Quando la falsa citazione diventa arma di distruzione di massa

Quando la falsa citazione diventa un’arma! E’ un altro dei mezzi preferiti da quelli che dicono essere “solo antisionisti” e non antisemiti! Vediamone una:

” Chiamatemi come volete….mostro o assassino. . . . Meglio un giudeo-nazista vivo che un santo morto … Anche se mi si provasse che l’attuale guerra in Libano è una sporca guerra immorale, non mi interessa … Anche se la Galilea fosse bombardata nuovamente dai Katiuscia per un anno, non mi interesserebbe. Dobbiamo iniziare un’altra guerra, uccidere e distruggere sempre di più fino a quando non ne avranno avuto abbastanza … Lasciateli tremare, lasciate che ci chiamiamo uno stato folle. Fate loro capire che siamo un paese selvaggio, pericoloso per il nostro ambiente, non normale, che potrebbe impazzire se uno dei nostri figli fosse ucciso, uno solo! Se qualcuno alzerà la sua mano contro di noi ci porteremo via metà della sua terra e bruceremo l’altra metà, petrolio compreso. Potremmo usare le armi nucleari … Ancora oggi sono disposto a fare il lavoro sporco per Israele, a uccidere molti arabi, se necessario, a deportarli, a espellerli e bruciarli, che tutti ci odino …… E non mi importa se dopo mi porteranno al Tribunale di Norimberga e mi condanneranno al carcere a vita. Impiccatemi se volete, come un criminale di guerra … Quello che non capiscono è che il lavoro sporco del sionismo non è ancora finito, anzi, siamo lontani da questo”.

Questa “dichiarazione” è stata attribuita a Ariel Sharon che l’avrebbe pronunciata durante un’intervista con Amos Oz, “Davar”, il 17 dicembre 1982. La si è riscontrata su siti arabi e marxisti. Ha ottenuto visibilità quando l’editore del “Rocky Mountain International News”, Holger Jensen, l’ha pubblicata nell’aprile 2002 per attaccare Sharon. Quattro giorni dopo Jansen fu costretto a ritrattare ammettendo di aver sbagliato a “non verificare 20 anni di citazioni attribuite a Sharon” e a dimettersi. Amos Oz infatti confermo’ di non aver mai intervistato Sharon. Fu spacciato per “intervista” un suo espediente letteraio nel libro “In the Land of Israel”. Nella versione inglese, l’identità dell’intervistato non era rivelata ed era identificato come “Z” (Flamingo/Fontana 1983). La propaganda anti israeliana prese quella parte del libro e individuo’ Sharon con “Z”. Niente faceva pensare a Sharon nella descrizione di “Z” che nel romanzo infatti, a un certo punto, si rivolge a Sharon, Begin e al generale Eitan. Un esempio tra i tanti di come stravolgere la realtà per demonizzare un Paese.

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