Antisemitismo? Antisionismo?

L’antisemitismo è il nome dato alla forma di razzismo praticato contro il popolo ebraico. Anche se l’interpretazione letterale della parola sembrerebbe indicare ostilità contro tutti i popoli semiti, si tratta di un’interpretazione errata. Il termine fu coniato originariamente in Germania nel 1879 per descrivere le campagne europee contro gli ebrei dell’epoca, ed è presto stato utilizzato per indicare le persecuzioni o le discriminazioni contro gli ebrei di tutto il mondo. Quindi, gli arabi che affermano di non poter essere degli antisemiti perché sono “semiti” loro stessi, stanno cercando in realtà di girare attorno alla questione, cercando di nascondere i loro atteggiamenti razzisti. Questo tentativo di assolversi dall’accusa di razzismo risulta particolarmente sfacciato, visto che un forte antisemitismo è presente in molti Paesi arabi anche oggi.

Nonostante le origini relativamente moderne del termine antisemitismo, l’odio verso il popolo ebraico è un fenomeno antico. L’antisemitismo ha assunto varie forme e ha fatto ricorso a diversi pretesti nel corso della storia. In epoca recente, esso è stato promosso da ideologie nazionalistiche estremiste e anche razziste. L’antisemitismo raggiunse il picco durante la Shoah. Più di sei milioni di ebrei (un terzo della popolazione ebraica del mondo) furono brutalmente e sistematicamente massacrati durante la Seconda Guerra Mondiale. L’antisemitismo moderno in Europa, dopo essere stato represso per decenni in seguito all’Olocausto, negli ultimi anni è di nuovo esploso con rinnovato vigore sotto una nuova forma: l'”antisionismo”, ovvero l’odio contro lo Stato di Israele. Questo nonostante il fatto che il sionismo sia il movimento di liberazione nazionale del popolo ebraico, un’espressione della sua legittima aspirazione all’autodeterminazione e all’indipendenza nazionale. Il movimento sionista fu fondato per dare a un popolo antico uno Stato sovrano proprio nella sua terra antica. Israele è la moderna incarnazione politica di questo sogno antico.

Lo scopo dell’antisionismo consiste nel minare la legittimità di Israele, negando così al popolo ebraico il suo posto nella comunità delle nazioni. La denigrazione del sionismo è quindi, un attacco al diritto fondamentale di Israele di esistere come nazione al pari delle altre, in violazione di uno dei principi di base del diritto internazionale. Proprio come l’antisemitismo nega agli ebrei i loro diritti individuali nella società, così l’antisionismo attacca il popolo ebraico in quanto nazione, sul piano internazionale. Così come “gli ebrei” sono stati ilcapro espiatorio per molti dei problemi della società, Israele è diventato il bersaglio di condanne sproporzionate e a senso unico sul piano internazionale.

L’ antisionismo spesso si manifesta sotto forma di attacchi contro Israele alle Nazioni Unite e in altri consessi internazionali. Nel corso de anni, molti eventi della comunità internazionale sono stati strumentalizzati per condannare Israele, a prescindere da quale fosse l’argomento in discussione o di quanto esile fosse il collegamento tra esso e il conflitto nel Medio Oriente. Inoltre, non a caso la censura di Israele nei consessi internazionali o nei media è spesso stata accompagnata da un notevole incremento degli episodi antisemiti in molte parti del mondo. Mentre la critica legittima di Israele viene considerata parte integrante del processo democratico, le critiche che sconfinano nell’illegittimità – mediante la demonizzazione, l’uso di due pesi e due misure o la delegittimazione di Israele – dovrebbero essere considerate un’espressione del “nuovo antisemitismo”.

Sia le forme classiche di antisemitismo, assieme alla loro versione aggiornata (nella quale Israele viene trattato come l’ebreo della comunità internazionale), dovrebbero essere fortemente condannate. Tutte le critiche nei confronti di Israele sono antisemitiche? È importante riconoscere che Israele, in quanto democrazia, è aperta alle critiche giuste e legittime. Un’analisi valida, anche se negativa, delle politiche israeliane non dovrebbe essere considerata antisemitica, né le critiche espresse nei confronti di un altro Paese dovrebbero essere considerate razziste.

Tuttavia, le condanne di Israele attraversano troppo spesso il confine tra critiche giustificate e forme di denigrazione che potrebbero essere considerate antisemitiche. L’espressione generalmente accettata per questo tipo di trattamento non equanime è “nuovo antisemitismo”. Proprio come in passato gli ebrei venivano usati come capri espiatori di molti problemi, oggi vi sono dei tentativi di trasformare Israele in un paria internazionale.

