La metamorfosi di un’ostilità antica

(Articolo tratto dal lavoro di Cristiana Facchini: “Le metamorfosi di un’ostilità antica. Antisemitismo e cultura cattolica nella seconda metà dell’Ottocento”) La “questione ebraica” nel periodo che precedette la Shoah

Volendo tracciare una tipologia dell’ostilità antiebraica europea nello scorcio finale del secolo XIX (con particolare attenzione alle correnti cristiane, e ponendo attenzione alla scansione temporale), potremmo osservarne la portata e la diffusione in tre grandi tempi:

1. A partire dagli anni ’70, una messe di pubblicazioni denuncia la pericolosità degli ebrei emancipati. Alcuni di questi testi seguono lineetradizionali, insistendo sulla negatività della religione ebraica in quanto espressione del “Talmud”. Massima espressione di questa campagna denigratoria – non dissimile da quella di età moderna che portò ai roghi del Talmud – è l’opera Der Talmudjude, del canonico ed ebraista austriaco A. Rohling, pubblicata nel 1871 e già ristampata sei volte nel1877. Apparso in Francia nel 1888, il testo di Rohling divulga in tutto il mondo francofono teorie ed immagini antiebraiche ampiamente diffuse in area tedesca. Sono i medesimi anni della pubblicazione degli scritti antiebraici di A. Drumont, la cui “France juive” , pubblicata nel 1886,diventa immediatamente un «bestseller». (La France juive, Flammarion, Paris, 1886 è pubblicato in 2 volumi e viene ristampato 140 volte nell’arco di due anni. G. Kauffmann, Édouard Drumont, , Paris, Perrin, 2008)

Questa massiccia produzione di testi è arricchita da un’altra corrente, spesso ritenuta “tradizionalista” e religiosa (sostanzialmente nella linea di Rohling), perfettamente rappresentata dalla rivista dei Gesuiti «Civiltà cattolica», che nei primi anni ’80 pubblica a più riprese feroci articoli contro gli ebrei. La rivista dei Gesuiti merita speciale attenzione, per tutta una serie di motivi storici: in primo luogo, essa si presenta come un punto di osservazione strategico per comprendere l’evolversi delle forme del pensiero cattolico, e segnatamente delle strategie e delle modalità con cui gli ambienti cattolici affrontano temi di importanza europea; anche la polemica antiebraica che costella le pagine della rivista è d’importanza cruciale, perché sarà ampiamente riutilizzata in Italia negli anni del razzismo e dell’antisemitismo di Stato. «Civiltà cattolica», del resto, dimostra anche un’ottima capacità di osservazione della realtà: non soltanto registrando tutte le questioni attinenti alla situazione degli ebrei negli altri paesi europei, ma anche intervenendo con prontezza nel dibattito italiano, censurando e criticando, spesso con toni severi, sia le difese provenienti dal mondo ebraico che le istanze più progredite dell’esegesi biblica in Italia. Si tratta di un vero e proprio laboratorio di antisemitismo cattolico, sintetizzabile nelle ricorrenti demonizzazioni del Talmud, che di fatto non sono che una semplificazione e demonizzazione della religione ebraica. (F. Crepaldi, “L’omicidio rituale nella moderna polemica antigiudaica di Civiltà cattolica nella seconda metà del XIX secolo”, in: Brice–Miccoli (a c. di) Racines chrétiennes

Santo Simonino da Trento

La rivista riattiva, allo stesso tempo, l’accusa di omicidio rituale, facendone unvvero e proprio cavallo di battaglia. Accanto ad interventi di carattere saggistico, i padri Gesuiti pubblicano romanzi d’appendice rivolti algrande pubblico, all’interno dei quali non appaiono secondarie forme di discorso “razzizzanti”, tendenti a rappresentare gli ebrei come portatori di elementi culturali ed etnici fissi, immutabili, tra i quali non sembra avere alcuna rilevanza nemmeno la possibilità di una conversione al cristianesimo, o di una trasformazione di tipo individuale, né tanto meno la possibilità che una cultura religiosa, come quella ebraica, possa manifestarsi in differenti modi e adesioni.

La presenza di queste correnti “razzialiste” si affianca a un’ideologia politica che, pur fondata su una messe di concezioni di carattere religioso e teologico, non si differenzia in modo sostanziale dall’antisemitismo politico ricorrente negli ultimi decenni dell’Ottocento. La dottrina politica che si integra con questa visione teologica degli ebrei può essere dunque valutata come una “teologia politica” sugli ebrei.

