Era primavera due anni fa a Itamar?

Oggi, 11 marzo 2013 il tempo è mite in Israele. Una bella giornata di sole, anche a Gerusalemme che di solito è una delle città più fredde del Paese. Si sente la primavera che prepotentemente bussa alla porta. Si riconosce il suo arrivo dagli uccellini che cantano allegri, dai fiori di pesco che sbocciano, dalle donne che si mettono in terrazza, al sole. Come sarà stato due anni fa, l’11 marzo, a Itamar?

Ci sarà stato il sole anche in quel giorno? Ci saranno stati uccellini che cantavano in quel piccolo agglomerato di case a sud-est di Nablus, in quella zona C che con gli accordi di Oslo fu assegnata (con accordo delle due parti: palestinese e israeliana) al completo controllo di Israele? Che cosa aveva preparato Ruth per cena? Come sarà stata la sua giornata? L’avranno fatta stancare i bambini? Yoav, 11 anni, di sicuro sarà stato a scuola, sarà rientrato il pomeriggio, avrà fatto i compiti per casa, cenato e sarà andato a letto. Elad, quattro anni, andava all’asilo? Avrà disegnato la primavera in arrivo quel giorno? E Hadas? Oh beh, lei a tre mesi pensava solo alla sua dose di latte quotidiana e a piangere quando il suo pannolino andava cambiato! E Hudi? Non sappiamo nulla di lui, come di nessun altro essere che un tempo era vivente in questa famiglia. Dove lavorava? A Itamar sono specializzati nelle colture biologiche. Era un agricoltore anche lui come tanti suoi vicini? Che cosa gli piaceva? Che cosa leggeva? Che cosa amava? Non lo sappiamo, era un COLONO, come Hadas, come Yoav, come Elad. Non bambini, COLONI, nati con questo “marchio d’infamia” addosso. Cosi’ la stampa mondiale li descrisse: UCCISI CINQUE COLONI. Tanto per  evitare che qualcuno si potesse mettere a piangere per loro.

Ma cosa successe quel giorno, mentre si aspettava la primavera? Erano andati a letto presto, forse era la loro abitudine, in campagna si usa. Erano le nove di sera. Amjad e Hakim Awad avevano cercato di comprare delle armi, senza successo. Che si dissero? Va beh, usiamo i coltelli. Cercano di tagliare il recinto che circonda l’abitato, non ci riescono, lo scavalcano. Scatto’ l’allarme ma l’addetto alla sorveglianza non vide nulla di sospetto. “Sarà stato un animale”, penso’. Ma come? I “feroci coloni”, descritti sempre armati e pronti a far fuoco su qualsiasi cosa in movimento si comportarono come degli innocui portieri di palazzo qualsiasi?

I due Awad entrano in casa dei Fogel alle dieci e mezzo di sera. Vanno subito nella camera dei bambini. Sgozzano Yoav per primo, poi strangolano Elad e lo colpiscono al petto con il coltello. Entrano nella camera di Hudi e Ruth. Sgozzano Hudi che cerca di difendersi, e sgozzano Ruth. Sono ebbri di sangue, stanno per andarsene. Ma, diranno al processo sereni e per niente pentiti: “sentimmo un pianto, tornammo indietro e finimmo il lavoro”. Era il pianto di Hadas. Sgozzano anche lei, ma siccome ha solo tre mesi “nell’operazione” le tagliano la testa . E Tamar, dodici anni, che era in gita scolastica e rientra verso mezzanotte, trova i giocattoli dei suoi fratellini che galleggiano nel sangue di quella che poche ore prima era la sua famiglia.

Noi Ebrei non amiamo esibire i nostri morti, non abbiamo il culto del martirio. Ma Rabbi Yehuda e Tali Ben Yshai, i genitori di Ruth, davanti all’indifferenza del mondo, davanti a quel “uccisi cinque coloni” che cancellava in un attimo  dalle menti e dai cuori di chi leggeva distrattamente la notizia, l’umanità di quelle cinque persone care, come estremo urlo di dolore, autorizzarono la diffusione delle foto della strage.

Non ci siete più, sono oggi due anni. I vostri assassini sono in galera, circondati dalla simpatia di coloro che stentano a definire esseri umani “cinque coloni uccisi”, dalla connivenza di quelli che li chiamano “resistenti palestinesi”. Fratelli, che vi sia lieve la terra. Che possiate starci accanto e benedirci ora, mentre la primavera è in arrivo.

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