Il Kotel, l’ISM e la Ford Foundation…

Come sappiamo, le organizzazioni che si auto-definiscono “pacifiste” spesso sono tutto meno quello che la definizione lascerebbe sperare.  “Nascoste” dal termine magico, in realtà possono diventare vere e proprie “armi” di distrazione di massa. In un articolo apparso sul loro sito ufficiale in francese, l’ISM riporta di oscure macchinazioni ebree atte a “impossessarsi dell’ultimo settore restante del Muro Al Buraq, che loro chiamano Kotel, o Muro del Pianto”.

Anche se potrebbe sembrare ridicolo (e lo è infatti), il tentativo di far passare il Kotel per “diritto unico palestinese” è annoso. Il ministro dell’Autorità Palestinese per gli affari religiosi, Mahmoud Al-Habbash, ha recentemente dichiarato che tutta Gerusalemme e il Muro Occidentale sono “diritto unico dei palestinesi.” A sostegno di questo, non si è vergognato di affermare che “nessuna persona oltre i musulmani ha mai usato [il Muro Occidentale] come luogo di culto, durante tutta la storia, fino alla Dichiarazione Balfour, nel 1917.”  QUI

Fu il Gran Mufti’ di Gerusalemme, quel tristemente noto Hajj Amin, collaboratore e estimatore di Hitler, che diede il via alla leggenda del Kotel mai stato legato alla trdizione ebraica ed a incoraggiare sanguinosi scontri; Arafat continuo’ sulla stessa linea:

“Chi abbandona un solo centimetro di Gerusalemme non è né un arabo né un musulmano” (Voice of Palestine, Algiers, Settembre 2, 1993)

seguito a ruota da esponenti islamisti e dal mufti’  Ikrema Sabri:

“Non c’è mai stato un tempio ebraico ad Al-Aqsa [la Spianata delle moschee] e non vi è alcuna prova che ci sia mai stato un tempio” Mike Seid, “Western Wall was never part of temple,” (Jerusalem Post, Ottobre 25, 2007). QUI

I musulmani palestinesi rivendicano il diritto al Kotel perché secondo la tradizione, Muhammed ci lego’ l’asino Al Buraq, prima di prendere il volo per la Mecca. Se da una parte puo’ far sorridere, il fatto che sia una Ong, ufficialmente impegnata nella pace, a sostenerlo e alimentare la polemica, inquieta. Nel suo articolo, ISM parla di “tentativo di giudaizzazione di Gerusalemme” (!) avvalorando cosi’ le tesi islamiste più estreme  che sostengono Gerusalemme (e tutto Israele) proprietà assoluta musulmana.

il Gran Mufti’ di Gerusalemme, Hajj Amin, zio di Arafat

Cio’ che l’ISM chiama “espansione e tentativo di giudeizzazione” sono i lavori di scavi archeologici, che già nel 1864 i ricercatori britannici Charles Wilson e Charles Warren avevano suggerito, per riuscire a determinare   l’estensione totale del Kotel. Gli scavi veri e propri sono cominciati dopo la Guerra dei Sei Giorni ed hanno richiesto anni di lavoro, sotto la stretta supervisione di esperti nel campo dell’ingegneria strutturale. I lavori hanno portato alla luce importantissime testimonianze archeologiche, come una cisterna dell’acqua, datata a 3000 anni fa, nel periodo del Primo Tempio.

Al momento gli scavi sono prossimi a terminare. Ma quello che resta invece come un interrogativo più pesante delle rocce di Gerusalemme è: perché una Ong “non violenta e pacifista” avvalora certe tesi che già in passato sono state causa di morte e divisione? E allora diamo un’occhiata a questo ISM, chi sono? L’International Solidarity Movement (ISM) è una rete di attivisti anti-israeliani,  fondata nell’estate del 2001 da un gruppo di giovani di sinistra estrema Americani, ai quali si sono poi aggiunti attivisti palestinesi (soprattutto cristiani) e gruppi filo-palestinesi israeliani. I fondatori reclutano volontari provenienti da diversi Paesi occidentali, alcuni dei quali ebrei, su un programma di ostilità verso Israele e le sue politiche nei confronti dei palestinesi. L’International Solidarity Movement (ISM), ha ospitato terroristi noti e sostiene apertamente la violenza e la distruzione di Israele.

Al portavoce ISM, Raphael Cohen, è stato chiesto in una conferenza stampa nel maggio 2003 di definire “l’occupazione”. La sua risposta: “La presenza sionista in Palestina” (David Bedein “unità di supporto per il terrore,” Jerusalem Post, 25 giugno 2003.)

attivisti ISM in una foto ricordo con alcuni terroristi

Quando gli viene chiesto di esprimere la sua visione di pace, risponde, “una soluzione di stato unico”, intendendo la creazione di uno stato palestinese al posto di Israele. Sul sito ISM, la directory di Internet si chiama “traveltopalestine”. Il loro sito colloca anche l’aeroporto Ben Gurion in “Palestina”. Esso comprende un pacchetto di informazioni per i volontari che include una guida del paese “Palestina”. La guida elenca l’estensione della “Palestina” come “26.323 km2 = 10.162 miles2” – la dimensione cioè di tutto lo Stato di Israele, più la Cisgiordania e Gaza. La guida descrive i confini geografici della “Palestina”, compresi dal Giordano al Mar Mediterraneo, dal Libano ad Aqaba, cioè, ancora una volta incorporando tutto Israele.