2. Accanto a queste forme ideologiche ispirate all’odio antiebraico, si manifesta parallelamente una corrente di antisemitismo politico,di ispirazione cristiana e cattolica, che non proviene direttamente dal mondo ecclesiale o dalla Santa Sede, bensì dai diversi contesti locali.È un antisemitismo che si articola in due momenti: da un lato, con l’elaborazione di un’ideologia antiebraica che secondo alcuni storici sarebbe “innovativa”, e che si esprime in movimenti culturali e riviste, giornali, fogli di vario tipo; dall’altro, con un passaggio dal livello teorico a quello pratico, ossia con la costituzione di leghe, associazioni e partiti che si diffondono velocemente nell’Impero austro-ungarico, in Francia e in Germania, (dove però, a differenza degli altri paesi, esiste anche una “questione cattolica”, perché i cattolici costituiscono, alla pari degli ebrei, una minoranza religiosa e politica). Tutti questi movimenti sfruttano i nuovi linguaggi e mezzi offerti dalla politica moderna, semplificando il discorso antiebraico in slogan efficaci e facilmente spendibili. Si rivolgono spesso a ceti sociali penalizzati, impoveriti dalla crisi economica e non più protetti dal sistema corporativo delle leghe (come ad esempio gli artigiani produttori in Germania, studiati da Shulamit Volkov). Puntano inoltre il dito sulla presenza ebraica nel mondo della politica e dell’economia, avvertendo come innaturale la presenza nella sfera del potere degli ebrei emancipati. Il sottotesto anti ebraico che percorre queste correnti culturali è una dottrina dello Stato, secondo la quale Stato e società sono e dovrebbero essere cristiani.Come vedremo più avanti, la maggior parte di questi gruppi rivendica,con modalità e strumenti moderni, uno Stato cristiano in cui riformulare un’ideale coincidenza tra governo, religione e società.

3. Esistono poi, nel magmatico discorso antiebraico, immagini e topoi che fanno capolino in testi e soggetti di matrice politica di varia provenienza – liberale, democratica, radicale e socialista – comunque non esplicitamente ispirati o appartenenti al mondo cattolico e cristiano. Questo gruppo, che ho separato dal mondo cristiano e cattolico,non può essere analizzato in questa sede, ma costituisce un universo poliedrico e cangiante, dove immagini, discorsi e testi dedicati agli ebrei prendono forma, molto spesso, attraverso strategie di prestito culturale, dal ricco deposito delle immagini cristiane, da quello relativamente innovativo della tradizione settecentesca, come pure da nuove teorie e forme del discorso (ad esempio “La questione ebraica” redatta dal giovane Marx). Questa complessa area di pensiero si caratterizza per la presenza di forme di ostilità che prospettano soluzioni politiche e legislative diverse: si va da posizioni esplicite di“razzismo”, come quella elaborata dal padre dell’antisemitismo moderno Wilhelm Marr (spesso collegate a risoluzioni politiche radicali e violente, quali l’espulsione o la deportazione – sovente in Palestina – fino a giungere al massacro), a posizioni che non si propongono quasi mai l’abrogazione della parificazione giuridica, quanto piuttosto una cancellazione simbolica dell’ebraismo in senso lato.

“I marrani”

A questo livello, l’ostilità antiebraica può articolarsi in una visione negativae semplificante dell’ebraismo e della sua storia, o in una tendenza a chiedere agli ebrei di rinunciare alla loro storia, al loro passato:quasi inducendoli a un silenzio che, se non prevede la conversione al cristianesimo o al cattolicesimo, prevede almeno la cancellazione di un patrimonio storico-culturale e religioso percepito come alieno e negativo. Questa ostilità, spesso ravvisabile anche nelle concezioni di tanta filosofia di matrice tedesca (di fatto legata alle tradizioni cristiane) va analizzata con attenzione, perché a differenza delle altre non produce progetti espliciti di de-emancipazione, ma contribuisce ad arricchire il discorso antiebraico di nuovi tópoi , rivisitandone alcuni e inventandone di nuovi, producendo in continuazione delle rappresentazioni dell’ebraismo e degli ebrei spesso chimeriche ma nondimeno efficaci.