La linea che separa le critiche legittime e le critiche riconducibili al nuovo antisemitismo, per alcuni risulta difficile da individuare. L’ex ministro Natan Sharansky, nel suo articolo del 2004 ” Antisemitismo in 3 D”, aveva specificato i parametri per tracciare la linea di demarcazione. Le 3 D del nuovo antisemitismo sono: Demonizzazione, Due pesi e due misure e Delegittimazione. Demonizzazione: allo stesso modo in cui gli ebrei furono demonizzati per secoli come incarnazione del male, così anche Israele è stata denominata un’entità malvagia. Molte delle critiche appartenenti a questa categoria consistono nel paragonare gli israeliani ai nazisti e i palestinesi agli ebrei vittima dell’Olocausto. Il ribaltamento della Shoah non è diffuso solo nei Paesi arabi, ma sta prendendo piede anche in Occidente. La tecnica propagandistica risulta particolarmente viscida poiché non solo rappresenta in modo distorto la lotta di Israele per difendersi, ma sminuisce anche la straordinaria sofferenza delle vittime della Shoah, di per sé una forma di rinnegazione.

Due pesi e due misure: per poter parlare di due pesi e due misure è sufficiente verificare se Israele viene giudicato in base a standard diversi da quelli di altri Paesi in circostanze analoghe. Spesso si può parlare di due pesi e due misure in merito agli incontri internazionali, nei quali Israele subisce critiche ingiuste in base standard di giudizio che non vengono applicati a nessun altro Paese. Allo stesso modo, un comportamento simile o addirittura peggiore da parte di altre nazioni viene spesso ignorato. L’applicazione di due pesi e due misure si può spesso riconoscere dall’irragionevole quantità – nonché qualità – delle critiche.

Un esempio significativo di due pesi e due misure è visibile nelle richieste di boicottaggio di Israele. Se tali richieste facessero parte di una campagna più ampia contro i molti regimi che violano palesemente i diritti umani in tutto il mondo, Israele sosterrebbe che la sua inclusione nella lista di questi Paesi è illegittima. Tuttavia, quando solo Israele viene preso di mira per un boicottaggio, si tratta chiaramente una dimostrazione di attività antisemitica.

Delegittimazione: i nuovi antisemiti stanno tentando di delegittimare la stessa esistenza dello Stato ebraico. Lo fanno sia minando il suo diritto a essere stato costituito, ma anche cercando di far passare l’Israele moderno come uno Stato paria, ad esempio utilizzando nei suo confronti espressioni come “discriminazione razziale” o “violatore dei diritti umani”. Come ha scritto Natan Sharansky: “Anche se le critiche contro la politica israeliana potrebbero non essere antisemitiche, la negazione del diritto di Israele di esistere lo è sempre. Se altri popoli hanno il diritto di vivere in sicurezza nella loro patria, anche gli ebrei hanno il diritto di vivere in sicurezza nella loro.”

Anche se le critiche valide contro Israele non hanno assolutamente alcun rapporto con l’antisemitismo, una parte dell’irragionevole condanna ha le sue radici negli atteggiamenti antisemitici, spesso mascherati da “antisionismo”. In quanto nazione che si dedica ai principi della Democrazia, Israele crede che le critiche, sia da parte di altre nazioni che del suo popolo, siano una forza notevole verso il cambiamento in senso positivo. Tuttavia, vi è una chiara distinzione tra i richiami legittimi al miglioramento e il tentativo di delegittimare Israele attraverso l’utilizzo di remote analogie, tecniche di demonizzazione, rendendola un’eccezione o chiedendo il rispetto di standard non applicati ad altri Stati. Questi tipi di critiche ignorano il contesto nel quale Israele cerca di sopravvivere di fronte ai violenti attacchi contro i propri cittadini e, troppo spesso, contro la sua stessa esistenza.

Israele è uno Stato dove vige la discriminazione razziale? Come la maggior parte delle democrazie occidentali con una popolazione in cui vivono numerose minoranze, Israele ha ancora molto da fare prima di poter ottenere l’uguaglianza perfetta. Tuttavia, la disparità tra la situazione degli arabi-israeliani e quella che esisteva nel Sud-Africa è talmente evidente che non si può minimamente paragonare. Infatti, quando si fanno questi paragoni, ci si trova di fronte a indicatori che segnano l’approccio verso Israele da parte di coloro che li fanno, più di quanto non lo siano per qualsiasi realtà in Israele.

Visto che non vi è alcuna giustificazione che tenga per muovere queste accuse, potrebbero esserci solamente due spiegazioni possibili: o vengono fatte da qualcuno che ignora completamente la situazione in Israele, oppure da qualcuno che nutre odio verso Israele. Inoltre, questo paragone non rende giustizia a coloro che hanno realmente subito la discriminazione razziale, sminuendo sia il dramma della loro situazione che negando i mezzi pacifici che hanno utilizzato per mettere fine a questo terribile regime.