Attiviste ISM “travestite” da ortodosse ebree

L’ISM non nasconde il suo incitamento alla violenza. Il suo sito web afferma che riconosce “il diritto palestinese a resistere alla violenza israeliana e l’occupazione tramite legittima lotta armata”. Cohen ammette che, il 25 aprile 2003, ospito’ un gruppo di 15 persone nel suo appartamento. Inclusi in questo gruppo erano Mohammad Asif Hanif e Omar Khan Sharif, cittadini britannici. In seguito parteciparono anche a varie attività programmate dall’ ISM.

Cinque giorni dopo, i due eseguirono un attentato suicida in un pub popolare, accanto all’ambasciata americana a Tel Aviv, frequentato da personale dell’ambasciata. Hanif e Sharif erano entrati in Israele con il pretesto di essere “attivisti per la pace” e fare “turismo alternativo” – forse un riferimento al precursore dell’ISM, il “Gruppo turistico alternativo” (Andrew Friedman, “I Partigiani “neutrali “,” The Review, luglio 2003). ISM nega la responsabilità delle azioni dei kamikaze britannici.

Il 27 marzo 2003, l’ISM è stato sorpreso dare rifugio al terrorista della Jihad Islamica, Shadi Sukiya. Sukiya fu arrestato dall’esercito israeliano negli uffici ISM, dove fu trovata una pistola; due attivisti ISM stranieri, tra cui l’americana Susan Barclay, aiutarono Sukiya a nascondersi. Ms. Barclay cerco’ di impedire ai soldati dell’IDF di entrare negli uffici ISM, sapendo che c’era Sukia (Leslie Susser, “Israele: L’IDF contro l’ISM,” The Jerusalem Report, 13 giugno 2003), “Senior della Jihad islamica, terrorista arrestato mentre si nasconde negli uffici del Movimento Internazionale di Solidarietà a Jenin, “Ministero degli Esteri israeliano, March 27, 2003).

Il sito web ISM istruisce i propri volontari su come evitare i controlli di sicurezza israeliani. Ad esempio, ai suoi membri viene detto di mentire sulla loro affiliazione con ISM e la loro intenzione di visitare i territori. ISM istruisce anche i suoi affiliati a rimanere in contatto con gli attivisti locali, compresi capi di organizzazioni terroristiche come Hamas, Fatah e Jihad islamica, che considera “gruppi di resistenza.” Mentre il Movimento di Solidarietà Internazionale afferma di essere un’organizzazione umanitaria dedicata ai principi della resistenza non violenta, non ha dimostrato alcun interesse di pace verso gli israeliani. Come minimo, ISM ha agito come apologeta del terrorismo e, a volte, complice attivo dei terroristi. QUI e QUI

ISM fa parte di quella rete di Ong finanziate dalla Ford Foundation, cosi’ come moltissime delle Ong anti-israeliane che si auto definiscono “non violente e pacifiste”.  E cos’è la Ford Foundation?

Ford insignito della Croce dell’Aquila Germanica hitleriana, con Karl Kapp e Fritz Hailer

La Fondazione Ford (FF) è uno dei principali finanziatori di numerosi gruppi palestinesi ed israeliani, coinvolti nel delegittimare e demonizzare Israele, compresi i gruppi come LAW che trasformo’ la Conferenza delle Nazioni Unite contro il razzismo a Durban in un festival di odio antisemita.  Attraverso il suo ufficio del Cairo, Ford ha erogato più di 35 milioni di dollari in sovvenzioni a favore di 272 organizzazioni arabe e palestinesi solo nel corso del biennio 2000-2001 – gli anni più recenti per i quali sono disponibili i dati – oltre a 62 borse di studio a persone che ammontano a più di $ 1,4 milioni. ”

Le ONG palestinesi che ricevono sovvenzioni dal governo degli Stati Uniti d’America devono firmare un impegno che la loro organizzazione non si impegnerà nel supporto di attività terroristiche. La Fondazione Ford non ha bisogno di questo impegno e molte delle organizzazioni che finanzia hanno dichiarato che si sarebbero rifiutate comunque di firmare un tale impegno. I finanziamenti della Fondazione Ford  servono a:

* Organizzare boicottaggi contro Israele e il boicottaggio delle imprese americane che operano in Israele.

* Finanziare l’ISM

* Creare un sito Web dedicato a “mobilitare l’azione mondiale contro Israele e il sionismo”.

Del resto Ford è ben conosciuto per le sue ossessioni anti ebraiche e di appoggio al nazismo. Durante la prima guerra mondiale, Ford scrisse una serie di articoli ferocemente antisemiti  per “The Independent Dearborn”, che poi pubblico’ in forma di libro contro gli ebrei chiamato “The International Jew: The world’s foremost problem”, nel quale addossava agli ebrei la colpa per tutti i problemi del mondo. L’International Jew è ancora oggi ristampato, utilizzato e molto ammirato da neonazisti e suprematisti bianchi .

Nei primi anni 1920, questo libro fu pubblicato in Germania con il titolo L’Ebreo Eterno. Come riferito, ebbe una grande influenza su Adolf Hitler, che quasi certamente ne copio’ alcune per il suo Mein Kampf. L’ammirazione era reciproca. A seguito dell’ascesa di Hitler al potere, Ford  gli invio’ 50.000 marchi ogni anno, il giorno del suo compleanno.

E la storia continua…. Oggi la Fondazione Ford continua nel solco della tradizione, tracciato dal suo fondatore.

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