Intorno agli anni ’90 dell’Ottocento il fronte antisemita si arricchisce di nuove esperienze. Lo scoppio dell’«Affaire Dreyfus», in Francia,segna una vera e propria crisi della cultura liberale e del processo emancipativo che con grandi difficoltà si era lentamente diffuso nell’Europa occidentale. Non occorre ricordare che l’«Affaire» suscitò un intenso e vivace dibattito internazionale, dividendo non solo il mondo intellettuale francese, ma anche quello di altri paesi europei. Verso la fine del decennio l’antisemitismo sembra raggiungere successi di tipo politico e pratico: nel 1897 Karl Lueger, ispirandosi apertamente all’antisemitismo politico, diventa sindaco di Vienna; e in quello stesso anno, in Algeria, sotto l’amministrazione francese, viene eletto un sindaco che si ispira all’antisemitismo di marca drumontiana. In Algeria, a differenza di Vienna, il successo dell’antisemitismo si concretizza in un violento pogrom di ebrei algerini, il che induce il governo francese a rimuovere,dopo un anno appena, il sindaco neo-eletto.

Pogrom contro gli Ebrei

Che Cos’è l’AntIsemItIsmo? CapIre e AnalIzzare

«Religious differences are no longer the cause of the hatred of the Jews. Perhaps they never were». (A. Leroy-Beaulieu)

«Selon la formule d’un philosophe chrétien, un des plus grands pen-seurs de notre temps, Nicolas Berdiaeff, “l’antisémitisme à base religieuse” est donc “le plus sérieux, le seul qui mérite d’être étudie”. Si -non le seul, dirai-je, du moins le principal, parce qu’il est à la base». (J. Isaac)

1. Il primo testo di area francese che passeremo in rassegna è costituito da “Israël chez les nations”, di enorme rilevanza ai fini del nostro discorso, in quanto redatto da un autore cattolico. Il testo fu ampiamente utilizzato anche da Cesare Lombroso, nel suo saggio sull’antisemitismo. L’analisi di Leroy-Beaulieu è un tentativo di descrivere la costellazione discorsiva dell’antisemitismo contemporaneo e di confutarlo sistematicamente. Parte dell’ostilità antiebraica viene fatta derivare, geneticamente, da due forme del discorso religioso:

a) dalle narrazioni bibliche e dal loro uso: è il caso ad esempio del celebre versetto del Vangelo di Matteo in cui il popolo reclama a gran voce, di fronte a Pilato, che «il suo [di Cristo] sangue ricada su di noi e sui nostri figli»: immagini di questo tipo, secondo Leroy-Beaulieu, si sono trasmesse in forme rituali e liturgiche, e quindi risultano doppiamente potenti; da esse derivano l’idea del popolo ebraico come “assassino” e “criminale” e l’idea di una “vendetta di sangue”, teologicamente giustificata dal Vangelo stesso, per mano dei cristiani.

b) Dai molteplici attacchi al Talmud e quindi ai riti e alle tradizioni dell’ebraismo, che vedono proprio nel corso del XIX secolo una cristallizzazione dei tópoi che fanno dell’ebraismo una religione crudele e criminale , quando non addirittura sanguinaria e cruenta (e, nel migliore dei casi, un “fossile storico”): da questa tradizione secolare di accuse discenderebbe la “demonizzazione” non soltanto delle pratiche culturali (e quindi religiose) dell’ebraismo di matrice rabbinica, ma anche dei suoi principi etico-morali. Accanto a questi discorsi, l’autore analizza anche l’accusa di omicidio rituale.Nel terzo capitolo dell’opera, l’analisi si sposta sul rapporto tra ebrei, cristianesimo e idee moderne: laddove Leroy-Beaulieu, nello specifico, cerca di decostruire un altro mito diffuso dall’antisemitismo moderno,quello che vorrebbe gli ebrei tra i fautori di una “modernità” percepita come acerrima nemica della società cristiana tradizionale. È un’accusa che proviene in particolare dalle classi colte cristiane, mentre quelle menzionate in precedenza, di carattere più tradizionale, sono condivise soprattutto a livello popolare. Questa nuova concezione, secondo Leroy-Beaulieu, è comune a tutti i gruppi del mondo cristiano: cattolici, ortodossi (greci e russi), riformati.