“Non siamo antisemiti; siamo “solo” antisionisti”

Anche se le condizioni degli arabi-israeliani hanno ancora molti margini di miglioramento, sono già state fatte molte conquiste in direzione del raggiungimento dell’uguaglianza assoluta. Basterebbe osservare semplicemente i progressi degli arabi-israeliani nella sfera pubblica per rendersene conto; gli arabi-israeliani sono presenti nella Corte Suprema, nella Knesset (parlamento), negli incarichi nelle ambasciate, tra i sindaci e anche nel Governo (attualmente, Raleb Majadele è ministro delle scienze, della cultura e dello sport e Majalli Whbee è viceministro degli esteri). Importanti arabi-israeliani sono presenti in ogni ambito della società israeliana, compresi i calciatori della nazionale israeliana. In effetti, uno degli ideali sui quali fu fondata Israele era quello dell’uguaglianza. La dichiarazione di indipendenza di Israele afferma che lo Stato di Israele “assicurerà la totale uguaglianza dei diritti sociali e politici a tutti i suoi cittadini indipendentemente da religione, razza e sesso; garantirà la libertà di culto, coscienza, lingua, istruzione e cultura; salvaguarderà i luoghi sacri di tutte le religioni.” Inoltre, continua ad appellarsi “agli arabi che vivono in Israele affinché preservino la pace e partecipino alla costruzione dello Stato sulle basi dell’uguaglianza del diritto di cittadinanza e la giusta rappresentazione in tutte le sue istituzioni provvisorie e permanenti”. Le seguenti iniziative legislative e le decisioni giuridiche si sono ispirate a questi principi.

In che modo la giustizia israeliana protegge i diritti civili e le libertà fondamentali? Tutti i cittadini israeliani – indipendentemente da razza, religione e sesso – godono degli stessi diritti e tutele legali. Questo principio risale al documento di costituzione del moderno Stato di Israele, la dichiarazione di costituzione dello Stato di Israele del maggio 1948. Questa dichiarazione di indipendenza proclamò che lo Stato di Israele si sarebbe basata sulla libertà, la giustizia e la pace come auspicato dai profeti di Israele. Essa garantirà la totale uguaglianza dei diritti sociali e politici a tutti i suoi cittadini indipendentemente da religione, razza o sesso; garantirà la libertà di culto, coscienza, lingua, istruzione e cultura; salvaguarderà i luoghi sacri di tutte le religioni e sarà leale ai principi della Carta delle Nazioni Unite.

Anche se la Dichiarazione non è un documento costituzionale con valore legale, esso mantiene la sua influenza dettando i principi guida nelle interpretazioni delle leggi. La sua centralità è stata riconosciuta nella legge di base del 1982: “Dignità umana e libertà”, che stabilisce esplicitamente che i diritti umani previsti dalla Legge saranno interpretati “nello spirito dei principi della Dichiarazione della costituzione dello Stato di Israele”. Come il Regno Unito, Israele non ha una costituzione scritta. Questo non significa, però, che i diritti umani non siano costituzionalmente protetti. Poco dopo la fondazione di Israele, la Knesset iniziò ad approvare una serie di leggi di base relative a tutti gli aspetti della vita, che un giorno verranno messe assieme per creare una costituzione scritta. Oltre alle leggi che stabiliscono le caratteristiche principalidel governo, sono state approvate altre leggi che si occupano dei diritti fondamentali, come la legge di base ispirata a dignità e libertà umana.

Esempio di cartoon “antisionista”

In assenza di un documento formale che sancisca i diritti, il sistema giudiziario israeliano ha avuto un ruolo chiave nella protezione delle libertà civili e nell’applicazione della legge. Oltre alle leggi di base, nel corso degli anni è stato approvato un insieme di leggi che protegge le libertà civili. L’uguaglianza, la libertà di espressione, la libertà di riunione e la libertà di culto sono solo alcuni dei diritti di base considerati valori fondamentali dal sistema legale israeliano. Il sistema costituzionale israeliano si basa su due principi fondamentali: lo Stato è democratico e anche ebraico. Non esiste alcuna contraddizione tra i due principi.

Oltre al suo contributo alla giurisprudenza, la Corte Suprema ha un’altra funzione particolare. Nella suo ruolo di Alta Corte di Giustizia e agendo da corte di prima ed ultima istanza, la Corte Suprema ascolta le petizioni delle persone che si rivolgono in appello contro un ente o un rappresentante del governo. Questo significa che qualsiasi individuo che abiti in Israele o nei territori può appellarsi direttamente alla Corte Suprema del Paese e chiedere assistenza immediata, qualora dovesse ritenere che i suoi diritti siano stati violati da un qualsiasi ente governativo o dalla forze armate. Queste petizioni hanno un ruolo importante nel garantire i diritti civili della persona, sia per i cittadini israeliani che per i palestinesi. Il sistema giudiziario israeliano – e per prima la Corte Suprema, che è il cane da guardia della democrazia israeliana – ha avuto un ruolo importante nel garantire che tutti gli israeliani, ebrei e arabi, godano dello stesso livello di protezione dei diritti umani e delle libertà civili dei cittadini delle altre democrazie occidentali.

