitarie? Niente! Silenzio assoluto.

“I bambini lavorano nell’interesse della loro Patria e sono educati nella cultura  della fede islamica. Cosi’ ricorderanno i loro scopi, Gerusalemme e prigionieri compresi.” Sono le parole di Ismail Radwan, portavoce di Hamas.

A Gaza è questa l’unica “attività” per ragazzi e bambini permessa: nel 2010 Hamas incendio’ un villaggio-vacanza dell’UNRWA. Un articolo di Sky TG 24, nel riportare la notizia, specifico’ che “Hamas ha suoi propri campi per i bambini”!!! Quando la notizia dell’esistenza di questi campi comincio’ a circolare, non furono pochi in Italia, stampa e gruppi politici, a rallegrarsene. Questo un esempio dal forum marxista-leninista, comunicato Ansa e commento:

(ANSA) – GAZA, 6 LUG – Chiuse le scuole sulle spiagge di Gaza sono spuntate numerose tende dove Hamas organizza campi estivi gratuiti rivolti a 150mila ragazzi. Analoghe iniziative da Jihad islamica e Unrwa, l’ente dell’Onu per i profughi. A volte i genitori pagano pochi spiccioli, perche’ non abbiano la sensazione di ricevere elemosina. I ragazzi ospiti di Hamas (cui vengono date speciali uniformi) ricevono lezioni di buona condotta e di religione. Ma si gioca anche a ping-pong e si fa merenda.

Beh.. che dire.. non è mica un idea stupida.. si portano dalla loro un sacco di giovani, che cominciano a pensarla così in giovane età.. ricordo che l’MSI organizzava i campi hobbit già dagli anni 80 mi risulta (o forse prima?).. e hanno avuto i loro risultati.. no? A quando un camping di addestramento di Sr?

Anno dopo anno, questi campi indottrinano la gioventù palestinese, quella dalla quale si spererebbe un impegno per la pace futura, nel silenzio e nella passività generale del mondo occidentale. Perché? Non sono gli stessi bambini per i quali tutto il mondo dice di piangere?

Il terrorismo in una mostra a Parigi

Basta con l’incitazione all’odio! Basta con i messaggi razzisti sul web! Stop all’antisemitismo! Sono appelli che leggiamo ovunque. In un discorso pronunciato il 5 novembre  2012, davanti all’Assemblea generale dell’Onu, il relatore speciale per le forme contemporanee di razzismo e di xenofobia, Mutuma Ruteere, ha deplorato l’aumento del razzismo su internet a livello mondiale. “Il numero di incidenti implicanti violenze e crimini a carattere razzista, perpetrati sotto l’influenza di una propaganda incitante all’odio su internet, è in aumento, malgrado l’adozione di misure positive…”

Dopo la strage compiuta da Mohammed Merah alla scuola Ozar Ha Torah di Toulouse, la Francia si interrogava: siamo di fronte a una recrudescenza di antisemitismo? Come deve reagire il governo?

Che i “discorsi d’odio” non sono innocui lo sappiamo tutti, ci sono esempi sanguinosi nella storia recente. Conosciamo il ruolo che le trasmissioni della radio “Le mille colline” in Kenya e Rwanda, hanno avuto nell’incoraggiare al genocidio. Sappiamo quanto, nei paesi arabi, i sermoni di alcuni imam abbiano contribuito agli scoppi di odio etnico e settario. Le piattaforme sociali come Youtube o Facebook invitano a segnalare post, pagine e video dai contenuti che “incitano all’odio”.

Il 30 gennaio scorso, la commissione Giustizia del Senato belga ha approvato un progetto di legge che rende punibile l’incitazione indiretta al terrorismo, il recrutamento e l’addestramento di terroristi. Adottando in questo modo nella sua legislazione nazionale una decisione-quadro europea.

Ma allora, come giudicare il museo di Parigi, sovvenzionato dal governo francese, che ha inaugurato una mostra di foto di shahid (attentatori suicidi) palestinesi, che il museo chiama “combattenti per la libertà”?

una delle foto esposte

La mostra di 68 fotografie si intitola “Morte”, di Ahlam Shibli, inaugurata il 28 maggio al Jeu de Paume, museo di arte contemporanea di Parigi. Il sito web del museo descrive i kamikaze come “coloro che hanno perso la vita nella lotta contro l’occupazione”, e la mostra come “sforzo della società palestinese, per preservare la loro presenza.” Secondo il CRIF, l’associazione delle comunità ebraiche francesi, le foto commemorano appartenenti “alle Brigate dei Martiri di al-Aqsa ‘, alle Brigate Izz ad-Din al-Qassam [di Hamas] e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. “Tutti e tre sono designati dall’Unione Europea come gruppi terroristici”.

In una delle foto appare Osama Buchkar, un operativo FPLP che ha ucciso tre persone e ne ha ferite 59 in un attacco terroristico compiuto in un mercato all’aperto a Netanya, il 19 maggio 2002. La didascalia della sua immagine dice che “ha commesso una missione martire a Netanya.”

In una lettera al ministro della Cultura e delle Comunicazioni di Francia, Aurélie Filippetti, il Presidente del CRIF, Roger Cukierman, ha definito “particolarmente deplorevole e inaccettabile una mostra che giustifica il terrorismo, nel cuore di Parigi.

Come si concilia questa iniziativa con la lotta al terrorismo nella quale la Francia si dichiara impegnata? Una mostra del genere non fa parte di quell’incitamento all’odio, condannato unanimamente da tutti i paesi europei?

una foto della mostra