Ne è un classico esempio la predicazione del pastore di corte Adolf Stoecker – autore di una “difesa dall’ebraismo”, del 1878, e fondatore del partito cristiano-sociale, il quale si pone due obiettivi: combattere e competere con la social-democrazia tedesca, ripristinando le basi e i fondamenti della società cristiana attraverso il “contenimento” degli ebrei in Germania e l’inserimento di quote nelle università e nelle professioni. Vorrei sottolineare, a margine di queste annotazioni, che questa concezione combina due elementi: da un lato il rifiuto della modernità come creazione ebraica, dall’altro l’idea, già più tradizionale, che le sfere dell’economia e del potere politico debbano essere sottratte agli ebrei, come se la modernità producesse una sorta di “mescolanza impura”, un abominio politico che andrebbe contro le leggi della ideale «civitas» cristiana.

Ebrei nel Salento

La diffusione dell’antisemitismo moderno, generalmente associata dagli studiosi alla nascita stessa del lemma e alla sua condensazione nelle forme del razzismo nazista, non fu affatto un fenomeno chiaramente e facilmente distinguibile dalle forme di ostilità antiebraica tradizionale. Gli osservatori dell’epoca che furono diretti testimoni di questo fenomeno politico e culturale tentarono di comprenderlo inserendolo in una cornice storica, o semplicemente osservandone le caratteristiche ritenute “nuove”. L’indagine che abbiamo svolto rivela soprattutto le difficoltà d’individuare con chiarezza in che cosa consista il “nuovo antisemitismo” ottocentesco, e in che cosa dovrebbe differire dall’antigiudaismo. Il lemma “antigiudaismo” sembra essere utilizzato solamente da Bernard Lazare, il quale oscilla, tuttavia, in modo impreciso tra i due termini, individuando svariate forme di “antigiudaismo” – legale, filosofico, sociale e via di seguito.

I testi che ho presentato mostrano tutti – con diverse sfumature – come la componente cristiana e cattolica sia alla base delle nuove forme di antisemitismo, e come essa si leghi, in svariati modi, alle nascenti dottrine nazionaliste e razziali dell’epoca. Accanto alla varietà dei discorsi cristiani sugli ebrei, appaiono nel corso del XIX secolo ideologie nazionaliste e razziste che, utilizzando parte dei risultati provenienti da discipline scientifiche, come la linguistica, l’etnologia e l’antropologia, sviluppano ideologie antiebraiche con temi nuovi ma non del tutto indipendenti dalle costellazioni discorsive di matrice religiosa.

Dai testi esaminati si possono trarre una serie di rifessioni che vanno approfondite e indagate con più precisione. Almeno tre testi – con l’esclusione di Dagan – individuano un problema interessante, ossia l’emersione di una diffusa concezione dello stato cristiano, non più inteso in termini pre-moderni, ma connesso al diffuso sentimento nazionale. In questo senso la dottrina dello stato e la concezione dellanazione cristiane sfruttano ed elaborano entrambe, come ideologia portante, quella dell’antisemitismo moderno. In questa fase, gli osservatori, notano la presenza di ostilità antiebraiche anti-cristiane, che non sembrano però assumere una posizione privilegiata rispetto alle costellazioni antisemite ispirate al cristianesimo, e in modo particolare, al cattolicesimo. Lazare aveva acutamente notato che nel corso del XVII secolo la tradizione religiosa antiebraica (che era esclusivamente religiosa) si stava trasformando: gli imperativi emersi, con la formazione dello stato assoluto, erano indirizzati a capire se e come fosse possibile integrare e “tollerare” gli ebrei negli stati cristiani. Le dottrine della tolleranza religiosa all’interno dello stato cristiano avranno esiti molto differenti, ma una sostanziale componente dell’antisemi-tismo moderno sembra ispirata da un problema simile, in una fase in cui lo stato sembra affermarsi come a-confessionale. L’antisemitismo cattolico, nello specifico, sembra volere unire concezione dello stato cristiano, «societas» cristiana e nazione cristiana. In questa dottrina politica gli ebrei, come osserverà Leroy-Beaulieu, non troveranno mai un diritto di esistenza. Ma lungi dall’essere una riproposizione della “nazione pre-moderna”, questa concezione è più complessa e sfocerà, col crollo dell’impero austro-ungarico, nella proposizione di nazionalismi etnici, che in alcuni casi saranno anche cattolici o ispirati dalla tradizione religiosa.

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