“Anti sionista, non antisemita!”

Perché c’è stato un incremento degli episodi antisemiti? La campagna di delegittimazione contro Israele ha portato a un forte incremento di attacchi anti-israeliani e antisemitici in tutto il mondo. Contemporaneamente, la linea di demarcazione tra separa la critica legittima contro Israele e gli attacchi antisemitici contro obiettivi ebraici si sta diventando sempre di più sfumata. A partire dall’inizio della seconda Intifada, nel settembre 2000, Israele sta subendo una campagna di delegittimazione a livello mondiale. Il Paese è stato attaccato dai media e nelle sedi internazionali e accusata dai leader politici e dagli intellettuali. È stato messo in dubbio il suo stesso diritto di esistere, nonché il suo dovere primario di difendere i suoi cittadini. Gli estremisti di sinistra e di destra si sono uniti insieme nell’odio verso lo Stato ebraico.

Questi attacchi vanno oltre qualsiasi critica giustificabile che Israele, in quanto solida democrazia, considera un elemento del legittimo dialogo tra Stati. Tuttavia, non è affatto legittimo censurare Israele in modo talmente sproporzionato, isolarlo e pretendere che mantenga standard impossibili, non richiestia nessun altro Stato. Non è neppure legittimo demonizzare Israele o cercare di delegittimare la sua stessa esistenza. Le ragioni di fenomeno crescente sono numerose e sono strettamente legate all’abilità che hanno i palestinesi nel vendere la loro immagine di vittime indifese. Hanno utilizzato questa percezione per giocare con i sentimenti di coloro che invocano i diritti umani (mentre i leader palestinesi e i terroristi violano i più basilari diritti umani delle vittime innocenti e del loro stesso popolo). I pregiudizi portati avanti da media sono stati decisivi nel processo di delegittimazione di Israele. Non c’è da stupirsi che le popolazione occidentali, che generalmente si fidano dei loro mezzi d’informazione rimangano influenzati quando sono esposti a descrizioni unilaterali del conflitto. Un altro tipo di condanna ha radici sostanzialmente ideologie e viene spesso sostenuto da coloro che sono disposti ad ignorare tutte le trasgressioni dei regimi totalitari, a prescindere da quanto sianoeclatanti, ma criticano qualsiasi passo difensivo adottato dagli Stati democratici. Anche gli atteggiamenti antisemitici tradizionali, spesso mascherati da posizioni anti-sioniste, hanno fatto la loro parte.

“Anti sionista, non antisemita!”

(…)

Attacchi antisemitici sono stati le bombe presso le sinagoghe e le scuole ebraiche, gli atti di vandalismo e profanazione di cimiteri ebraici, le minacce di morte e violenza contro ebrei e gli atti di violenza non provocata che sono arrivati anche all’omicidio. Questi crimini ispirato all’odio contro gli ebrei e le istituzioni delle comunità ebraiche sono spesso mascherati da azioni “anti-sioniste”. La situazione nel Medio Oriente è ancora peggiore. La virulenta retorica anti-israeliana era già diffusa, ma si è intensificata a partire dall’inizio delle violenze nel 2000. Miti antisemiti e anti-israeliani, spesso appoggiati da governi che perseguono i loro obiettivi, vengono fatti propri da una notevole percentuale della popolazione locale. L’incessante flusso di accuse deprecabili e infondate favorito dai rappresentanti palestinesi ha contribuito fortemente alla crescente ondata di antisemitismo. Una delle conseguenze è stata l’incremento di attacchi contro obiettivi ebraici nel mondo arabo, che hanno provocato la morte di molte persone, come nel caso dell’attentato terroristico contro l’antica sinagoga di Djerba, a Tunisi, nell’aprile 2002. Israele è seriamente preoccupato dalla crescita significativa dell’antisemitismo che prende di mira le comunità ebraiche in Europa e altrove. Questo crescente fenomeno dovrebbe suscitare la preoccupazione di tutta la società civile. Israele si appella ai governi dei Paesi dove la minaccia d’antisemitismo si sta propagando affinché prendano tutte le necessarie misure per assicurare la vitadelle comunità ebraiche e affinché i responsabili di questi deplorevoli attacchi vengano affidati alla giustizia. L’istigazione antisemitica – sia che venga promossa da individui, da organizzazioni o dai leader di certi Paesi – dovrebbe essere fortemente condannata a ogni occasione.

“Anti sionista, non antisemita!”

(…..)

QUI l’articolo orginale

Già pubblicato QUI

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